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sabato 29 ottobre 2016

Sgombero Giungla Calais - Il dramma di 1200 minori non accompagnati. 100 di loro sono dispersi.

VITA
Al terzo giorno di sgombero, mentre metà campo va a fuoco - in seguito a una protesta degli stessi occupanti - il dramma dei 1200 minorenni non accompagnati entra nel vivo con i primi segnali di sparizioni: "per ora un centinaio di loro non ha risposto all'appello, mentre 400 non sono stati ancora registrati e non viene detto loro nulla sui passi da fare, sono in balia di sé stessi e quindi facili prede dei trafficanti", spiega la portavoce in loco di Save the Children


“Un’ora fa il 50% del campo di Calais era in fiamme, molta gente ha lasciato i propri vestiti all’interno, ora c’è una calma del tutto particolare e non si sa bene cosa accadrà nelle prossime ore”. Sono le prime parole che ci dice Valenita Bollenback, portavoce dell’ong Save the children in questi giorni in prima linea nel monitorare le dinamiche dello sgombero messo in atto dalle autorità francesi dei 6mila migranti che vivono in quella che è stata ribattezzata la ‘Giungla’ di Calais proprio per le ardue e fragili condizioni di vita degli abitanti.

Il focus di Save the children, presente in loco assieme ad operatori e volontari di varie altre associazioni umanitarie, è sui minori: “ci troviamo di fronte a una situazione drammatica, perché su una presenza stimata di 1200 minori, in questo momento sono non più di 700-800 quelli già registrati dalle autorità per poi trovare un alloggio temporaneo, di cui 200 quelli inviati in strutture in Gran Bretagna”, continua Bollenback, “gli altri attendono ore in coda la registrazione ma poi, una volta chiuse le operazioni – sia ieri che oggi prima di pranzo – rimangono in balia di sé stessi, con il rischio di finire nelle mani dei trafficanti”. Un rischio enorme e tangibile, dato che nell’ultimo sgombero, lo scorso aprile, ben 129 msna (minori stranieri non accompagnati) erano risultati scomparsi.

“In questo caso la preoccupazione è ancora maggiore perché la portata dello sgombero è più ampia. Almeno 100 minori registrati ieri, tra l’altro, sono già risultati assenti all’appello di questa mattina”, denuncia Bollenback. Le forze dell’ordine, infatti, ribadiscono che si fermeranno solo a opera conclusa del tutto, senza però fornire ulteriori informazioni né alle ong né ai migranti. “Poco fa avevo quattro minori seduti al mio fianco, erano atterriti e in lacrime perché non sapevano cosa sarebbe successo loro”, racconta ancora la portavoce di Save the children, che con l’ente Refugee youth service ha allestito punti informativi per i msna lungo le direttrici del campo.

Il lavoro di advocacy dell’ong è costante e pressante, “soprattutto per garantire ai minori l’assistenza necessaria per evitare che si sentato esclusi dal sistema e, in preda all’impulsività, scelgano di entrare nelle reti della tratta”. Gli operatori di Save the Children sono estremamente preoccupati anche per i bambini che attualmente sono nella zona del campo attrezzata con i container, visto che alle organizzazioni umanitarie specializzate nella protezione dei minori non viene concesso di accedere.

sabato 22 ottobre 2016

Francia - Migranti: lunedì sgombero totale 'giungla' Calais

Ansa Med
Processo smantellamento campo dovrebbe durare una settimana
Parigi - Lo sgombero totale della "giungla" di Calais, insediamento nel nord della Francia dove vivono da 18 mesi fra i 5.400 e gli 8.150 migranti, comincerà lunedì alle 8 e dovrebbe durare una settimana. Lo hanno annunciato il ministero dell'Interno francese e la locale prefettura.



Il processo di smantellamento del campo comincerà "da domenica pomeriggio" con pattuglie di funzionari di servizi dell'immigrazione che "si intensificheranno" all'interno del campo per informare i migranti e convincerli a lasciare il luogo spontaneamente. Secondo la prefettura della regione Pas-de-Calais, la prefetto Fabienne Buccio ha emanato un'ordinanza con la quale concede "72 ore" agli "occupanti abusivi e senza titolo" del campo della Lande (nome ufficiale delle 'giungla') per "lasciare" il campo.
Questa direttiva non si applica ai "minori stranieri senza genitori" di cui si occuperanno due centri di accoglienza provvisori.

L'ordinanza ha cominciato ad essere affissa verso le 18 di oggi, in diverse lingue, all'ingresso della 'Giungla'. Nelle ultime settimane, nel campo c'erano ancora 6.400 migranti, stando alla prefettura, 8.143 stando alle associazioni. La zona sud del campo della Lande era stata completamente smantellata lo scorso marzo.

martedì 5 gennaio 2016

Francia - Il regalo di Sant'Egidio ai profughi nella Giungla di Calais

www.santegidio.org
A pochi giorni dal Natale una delegazione della Comunità di Sant'Egidio della Francia, del Belgio e della Gran Bretagna ha visitato i rifugiati di Jungle Calais, il campo sorto nei pressi del Canale della Manica dove tanti sostano nella speranza di raggiuungere il Regno Unito.
Già nei mesi scorsi Sant'Egidio aveva visitato il campo, notando che la gran parte dei rifugiati indossava delle semplici ciabatte di gomma estive, i più fortunati vecchie scarpe da ginnastica, senza calzini, in un luogo dove il fango, come il freddo, è onnipresente. E' così che il 28 dicembre la Comunità è tornata a Jungle Calais portando oltre 400 paia di stivali nuovi, insieme a vestiti donati da alcuni commercianti o acquistati dalla Comunità. E’ stato per quei rifugiati il più bel dono di Natale.

Dopo la distribuzione si è svolta anche una festa, profughi di tutte le nazionalità sono accorsi nel cortile della chiesa del campo: eritrei, afgani, iracheni, sudanesi, curdi e siriani hanno cantato e ballato.

Jungle Calais è un luogo difficile, a tratti paradossale: chi visita il campo nota subito l’accoglienza calorosa da parte di rifugiati, persone che appartengono alle classi più agiate dei loro paesi d'origine, generalmente con un alto livello di istruzione, cheperò adesso vivono in un ambiente dove i diritti umani sono lontani dall’essere rispettati. Sono trascorsi molti mesi dalla nascita del campo ma le condizioni di vita non sono migliorate e le istituzioni appaiono assenti.
“E’il sogno che mi fa resistere”, ha detto Ahmed, un giovane siriano che parla un inglese fluente. E’ il sogno di andare in Inghilterra, di integrarsi in Francia o in qualsiasi altro paese dove non c’è la guerra, sogno di ritrovare la propria famiglia, sogno di un mondo in pace.