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domenica 22 dicembre 2013

Amnesty e HRW denunciano i crimini nella Repubblica Centrafricana

Il Referendum
Amnesty International e Human Rights Watch hanno reso noti ieri i risultati delle loro ricerche effettuate nella Repubblica Centrafricana, nazione martoriata dalla guerra civile, dimostrando che nel Paese si stanno compiendo crimini di guerra e contro l’umanità.
Secondo il rapporto di Amnesty, le violenze provengono sia dalla milizia di matrice cristiana, sia da quella musulmana, che si stanno affrontando ormai da molti mesi. Entrambe sono autrici di efferati delitti quali esecuzioni extragiudiziali, mutilazioni di corpi, distruzioni intenzionali di edifici religiosi e evacuazioni forzate di un massiccio numero di persone.

«La nostra approfondita ricerca sul campo nella Repubblica Centrafricana durante le ultime due settimane non lascia spazio a dubbi sul fatto che crimini di guerra e contro l’umanità siano stati commessi da tutte le parti in conflitto», ha infatti dichiarato Christian Mukosa, l’esperto di Amnesty International appena ritornato da Bangui, la capitale del Paese africano.

La ricerca di Amnesty, condotta da tre incaricati, è partita il 5 dicembre scorso, quando le violenze sono cominciate anche a Bangui, per mano delle milizie cristiane, le cosiddette anti-balaka, il cui unico obiettivo è quello di cacciare dal Paese il leader della coalizione Seleka, Michel Djotodia, il primo musulmano alla guida della Repubblica Centrafricana. Dal canto loro, le forze governative, denominate ex-seleka, hanno ucciso circa 1000 persone in soli due giorni nella capitale, per vendicare gli attacchi subiti.

«Non può esserci la prospettiva di porre fine al ciclo di violenze finché le milizie non saranno disarmate e non ci sarà un’appropriata ed efficace protezione per le migliaia di civili a rischio nel Paese», ha continuato poi Christian Mukosa. Amnesty infatti chiede con urgenza il dispiegamento di una robusta forza di peacekeeping, dotata di un chiaro mandato e di risorse sufficienti per poterlo portare a termine in maniera efficace.

Anche un’altra organizzazione non governativa, Human Rights Watching, ha pubblicato ieri i risultati diuna ricerca condotta, invece, nella provincia dell’Ouham, una zona nel nord del Paese. «I brutali assassinii nella Repubblica Centrafricana stanno creando una spirale di omicidi e rappresaglie che rischia di andare fuori controllo», ha dichiarato Peter Bouckaert, direttore delle emergenze presso Human Rights Watching e autore del report. HRW ha evidenziato soprattutto la pericolosa escalation di violenza settaria.

Le due indagini hanno avuto, quindi, risultati molto simili ed entrambe le associazioni chiedono a gran voce l’invio di ulteriori truppe, a supporto di quelle francesi e dell’Unione Africana già presenti sul territorio, per risolvere la situazione.

Amnesty, inoltre, si appella alle Nazioni Unite, affinché accelerino il progetto di nominare una commissione d’inchiesta per investigare sui crimini di guerra e contro l’umanità in corso e, in generale, sulle numerose violazioni dei diritti umani commesse in Repubblica Centrafricana.

di Maria Pornaro

sabato 21 dicembre 2013

Protesta in Cie Roma, quattro immigrati si cuciono bocca

ANSA
I magrebini protestavano contro il protrarsi della permanenza nel centro di accoglienza
Protesta choc al Centro di accoglienza immigrati di Ponte Galeria a Roma: quattro magrebini, ospiti della struttura, si sono cuciti la bocca per protestare contro il protrarsi della permanenza nel centro. I quattro africani, subito soccorsi dagli agenti e assistiti da un medico, si erano cuciti la bocca in alcuni punti, questa mattina, con ago e filo. Al momento non si sono registrate altre situazioni di tensione all'interno del centro.

Uno dei quatto magrebini, che ha inscenato la protesta cucendosi la bocca, avrebbe dovuto lasciare la struttura lunedì prossimo per essere rimpatriato nel suo paese. Dei quattro africani, due hanno circa vent'anni e sono ospiti del centro da poco, gli altri due hanno oltre trent'anni.

Si sono cuciti la bocca in un punto laterale con una sorta di ago ricavato dalla graffetta di un accendino e hanno utilizzato il filo di una coperta, i quattro africani che questa mattina hanno inscenato la protesta nel centro di accoglienza per immigrati di Ponte Galeria a Roma. I magrebini, che protestano contro la loro permanenza nella struttura, sono assistiti dai medici.

Nel Centro di accoglienza per immigrati di Ponte Galeria a Roma ci sono un centinaio di persone. Il settore maschile è quello più numeroso e accoglie 70 uomini, l'altro settore, quello femminile, è meno saturo e ospita una trentina di donne.

Marino, luoghi disumani - "La loro protesta ci impone con forza di riaprire il dibattito nazionale su questi luoghi disumani e su una legge, la Bossi-Fini, che equipara a criminali chi fugge da guerre, violenze e povertà. Non possiamo, e non vogliamo abituarci alle tragedie. Dobbiamo, al contrario, impegnarci tutti contro l'indifferenza". Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, commenta su Facebook quanto accaduto al Cie di Ponte Galeria dove quattro immigrati si sono cuciti la bocca con ago e filo per protestare contro il protrarsi della permanenza nel centro.

La Spezia - Entra in carcere e poco dopo si uccide inalando gas da una stufetta

La Nazione
E' successo nel carcere di Villa Andreino
Spezia, 20 dicembre 2013 - Era da poco entrato in carcere per la revoca degli arresti domiciliari. Ma poco dopo il personale medico lo ha trovato riverso sul pavimento della sua cella. M. R., 27enne, di origine magrebina, ha deciso di porre fine alla sua vita. Ed è riuscito nel gesto estremo.

Era entrato alle 16 nel carcere di Villa Andreino, dalla comunità spezzina che lo stava aiutando ad uscire dal tunnel della droga. Ma proprio in quella comunità non aveva tenuto comportamenti idonei, tanto che ieri è rientrato nella casa circondariale. Alle 18, quindi due ore dopo il suo arrivo, un altro detenuto ha lanciato l’allarme. Il giovane aveva inalato gas proveniente dalla stufetta in dotazione, quella che i detenuti utilizzano magari per riscaldarsi il caffè. Da lì l’arrivo del personale medico e della direttrice Anna Maria Bigi. M. R. era in arresto cardiaco.

Sul posto i medici e infermieri del 118, che hanno praticato le manovre rianimatorie, con l’utilizzo del defibrillatore. Purtroppo per il ragazzo non c’è stato nulla da fare. Il suo corpo, senza vita, è stato trasportato all’obitorio del Sant’Andrea.

di Laura Provitina

Cina: rapporto shock: detenuti uccisi per espiantare i loro organi

www.rainews.it
Secondo il rapporto investigativo "Bloody Harvest" in Cina tra il 2000 e il 2005 i praticanti del Falun Gong, disciplina buddista perseguitata dal 1999, avrebbero subito l'espianto forzato di 41500 organi. Audizione shock in Senato, Commissione Diritti Umani, dove si denuncia l'espianto forzato e sistematico di organi dai prigionieri di coscienza, e in particolare dai praticanti del Falun Gong in Cina.
"Non posso rendere giustizia in pochi minuti a tutto il lavoro fatto in anni", esordisce l'avvocato canadese per i diritti umani David Matas, candidato al nobel per la Pace 2010, invitato ad esporre i termini di quello da molti denunciato come un neo-cannibalismo di Stato. 

"Ho iniziato a indagare sulle accuse di espianti forzati in Cina nel 2006 dopo che un reporter di una stazione televisiva giapponese e la moglie di un chirurgo hanno lasciato la Cina per andare negli Stati Uniti, dove hanno raccontato di un campo di lavoro nelle vicinanze di un ospedale della Cina Nord-Orientale in cui i praticanti del Falun Gong erano detenuti per fungere da banca vivente per l'espianto di organi. Quando l'ospedale aveva bisogno di organi per i trapianti, loro cercavano gli organi compatibili tra le persone del campo di lavoro, prendevano la persona ed espiantavano tutti gli organi vendibili, uccidendo il praticante durante l'operazione". L'inchiesta, portata avanti assieme all'ex segretario di Stato canadese David Kilgour, ha dimostrato che questa pratica aberrante sta avvenendo puntualmente e che "le accuse sono vere".

Nella Repubblica popolare cinese si praticano oltre 10mila trapianti l'anno e i 165 centri cinesi pubblicizzano la loro capacità di individuare organi compatibili in due/quattro settimane, sebbene il Paese non disponga di un sistema pubblico organizzato per il dono e la distribuzione di organi. Inoltre il sistema di trapianto in Cina non è conforme ai requisiti previsti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità in materia di trasparenza e tracciabilità nel reperimento degli organi, e il governo cinese si è sempre opposto ad un controllo indipendente del sistema.

"Pazienti dall'Europa, come da altri Paesi, viaggiano in Cina per trapianti di organo che ottengono in 1-2 settimane, quando il tempo d'attesa comune per le donazioni in Europa è di alcuni anni- denuncia Matas- decine di migliaia di organi non hanno una provenienza legale e, come dimostrato da testimoni e prove corroboranti, provengono dai prigionieri di coscienza non consenzienti".

Nel rapporto investigativo "Bloody Harvest" (in seguito ripubblicato in versione aggiornata e come libro), i due autori stimano che tra il 2000 e il 2005, i praticanti del Falun Gong hanno subito l'espianto forzato di 41.500 organi. Tra le altre prove messe in evidenza da Kilgour e Matas: esami del sangue ed esami medici inspiegabili, eseguiti solo sui praticanti del Falun Gong detenuti e non eseguiti su altri; ammissioni telefoniche del 2006 in cui i medici affermano di aver accesso a "organi freschi" di praticanti del Falun Gong; esplosione del numero di trapianti eseguiti in Cina dopo l'inizio della persecuzione del Falun Gong e l'assenza di fonti, diverse da quelle dei praticanti della disciplina, da cui attingere organi per far fronte all'aumento della richiesta, testimonianze dirette di pazienti che si sono recati in Cina ottenendo un trapianto in tempi brevissimi.

Bloody Harvest pone l'espianto forzato di organi da praticanti del Falun Gong all'interno della politica di persecuzione lanciata da Jang Zemin nel 1999 . Il leader massimo temeva la crescente popolarità che il Falun Gong stava acquisendo (il numero dei praticanti superava il numero dei membri del Pcc), ed era anche spaventato che gli insegnamenti morali tradizionali, proposti dalla disciplina spirituale, potessero disgregare l'autorità dell'ideologia ateista del regime.

Matas racconta di aver viaggiato "quasi ininterrottamente" per oltre sette anni, dopo aver finito di scrivere Bloody Harvest, incontrando organizzazioni e politici per raccontare questi crimini contro l'umanità, ed è arrivato alla conclusione che "continua a tutt'oggi una razzia di organi su vasta scala prelevati forzatamente dai praticanti del Falun Gong: organi vivi, compresi reni, fegato, cornee e cuore, raccolti forzatamente per essere venduti a caro prezzo a volte anche a stranieri che normalmente dovrebbero attendere un lungo periodo di tempo per ricevere una donazione volontaria nel Paese di residenza. "Un sistema militarizzato - incalza Matas- anche gli ospedali militari effettuavano traffico di organi". Se si aggiunge che gli organi dei praticanti di Falun Gong sono particolarmente appetibili per lo stile di vita sano che i praticanti espletano, il cerchio è chiuso.

"Ci sono paesi virtuosi che hanno fatto buone leggi contro il traffico di organi, come la Spagna, Israele e l'Australia, ma bisogna creare una buona cultura della donazione- suggerisce Matas- perché la domanda è sempre troppo alta (solo in Italia ci sono 14mila persone in attesa di un organo). Serve sicuramente aumentare il numero di trapianti, ma allo stesso tempo bisogna fermare gli abusi, perché il turismo di organi non è perseguito come crimine internazionale ". Poi incalza il nostro governo a fare pressione affinché in Cina venga rispettata e riconosciuta la libertà religiosa come diritto fondamentale della persona , perché "l'uccisione di persone per l'espianto di organi non è limitato al Falun Gong, ma a tutti i prigionieri di coscienza".

La posizione di Strasburgo
Il tema degli espianti di organi dai prigionieri di coscienza in Cina è esploso a livello globale. Una proposta di risoluzione per chiedere la fine di questa pratica immorale è stata votata giovedì 12 dicembre al Parlamento Europeo di Strasburgo.

In data 10 dicembre sono state consegnate all'Alto Commissario per i Diritti Umani della Nazioni Unite 1,5 milioni di firme, raccolte in più di 50 Paesi nel mondo, per una petizione che chiede la fine immediata degli espianti di organi ai praticanti del Falun Gong in Cina. Migliaia le firme raccolte in Italia. Alla commissione Giustizia del Senato è in discussione un disegno di legge che chiede sanzioni penali per chi è coinvolto nel traffico internazionale di organi.

Nel 2008 Israele ha vietato il turismo dei trapianti in risposta, in gran parte, alle prove emergenti sugli espianti di organi in Cina.

di Carla Toffoletti

Iraq: pena di morte, negli ultimi due giorni eseguite sette condanne per "terrorismo"

Aki
Sono state eseguite negli ultimi due giorni in Iraq sette condanne a morte comminate ad altrettanti detenuti accusati per reati di "terrorismo". 

In un comunicato del ministro della Giustizia Hassan al-Shammari si precisa che i sette erano tutti cittadini iracheni "riconosciuti colpevoli in base all'articolo IV della legge anti-terrorismo".

Nonostante gli appelli internazionali affinché Baghdad fermi le esecuzioni nel Paese, da inizio anno sono almeno 144 le condanne a morte eseguite. 

Di solito le esecuzioni in Iraq vengono effettuate mediante impiccagione. Amnesty International ha denunciato di recente come dopo i dati allarmanti del 2012 (almeno 129 condanne a morte eseguite), quest'anno si stia assistendo a un peggioramento della situazione., 20 dicembre 2013

venerdì 20 dicembre 2013

'Michelin guide' for Rome homeless published

Reuters
Most guidebooks tell people where to go to spend money and eat well. This one tells poor people the best places to get a free meal and hot bath.

Rome's Sant' Egidio community, a Catholic group that has been nominated for the Nobel Peace Prize, unveiled its latest guidebook for the needy on Thursday, in a city hit hard by years of economic crisis.

The 2014 edition of the guide, which the Italian media have dubbed the "Michelin guide for the poor," has a print run of 13,000 copies and offers advice to the growing number of homeless and needy in the Italian capital.

It is called "Rome, where to eat, sleep, wash" and styled like a tourist guidebook.

The new edition is 227 pages long and lists 68 soup kitchens, 42 shelters where the homeless can sleep, 16 places to wash, as well as where to access medical care and counseling.

The group said there were about 8,000 homeless people in Rome and that the number has grown by about 10 percent in recent years. Others have homes but need meals and social services.

In the past, the group has focused on helping the poor among Italy's immigrant community.

"After six or seven years of economic crisis, the number of poor Italians has increased," said the Sant' Egidio community's president, Marco Impagliazzo.

On Monday, data from national statistics office Istat showed a third of people living in Italy risked poverty or social exclusion, compared with a European average of 24.8 percent. Just over 21 percent were not able to heat their homes adequately, up from 18 percent in 2011.

Centrafrica - “Più che uno scontro religioso è una lotta fratricida tra centroafricani” dice il Vescovo di Bossangoa

Agenzia Fides
Bangui -La religione viene strumentalizzata a fini politici, denuncia Mons. Nestor Désiré Nongo-Aziagba, Vescovo di Bossangoa, la città nell’ovest della Repubblica Centrafricana, dove nonostante la presenza delle truppe francesi, continuano i saccheggi, gli incendi di abitazioni e le violenze contro i civili.
“Due gruppi armati si affrontano” dice il Vescovo. “Da una parte, i Seleka e dall’altra, gli anti Balaka. Anche se la caratteristica dei questi movimenti può far pensare ad un conflitto religioso tra musulmani e cristiani, è prima di tutto una lotta fratricida tra centrafricani, sullo sfondo della disintegrazione dello Stato”.
Mons. Nongo-Aziagba insiste “sul ristabilimento delle autorità dello Stato sull’insieme del territorio” e sulla fine dell’impunità per far uscire il Centrafrica dalla più grave crisi della sua storia. “Solo imponendo una giustizia equa si potrà uscire dal sentimento di impunità che spinge la gente a voler farsi giustizia con le proprie mani” ha concluso il Vescovo.
Occorre infine ricordare la competizione per il controllo delle ricchezze naturali del Centrafrica, come diamanti ed uranio, da parte di attori esterni che alimentano il conflitto in corso, appoggiando le diverse fazioni in lotta. (L.M.)