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sabato 5 marzo 2016

Sesto San Giovanni - Ritrovato l'eroe che salvò una donna dal suicidio. Sow senegalese adesso è in difficoltà. Il sindaco: lo aiutiamo noi

Il Giorno

Sesto San Giovanni (Milano)- Sow Madicke è originario del Senegal. Vive a Sesto da tre decadi e quest’estate ha salvato la vita a una donna che voleva suicidarsi. Per mesi è stato uneroe a sua insaputa. Era tornato in Senegal per far visita alla madre malata. In città e in tutta la provincia era rimbalzata di parola in parola la sua impresa.

Sow Madicke
Fino a un appello del Comune a rintracciare quell’uomo che non si era neppure fermato a prendere i ringraziamenti, dopo l’atto coraggioso. Erano state diffuse le immagini delle sue gesta, immortalate dalle telecamere della metropolitana. Nessuno lo aveva riconosciuto. Nessuno si era fatto avanti per rivendicare l’episodio. Due settimane fa, però, Sow si è presentato in Comune dal sindaco Monica Chittò.

Non per farsi avanti come eroe, ma per chiedere aiuto: una lettera dell’ufficio Immigrazione della Questura ha chiesto un’integrazione alla documentazione per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, nel frattempo scaduto. Altrimenti dovrà fare i bagagli e rientrare in Senegal. Così, ieri, insieme al primo cittadino, Sow ha presentato una memoria di diverse pagine, che racconta la sua storia italiana, e una lettera a sostegno firmata da Chittò.

«Da un anno sono disoccupato. Prendo un assegno dall’Inail di 200 euro, per un’invalidità al 33% da lavoro, quindi mi hanno respinto la pratica – racconta –. Quando sono tornato dal mio Paese e sono atterrato in aeroporto, mi hanno detto ‘Come puoi essere rientrato in Italia se non sei autorizzato?’. Era una domenica. Il giorno dopo mi sono subito presentato in Questura a Milano. Ero disperato. Dopo 31 anni qui, mai avrei pensato di trovarmi in una situazione simile. Così ho deciso di chiedere aiuto in Comune. Sono stato trattato benissimo. In tanti anni non mi ero mai avvicinato alle istituzioni: non ho mai chiesto nulla». Moglie e 4 figli, dai 16 ai 3 anni, tutti in Senegal, Sow è arrivato in Italia nel 1984. Prima a Milano, poi a Sesto. Tra pensioni e appartamenti in affitto. Poi, nel 1995, è arrivato il fratello, oggi in mobilità e residente in via Buozzi.

«Per sei anni ho lavorato in un’azienda di Cologno, che tratta il ferro. Poi ho avuto un infortunio: mi hanno dovuto riattaccare delle dita alla mano. Da allora ho girato tra coop con contratti di qualche mese». Lo scorso 26 agosto stava andando dai sindacati a Lima, proprio per chiedere un parere nell’iter per il rinnovo del permesso di soggiorno. «Ero in metrò a Marelli. Ero seduto, stavo giocando con il cellulare. A un certo punto ho visto una signora che si è gettata tra i binari. Sono corso da lei, l’ho sollevata prima che passasse il treno. Per me è stato un gesto istintivo, anche se oggi mi accorgo di aver rischiato anch’io la vita».

di Laura Lana

venerdì 4 marzo 2016

Aden Yemen, uccise da un commando terrorista 4 suore di Madre Teresa che assistevano anziani e disabili

Avvenire
Quattro suore Missionarie della Carità, la Congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta, sono state trucidate in Yemen da un commando di uomini armati che ha attaccato questa mattina la casa di riposo da loro gestita, nella città portuale di Aden. Lo confermano all'agenzia Fides fonti del Vicariato apostolico dell'Arabia meridionale.
Oltre alle suore, sono rimaste uccise altre 12 persone, tra cui l'autista e almeno due altri collaboratori etiopi della comunità, mentre è scampata alla morte la superiora del convento.

Sarebbero tutti vivi gli anziani e i disabili ospitati presso la comunità, mentre non si hanno notizie del sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil, che risiedeva presso il convento delle suore, dopo che la chiesa della Sacra Famiglia a Aden era stata saccheggiata e data alle fiamme da uomini armati non identificati, lo scorso settembre.

Due delle suore uccise erano ruandesi, una era indiana e la quarta veniva del Kenya. Al momento, la superiora del convento sta fornendo informazioni alla polizia.

Siccità. Etiopia sull'orlo del disastro. 10 milioni di etiopici a rischio.

Blog Diritti Umani - Human Rights
"Gli animali muoiono prima" è un ritornello comune da molti etiopi che vivono in Tigray e Afar, due stati del nord, mentre il paese vive la peggiore siccità degli ultimi decenni. La produzione di vegetali in queste regioni è scesa del 50%.
Centinaia di migliaia di animali domestici dalle rivelazione eseguite risulta che siano morti.
Etiopia - Livelli di insicurezza alimentare - Gennaio-Marzo 2016
Eppure, nonostante la siccità non ci sono ancora le scene che ricordano la carestia del 1983-1984, quando fino a 1m persone sono morte.

Coloro che lavorano per le ONG sottolineano che la fame si intensificherà a partire da aprile perché le scorte che le persone avevano si stanno per esaurire e quello che si può raccogliere non è insufficiente.

A differenza del 1983, quando le politiche del governo brutale hanno aumentato il numero di morti, gli attuali governanti dell'Etiopia stanno cercando di mitigare l'impatto della crisi.
E' presente anche una riserva alimentare nazionale ed è stata realizzata una nuova linea ferroviaria che potrà portare rifornimenti a Gibuti e sulla costa del Corno d'Africa.

Ma la capacità del paese di trovare aiuto al suo interno potrebbe presto raggiungere il suo limite. Le stime del numero di persone colpite dalla siccità sono raddoppiati tra giugno e ottobre nel 2015 raggiungendo il numero di 8,2 milioni e raggiungeranno presto i 10 milioni su una popolazione di 100 milioni di abitanti.

Si stima che sono necessari 1,4 miliardi di dollari per contrastare l'impatto della siccità e solo la metà di questa somma è stata finanziata. Ulteriori preoccupazioni derivano dalla possibilità che El Niño influirà anche sulla prossima stagione delle piogge in Etiopia. L'ONU calcola che in questa eventualità la crisi alimentare potrebbe coinvolgere 15 milioni di etiopi e il punto di maggiore intensità della crisi potrebbe svilupparsi entro la metà del 2016.

ES

Fonte: The Economist

Albania: il Consiglio Europa "carceri peggiorate, maltrattamenti e carenza di cure e medicinali ai detenuti"

Ansa
Maltrattamenti, che in alcuni casi possono essere qualificati come tortura, inferti dai poliziotti alle persone arrestate, anche minori, e un insufficiente accesso dei detenuti alle cure mediche, che nel caso dei condannati dichiarati non penalmente responsabili potrebbe essere qualificato come "abbandono terapeutico".
Queste sono due delle critiche che il Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa rivolge all'Albania nel rapporto basato sulla visita condotta nel febbraio del 2014. Per quanto attiene ai maltrattamenti subiti dalle persone arrestate, in genere durante gli interrogatori, il Cpt denuncia che "la situazione è peggiorata rispetto alla visita condotta nel 2010".
L'organismo afferma che le autorità devono adottare una politica di "tolleranza zero" verso questi comportamenti e introdurre una serie di misure, tra cui l'accesso immediato a un avvocato che servono a salvaguardare la sicurezza delle persone arrestate. 

Sul fronte della salute dei detenuti il Cpt osserva che "c'è una grave insufficienza di medicinali in tutte le carceri visitate" e che "la maggior parte dei condannati dichiarati non penalmente responsabili continuano a essere tenuti in prigione, in violazione della legge albanese, e che per due terzi di loro le condizioni di detenzione possono essere considerate come abbandono terapeutico".

USA - Florida la Corte Suprema sospende un'altra esecuzione in quanto l'iniezione letale è "difettosa" e incostituzionale

Blog Diritti Umani - Huma Rights
Miami (USA) - La Corte Suprema della Florida ha ordinato all'unanimità la sospensione 
a tempo indeterminato la pena di morte per Mark James Asay, accusato di aver ucciso due persone e la cui esecuzione era prevista per il 17 marzo.
Questa è la seconda volta che la Corte di Stato rinvia un'esecuzione, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti lo scorso gennaio ha dichiarato  incostituzionale questa pena.
Mark James Asay
La Corte ha preso la decisione dopo l'udienza di Appello di Asay, 51, condannato a morte nel 1987 per il duplice omicidio compiuto nella città di Jacksonville, in North Florida.

L'applicazione della pena di morte in Florida è nel limbo dal momento che la sentenza della Corte suprema federale, l'ho considerata "difettosa" procedura di condanna da parte dello Stato.

Quella di Asay è la seconda sospensione di un'esecuzione quest'anno in Florida dopo quella di Cary Michael Lambrix, che è stato condannato alla pena massima per la morte di due persone nel 1983, nel febbraio scorso.

Dal 1976, la Florida, ha eseguito 92 detenuti. Attualmente ci sono 400 persone, tra cui 4 donne sono in attesa nel braccio della morte in attesa dell'iniezione letale

Nel 2015, gli Stati Uniti ha chiuso il suo anno con un minor numero di esecuzioni (28) a partire dal 1991 equindi ha approfondito un calo dal picco di 98 esecuzioni raggiunto nel 1999, secondo le statistiche ufficiali. 

ES

Fonte EFE

giovedì 3 marzo 2016

Sud Sudan, 12 mila bambini soldato mandati al massacro della guerra

Africa ExPress
La denuncia di Human Rights Watch è chiara, precisa e circostanziata: in Sud Sudan sia il governo sia i ribelli stanno reclutando bambini, anche sui 13 anni, per farli combattere nella guerra civile che insanguina il Paese dal dicembre 2013. 


lI rapporto è stato respinto dal governo che cita una legge in vigore dal 2008 secondo cui è vietato l’impiego di bambini soldato. Già, ma le leggi spesso vengono violate e calpestate, specie in casi dove la guerra infuria senza quartiere. Reclutare minori sotto i 15 anni viene considerato dalle leggi internazionali crimine di guerra. Comunque la coscrizione sotto i 18 anni è vietata, specie poi se è forzata.

Daniel Bekele, il direttore dell’ufficio Africa di HRW è stato molto categorico: “Entrambi i contendenti hanno più volte promesso che avrebbero bloccato la pratica di reclutare ragazzini ma non hanno mantenuto la parola. Usano regolarmente i minori in combattimento”.
[...]
Un ragazzino sedicenne intervistato a Bantiu ha raccontato il suo terrore quando il giorno dopo essere stato reclutato con la forza gli è stato messo in mano un mitra da un comandante ribelle e spedito in prima linea a combattere.

Ma i reclutamenti non sono solamente forzati. HRW ha documentato a Malakal che in alcuni casi, i ragazzini hanno lasciato volontariamente il campo profughi protetto dalle Nazioni Unite per entrare nella milizia di Olony, il capo di una milizia che prima era schierato con i ribelli e ora è passato nel campo dei filogovernativi. Una mamma ha raccontato come i suoi figli, uno di 13 anni e l’altro di 14, si siano arruolati con Olony nel dicembre 2014. Un’altra donna ha raggiunto il figlio nelle baracche del capo ribelle per convincerlo a tornare a casa, ma non c’è riuscita.

Secondo l’UNICEF (il fondo dell’ONU per l’infanzia) l’anno scorso sono stati arruolati oltre 12 mila bambini, la maggior parte maschi, sia da parte del governo sia da quella dell’opposizione. Dall’inizio del 2015 l’agenzia ha negoziato il rilascio di 3000 ragazzini da parte del gruppo ribelle comandato da David Yau Yau nella regione di Pibor nello Stato di Jonglei: “Non abbiamo potuto portarli via tutti e molti continuano a combattere”, ha raccontato un portavoce dell’organizzazione.

USA - Utha - Il Senato vota l'abolizione della pena di morte - Un anno fa volevano reintrodurre la fucilazione

Blog Diritti Umani - Human Rights
Salt Lake City - I senatori dell'Utah il 2 marzo hanno votato l'abolizione della pena di morte, dando seguito ad una proposta dei conservatori.
Ora la parola passa alla Camera dei Rappresentanti, a maggioranza repubblicana.
Il senatore Steve Urquhart
Il provvedimento segna una svolta sorprendente nello Utah, dove un anno fa, i legislatori hanno votato per ripristinare l'uso del plotone di esecuzione come un metodo di esecuzione. Questa scelta era dettata dalla necessità di trovare un metodo alternativo per eseguire le condanne a morte data l'impossibilità a trovare le sostanze necessarie per praticare iniezione letale.

Il senatore Steve Urquhart, un repubblicano, sta portando avanti la proposta per abrogare la pena di morte, citando i temi dei conservatori, rilevando che la pena di morte è una politica costosa e inefficiente.

Il suo disegno di legge è stato presentato tre settimane fa, Urquhart ha riconosciuto la difficoltà per ottenere l'approvazione in uno stato dove è forte il sostegno per la pena di morte. 

Fonte AP