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giovedì 10 dicembre 2020

10 dicembre 1950-2020 - Compie 70 la "Giornata Mondiale dei Diritti Umani"

Blog Diritti Umani - Human Rights
Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
New York - Eleanor Roosevelt e la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Articolo 1:
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11
Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21
Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

martedì 8 dicembre 2020

Egitto - Torture, crudeltà, abusi: la vita nel carcere di Tora in Egitto. Il volto del regime nella prigione dove è rinchiuso Patrick Zaki

Il Fatto Quotidiano
Nel corso degli anni, con un crescendo esponenziale, le organizzazioni che si occupano di diritti umani hanno denunciato le terribili condizioni in cui versano i detenuti. Confermate da chi è potuto uscire.
Carcere di Tora alla periferia Sud de Il Cairo - Foto: HRW

"High security prison 992": benvenuti all'inferno del rettangolo della morte. I blocchi a forma di H del carcere di Tora, alla periferia meridionale del Cairo, rimandano alla famigerata prigione di Maze, più comunemente denominata Long Kesh, nella cittadina nordirlandese di Lisburn, dove tra il 1971 e il 2000 morirono decine di detenuti, tra cui Bobby Sands, leader dell'Ira stroncato dopo 64 giorni di sciopero della fame e della sete. 

I livelli di crudeltà non sono dissimili, tra condizioni generali pessime, violenze e torture, con una differenza: la struttura alle porte di Belfast è stata chiusa dopo gli Accordi di Pace del 1998 (Good Friday Agreement) e una serie di spettacolari evasioni, mentre l'inferno di Tora è attivo e non sembra per nulla destinato ad abdicare. Proprio nel settembre scorso il tentativo di fuga da parte di un gruppo di reclusi nel braccio 'reati comuni' è stato represso nel sangue dall'apparato di sicurezza: 8 i morti, di cui 4 poliziotti. Nel corso degli anni, con un crescendo esponenziale, le organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani, a partire da Amnesty International, hanno denunciato le terribili condizioni in cui versano i detenuti di Tora. Al resto hanno pensato i racconti dei testimoni oculari, vittime loro stessi di abusi e di pratiche di tortura, una volta fuori da quell'incubo.
[...]
Al massimo della sua capienza ufficiale la '992' dovrebbe ospitare 1500 detenuti, in realtà, a seconda dei periodi, la popolazione supera le 2mila unità. Per aumentare la portata della struttura, una volta esaurita l'area di espansione esterna, Tora ha iniziato a svilupparsi verso l'alto. La conseguenza è stata un peggioramento della vita carceraria vissuta dalla maggior parte dei detenuti in condizioni davvero disumane e le cronache dei racconti in arrivo dall'interno confermano l'interfaccia repressiva di un regime spietato contro i suoi oppositori.
[...]
L'ultimo ritocco all'immagine della prigione in ordine di tempo è stato portato a termine nel 2014 su ordine dell'attuale presidente, Abdel Fattah al-Sisi: la realizzazione di una sezione speciale di massima sicurezza per i prigionieri politici, cioè per gli esponenti dei Fratelli Musulmani. In quella sezione, tra gli altri, hanno trascorso un periodo di detenzione il capo della Fratellanza, Mohamed Morsi, e il numero due, Essam el-Erian, morti in circostanze mai chiarite nel 2019 e nel 2020.

I reclusi: da Zaki ai leader della Rivoluzione di Piazza Tahrir - Fino all'altra sera all'interno della sezione Liman Tora erano reclusi i vertici dell'Eipr, Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah e Mohamed Bashir, rilasciati su cauzione e tornati a casa dalle rispettive famiglie dopo alcune settimane di detenzione. Nella vicina sezione Scorpion II, al contrario, Patrick Zaki è appena entrato nel decimo mese di reclusione. Con lui decine e decine di attivisti, tra cui Alaa Abdel Fattah, uno dei leader della Rivoluzione di piazza Tahrir del gennaio 2011.
[...]
Le celle e la luce regolata in una sala di controllo - Complessivamente il penitenziario più grande e temuto dell'Egitto è composto da 320 celle, equamente divise per i quattro blocchi ad H. La maggioranza di esse misura 2,5 metri per 3 e sono alte dai 3,5 metri a salire, ma ce ne sono anche di più grandi capaci di ospitare oltre 10 persone alla volta. Ogni cella ordinaria ha una finestra 90 per 80 centimetri e si affaccia o su altri edifici carcerari o sulle mura principali.

Oltre alle brande, spesso senza materasso, e al gabinetto la cella dispone di una lampadina la cui accensione è regolata da una sala di controllo. Originariamente quelle più grandi erano state realizzate per ospitare due detenuti, ma l'aumento della popolazione carceraria ha costretto la dirigenza ad inserire più brande a castello. Ogni sezione dispone del suo refettorio e dello spazio esterno e i detenuti di un'area non si mescolano mai con quelli di un'altra.

Nell'enorme città penitenziaria ci sono anche un campo da calcio e uno più piccolo multiuso nato originariamente come campo da tennis. Sulla parte retrostante dell'area di Tora è stata posta l'appendice per le celle di isolamento. Il cosiddetto "blocco disciplinare" ne comprende sette, tutte senza finestre, dunque senza luce naturale e ventilazione.

Non manca certo una sezione medica, una sorta di punto di primo soccorso, in grado di risolvere diagnosi elementari. I detenuti vengono trasferiti in uno degli ospedali cittadini solo quando non è possibile fare altrimenti. Spesso le richieste d'aiuto rimangono inascoltate. È successo nel maggio scorso al giovane regista Shady Habash, morto dopo aver ingerito del detersivo, non curato adeguatamente e lasciato in agonia dentro la sua cella.

Pierfrancesco Curzi

lunedì 7 dicembre 2020

Onu: "In Bielorussia continuo deterioramento della situazione dei diritti umani", continuano manifestazioni e arresti

EuroNews
Le Nazioni Unite lanciano un monito alla Bielorussia: basta repressione e via al rilascio dei manifestanti arrestati. Lo ha chiesto l'Alto Commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha denunciato il "continuo deterioramento" della situazione.
 
Foto: IPNEWS

"È urgente che il governo della Bielorussia ponga fine alle continue violazioni dei diritti umani", ha detto Bachelet. 
"In particolare, chiedo al governo di rilasciare immediatamente tutte le persone detenute illegalmente o arbitrariamente ,per aver esercitato i loro diritti alla libertà di espressione, alla riunione pacifica e alla partecipazione".

Per l'ambasciatore bielorusso alle Nazioni Unite, Yury Ambrazevich, però, nel suo Paese tutto va bene e non c'è motivo di preoccuparsi. "In Bielorussia, la maggior parte delle persone continua a vivere normalmente, il governo funziona, così come le fabbriche e gli uffici", ha spiegato. "Non c'è carestia, non ci sono guerre e non ci sono minacce per i nostri vicini".

Oltre 27.000 persone sono state arrestate dal 9 agosto, giorno delle controverse elezioni, durante le quali Alexsander Lukashenko è stato rieletto presidente. Da quel giorno i bielorussi hanno continuato a manifestare, nonostante la sproporzionata repressione da parte della polizia, le violenze e, sembrerebbe, anche le torture dei prigionieri.

sabato 5 dicembre 2020

Bangladesh iniziato lo spostamento, in molti casi forzato, di migliaia di Rohingya da Cox's Bazar in un'isola spesso travolta da inondazioni

Ansa
Il Bangladesh ha iniziato a spostare centinaia di Rohingya dalla zona di Cox's Bazar all'isola di Bhashan Char, 52 km quadrati praticamente al livello del mare nella baia del Bengala, spesso travolta da cicloni e inondazioni. Secondo Amnesty International e Human Rights Watch in molti casi il trasferimento è stato imposto.


Poco meno di un milione di appartenenti alla minoranza etnica dei Rohingya - molti fuggiti da un offensiva governativa nel vicino Myanmar nel 2017 - vivono in condizioni estremamente degradate in campi del Bangladesh sudorientale. Il governo ha più volte affermato di voler sgomberare la zona.

La mattina del 3 dicembre 20 pullman sono giunti a Cox's Bazar, e circa mille persone sono partite alla volta del porto di Chittagong, da dove verranno imbarcate per Bhashan Char, ha detto il capo della polizia regionale Anwar Hossein.

Nella prima fase, le autorità prevedono di spostarne circa 2500: sull'isola la Marina militare del Bangladesh ha costruito ricoveri per circa 100.000 persone.

L'ufficio locale dell'Onu ha chiarito di non essere stato coinvolto nel trasferimento e di avere "informazioni limitate" sull'operazione.

venerdì 4 dicembre 2020

Rifugiati - Il Parlamento Europeo mette sotto accusa Frontex per respingimenti illegali in Turchia e Libia di migranti che dovevano chiedere asilo

La Repubblica
Al Parlamento europeo i deputati democratici e socialisti chiedono le dimissioni di Fabrice Legeri. "Gli aerei europei aiutano le guardie costiere a rispedire in Libia e Turchia persone che hanno diritto a chiedere asilo"


Gli aerei di Frontex individuano i gommoni e i barconi dei migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo e nell'Egeo e li segnalano alle autorità libiche e turche per farli riportare indietro. Respingimenti veri e propri mascherati da soccorsi delle guardie costiere dei Paesi da cui i migranti fuggono.

E' un caso la messa sotto accusa ufficiale di Fabrice Legeri, direttore esecutivo di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere di cui ieri i deputati europei democratici e socialisti della Commissione per le libertà civili e gli affari interni della Ue hanno chiesto le dimissioni. L'accusa mossa a Frontex è di "pratiche illegali e violazioni dei diritti fondamentali".

L'Unione europea infatti condanna i respingimenti dei migranti e li ha sempre dichiarati illegali ma in moltissimi casi e anche in inchieste aperte dalla magistratura le organizzazioni civili e umanitarie hanno testimoniato e documentato il coinvolgimento della guardia di frontiera europea nei respingimenti nonostante gli accordi internazionali sanciscano che nessuno può essere rimpatriato in un paese in cui è minacciata la sua incolumità.

Le accuse del gruppo parlamentare S&D fanno riferimento ad alcuni pushback al confine marittimo greco-turco ma - secondo le organizzazioni umanitarie - coordinando la guardia costiera libica " l'Agenzia europea per la difesa dei confini ha contribuito alla cattura e alla deportazione di 11.000 donne, uomini e bambini in Libia dall'inizio dell'anno. Persone a cui spettava il diritto di richiedere asilo".

Alla richiesta di dimissioni di Legeri si associa la Ong italiana Mediterranea: "Chiediamo anche che venga istituita una commissione di inchiesta europea sulle attività criminali di pushback che avvengono ai confini. Chiediamo l'immediata cessazione dell'utilizzo degli assetti aerei e navali di Frontex impiegati illegalmente per collaborare con le forze militari di paesi che non rispettano i diritti umani. Chiediamo che vengano trasmesse tutte le prove raccolte dalla Commissione sulle attività illegali di Frontex al tribunale penale internazionale".

Alessandra Ziniti

giovedì 3 dicembre 2020

Sri Lanka - Aumentano contagiati e morti nelle carceri. L'emergenza COVID sono la causa di sanguinose rivolte.

Il Dubbio
Sovraffollamento ed emergenza pandemia nei penitenziari. A Mahahara otto morti e 55 feriti, disordini in tutto il Paese. Come in altre prigioni del pianeta la pandemia di Covid 19 è causa indiretta, ma determinante, della morte di detenuti. 


Le cronache riferiscono di molte rivolte sanguinose scoppiate per le condizioni di vita degli internati e la paura di contrarre la malattia. E mentre non si è ancora spenta l'eco per l'inchiesta relativa all'uccisione di 24 prigionieri in Colombia, durante una sollevazione avvenuta lo scorso marzo, ecco che dallo Sri Lanka arrivano ancora notizie drammatiche.

Cambia dunque latitudine ma non il copione; tra domenica notte e ieri mattina infatti, sono esplosi disordini nel penitenziario di massima sicurezza di Mahahara, vicino la capitale Colombo. Il risultato della rivolta è stato tragico: almeno 8 morti e 55 feriti di cui molti in modo grave. Tutti sono rimasti vittima dei colpi sparati dalle forze di sicurezza intervenute per sedare la rivolta.

La protesta era stata lanciata a seguito delle notizie che parlano di un'ondata di contagi nelle carceri srilankesi, le autorità hanno riferito su circa un migliaio di casi.

I detenuti hanno cominciato a scontrarsi con gli agenti dopo aver visto rispondere negativamente alle loro richieste di rilascio anticipato e strutture migliori. È stato appiccato il fuoco alle cucine e sono stati presi in ostaggio 2 agenti poi portati in salvo. 

Il portavoce della polizia, Ajith Rohana, ha detto che le guardie hanno "usato la forza per controllare una situazione indisciplinata". Un eufemismo visto che a 600 uomini della polizia hanno circondato la prigione e, almeno secondo la versione ufficiale, ripreso il totale controllo della situazione. I feriti invece sono stati ricoverati presso l'ospedale di Ragama. La situazione è però diventata esplosiva in tutti gli istituti del paese. 

Quella di Mahahara infatti è solo l'ultima di una serie di proteste man mano che il numero dei contagi sale. Sempre a Colombo manifestanti del carcere di Welikada sono saliti sul tetto di un'altra prigione chiedendo la liberazione su cauzione. Un altro gruppo di detenuti ad Agunakolapalassa è in agitazione da 8 giorni, sostenendo che le loro condizioni sono peggiorate. La scorsa settimana, un detenuto è stato ucciso cadendo mentre cercava di scalare le mura di un carcere nella regione centrale di Bogambara durante altri disordini.

Circa 26mila persone sono ospitate in strutture che hanno una capacità di non più di 10mila. Il numero di morti per Covid è aumentato di 6 volte questo mese raggiungendo le 116 vittime, mentre le infezioni sono più che raddoppiate e ora sono 23.484

A ottobre i decessi erano stati appena 19. Il virus è stato rilevato per la prima volta il 27 gennaio scorso, a giugno è stato allentato il coprifuoco ma una seconda ondata ha ripreso vigore. Secondo le autorità sanitarie si tratterebbe di un ceppo infettivo più virulento rispetto al precedente.

Alessandro Fioroni

mercoledì 2 dicembre 2020

Siria - "Osservatorio siriano per i diritti umani": più di 16 mila uccisi nelle carceri di governo dal 2011. "Morti sotto tortura", tra loro anche 64 donne e 125 minorenni

AnsaMed
Sono più di 16mila i civili siriani uccisi sotto tortura nelle carceri governative siriane negli ultimi 10 anni: lo riferisce oggi l'Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria, che pubblica una lista aggiornata e documentata di 16.224 vittime dal 2011 a oggi. 


Di questi, 16.035 sono uomini maggiorenni, 125 sono minorenni e 64 sono donne. Il governo siriano ha sempre negato di praticare la tortura e di detenere nelle sue carceri attivisti e dissidenti politici.