TGCom24
Almeno nove persone sono morte in Venezuela nella repressione delle proteste antigovernative svoltesi in vari punti del Paese dopo l'autoproclamazione a presidente da parte di Juan Guaido.
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giovedì 24 gennaio 2019
mercoledì 23 gennaio 2019
Venezuela, Maduro «spodestato»: Trump riconosce Guaidó presidente ad interim.
Corriere della Sera
Il capo dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione Juan Guaidó si è «autoproclamato presidente ad interim» in attesa di nuove elezioni rinnegando di fatto il governo Maduro. Al riconoscimento ufficiale di Trump si sono uniti Canada, Brasile e altri paesi del Sudamerica. Intanto scontri in piazza a Caracas tra polizia e manifestanti.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficialmente riconosciuto Juan Guaidó presidente del Venezuela dopo che il presidente dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione di Caracas ha giurato, autoproclamandosi presidente ad interim in attesa di nuove elezioni.
Il capo dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione Juan Guaidó si è «autoproclamato presidente ad interim» in attesa di nuove elezioni rinnegando di fatto il governo Maduro. Al riconoscimento ufficiale di Trump si sono uniti Canada, Brasile e altri paesi del Sudamerica. Intanto scontri in piazza a Caracas tra polizia e manifestanti.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficialmente riconosciuto Juan Guaidó presidente del Venezuela dopo che il presidente dell’Assemblea nazionale e leader dell’opposizione di Caracas ha giurato, autoproclamandosi presidente ad interim in attesa di nuove elezioni.
«Oggi è una data storica per il nostro Paese - ha detto ricordando che il 23 gennaio del 1958 cadde la dittatura di Perez Jimenez - a tutte le forze Forze armate il nostro appello è molto chiaro, questo Parlamento vi tende la mano e vi chiede di mettervi al fianco della Costituzione e del popolo, il vostro popolo».
Maduro: «Siamo la maggioranza, il popolo di Chavez»
«Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez»: così il presidente venezuelano Nicolas Maduro — dal balcone — ha parlato ai suoi sostenitori accorsi davanti al palazzo presidenziale di Caracas. «Siamo in questo palazzo per volontà popolare, solo la gente ci può portare via, è in corso un colpo di stato», ha aggiunto, facendo appello ai suoi sostenitori perché si riuniscano davanti al palazzo Miraflores. «Concedo 72 ore ai diplomatici Usa perché lascino il Paese», ha aggiunto: «Dispongo di interrompere le relazioni diplomatiche e commerciali con il governo imperialista» di Washington. «Ci difenderemo a ogni costo, siamo in una battaglia storica, nessuno abbassi la guardia».
Il riconoscimento di Trump
Trump lanciato un appello a tutte le capitali occidentali, invitandole a seguire il suo esempio e a rinnegare il governo di Nicolas Maduro. Il primo Paese a seguire il presidente Usa è stato il Canada che si è dichiarato pronto a riconoscere subito Guaidó presidente del Venezuela.
Maduro: «Siamo la maggioranza, il popolo di Chavez»
«Siamo la maggioranza, siamo il popolo di Hugo Chavez»: così il presidente venezuelano Nicolas Maduro — dal balcone — ha parlato ai suoi sostenitori accorsi davanti al palazzo presidenziale di Caracas. «Siamo in questo palazzo per volontà popolare, solo la gente ci può portare via, è in corso un colpo di stato», ha aggiunto, facendo appello ai suoi sostenitori perché si riuniscano davanti al palazzo Miraflores. «Concedo 72 ore ai diplomatici Usa perché lascino il Paese», ha aggiunto: «Dispongo di interrompere le relazioni diplomatiche e commerciali con il governo imperialista» di Washington. «Ci difenderemo a ogni costo, siamo in una battaglia storica, nessuno abbassi la guardia».
Il riconoscimento di Trump
Trump lanciato un appello a tutte le capitali occidentali, invitandole a seguire il suo esempio e a rinnegare il governo di Nicolas Maduro. Il primo Paese a seguire il presidente Usa è stato il Canada che si è dichiarato pronto a riconoscere subito Guaidó presidente del Venezuela.
«I cittadini del Venezuela hanno sofferto troppo a lungo nelle mani del regime illegittimo di Maduro. Oggi ho ufficialmente riconosciuto il presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, Juan Guaidó , come presidente ad interim», ha scritto su Twitter il presidente Usa, che ha poi detto che «tutte le opzioni sono sul tavolo» nel caso in cui venisse «toccato» Guaidó. Anche il Brasile, la Colombia, il Perù, il Guatemala, l’Ecuador, l'Argentina, il Costa Rica, il Cile e il Paraguay hanno riconosciuto il presidente autoproclamato. Il Messico e la Bolivia, invece, hanno annunciato di riconoscere il governo del presidente Maduro e non quello dell'autoproclamato Guaidó.
«Non saremo mai di nuovo un giardino degli Stati Uniti», ha scritto su Twitter il presidente della Bolivia, Evo Morales.
sabato 21 aprile 2018
Venezuela - Provea: 210 persone hanno perso la vita in manifestazioni contro il governo di Maduro.
Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Programma venezuelano di educazione-azione sui diritti umani (Provea) ha stimato che 34.332 persone sono state arbitrariamente detenute durante le manifestazioni contro il governo di Nicolás Maduro e circa 210 persone hanno perso la vita a seguito della repressione delle forze armate.
"Nella sua gestione, dal 2016, sono state registrate 23.227 violazioni di integrità personale, tra cui torture, ferite e trattamenti crudeli contro centinaia di venezuelani", ha affermato l'organizzazione tramite il proprio account Twitter.
Si distingue che durante l'attuale governo 210 persone hanno perso la vita nelle manifestazioni, un dato superiore del 244% rispetto agli 86 decessi registrati nelle proteste registrate nei 21 anni precedenti il suo mandato.
ES
Il Programma venezuelano di educazione-azione sui diritti umani (Provea) ha stimato che 34.332 persone sono state arbitrariamente detenute durante le manifestazioni contro il governo di Nicolás Maduro e circa 210 persone hanno perso la vita a seguito della repressione delle forze armate.
"Nella sua gestione, dal 2016, sono state registrate 23.227 violazioni di integrità personale, tra cui torture, ferite e trattamenti crudeli contro centinaia di venezuelani", ha affermato l'organizzazione tramite il proprio account Twitter.
Si distingue che durante l'attuale governo 210 persone hanno perso la vita nelle manifestazioni, un dato superiore del 244% rispetto agli 86 decessi registrati nelle proteste registrate nei 21 anni precedenti il suo mandato.
venerdì 1 dicembre 2017
Venezuela, gli oppositori di Maduro torturati e perseguitati: l'allarme delle ong
La Repubblica
Tra aprile e settembre 2017 sono stati documentati più di 88 casi di violazioni dei diritti umani: tutti antagonisti del presidente in carica. Nel giorno in cui ha annunciato l'intenzione di ricandidarsi alla presidenze alle elezioni del 2018, il presidente Nicolas Maduro e il suo governo sono al centro del rapporto redatto da Human Rights Watch e Penal Forum sugli abusi delle forze di sicurezza sugli oppositori del regime. Il rapporto "Giro di vite sul dissenso: brutalità, torture e persecuzioni politiche in Venezuela" documenta almeno 88 casi che coinvolgono più di 300 persone tra aprile e settembre 2017.
Nessuno contro. I testimoni hanno raccontato di esser stati picchiati e torturati attraverso tecniche di asfissia, con scosse elettriche e violenze sessuali brutali. E questo non solo contro i detenuti politici, ma anche per le strade e nei quartieri "sovversivi". Il tutto in un clima di giustizia sommaria e violenza mai sperimentata nella storia recente del paese.
Governo complice. A insospettire è l'atmosfera di totale impunità in cui agiscono poliziotti e forze dell'ordine: "Gli abusi, inclusi casi eclatanti di tortura, e l'assoluta impunità per gli aggressori suggeriscono la responsabilità del governo ai massimi livelli - afferma José Miguel Vivanco, direttore delle Americhe di Hrw - Questi non sono casi isolati o reazioni eccessive e occasionali da parte di pessimi ufficiali, ma al contrario siamo di fronte a una pratica sistematica da parte delle forze di sicurezza venezuelane".
Carcere duro. Ad esser stati intervistati dai ricercatori delle Ong sono state vittime, familiari, avvocati e medici che hanno curato le ferite dei manifestanti per le vie di Caracas. Inoltre sono stati visionati anche dei video che documentano le violenze. In alcuni casi, le forze di sicurezza hanno fatto esplodere gas lacrimogeno in ambienti chiusi dove erano trattenuti i detenuti, in altri gli oppositori sono stati ammucchiati in celle di isolamento per periodi lunghi senza cibo e acqua. E quando il cibo arrivava è successo che fosse stato deliberatamente contaminato dagli escrementi, cenere o insetti.
Violenze inaudite. E come se le pessime condizioni di detenzione non bastassero, i prigionieri politici sono stati spesso vittima di torture brutali escogitate da una parte come punizione, dall'altra per costringerli ad autoincriminarsi. Con l'acuirsi delle proteste, l'intelligence venezuelana ha iniziato a prelevare i sospetti direttamente dalle loro casa. "Non si tratta più solo di leader politici o di personaggi pubblici, questa volta se la sono presa anche con normali cittadini, come me", racconta un uomo agli arresti domiciliari per aver criticato pubblicamente il governo che è stato torturato per confessare i presunti legami con l'opposizione politica.
La strada in fiamme. Da aprile le fiamme il Venezuela è sprofondato nel caos: dal precipizio economico all'inasprimento delle condizioni di vita, la decisione unilaterale del presidente Madure di istituire una Costituente nonostante il 73% della popolazione sfavorevole ha spalancato le porte della rivolta. Decine i morti nelle strade, centinaia i feriti. "Le autorità hanno arrestato almeno 5.400 persone da aprile- racconta Alfredo Romero, direttore del Forum Penale - Alcuni detenuti sono stati rilasciati senza essere stati portati davanti a un giudice, ma altri sono stati oggetto di procedimenti arbitrari".
Tra aprile e settembre 2017 sono stati documentati più di 88 casi di violazioni dei diritti umani: tutti antagonisti del presidente in carica. Nel giorno in cui ha annunciato l'intenzione di ricandidarsi alla presidenze alle elezioni del 2018, il presidente Nicolas Maduro e il suo governo sono al centro del rapporto redatto da Human Rights Watch e Penal Forum sugli abusi delle forze di sicurezza sugli oppositori del regime. Il rapporto "Giro di vite sul dissenso: brutalità, torture e persecuzioni politiche in Venezuela" documenta almeno 88 casi che coinvolgono più di 300 persone tra aprile e settembre 2017.
Nessuno contro. I testimoni hanno raccontato di esser stati picchiati e torturati attraverso tecniche di asfissia, con scosse elettriche e violenze sessuali brutali. E questo non solo contro i detenuti politici, ma anche per le strade e nei quartieri "sovversivi". Il tutto in un clima di giustizia sommaria e violenza mai sperimentata nella storia recente del paese.
Governo complice. A insospettire è l'atmosfera di totale impunità in cui agiscono poliziotti e forze dell'ordine: "Gli abusi, inclusi casi eclatanti di tortura, e l'assoluta impunità per gli aggressori suggeriscono la responsabilità del governo ai massimi livelli - afferma José Miguel Vivanco, direttore delle Americhe di Hrw - Questi non sono casi isolati o reazioni eccessive e occasionali da parte di pessimi ufficiali, ma al contrario siamo di fronte a una pratica sistematica da parte delle forze di sicurezza venezuelane".
Carcere duro. Ad esser stati intervistati dai ricercatori delle Ong sono state vittime, familiari, avvocati e medici che hanno curato le ferite dei manifestanti per le vie di Caracas. Inoltre sono stati visionati anche dei video che documentano le violenze. In alcuni casi, le forze di sicurezza hanno fatto esplodere gas lacrimogeno in ambienti chiusi dove erano trattenuti i detenuti, in altri gli oppositori sono stati ammucchiati in celle di isolamento per periodi lunghi senza cibo e acqua. E quando il cibo arrivava è successo che fosse stato deliberatamente contaminato dagli escrementi, cenere o insetti.
Violenze inaudite. E come se le pessime condizioni di detenzione non bastassero, i prigionieri politici sono stati spesso vittima di torture brutali escogitate da una parte come punizione, dall'altra per costringerli ad autoincriminarsi. Con l'acuirsi delle proteste, l'intelligence venezuelana ha iniziato a prelevare i sospetti direttamente dalle loro casa. "Non si tratta più solo di leader politici o di personaggi pubblici, questa volta se la sono presa anche con normali cittadini, come me", racconta un uomo agli arresti domiciliari per aver criticato pubblicamente il governo che è stato torturato per confessare i presunti legami con l'opposizione politica.
La strada in fiamme. Da aprile le fiamme il Venezuela è sprofondato nel caos: dal precipizio economico all'inasprimento delle condizioni di vita, la decisione unilaterale del presidente Madure di istituire una Costituente nonostante il 73% della popolazione sfavorevole ha spalancato le porte della rivolta. Decine i morti nelle strade, centinaia i feriti. "Le autorità hanno arrestato almeno 5.400 persone da aprile- racconta Alfredo Romero, direttore del Forum Penale - Alcuni detenuti sono stati rilasciati senza essere stati portati davanti a un giudice, ma altri sono stati oggetto di procedimenti arbitrari".
Almeno 757 civili sono stati processati in tribunali militari per crimini tra cui tradimento e ribellione, in circostanze che violano il diritto internazionale.
Chiara Nardinocchi
Chiara Nardinocchi
sabato 5 agosto 2017
Venezuela. Si insedia la Costituente voluta da Maduro. Inascoltato l'appello del Papa
La Repubblica
Attraverso una nota della Santa Sede, il Pontefice aveva chiesto di "sospendere" il nuovo organismo che "fomenta tensione e scontro". La risposta della presidente dell'Assemblea: "No ad ingerenze straniere". L'oppositore Ledezma torna ai domiciliari. Mercosur verso sospensione di Caracas dall'unione doganale.
L'Assemblea Costituente del Venezuela si è insediata nel Parlamento di Caracas e ha dato il via alla sua prima seduta. L'organismo voluto da Maduro per riscrivere la Costituzione e soprattutto svuotare di ogni prerogativa il Parlamento di cui, dopo la sconfitta alle politiche del 2015, ha perso il controllo è presieduto da Delcy Rodriguez, 47enne ex ministra degli Esteri e fedelissima di Maduro, proposta dal politico chavista Diosdado Cabello e appoggiata dai 538 membri dell'assemblea.
Attraverso una nota della Santa Sede, il Pontefice aveva chiesto di "sospendere" il nuovo organismo che "fomenta tensione e scontro". La risposta della presidente dell'Assemblea: "No ad ingerenze straniere". L'oppositore Ledezma torna ai domiciliari. Mercosur verso sospensione di Caracas dall'unione doganale.
L'Assemblea Costituente del Venezuela si è insediata nel Parlamento di Caracas e ha dato il via alla sua prima seduta. L'organismo voluto da Maduro per riscrivere la Costituzione e soprattutto svuotare di ogni prerogativa il Parlamento di cui, dopo la sconfitta alle politiche del 2015, ha perso il controllo è presieduto da Delcy Rodriguez, 47enne ex ministra degli Esteri e fedelissima di Maduro, proposta dal politico chavista Diosdado Cabello e appoggiata dai 538 membri dell'assemblea.
L'ex vice presidente Aristobulo Isturiz è il primo vice presidente, mentre il secondo è l'ex procuratore generale Isaias Rodriguez. Il presidente Nicolas Maduro incassa anche il verdetto favorevole del tribunale che ha respinto la richiesta della procuratrice generale Luisa Ortega Diaz di bloccare l'insediamento della Costituente.
"Il sesto tribunale di prima istanza in funzioni di controllo del circuito penale dell'area metropolitana di Caracas decreta la nullità assoluta della richiesta presentata da rappresentanti del Ministero pubblico contro l'insediamento", si legge in una nota della Corte Suprema. E in nottata, secondo una fonte governativa, il Tribunale Supremo avrebbe destituito la stessa procuratrice generale, Luisa Ortega Diaz, unica figura istituzionale che si opponeva ancora a Maduro.
All'esterno del Parlamento, l'opposizione ha organizzato un'imponente manifestazione, ma anche i partigiani di Nicolas Maduro sono in strada per difendere la svolta autoritaria del presidente. Dalle 9 locali, le 15 italiane, i simpatizzanti del presidente hanno iniziato a concentrarsi in almeno tre punti della capitale, quasi tutti vestiti di rosso, il colore simbolo della cosiddetta rivoluzione bolivariana.
Cade così nel vuoto l'appello di papa Francesco, che ore prima aveva chiesto, attraverso una nota della Segreteria vaticana, di sospendere "le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro. Si creino le condizioni per una soluzione negoziata".
All'esterno del Parlamento, l'opposizione ha organizzato un'imponente manifestazione, ma anche i partigiani di Nicolas Maduro sono in strada per difendere la svolta autoritaria del presidente. Dalle 9 locali, le 15 italiane, i simpatizzanti del presidente hanno iniziato a concentrarsi in almeno tre punti della capitale, quasi tutti vestiti di rosso, il colore simbolo della cosiddetta rivoluzione bolivariana.
Cade così nel vuoto l'appello di papa Francesco, che ore prima aveva chiesto, attraverso una nota della Segreteria vaticana, di sospendere "le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro. Si creino le condizioni per una soluzione negoziata".
lunedì 3 luglio 2017
Tre mesi di proteste in Venezuela, 86 vittime e rischio di guerra civile
La Stampa
Non si fermano le manifestazioni nate in tutto il Paese contro il presidente Nicolas Maduro dopo il fallito tentativo di colpo di stato da parte della Corte Suprema
Tre mesi consecutivi di proteste in Venezuela. Non accenna a fermarsi l’ondata di manifestazioni nate in tutto il Paese contro il presidente Nicolas Maduro, che ha portato a 86 morti.
Non si fermano le manifestazioni nate in tutto il Paese contro il presidente Nicolas Maduro dopo il fallito tentativo di colpo di stato da parte della Corte Suprema
Tre mesi consecutivi di proteste in Venezuela. Non accenna a fermarsi l’ondata di manifestazioni nate in tutto il Paese contro il presidente Nicolas Maduro, che ha portato a 86 morti.
Le proteste sono iniziate dopo il fallito tentativo da parte della Corte Suprema, controllata dal Capo di Stato, di togliere i poteri all’Assemblea Nazionale, controllata dall’opposizione. Una situazione che rischia di trascinare il Paese nella guerra civile.
Dopo la morte di tre manifestanti, avvenuta venerdì nello Stato nord occidentale di Lara, sabato 1 luglio oltre mille persone si sono radunate nella strada principale di Caracas, nell’est della capitale roccaforte dell’opposizione, per esprimere sostegno alla procuratrice generale, Luisa Ortega Díaz, divenuta una delle più agguerrite avversarie del successore di Hugo Chavez, che rischia di essere perseguita dalla Corte suprema di Giustizia. «Oggi torniamo in piazza per dimostrare che siamo un popolo pacifico che vuole impedire la costituente fraudolenta voluta da Maduro», ha scritto su Twitter il deputato Tomás Guanipa.
I cittadini hanno manifestato anche per appoggiare una serie di azioni che la procuratrice ha avviato contro la magistratura, accusata di aver violato l’ordine costituzionale e contro la Costituente voluta dal presidente. Con queste mosse Ortega Diaz ha ottenuto l’appoggio del popolo venezuelano e delle organizzazioni internazionali e, su Twitter, ha assicurato che il suo impegno è rivolto ai diritti umani e alle «libertà democratiche».
Il primo vicepresidente della Camera, l’oppositore Freddy Guevara, l’ha definita «un punto di riferimento» per quello che, a suo giudizio, dovrebbero fare i funzionari dello Stato che hanno appoggiato il chavismo e che ora «sono obbligati a fare un passo avanti». «Questo le è costato la persecuzione? Sì, ma le ha donato una vittoria molto più grande, la coscienza, il sostegno di un popolo e il rispetto della comunità internazionale», ha aggiunto parlando a Efe. La procuratrice infatti non solo ha mostrato il suo rifiuto alla Costituente ma ha anche criticato l’azione degli agenti della sicurezza dello Stato affermando che almeno 23 delle morti per le proteste sono da attribuire ai corpi di polizia e ai soldati che hanno sedato le manifestazioni.
Anche il difensore del popolo del Venzuela, Tarek William Saab, ha esortato i militari a «non praticare abusi» e a garantire il rispetto dei diritti umani durante e dopo gli arresti nelle proteste, dopo le denunce dei mesi scorsi. «È assolutamente vietato nella nostra legislazione qualsiasi atto di tortura, disumano, crudele o degradante dei diritti umani», ha scritto su Twitter. Nel dettaglio, è proibito «trascinare e colpire a calci i detenuti nel momento e dopo l’arresto». Saab si è detto preoccupato per i recenti avvenimenti in cui sono state violate le norme. Il riferimento è ai fatti di giovedì scorso quando decine di giovani sono stati arrestati dalla polizia nazionale bolivariana (Pnb) a Caracas, al termine di una protesta indetta dall’opposizione. Una ventina di persone è stata caricata su un camion dentro cui sarebbero stati fatti esplodere lacrimogeni, secondo quanto denunciato dall’opposizione.
«Hanno preso 20, 30 persone – racconta un testimone - Le hanno portate su un camion senza targa. Dove hanno portato questi studenti, dove si trovano? Sono scomparsi e hanno rubato tutte le loro cose, le carte di credito. Una persona stava soffocando per i gas lacrimogeni».
Dal canto suo, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha decorato l’ex comandante generale della Guardia nazionale bolivariana (Gnb, la polizia militarizzata), Antonio Benavides Torres, imputato dalla Procura per la presunta violazione dei diritti umani durante le proteste. L’accusa è di «gravi e sistematiche violazione commesse durante la repressione delle manifestazioni».
Dopo la morte di tre manifestanti, avvenuta venerdì nello Stato nord occidentale di Lara, sabato 1 luglio oltre mille persone si sono radunate nella strada principale di Caracas, nell’est della capitale roccaforte dell’opposizione, per esprimere sostegno alla procuratrice generale, Luisa Ortega Díaz, divenuta una delle più agguerrite avversarie del successore di Hugo Chavez, che rischia di essere perseguita dalla Corte suprema di Giustizia. «Oggi torniamo in piazza per dimostrare che siamo un popolo pacifico che vuole impedire la costituente fraudolenta voluta da Maduro», ha scritto su Twitter il deputato Tomás Guanipa.
I cittadini hanno manifestato anche per appoggiare una serie di azioni che la procuratrice ha avviato contro la magistratura, accusata di aver violato l’ordine costituzionale e contro la Costituente voluta dal presidente. Con queste mosse Ortega Diaz ha ottenuto l’appoggio del popolo venezuelano e delle organizzazioni internazionali e, su Twitter, ha assicurato che il suo impegno è rivolto ai diritti umani e alle «libertà democratiche».
Il primo vicepresidente della Camera, l’oppositore Freddy Guevara, l’ha definita «un punto di riferimento» per quello che, a suo giudizio, dovrebbero fare i funzionari dello Stato che hanno appoggiato il chavismo e che ora «sono obbligati a fare un passo avanti». «Questo le è costato la persecuzione? Sì, ma le ha donato una vittoria molto più grande, la coscienza, il sostegno di un popolo e il rispetto della comunità internazionale», ha aggiunto parlando a Efe. La procuratrice infatti non solo ha mostrato il suo rifiuto alla Costituente ma ha anche criticato l’azione degli agenti della sicurezza dello Stato affermando che almeno 23 delle morti per le proteste sono da attribuire ai corpi di polizia e ai soldati che hanno sedato le manifestazioni.
Anche il difensore del popolo del Venzuela, Tarek William Saab, ha esortato i militari a «non praticare abusi» e a garantire il rispetto dei diritti umani durante e dopo gli arresti nelle proteste, dopo le denunce dei mesi scorsi. «È assolutamente vietato nella nostra legislazione qualsiasi atto di tortura, disumano, crudele o degradante dei diritti umani», ha scritto su Twitter. Nel dettaglio, è proibito «trascinare e colpire a calci i detenuti nel momento e dopo l’arresto». Saab si è detto preoccupato per i recenti avvenimenti in cui sono state violate le norme. Il riferimento è ai fatti di giovedì scorso quando decine di giovani sono stati arrestati dalla polizia nazionale bolivariana (Pnb) a Caracas, al termine di una protesta indetta dall’opposizione. Una ventina di persone è stata caricata su un camion dentro cui sarebbero stati fatti esplodere lacrimogeni, secondo quanto denunciato dall’opposizione.
«Hanno preso 20, 30 persone – racconta un testimone - Le hanno portate su un camion senza targa. Dove hanno portato questi studenti, dove si trovano? Sono scomparsi e hanno rubato tutte le loro cose, le carte di credito. Una persona stava soffocando per i gas lacrimogeni».
Dal canto suo, il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha decorato l’ex comandante generale della Guardia nazionale bolivariana (Gnb, la polizia militarizzata), Antonio Benavides Torres, imputato dalla Procura per la presunta violazione dei diritti umani durante le proteste. L’accusa è di «gravi e sistematiche violazione commesse durante la repressione delle manifestazioni».
Nel frattempo, resta ancora tutta da chiarire la vicenda delle presunte bombe lanciate da un elicottero della polizia sulla corte costituzionale. Il pilota che si è auto accusato del gesto è introvabile.
martedì 2 maggio 2017
Venezuela. Proteste anti Maduro, migliaia in piazza: scontri e feriti
Avvenire
A Caracas la folla è stata dispersa con i gas lacrimogeni. Ferito un deputato dell'opposizione.
Migliaia di persone sono nuovamente scese in piazza in Venezuela per protestare contro il governo del presidente Nicolas Maduro. Le manifestazioni anti Maduro vanno avanti ormai da un mese e sono spesso sfociate nella violenza: si sono già contati 30 morti.

Migliaia di persone sono nuovamente scese in piazza in Venezuela per protestare contro il governo del presidente Nicolas Maduro. Le manifestazioni anti Maduro vanno avanti ormai da un mese e sono spesso sfociate nella violenza: si sono già contati 30 morti.

A Caracas uno dei cortei indetti per il primo maggio, e partito dalla zona ovest della città, è sfociato in violenti scontri con le forze dell'ordine quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere, superando i blocchi degli agenti in assetto antisommossa, l'ufficio delle commissione elettorale nazionale e alla sede della Corte Suprema: la folla è stata dispersa con gas lacrimogeni.
Negli scontri è rimasto ferito un deputato dell'opposizione. Lo stesso è avvenuto con il corteo che partiva dalla zona est della capitale: quando i manifestanti hanno cercato di entrare in una delle strade principali gli agenti hanno cominciato a usare lacrimogeni per allontanarli.
Nel frattempo, parlando in occasione della tradizionale sfilata della Festa dei Lavoratori organizzata nel centro di Caracas, il presidente Nicolas Maduro annunciava il voto per una nuova assemblea costituente "della classe operaia". "Sto parlando di una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune", ha dichiarato.
Nel frattempo, parlando in occasione della tradizionale sfilata della Festa dei Lavoratori organizzata nel centro di Caracas, il presidente Nicolas Maduro annunciava il voto per una nuova assemblea costituente "della classe operaia". "Sto parlando di una Costituente profondamente operaia, decisamente operaia, che appartenga profondamente alle comune", ha dichiarato.
sabato 22 aprile 2017
Non si ferma la violenza in Venezuela: 12 morti nelle proteste contro il presidente Maduro
RaiNews24
Scontri e saccheggi a Caracas, accuse incrociate fra governo e opposizione
La spirale della violenza continua a imperversare in Venezuela, dove almeno 12 persone sono morte durante la notte scorsa in una serie di scontri e saccheggi in diversi punti di Caracas, al termine di una nuova giornata di mobilitazione di piazza convocata dall'opposizione contro il governo di Nicolas Maduro.
Scontri e saccheggi a Caracas, accuse incrociate fra governo e opposizione
La spirale della violenza continua a imperversare in Venezuela, dove almeno 12 persone sono morte durante la notte scorsa in una serie di scontri e saccheggi in diversi punti di Caracas, al termine di una nuova giornata di mobilitazione di piazza convocata dall'opposizione contro il governo di Nicolas Maduro.
Undici persone hanno perso la vita in una zona commerciale di El Valle, nel sud della capitale: otto sono morte fulminate - riportano i media locali - mentre cercavano di saccheggiare un forno, le altre tre sono state uccise da spari di arma da fuoco. Le circostanze in cui sono avvenuti i saccheggi non sono ancora chiare.
Il deputato chavista Freddy Bernal, ha detto che "dirigenti dell'opposizione, alleati con bande criminali, hanno saccheggiato negozi a El Valle", ma l'opposizione ha respinto l'accusa. "Vogliamo smentire in modo assoluto le accuse infondate del governo, che prima arma e lancia per le strade la sua gente e ora ci viene a dire che non sono loro i responsabili della violenza", ha detto il presidente del Parlamento, in mano all'opposizione, Julio Borges.
Dall'inizio della nuova ondata di proteste anti-Maduro, il governo ha cercato di dimostrare che molte delle vittime della violenza sono stati uccise dall'opposizione, ma tranne in un caso - un sottoufficiale della Guardia Nazionale rimasto vittima, mercoledì scorso, apparentemente di un franco tiratore - finora non hanno presentato prove convincenti.
domenica 2 aprile 2017
Venezuela. La retromarcia di Maduro, restituiti i poteri al Parlamento
Il Messaggero
L'ondata di proteste interne, le pressioni internazionali e le crepe fra i leali alla "rivoluzione bolivariana" hanno avuto la meglio. Con un clamoroso dietrofront, il Tribunale supremo del Venezuela ha restituito i poteri al Parlamento, controllato dall'opposizione.
L'ondata di proteste interne, le pressioni internazionali e le crepe fra i leali alla "rivoluzione bolivariana" hanno avuto la meglio. Con un clamoroso dietrofront, il Tribunale supremo del Venezuela ha restituito i poteri al Parlamento, controllato dall'opposizione.
La decisione all'alba di ieri, dopo che il Consiglio di sicurezza della Nazione, presieduto e convocato d'urgenza da Nicolàs Maduro, ha esortato l'alta corte a rivedere le sentenze con le quali tre giorni fa aveva avocato a sé le funzioni e sospeso l'immunità ai parlamentari, concedendo di fatto i pieni poteri al presidente. Poche ore dopo, il comunicato col quale il Tribunale supremo annullava in sostanza le sue precedenti deliberazioni.
Una retromarcia rispetto all'autogolpe, che aveva scatenato l'indignazione dell'opposizione, le critiche dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa), le condanne della gran parte dei paesi dell'America Latina e il monito del Commissario Onu per i Diritti Umani. Decisiva, la denuncia del procuratore generale dello Stato, Luisa Ortega, che pur avendo sostenuto la rivoluzione socialista promossa 18 anni fa da Hugo Chavez, morto nel 2013, non ha esitato a denunciare le gravissime "violazioni dell'ordine costituzionale" provocate dall'esautorazione del Parlamento.
Ricomparso in pubblico dopo tre giorni di silenzio, Maduro ha voluto mostrarsi come il mediatore e allontanare lo stigma di dittatore che il tacito avallo all'Alta corte - in mano al partito di governo fondato da Chavez - gli aveva conferito. "Vittoria costituzionale", ha esultato, dopo aver annunciato il superamento di quello che ha definito una "impasse", una "controversia fra poteri dello Stato".
"In Venezuela c'è piena vigenza della democrazia e dei diritti umani", ha insistito il presidente, poche ore prima che l'opposizione si riversasse nella piazza di Brion, ad est di Caracas, per una "sessione in piazza" del Parlamento e la difesa delle istituzioni democratiche. "Il golpe continua. Non si elimina cancellando due righe delle sentenze del Tribunale supremo. Il che dimostra che non esiste separazione di poteri", ha urlato alla folla il deputato Julio Borges. Intanto, gli agenti antisommossa della polizia militare hanno disperso con i gas lacrimogeni centinaia di manifestanti dell'opposizione, diretti alla sede del Difensore del Popolo, a Caracas, per esigere una presa di posizione pubblica.
Maduro non ha perduto l'occasione per ribadire la volontà di riprendere il dialogo con i partiti rivali, con la mediazione del Vaticano e la mediazione di tre ex presidenti, arenato da mesi. Sforzi finora falliti perché il governo, con il paese in ginocchio per la crisi economica, politica e ora anche istituzionale, non ha finora indicato alcuna via d'uscita.
E, dopo aver imposto una sorta di stato di emergenza, per la carestia e la mancanza anche dei generi di prima necessità, ha rinviato sine die la convocazione delle elezioni regionali. Il timore è che il movimento bolivariano chavista possa perdere il controllo del paese, a fronte di un accordo fra le forze politiche dell'opposizione.
di Paola Del Vecchio
di Paola Del Vecchio
venerdì 31 marzo 2017
Venezuela - Esautorato il Parlamento dal Tribunale di Giustizia vicino a Maduro. E' golpe
Il Post
Mercoledì il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, il massimo organo del sistema giudiziario del Venezuela, si è attribuito il potere legislativo dopo averlo tolto all’Assemblea Nazionale, il Parlamento unicamerale venezuelano.
Mercoledì il Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, il massimo organo del sistema giudiziario del Venezuela, si è attribuito il potere legislativo dopo averlo tolto all’Assemblea Nazionale, il Parlamento unicamerale venezuelano.
La decisione del Tribunale, arrivata dopo mesi di profonda crisi politica, è di enorme importanza per il paese non solo perché rende di fatto nulli i poteri del Parlamento, ma anche perché è un colpo durissimo per i partiti politici che si oppongono al presidente Nicolás Maduro.
Il Parlamento di Caracas è infatti controllato dalle opposizioni ed è l’unico organo rimasto a contrastare le politiche di Maduro, responsabili di avere alimentato la già grave crisi che aveva colpito il Venezuela qualche anno fa.
Il Tribunale, che invece è controllato dal governo, ha giustificato la sua decisione sostenendo che il Parlamento ha continuato a porsi in una posizione di «ribellione e oltraggio» alle decisioni del massimo organo giudiziario.
Quella di ieri è letta e descritta dalla stampa internazionale come l’ultima mossa di Maduro per accentrare ancora di più i suoi poteri e ridurre al minimo quelli dell’opposizione.
Lo scontro tra Tribunale Supremo di Giustizia e Assemblea Nazionale andava avanti da più di un anno: nel gennaio 2016 il Tribunale aveva già dichiarato la situazione di «ribellione e oltraggio» e aveva annunciato che tutti gli atti del Parlamento erano da considerare nulli.
Lo scontro tra Tribunale Supremo di Giustizia e Assemblea Nazionale andava avanti da più di un anno: nel gennaio 2016 il Tribunale aveva già dichiarato la situazione di «ribellione e oltraggio» e aveva annunciato che tutti gli atti del Parlamento erano da considerare nulli.
L’episodio che aveva dato inizio allo scontro era stata una sentenza del mese precedente – non accettata dall’Assemblea Nazionale – che definiva “sospesa temporaneamente” l’elezione di tre deputati dello stato venezuelano di Amazonas, nel sud del paese. Da quel momento, di fatto, il Tribunale ha dato seguito alle richieste del governo che aveva detto di considerare il Parlamento “illegittimo”. Questa interpretazione è stata ribadita nella decisione di ieri, nella quale il Tribunale, interpellato su una questione specifica, ha detto che il presidente è solo tenuto a informare il Parlamento, mentre l’Assemblea «non potrà modificare le condizioni proposte né pretendere di stabilirne di nuove». In altre parole, il Tribunale ha tolto il potere legislativo al Parlamento.
Giovedì Henry Ramon Allup, deputato di Acción Democrática (uno dei partiti che formano la Mesa de la Unidad Democrática, la coalizione che raggruppa le opposizioni venezuelane), ha detto che l’Assemblea Nazionale continuerà a esercitare le sue funzioni, a dispetto della sentenza del Tribunale. Allup ha anche annunciato che i deputati si rivolgeranno a tutti gli organismi internazionali per denunciare le irregolarità compiute dal governo venezuelano e dal Tribunale Supremo di Giustizia, che secondo le opposizioni e diverse ONG venezuelane è a sua volta “illegittimo” perché emette sentenze contrarie alla Costituzione. Per esempio viene contestata la parte dell’ultima sentenza che prevede che il Tribunale Supremo di Giustizia trasferirà il potere legislativo a un organo terzo, che significherebbe in pratica creare un altro organo con le funzioni dell’attuale Assemblea Nazionale; secondo le opposizioni, questo ulteriore trasferimento di poteri non è previsto dalla Costituzione.
In Venezuela intanto continuano a mancare cibo e medicinali, con milioni di famiglie in difficoltà e con i costi dei consumi sempre più alti: il governo non è più in grado di fornire i servizi basilari e l’inflazione è fuori controllo (nel 2016 è stata di circa l’800 per cento, secondo alcuni documenti della Banca centrale).
Giovedì Henry Ramon Allup, deputato di Acción Democrática (uno dei partiti che formano la Mesa de la Unidad Democrática, la coalizione che raggruppa le opposizioni venezuelane), ha detto che l’Assemblea Nazionale continuerà a esercitare le sue funzioni, a dispetto della sentenza del Tribunale. Allup ha anche annunciato che i deputati si rivolgeranno a tutti gli organismi internazionali per denunciare le irregolarità compiute dal governo venezuelano e dal Tribunale Supremo di Giustizia, che secondo le opposizioni e diverse ONG venezuelane è a sua volta “illegittimo” perché emette sentenze contrarie alla Costituzione. Per esempio viene contestata la parte dell’ultima sentenza che prevede che il Tribunale Supremo di Giustizia trasferirà il potere legislativo a un organo terzo, che significherebbe in pratica creare un altro organo con le funzioni dell’attuale Assemblea Nazionale; secondo le opposizioni, questo ulteriore trasferimento di poteri non è previsto dalla Costituzione.
In Venezuela intanto continuano a mancare cibo e medicinali, con milioni di famiglie in difficoltà e con i costi dei consumi sempre più alti: il governo non è più in grado di fornire i servizi basilari e l’inflazione è fuori controllo (nel 2016 è stata di circa l’800 per cento, secondo alcuni documenti della Banca centrale).
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sabato 13 giugno 2015
Venezuela: l'arcivescovo sudafricano Tutu chiede liberazione degli oppositori in carcere
Ansa
Desmond Tutu, l'arcivescovo sudafricano premio Nobel per la pace nel 1984, ha chiesto al presidente venezuelano Nicolas Maduro di liberare i prigionieri politici nel suo paese, in un lungo articolo nel quale ha criticato duramente l'atteggiamento dei governi sudamericani riguardo alla situazione a Caracas.
"Una nuvola scura incombe sul vertice" fra Ue e Celac che si è chiuso ieri a Bruxelles: "mentre centinaia di politici si riuniscono intorno a pasti suntuosi e si godono il vino buono, 77 prigionieri di coscienza sono rinchiusi nelle prigioni del Venezuela", scrive Tutu in un articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais Secondo l'arcivescovo anglicano "la situazione attuale dei diritti umani in Venezuela è preoccupante", perché dopo le proteste di piazza del 2014 "il governo ha risposto con la forza" e un anno dopo "le cose stanno peggio".
"Che un governo - aggiunge - agisca in questo modo contro i suoi propri cittadini quando esercitano la loro libertà di espressione è atroce". Tutu ricorda il caso di Leopoldo Lopez e Daniel Ceballos, due dei dirigenti dell'opposizione attualmente in carcere, sottolineando che "come altri famosi attivisti della non violenza, come Mahatma Gandhi e Martin Luther King, stanno pagando un prezzo molto alto per la loro ricerca di giustizia".
In quanto alla reazione internazionale per la crisi in Venezuela, il religioso sudafricano ha sottolineato che "dovendo affrontare il collasso potenziale di un paese che chiamano fratello, i leader dell'America Latina hanno reagito con il silenzio: invece di difendere i diritti umani universali, si sono nascosti dietro alla scusa della non ingerenza".
Desmond Tutu, l'arcivescovo sudafricano premio Nobel per la pace nel 1984, ha chiesto al presidente venezuelano Nicolas Maduro di liberare i prigionieri politici nel suo paese, in un lungo articolo nel quale ha criticato duramente l'atteggiamento dei governi sudamericani riguardo alla situazione a Caracas.
"Una nuvola scura incombe sul vertice" fra Ue e Celac che si è chiuso ieri a Bruxelles: "mentre centinaia di politici si riuniscono intorno a pasti suntuosi e si godono il vino buono, 77 prigionieri di coscienza sono rinchiusi nelle prigioni del Venezuela", scrive Tutu in un articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo El Pais Secondo l'arcivescovo anglicano "la situazione attuale dei diritti umani in Venezuela è preoccupante", perché dopo le proteste di piazza del 2014 "il governo ha risposto con la forza" e un anno dopo "le cose stanno peggio"."Che un governo - aggiunge - agisca in questo modo contro i suoi propri cittadini quando esercitano la loro libertà di espressione è atroce". Tutu ricorda il caso di Leopoldo Lopez e Daniel Ceballos, due dei dirigenti dell'opposizione attualmente in carcere, sottolineando che "come altri famosi attivisti della non violenza, come Mahatma Gandhi e Martin Luther King, stanno pagando un prezzo molto alto per la loro ricerca di giustizia".
In quanto alla reazione internazionale per la crisi in Venezuela, il religioso sudafricano ha sottolineato che "dovendo affrontare il collasso potenziale di un paese che chiamano fratello, i leader dell'America Latina hanno reagito con il silenzio: invece di difendere i diritti umani universali, si sono nascosti dietro alla scusa della non ingerenza".
giovedì 9 aprile 2015
Appello di 28 ONG al Vertice delle Americhe chieda a Maduro il rispetto dei diritti umani in Venezuela
Corriere della Sera
Un gruppo di 28 organizzazioni che si occupano di diritti umani, capitanato da Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw) hanno pubblicato un documento comune nel quale denunciano il governo del Venezuela che “attacca e minaccia i difensori dei diritti umani, accusandoli senza alcun fondamento di cercare di destabilizzare la democrazia nel paese”.
Un gruppo di 28 organizzazioni che si occupano di diritti umani, capitanato da Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw) hanno pubblicato un documento comune nel quale denunciano il governo del Venezuela che “attacca e minaccia i difensori dei diritti umani, accusandoli senza alcun fondamento di cercare di destabilizzare la democrazia nel paese”.
Oltre a Hrw e Amnesty la dichiarazione – pubblicata alla vigilia del Vertice delle Americhe che si aprirà a Panama il 10 aprile – è stata sottoscritta da Transparency International, l’Organizzazione mondiale contro la tortura, la Commissione internazionale di giuristi, il Servizio internazionale per i diritti umani e molte altre Ong venezuelane e internazionali.
“I governi che parteciperanno nel Vertice delle Americhe dovrebbero esigere al governo di Nicolas Maduro che garantisca che i difensori dei diritti umani possano fare il loro lavoro senza temere possibili rappresaglie, giacché la politica di Caracas punta chiaramente a screditare e intimidire le organizzazioni che documentano violazioni dei diritti umani”, si legge nel testo.
Al Summit ci saranno anche Lilian Tintori e Mitzy Capriles, le mogli dei dissidenti venezuelani in carcere Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, per partecipare al forum della società civile che si terrà il 9 aprile,alla vigilia del vertice.
Le due donne parleranno della situazione in cui versano i loro uomini “accusati ingiustamente” di complottare contro il governo del presidente Maduro. Lopez, fondatore del partito Volontà Popolare, è in carcere dal febbraio del 2014 mentre Ledezma, il sindaco oppositore di Caracas, è stato arrestato il 19 febbraio scorso. Secondo la procura l’u0mo era in contatto con due venezuelani espulsi dalla Colombia nel settembre scorso e attualmente accusati di «piani cospirativi» per «destabilizzare il paese» con atti violenti. Lilian e Mitzy chiedono la liberazione immediata dei mariti e quest’ultima ha ottenuto l’appoggio dell’ex premier socialista spagnolo Felipe Gonzalez e
dell’ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, che hanno offerto di collaborare come consulenti alla sua difesa.
Amnesty ha giudicato entrambe le detenzioni “arbitrarie”.
Ma non è tutto. L’8 aprile Pedro Sanchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo, ha espresso al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la sua preoccupazione per la “repressione politica” in Venezuela, in una riunione a New York presso la sede dell’Onu.
“I governi che parteciperanno nel Vertice delle Americhe dovrebbero esigere al governo di Nicolas Maduro che garantisca che i difensori dei diritti umani possano fare il loro lavoro senza temere possibili rappresaglie, giacché la politica di Caracas punta chiaramente a screditare e intimidire le organizzazioni che documentano violazioni dei diritti umani”, si legge nel testo.
Al Summit ci saranno anche Lilian Tintori e Mitzy Capriles, le mogli dei dissidenti venezuelani in carcere Leopoldo Lopez e Antonio Ledezma, per partecipare al forum della società civile che si terrà il 9 aprile,alla vigilia del vertice.
Le due donne parleranno della situazione in cui versano i loro uomini “accusati ingiustamente” di complottare contro il governo del presidente Maduro. Lopez, fondatore del partito Volontà Popolare, è in carcere dal febbraio del 2014 mentre Ledezma, il sindaco oppositore di Caracas, è stato arrestato il 19 febbraio scorso. Secondo la procura l’u0mo era in contatto con due venezuelani espulsi dalla Colombia nel settembre scorso e attualmente accusati di «piani cospirativi» per «destabilizzare il paese» con atti violenti. Lilian e Mitzy chiedono la liberazione immediata dei mariti e quest’ultima ha ottenuto l’appoggio dell’ex premier socialista spagnolo Felipe Gonzalez e
dell’ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, che hanno offerto di collaborare come consulenti alla sua difesa.
Amnesty ha giudicato entrambe le detenzioni “arbitrarie”.
Ma non è tutto. L’8 aprile Pedro Sanchez, leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo, ha espresso al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la sua preoccupazione per la “repressione politica” in Venezuela, in una riunione a New York presso la sede dell’Onu.
venerdì 21 febbraio 2014
Venezuela: Presidente degli Stati Uniti Obama chiede liberazione manifestanti detenuti
Ansa
Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto "la liberazione" delle persone arrestate durante le manifestazioni antigovernative di questi giorni in Venezuela, invitando, inoltre, il presidente Nicolas Maduro al dialogo. Dopo aver definito "inaccettabile" la violenza nel paese, Obama ha respinto le "false accuse" di Caracas contro gli Stati Uniti.
Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto "la liberazione" delle persone arrestate durante le manifestazioni antigovernative di questi giorni in Venezuela, invitando, inoltre, il presidente Nicolas Maduro al dialogo. Dopo aver definito "inaccettabile" la violenza nel paese, Obama ha respinto le "false accuse" di Caracas contro gli Stati Uniti.
"Il Venezuela cerca di sviare le proprie carenze con accuse" contro Washington, ha precisato il presidente degli Stati Uniti, che si trova in Messico per un vertice a tre insieme al Canada. Maduro aveva ordinato questa settimana l'espulsione da Caracas di tre diplomatici statunitensi. "Il governo dovrebbe concentrarsi nel venire incontro alle legittime richieste dei venezuelani", ha aggiunto Obama.
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