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domenica 29 maggio 2016

Migranti: Grecia, Unhcr dopo sgombero Idomeni sistemazione in siti indecenti

AnsaMed
Ginevra - L'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha espresso oggi "seria preoccupazione per le condizioni al di sotto degli standard" di diversi siti nel nord della Grecia, dove i rifugiati e migranti sono stati evacuati questa settimana dal sito di Idomeni.
A Sindos ci sono tre hangar polverosi dove l'aria è irrespirabile, c’è poca luce
e ci sono appena 18 bagni per 600 persone, tra cui moltissimi bambini e diverse donne incinte
Antonio Nicolini, volontario Hopeful Giving
"L'Unhcr esorta le autorità greche, con il supporto finanziario fornito dall'Unione europea, a trovare rapidamente migliori alternative", ha detto a Ginevra la portavoce dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati Melissa Fleming.

Se è vero che a Idomeni, un campo di fortuna, i rifugiati erano ospitati in pessime condizioni ed era necessario trasferirli altrove, le condizioni in alcuni dei siti dove sono portati rifugiati e immigrati sono "ben al di sotto gli standard minimi", ha affermato.

Alcuni rifugiati sono stati trasferiti in depositi o fabbriche in stato di abbandono, all'interno dei quali le tende sono state disposte in modo troppo ravvicinato, c'è poca aria e le forniture di cibo, acqua, servizi igienici, docce e elettricità sono insufficienti. L'Unhcr, pur osservando che lo sgombero di Idomeni si è svolto senza ricorso alla forza, ha anche espresso preoccupazione per casi di famiglie che risultano separate dopo il trasferimento.

martedì 24 maggio 2016

Grecia da' via a sgombero campo Idomeni che ospita migliaia di profughi

ANSA
Il piu' grande del paese, al confine con la Macedonia

Idomeni - Le autorita' greche hanno dato il via all'operazione per sgomberare gradualmente il campo profughi di Idomeni, il piu' grande del paese. Il campo e' situato al confine con la Macedonia e vi ha trova rifugio per mesi una popolazione stimata di oltre 8.400 persone. L'operazione e' cominciata stamane all'alba e ai giornalisti non e' stato permesso l'accesso alla zona.

mercoledì 13 aprile 2016

Idomeni - La nonna greca che «adotta» i profughi

Avvenire.it
Mentre la polizia macedone al confine con la Grecia, lancia gas lacrimogeni e granate stordenti ai rifugiati bloccati da settimane nel campo profughi di Idomeni; dall'altro lato della strada c'è la casa della signora Panagiota Vasileiadou, che accoglie alla sua tavola quegli stessi profughi. Quando entrano in casa, li saluta e li abbraccia come fosse per loro una nonna adottiva.


Panagiota Vasileiadou ha 82 anni e vive in Idomeni, un villaggio con appena 150 abitanti, che è diventato noto perché teatro di una delle più grandi tragedie umanitarie degli ultimi decenni. Dal 9 marzo 2016 quando la rotta balcanica è stata chiusa definitivamente sono rimasti «intrappolati» a Idomeni tra i 10mila e 15mila profughi.

La famiglia Baraa formata da rifugiati iracheni è una delle tante che è stata accolta dalla signora Vasileiadou. «Questa vecchia donna ha reso la nostra vita più facile. Io la ringrazio tanto - spiega il padre della famiglia irachena - La sua generosità rappresenta il popolo greco».
Ma i Baraa non sono gli unici: in questi ultimi mesi Panagiota ha accolto centinaia di profughi e ha donato loro cibo, vestiti e quel poco che può comprare con una pensione che è l'equivalente di circa 450 dollari al mese. «A volte ho fatto torte di formaggio, uova, panini. Sapevo che sarebbero passate cinque, dieci, quindici persone e gliel'ho date».

Panagiota sa molto bene cosa vuol dire rimanere senza niente: lei è figlia di profughi e ha perso tutto durante la seconda guerra mondiale. «Avevo sette anni quando la nostra casa è stata bruciata. Non avevamo più né un cucchiaio, né una forchetta, né pane né vestiti. L'unica cosa che c'era rimasta era la camicia da notte che indossavamo quella notte quando la casa è stata bruciata».

Sebbene non ci siano lingue in comune tra Panagiota e i profughi che incontra e ospita a casa sua, poiché lei parla solo il greco, la comunicazione funziona ugualmente. I gesti e gli abbracci fanno molto più delle parole: sono il cuore del linguaggio universale della solidarietà, che non conosce confini.

martedì 12 aprile 2016

Idomeni, si è sparato ad altezza di bambino. MSF tre bambini feriti

ANSA
Roma - Negli scontri di due giorni fa a Idomeni si è sparato "ad altezza di bambino"



Lo ha denunciato Loris De Filippi, presidente di Medici senza Frontiere, a margine di una conferenza stampa a Roma. 

"Negli scontri - ha detto - almeno 200 persone sono rimaste ferite da gas lacrimogeni e altre 37 da proiettili di gomma sparati ad altezza non di uomo ma di bambino. Almeno tre bambini sono rimasti feriti da questi proiettili". 

"E' una situazione aberrante - ha aggiunto - creata dall'Europa e non risolta dall'Europa". "Se non ci fossero le organizzazioni internazionali a Idomeni - ha denunciato De Filippi - sarebbe un disastro". 

"E non dimentichiamoci - ha aggiunto - che Idomeni è solo una parte del problema greco. Ci sono complessivamente oltre 50 mila persone bloccate all'interno del Paese in questo momento, molte delle quali si trovano in porti come ad esempio al Pireo, dove sono in quattromila".

lunedì 11 aprile 2016

Idomeni: “ll fallimento dell'Europa!" Reazione sproporzionata. Donne e bambini colpiti.

La Repubblica
Da uno dei cooperanti di Intersos la testimonianza diretta dal confine greco-macedone. Solo una piccola parte degli oltre 11mila profughi presenti nel campo partecipa alla protesta, annunciata dal passaparola dei giorni precedenti. A manifestare sono gli uomini più giovani. Si ha bisogno di medicinali, assistenza sanitaria e psicologica
Il gas arriva nel campo e colpisce donne e bambini
Idomeni - Il momento peggiore è quando la brezza che soffia dalle montagne oltre confine spinge il fumo e l'odore acre dei lacrimogeni tra le tende del campo di Idomeni. L’immagine dei bambini con il volto coperto in fuga dal gas, i malori, le crisi respiratorie, gli occhi che bruciano curati con acqua e limone: l’ultima, assurda, fotografia di una domenica mattina di tensione e di scontri tra i profughi che manifestano tentando di abbattere la doppia recinzione di filo spinato che oggi segna la frontiera dell’Europa e la polizia macedone, la cui reazione assolutamente sproporzionata lascia feriti sul campo ed esaspera ulteriormente animi già esacerbati.



Tanti, tanti bambini. Solo una piccola parte degli oltre 11mila profughi presenti nel campo partecipa attivamente alla protesta, annunciata dal passaparola dei giorni precedenti. A manifestare sono soprattutto gli uomini più giovani. I più restano a guardare, molti con scetticismo (“è tutto inutile” - ci dicono – “ho bambini piccoli, non posso rischiare”), altri con la speranza che, finalmente, succeda qualcosa. Intere famiglie sono arrivate anche dai campi vicini – zaino in spalla – seguendo le voci che dicono “stavolta si passa davvero”. Voci che passano di bocca in bocca, di tenda in tenda, di crocicchio in crocicchio. In questo momento due cose colpiscono quando si arriva a Idomeni: la quantità di bambini, ovunque (i minori sono circa il 40% della popolazione del campo), e la fame di notizie di persone che ti fermano continuamente chiedendoti cosa sai, cosa scrivono i giornali, che ne sarà di loro.

Ad esasperare di più è l'incerterzza. La tensione che porta una parte dei profughi di Idomeni a inscenare proteste ormai ricorrenti e a cercare, con disperata velleità, di aprirsi un varco nella recinzione alla frontiera, è la conseguenza di una situazione che peggiora di giorno in giorno, e su cui pesano diversi fattori. C’è innanzitutto la stanchezza di persone costrette ormai da molte settimane a vivere nel fango, in condizioni ben lontane da standard minimi di dignità (a Idomeni – come negli altri campi più piccoli disseminati nel territorio circostante – i bisogni sono enormi: beni di prima necessità, medicinali, assistenza sanitaria e psicologica - e l’aiuto ancora largamente insufficiente). C’è, sempre di più, l’esasperazione per la totale mancanza di certezze sul proprio futuro e per la disorganizzazione e la lentezza delle procedure da seguire per la domanda di ricollocazione in altri paesi europei o per le pratiche ricongiungimento famigliare. C’è, infine, e non ultima, la paura di queste persone in fuga da guerre e violenze che, - soprattutto accettando il trasferimento nei campi “ufficiali”, per quanto assolutamente precari, che l’esercito greco sta allestendo in vari siti del paese - il mondo si scordi di loro.
[...]

domenica 10 aprile 2016

Idomeni, manifestazione di migranti, polizia macedone lancia lacrimogeni, molti feriti.

La Repubblica
Oltre 500 persone cercano di abbattere barriera confine dopo aver saputo che le autorità di Skopje non avrebbero aperto i confini tra Grecia e Macedonia. Msf: "Decine di feriti"
Idomeni - La polizia macedone ha usato gas lacrimogeni contro i migranti - oltre 500 - che dal lato greco della frontiera hanno tentato di abbattere la recinzione di filo spinato del campo di Idomeni per sconfinare in Macedonia. 
Bambino colpito dai lacrimogeni a Idomeni
L'accordo tra Ue e Ankara sull’ingresso nell’Unione e sulla gestione dei migranti vacilla: continua a salire la tensione a Idomeni, il villaggio greco al confine con la Macedonia dove migliaia di migranti (l'ultimo censimento ha contato 11.269 rifugiati) restano tuttora accampati nella speranza che Skopje decida di riaprire la frontiera.

Hanno lanciato sassi contro la polizia macedone. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni in risposta", ha detto un funzionario macedone coperto dall'anonimato, aggiungendo che la recinzione non è stata sfondata ed è dunque ancora in piedi. La polizia greca non è intervenuta.
Medici senza frontiere: "Decine di feriti". Decine di migranti sono rimasti feriti durante gli scontri, ha denunciato Medici Senza Frontiere: "Molti hanno problemi respiratori e tre di loro sono stati trasferiti all'ospedale di Kilkis", ha detto Achileas Tzemos, un responsabile di Msf. La polizia macedone, dal canto suo, ha fatto sapere che tre agenti sono stati feriti dal lancio di pietre.

L'imbuto dei Balcani. La chiusura delle frontiere di Austria, seguita dai paesi dei Balcani (Croazia e Slovenia) devia il flusso dei migranti in Grecia, dove restano bloccati al confine con la Macedonia. Qui, a Idomeni, non si sa come ospitarli visto che la frontiera è chiusa. Per questa ragione il governo greco ha chiesto a Skopje di riaprirla. Ma senza ottenere risposta.

La causa dei disordini. Il gruppo avrebbe tentato di sfondare la barriera dopo aver sentito parlare gli attivisti delle diverse organizzazioni non governative di una possibile imminente apertura dei confini tra Macedonia e Grecia. Nel campo era stato diffuso un volantino in cui si proponeva una "marcia" verso il confine. Ma quando la polizia macedone ha negato le voci di una possibile apertura della frontiera, i migranti - tra i quali c'erano anche bambini - hanno tentato di scavalcare la recinzione ed entrare in Macedonia.

giovedì 24 marzo 2016

UNHCR e MSF lasciano gli hotspot in Grecia, diventati centri di detenzione.

Blog Diritti umani - Human Rights
A Idomeni e in altre località della Grecia, si moltiplicano le manifestazioni di protesta dei profughi, bloccano valichi di frontiera e autostrade contro l'accordo UE-Turchia.

Foto Ansa
La chiusura della rotta balcanica ha bloccato 15.000 rifugiati  al confine che non vogliono arrendersi nel proseguire il viaggio verso l'Europa occidentale.


I "centri" sono tendopoli di fortuna immerse nel fango. [foto:Ansa]
Intanto, dopo l'Unhcr che ha interrotto la sua azione negli hotspot, che considera ora 'centri di detenzione' dopo l'accordo Ue-Turchia sui rimpatri, anche Medici Senza Frontiere ha deciso di sospendere le proprie attività all'hotspot di Moria, sull'isola di Lesbo, una "decisione presa a seguito dell'accordo tra l'Unione Europea e la Turchia che porterà al ritorno forzato di migranti e richiedenti asilo dall'isola greca".

lunedì 14 marzo 2016

Rifugiati - Guadano un fiume vicino al campo di Idomeni per raggiungere la Macedonia - In tre sono affogati nel tentativo

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il fiume Konska scorre lungo il confine tra Grecia e Macedonia, a pochi chilometri da Idomeni, luogo del campo profughi dove decine di migliaia di migranti sono stipati in attesa di passare il confine. 

Scoperta la possibilità di guadare il fiume per raggiungere la Macedonia centinaia di persone hanno lasciato il campo oggi e hanno tentato questa nuova via per passare il confine. 

In tre sono affogati, due uomini e una donna, nel tentativo di attraversare il fiume.








Fonte: Repubblica

sabato 12 marzo 2016

Grecia Rifugiati - Condizioni nel campo di Idomeni peggiorano di giorno in giorno

Blog Diritti Umani - Human Rights
I rifugiati sono ancora nel campo si Idomeni nel nord della Grecia dopo la 
completa chiusura delle frontiere compiuta da parte delle autorità della Macedonia avvenuta negli ultimi giorni, e la pioggia torrenziale ha reso le condizioni di vita nel campo ancora più critiche.

"La situazione è soffocante come sempre mentre sempre più persone stanno arrivando ogni giorno a piedi," lo afferma il coordinatore della Croce Rossa Ellenica nel nord della Grecia, Despina Filipidaki, ha detto a Kathimerini il Mercoledì.

"Il problema più grande è che le cattive condizioni di vita stanno peggiorando le condizioni sanitarie", ha aggiunto.
Secondo le ultime stime, più di 12.000 rifugiati sono accampati lì in condizioni deplorevoli mentre un ulteriore 3.050 sono a porto del Pireo, portando il numero totale dei migranti in tutta la Grecia a 35.945.

Giorgos Kyritsis, portavoce del organo di coordinamento per la gestione dei flussi migratori, ha ribadito che la priorità principale è quello di evacuare Idomeni e "Trasferire le persone in strutture che offrano migliori condizioni di vita."

Ma, ha detto, non sarà un compito facile convincere i rifugiati. Né sarà facile superare la reazione degli abitanti delle zone dove verranno insediati i nuovi rifugi.


ES

fonte: www.ekathimerini.com