Pagine

mercoledì 24 maggio 2017

Venezuela, altre due vittime in proteste anti-Maduro, sale a 60 il numero dei morti

Radio Vaticana
In Venezuela sale a 60 il numero delle vittime delle proteste anti- Maduro in corso da aprile. Intanto, un secondo magistrato della Corte suprema respinge il progetto di Assemblea Costituente presentato dal presidente. Contrario, secondo un sondaggio, anche il 73% dei venezuelani.



Continuano le proteste in Venezuela e si aggiorna il numero delle vittime. Gli ultimi dati diffusi dalla Procura nazionale parlano di 8 morti negli scontri che si susseguono da lunedì nello stato occidentale di Barinas. 

Nonostante le proteste di piazza, quasi giornaliere in diverse città del Paese, il presidente Nicolas Maduro intende portare avanti il suo progetto di Assemblea Costituente. 

Un assemblea composta da 540 membri, che - ha annunciato ieri eri la responsabile del Consiglio nazionale elettorale- saranno eletti a fine luglio. Intanto, un secondo magistrato della Corte suprema respinge la riforma Maduro: “Questa Costituente non ci rappresenterà legittimamente - dice Marisela Godoy, giudice del Tribunale supremo di giustizia- e porterà solo altro sangue e altri orrori". 

Contrario anche il 73% dei venezuelani, secondo i dati diffusi ieri a Caracas da un sondaggio dell’agenzia demoscopica Datincorp, per cui più del 50% degli intervistati ritiene che andare a nuove elezioni sia l’unica via d’uscita dalla crisi che attanaglia il Paese. E di “riforma truffa” a parlato anche l’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles.
Elvira Ragosta

Centrafrica, vescovo e cristiani fanno da scudo ai musulmani

Avvenire
Per scongiurare ulteriori stragi, monsignor Aguirre ha protetto la comunità in Centrafrica. Barricati in moschea nel sud del Paese per evitare una strage.




«Sto molto bene. Ma mi sono messo a fare da scudo affinché non vengano uccisi 500 donne e bambini all’interno di una moschea. Insieme ad altri, siamo qui da tre giorni. Raccogliamo feriti e cadaveri. Finora abbiamo contato 40 morti e cento feriti». 


Questa è una parte del messaggio telefonico inviato mercoledì alla famiglia da monsignor Juan-José Aguirre, vescovo spagnolo della cittadina di Bangassou, nel sud della Repubblica Centrafricana. Parole preoccupanti che però, grazie al coraggio di questo religioso e di pochi altri come lui, hanno incontrato, alla fine, una conclusione buona.

Almeno per ora. «Sono arrivati i caschi blu portoghesi – ha potuto spiegare padre Aguirre –. E il cardinale Dieudonné Nzapalainga sta negoziando con i ribelli anti-balakà per far evacuare la gente in sicurezza». 

Da più di una settimana si sono riaccesi pericolosi focolai di guerra nel Paese. La regione di Bangassou, presa recentemente di mira dagli anti-balakà a maggioranza cristiana, è tra le più tese. «Juan sta aiutando da tempo musulmani e cristiani a riconciliarsi – spiega il fratello, Miguel Aguirre –. Lui vuole far conoscere la realtà centrafricana poiché il Paese è invisibile agli occhi del mondo nonostante le continue gravissime sofferenze». Dal 2000, anno in cui diventò capo della diocesi di Bangassou, il comboniano Aguirre ha lanciato diverse iniziative per migliorare la società di tale provincia centrafricana.

Durante la sua permanenza sono stati istituiti asili, scuole, ospedali, orfanotrofi, spazi Internet e un centro di salute per i malati di Aids. «Monsignor Aguirre non ha mai lasciato la popolazione, né durante gli attacchi dei famigerati ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) né quando gli insorti dell’ex coalizione musulmana Selekà avanzavano nel 2013 per effettuare il colpo di Stato», spiega l’operatore (che chiede di restare anonimo) di un’organizzazione non governativa. L’opera del religioso per assistere i cristiani della cittadina e promuovere la riconciliazione delle due comunità religiose ha avuto esiti molto positivi ed evitato ulteriori massacri nella regione. Il fratello del vescovo racconta che «i milizia- ni anti-balakà in questi giorni erano entrati a far parte di gruppi armati provenienti dalla capitale, Bangui».

«Non erano originari della zona in cui lavora Juan-José», sottolinea Miguel Aguirre. La crisi mel Paese si sta aggravando velocemente. Secondo il Comitato internazionale della croce rossa (Cicr) sono almeno 115 i cadaveri ritrovati dopo gli ultimi massacri a Bangassou. Vari gruppi di miliziani hanno preso di mira anche la missione Onu nel Paese (Minusca) uccidendo cinque caschi blu il 9 maggio nel villaggio di Yogofongo e un altro soldato Onu nei i combattimenti di Bangassou. «La calma raggiunta a Bangui e in altre cittadine del Paese rischia di essere coperta dall’aggravarsi della situazione nelle zone rurali - ha detto ieri Zeid Raad al-Hussein, Alto commissario Onu per i diritti umani –. I cittadini indifesi, come sempre, pagheranno il prezzo più alto per l’aumento di violenze tra le comunità».


Matteo Fraschini Koffi, Lomé (Togo)

martedì 23 maggio 2017

Ricordo di Giovanni Falcone - 25 anni fa la strage di Capaci

Blog Diritti Umani - Human Rights

‘Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.’



Manchester, attacco kamikaze al concerto: 22 morti, anche bambini

Ansa
Kamikaze a Manchester, al concerto di Ariana Grande, idolo dei teenager: almeno 22 morti e 59 feriti. Ci sono anche bambini tra le vittime, riporta la Bbc online. 


E' il peggiore attacco terroristico su suolo britannico dal 7 luglio del 2005 quando a Londra quattro bombe piazzate da Al Qaeda su mezzi del trasporto pubblico uccisero 56 persone, compresi i quattro kamikaze, e ne ferirono 700.

lunedì 22 maggio 2017

Libia. Appello di capo Unhcr a liberazione rifugiati e richiedenti asilo

Askanews
Il capo dell'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu (Unhcr), Filippo Grandi, ha lanciato oggi un appello a Tripoli alla liberazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati detenuti nei centri di detenzione per migranti in Libia. 


"Spero innanzitutto che i richiedenti asilo e i rifugiati lascino questi centri di detenzione", ha dichiarato Grandi a dei giornalisti al termine di una visita in un centro di detenzione nella capitale libica. 

Il capo dell'Unhcr ha detto di comprendere le preoccupazioni delle autorità libiche in materia di sicurezza. Ma, ha aggiunto, "altre soluzioni" dovrebbero essere trovate per i migranti provenienti da Paesi in conflitto come i siriani e somali.

Intercettati o salvati nel Mediterraneo durante le loro traversate verso l'Europa, migliaia di migranti sono detenuti in una quarantina di centri di detenzione in Libia in condizioni precarie. In una nota pubblicata oggi a Ginevra, l'Unhcr ha assicurato di aver ottenuto la liberazione di più di 800 rifugiati vulnerabili e richiedenti asilo negli ultimi 18 mesi.

Citato dal testo, Grandi si è detto "scioccato dalle condizioni difficili nelle quali i rifugiati e i migranti sono detenuti". "I bambini, le donne e gli uomini che hanno già molto sofferto non dovrebbero sopportare queste difficoltà", ha aggiunto. 

Grandi ha promesso di rafforzare la presenza della sua organizzazione in Libia se le condizioni di sicurezza lo permettono, per fornire assistenza anche alle centinaia di migliaia di sfollati libici all'interno del Paese.

Nigeria - La gioia, il pianto e gli abbracci: a casa le ragazze rapite da Boko Haram

Globalist
La loro storia ha commosso il mondo: hanno potuto riabbracciare le famiglie solo molti giorni dopo la liberazione.




La fine di un orrrore e di una disperazione durata per un tempo interminabile. Ma ferite che resteranno a lungo, Le famiglie delle 82 studentesse della scuola di Chibok, in Nigeria, rapite dal gruppo jihadista Boko Haram, e liberate allinizio di maggio dopo 3 anni di prigionia, hanno potuto finalmente riabbracciare le loro figlie ad Abuja. 



Prima che l’incontro fosse concesso è stato necessario interrogare le giovani e fornire loro il supporto psicologico necessario per il reintegro nell’ambiente familiare dopo una simile traumatica esperienza.






Nell’80° della strage di Debre Libanos, restituire all'Etiopia i beni trafugati dall'Italia

Blog Andrea Riccardi
Si compie oggi l’80° anniversario della strage di Debre Libanos, compiuta dalle truppe italiane agli ordini del generale Maletti, sotto la guida del maresciallo Graziani e di Mussolini. 

Una rarissima immagine che documenta l'eccidio di Debre Libanos (Tv2000)
Un vergognoso assassinio di oltre 2000 tra monaci, diaconi, giovani e pellegrini. La strage fu accompagnata anche dall’incendio del monastero e dalla razzia di oggetti preziosi e testi antichi.

In occasione di questo 80° anniversario un docufilm di TV2000 ha sensibilizzato l’opinione pubblica e io stesso sono intervenuto sul tema nelle pagine del Corriere e di Avvenire. Anche il giornalista Gian Antonio Stella ha lanciato un appello a non dimenticare.

Sono convinto che sia necessaria l’individuazione e la restituzione dei beni trafugati e portati in Italia. Le istituzioni dello Stato e le forze armate hanno la responsabilità di rendere omaggio ai caduti e di condannare l’accaduto, gravissimo episodio, espressivo dei metodi con cui fu condotta la repressione in Etiopia da parte degli italiani.

Un gesto sarebbe auspicabile da parte della Chiesa cattolica italiana che benedì l’impresa come “apertura dell’Etiopia alla fede cattolica e alla civiltà romana” propagando una cultura del disprezzo verso quello che definì un clero “ignorante e corrotto”. 

Finora purtroppo sembra che le istituzioni del nostro paese preferiscano non ricordare.

Andrea Riccardi
21 maggio 2017

TG2000 Speciale Debre Libanos

Articoli correlati:
Avvenire: Etiopia. Debre Libanos, gli 80 anni di un eccidio senza scuse