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venerdì 6 marzo 2020

USA - Alabama - Pena di morte - Messo a morte Nathaniel Woods, 43 anni. I molti dubbi sulla sua colpevolezza non fermano la sua uccisione

SkyTg24
Nathaniel Woods era stato giudicato colpevole dell’omicidio di tre agenti. La governatrice Kay Yvey si è rifiutata di fermare l’esecuzione e la Corte Suprema ha negato la sospensione.
Nathaniel Woods è stato giustiziato in Alabama con una iniezione letale. Nonostante un’ampia mobilitazione a suo favore, l’uomo, ritenuto da tanti innocente, è morto stanotte nel carcere di Atmore.
Il triplice omicidio nel 2004
Nathaniel Woods, 43 anni, era stato condannato alla pena capitale per l’uccisione di tre poliziotti a Birmingham, nel 2004. Per gli inquirenti Woods e il suo compagno di stanza, Kerry Spencer, stavano vendendo crack e cocaina quando assassinarono i tre agenti di polizia. 

Anche se Spencer ha ammesso di essere stato il vero sicario, i pubblici ministeri hanno sostenuto anche la responsabilità di Woods come "cospiratore". Diversi i dubbi sulla colpevolezza dell'uomo durante il processo. Tanto che il verdetto non fu unanime. Ma l’Alabama è l’unico stato negli Usa che consente a un giudice di condannare a morte un imputato senza una decisione unanime della giuria.
La mobilitazione civile
Poche ore prima della morte di Woods, i suoi avvocati hanno presentato una petizione per bloccare l’esecuzione ma la governatrice Kay Yvey si è rifiutata di fermarla e la Corte Suprema ne ha negato la sospensione. 

Anche Martin Luther King III e Kim Kardashian si erano uniti alla mobilitazione civile per impedire la controversa condanna a morte di un condannato "forse innocente". Woods è la 67esima persona ad essere condannata a morte dallo stato dell'Alabama da quando la pena capitale è stata ripristinata nel 1976.

Così scompare l'umanità dell'Europa al confine Grecia-Turchia. Giovane siriano ucciso, un bambino di 6 anni affogato mentre cercava di approdare a Lesbo

Vita
Un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. 

Attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività e violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio

Ancora una volta al confine Grecia-Turchia numerose persone rischiano la propria vita in fuga dalla morte generata dalla guerra. Sono siriani, afghani e iracheni che hanno cominciato ad avvicinarsi al confine europeo più vicino, la Grecia. 

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le migrazioni, OIM, nei 120 chilometri di confine terrestre fra Grecia e Turchia si troverebbero circa 13.000 persone, molti dei quali bambini , che trascorrono le notti all’esterno, in cammino o davanti ai valichi di frontiera con temperature vicine allo zero. 

All’indomani dell’offensiva lanciata dalla Turchia alla Siria e dell’inasprimento del conflitto nella zona di Iblid, il Presidente turco Erdogan ha, infatti, annunciato l’apertura dei confini riaprendo quella rotta che era stata ipocritamente chiusa dal costoso accordo siglato con l’Unione Europea nel 2016.

A queste persone disperate si aggiungono coloro i quali, con imbarcazioni di fortuna, si spostano verso le isole greche di fronte alla Turchia. Paradigmatica è in questo caso la situazione dell’isola di Lesbo e, in particolar modo, del campo profughi di Moria dove già, a fronte di tre mila posti previsti, lo scorso mese di ottobre si trovavano, secondo dati Oxfam, quasi 20.000 persone in condizioni disumane e inaccettabili, in uno degli ultimi lembi d’Europa in attesa della valutazione della richiesta di asilo presentata.

Molti uomini e donne, bambini, intere famiglie che dopo esser sopravvissute alle bombe lanciate sulle loro abitazioni in Siria, hanno tentato di raggiungere l’Europa per una vita migliore e si sono ritrovati a vivere al freddo, tra il fango, le pozzanghere, in condizioni igieniche inimmaginabili. Esseri umani, soprattutto bambini, che dopo aver assistito alla guerra, alla morte dei propri cari e alle violenze dei campi, in preda alla disperazione, mettono in atto gesti di autolesionismo o tentano di suicidarsi.

A tale situazione si unisce la decisione presa da parte della Grecia di militarizzare le frontiere sospendendo il diritto di asilo per un mese e le continue immagini dei coraggiosi fotoreporter che continuano a documentare le violenze inaudite e disumane rivolte ai rifugiati. Soltanto ieri un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. E ancora gli attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività con conseguenze devastanti all’interno dei campi e con violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di alcuni gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio.

Nel tentativo di creare delle barriere sia mare che in terra per arginare l’arrivo di queste persone che cercano di scappare dalla guerra che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sempre più numerose, scompare ancora una volta l’umanità dell’Europa.

Regina Catrambone

giovedì 5 marzo 2020

Grecia, al confine turco nessuno ferma i neofascisti di Alba Dorata, armati, danno la caccia ai profughi e operano in collaborazione con le forze di polizia greche.

TGCom24
Raid alla frontiera per fermare il flusso dei disperati. Gli estremisti catturano i profughi arrivati in territorio ellenico e li consegnano alla polizia che li rispedisce indietro
Sul fronte rovente della linea di confine tra Turchia e Grecia ci sono anche loro, gli uomini di Alba Dorata, il partito ellenico di estrema destra. 

Danno la caccia ai migranti che hanno varcato la frontiera, li catturano e li consegnano alla polizia che li rispedisce indietro. Gli agenti e i militanti di estrema destra fanno fronte comune in questo momento di tensione ai confini. E Dinos Theoharidis, leader di Alba Dorata, non ne fa mistero.

Pattuglie al confine - Il "colonnello" degli estremisti agisce nella regione di Evros ed è alla guida dei Cacciatori, racconta la "Repubblica". I suoi uomini, circa 500, pattugliano le zone di confine: sono tutti armati, "alcuni con fucili da caccia, altri, come me, con roba militare, visori notturni, pistole automatiche, cose così". Comunicano via chat e appena si segnalano presenze sospette uno dei gruppi attivi si mette in movimento. Dinos assicura che "non facciamo niente di male, li fermiamo e li consegniamo alla polizia che ci ringrazia".

I Cacciatori e i poliziotti - Quasi una collaborazione, quella tra l'estrema destra e le forze dell'ordine, che si vede anche a Lesbo, dove i gruppi si occupano dei respingimenti in mare insieme alla Guardia costiera. Dinos spiega che "abbiamo dovuto organizzarci dopo essere stati abbandonati dalla politica". E vorrebbe che i suoi uomini potessero agire anche sulla linea del filo spinato, insieme ai militare dell'esercito, dove sono ripresi gli scontri. Il colonnello spiega che la guerra è con "i professionisti turchi dei servizi segreti. Sono loro quelli in prima linea, gente preparata che sa fare la guerra. Per questo dovremmo andare anche noi cacciatori lì davanti, perché con la Turchia è una guerra".

mercoledì 4 marzo 2020

Siria, un razzo su Idlib 9 morti di cui 5 bambini. In tempi di lotta globale al coronavirus la guerra ci si rivela in tutta la sua follia.

Globalist
Nove le vittime in totale. Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco, ha dichiarato che Ankara non è nelle condizioni di fermare i migranti che vogliono restare in Europa

A Idlib i bambini continuano a morire: un razzo sparato dall'aviazione di Damasco ha centrato una strada del centro cittadino, aprendo un cratere nell'asfalto e uccidendo 9 civili, di cui 5 bambini.
 

Nel frattempo la Turchia annuncia di aver abbattuto un caccia siriano e di aver neutralizzato 327 soldati di Damasco.
Mevlut Cavusoglu, ministro degli Esteri turco, ha dichiarato che Ankara non è nelle condizioni di fermare i migranti che vogliono restare in Europa e ha invitato l'Ue a "rispettare i valori umanitari comuni", accogliendo i migranti. 

Dal canto suo, Dominic Raab, ministro degli Esteri inglese, ha assicurato il suo sostegno alla Turchia come alleato Nato "per arrivare a un nuovo cessate il fuoco a Idlib" in Siria.
"Un attacco della Turchia contro l'Europa". Così il cancelliere austriaco Sebastian Kurz commenta la decisione di Ankara di lasciar passare i migranti verso l'Ue come ritorsione, denuncia Erdogan, per il mancato appoggio ai turchi in Siria.

Sono intanti 130.469 i migranti che si sono diretti dalle zone interne della Turchia verso il confine con la Grecia per cercare di entrare nell'Ue, dopo che Ankara ha annunciato che non intende più fermarli. Lo scrive su Twitter il ministro dell'Interno turco, Suleyman Soylu. La cifra è dieci volte superiore a quella riferita dalle autorità di Atene e dalle ong internazionali.

E mentre l'alto rappresentante Ue Borrell è ad Ankara per incontri ad alto livello, il presidente turco Erdogan se la prende con Bruxelles: 'Abbiamo già speso 40 miliardi, dove sono i sei miliardi promessi per le Ong?', dice.

martedì 3 marzo 2020

I profughi alle frontiere dell'Europa ... "fine della compassione"? Molte donne e bambini disperati respinti e attaccati come nemici. Il coronavirus non deve ammalarci di disumanità.

Avvenire
Siamo proprio alla «fine della compassione», per citare Alejandro Portes, uno dei massimi esperti di fenomeni migratori. Lui si riferisce però agli Stati Uniti d’America, mentre noi vediamo finire la compassione ai confini d’Europa. 
Distratte dal coronavirus, assuefatte dalle ripetute notizie degli arrivi di profughi, ma soprattutto fuorviate dalla propaganda sovranista e da un’informazione ansiogena, le opinioni pubbliche europee non appaiono più capaci di umanità nei confronti di chi fugge dall’ultima battaglia del tormentato teatro bellico siriano e di chi dalla Turchia cerca di raggiungere il territorio della Ue. 

Nella regione di Idlib una popolazione stimata dall’Onu in 950.000 persone, di cui 560.000 minori, ha lasciato le proprie case e cerca scampo varcando il confine con la Turchia.

Respinta con durezza, spesso dopo aver speso il poco che ancora aveva per pagare i passatori. Già diversi bambini sono morti di freddo perché rimasti senza riparo. A sua volta Ankara ha lanciato un sinistro avvertimento ai governi europei, consentendo il passaggio di alcune migliaia di profughi verso la Grecia e la Bulgaria: circa 13.000 secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, una cifra dieci volte superiore secondo il governo turco che ha interesse a drammatizzare la crisi.

Il governo greco sta reagendo con una durezza contro civili inermi mai vista negli ultimi decenni, almeno nella Ue: come se si trattasse di un’invasione armata di orde di nemici. Non hanno (ancora) sparato proiettili veri, ma non hanno lesinato tutte le altre armi a loro disposizione, dalle bombe lacrimogene ai cannoni ad acqua, dai proiettili di gomma, alle granate stordenti.

Quel che è peggio, gli abitanti dell’isola di Lesbo che in un passato non lontano avevano dato prova di umanità nei confronti dei rifugiati, si sono ora scagliati contro di loro (circa 600 arrivi negli ultimi giorni, non certo uno tsunami umano), respingendo in mare i gommoni, attaccando le Ong, minacciando gli operatori dell’accoglienza, malmenando i giornalisti. 

Certo, nei campi profughi di Lesbo e delle isole vicine sono stipati in condizioni deplorevoli circa 40mila richiedenti asilo, in strutture progettate per accoglierne 7.500. Ma si tratta di un tipico caso di emergenza prodotta dalla politica: le persone arrivate dalla Turchia sono state lasciate lì, pressoché prive di assistenza, invece di essere redistribuite in Grecia e in altri Paesi.

Maurizio Ambrosini

lunedì 2 marzo 2020

Grecia - Di fronte all'arrivo massiccio di migranti dalla Turchia, rafforza la "protezione" delle frontiere marittime e terrestri e sospende le richieste di asilo

TGCom24
La Grecia in stato di massima allerta di fronte al flusso di migliaia di migranti dalla Turchia. 

"Il consiglio di sicurezza nazionale ha deciso di innalzare a massimo il livello di protezione alle frontiere", ha detto il premier Kyriakos Mitsotakis al termine di una riunione di governo. Atene ha rafforzato le pattuglie alle frontiere marittime e terrestri e sospeso le richieste di asilo per coloro che entreranno illegalmente nel Paese.

domenica 1 marzo 2020

Mentre il mondo è concentrato sul "coronavirus" al confine Grecia-Turchia ormai più di 13.000 migranti, respinti dai greci, hanno passato la notte al gelo, 2.000 arrivati questa mattina, tra loro donne e bambini.

Ansa
Una nuova ondata di migranti, almeno 2 mila, tra cui donne e bambini, sono giunti stamani alla frontiera tra Turchia e Grecia per cercare di attraversare l'Europa dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato l'apertura delle frontiere. Lo hanno constatato i giornalisti sul posto. Provenienti da Istanbul, i migranti, tra cui siriani, afghani e iracheni, marciano in fila indiana attraverso i campi verso il valico di frontiera di Pazarkule.



Nei giorni scorsi, circa 13.000 migranti si sono radunati lungo il confine turco-greco dopo che il presidente turco Erdogan ha minacciato di consentire a molti dei rifugiati in Turchia di entrare in Europa, hanno reso noto le Nazioni Unite. 

"Migliaia di migranti, tra cui famiglie con bambini piccoli, stanno passando una fredda notte lungo il confine tra Turchia e Grecia", ha dichiarato l'Organizzazione internazionale per le migrazioni in una nota, aggiungendo che il suo staff ha osservato "almeno 13.000 persone riunite lungo i 212 chilometri di confine".

Scontri tra migranti e la polizia greca sono stati segnalati al confine turco dove gli agenti hanno usato i gas lacrimogeni per respingere migliaia di profughi siriani che a loro volta si sono difesi con il lancio di pietre. 

Ieri, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha deciso di aprire il confine europeo ai siriani in fuga da Idlib dopo l'escalation della guerra in Siria.