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lunedì 8 gennaio 2018

Francia - La solidarietà diventa reato - Martine Landry rischia fino a 5 anni di carcere per l'aiuto a due migranti minori

In Terris
La solidarietà può diventare un reato? In Francia sì. E' infatti proprio questa l'accusa contestata a Martine Landry, un'attivista di Amnesty International. "Delitto di solidarietà" ("délit de solidarité) è il reato per cui dovrà comparire domani davanti al Tribunale di Nizza.

Landry è sotto accusa per "aver facilitato l'entrata in Francia di due minori stranieri in situazione irregolare" attraverso la frontiera di Ventimiglia, al confine italo-francese. 

L'esponente di Amnesty rischia fino a 5 anni di carcere e 30mila euro di multa. Landry segue per Amnesty una missione di osservazione sulla questione di migranti e rifugiati alla frontiera franco-italiana, in collaborazione con gli attivisti della Liguria.

Paolo Bensi, responsabile della circoscrizione Liguria di Amnesty International, annuncia la presenza al processo di attivisti liguri per la tutela dei diritti di migranti e rifugiati: "No alla criminalizzazione della solidarietà per i rifugiati e più tutela per i minori migranti - afferma Bensi - Il 28 luglio 2017, la polizia italiana alla frontiera di Ventimiglia aveva rinviato a piedi verso la Francia due quindicenni della Guinea, che viaggiavano non accompagnati. 
Dal lato francese della frontiera, Martine Landry li aveva poi riaccompagnati alla polizia di frontiera (Paf), con documenti che testimoniavano la domanda di presa in carico dei due minorenni da parte dell'Ase (Aiuto Sociale all'Infanzia), da cui essi sono poi stati accolti. Si auspica che questo processo sia l'occasione per il governo francese di modificare una legislazione che penalizza l'aiuto della cittadinanza a migranti e rifugiati" conclude l'esponente italiano di Amnesty.

martedì 5 gennaio 2016

Francia - Il regalo di Sant'Egidio ai profughi nella Giungla di Calais

www.santegidio.org
A pochi giorni dal Natale una delegazione della Comunità di Sant'Egidio della Francia, del Belgio e della Gran Bretagna ha visitato i rifugiati di Jungle Calais, il campo sorto nei pressi del Canale della Manica dove tanti sostano nella speranza di raggiuungere il Regno Unito.
Già nei mesi scorsi Sant'Egidio aveva visitato il campo, notando che la gran parte dei rifugiati indossava delle semplici ciabatte di gomma estive, i più fortunati vecchie scarpe da ginnastica, senza calzini, in un luogo dove il fango, come il freddo, è onnipresente. E' così che il 28 dicembre la Comunità è tornata a Jungle Calais portando oltre 400 paia di stivali nuovi, insieme a vestiti donati da alcuni commercianti o acquistati dalla Comunità. E’ stato per quei rifugiati il più bel dono di Natale.

Dopo la distribuzione si è svolta anche una festa, profughi di tutte le nazionalità sono accorsi nel cortile della chiesa del campo: eritrei, afgani, iracheni, sudanesi, curdi e siriani hanno cantato e ballato.

Jungle Calais è un luogo difficile, a tratti paradossale: chi visita il campo nota subito l’accoglienza calorosa da parte di rifugiati, persone che appartengono alle classi più agiate dei loro paesi d'origine, generalmente con un alto livello di istruzione, cheperò adesso vivono in un ambiente dove i diritti umani sono lontani dall’essere rispettati. Sono trascorsi molti mesi dalla nascita del campo ma le condizioni di vita non sono migliorate e le istituzioni appaiono assenti.
“E’il sogno che mi fa resistere”, ha detto Ahmed, un giovane siriano che parla un inglese fluente. E’ il sogno di andare in Inghilterra, di integrarsi in Francia o in qualsiasi altro paese dove non c’è la guerra, sogno di ritrovare la propria famiglia, sogno di un mondo in pace.