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mercoledì 9 ottobre 2019

Ghana - Pena di morte - In 180 nel braccio della morte ma non ci sono esecuzioni da 26 anni.

Corriere della Sera
Dal 1993, nessun presidente del Ghana ha mai firmato decreti di esecuzione di condanne a morte. Eppure 174 uomini e sei donne, quasi tutti condannati all'impiccagione per omicidio, si trovano nel braccio della morte della prigione di Nsawam, nella capitale Accra. 

In una recente intervista al quotidiano "Daily Graphic", il portavoce della direzione delle carceri ha detto che "tante persone nel mondo chiedono l'abolizione della pena di morte" e che questo potrebbe essere uno dei motivi per cui nessun presidente ha osato da 26 anni dare via libera a un'esecuzione.

Allora, a che serve questa agonia? Nel paese si parla di una nuova legge di amnistia che potrebbe portare alla commutazione automatica di una condanna a morte se non eseguita entro 10 anni. L'ultima, nel 2016, ha determinato tre di queste commutazioni. 

Alla vigilia della Giornata mondiale contro la pena di morte del 10 ottobre, l'attuale presidente Nana Akufo-Addo potrebbe prendere il coraggio a due mani: svuotare il braccio della morte e abolire una sanzione che da un quarto di secolo in Ghana non si usa più.

Riccardo Noury

sabato 13 giugno 2015

Human Right Watch - Bambini sfruttati nelle miniere d’oro del Ghana

Pressenza
“Migliaia di bambini” lavorano nelle miniere d’oro del Ghana, in impianti per lo più “senza licenza o sfruttati in maniera artigianale”. La denuncia arriva dall’organizzazione non governativa Human Rights Watch che in occasione della giornata mondiale contro il lavoro minorile ha reso noti i risultati di una sua indagine.


Ragazzi che spesso non hanno più di 15-17 anni vengono, in particolare, impiegati per il trasporto di pesanti carichi nelle gallerie delle miniere e sono a rischio di sviluppare malattie respiratorie o di essere avvelenati dal mercurio, che altri di loro usano per la lavorazione del minerale.

Ad arrestare il problema – nota Human Rights Watch – non bastano i controlli che sono effettuati regolarmente da 5 delle 6 aziende che si occupano di raffinare l’oro ghanese. In molte di queste ispezioni, infatti, ha spiegato la ricercatrice di HRW Juliane Kippenberg, si riscontrano carenze.

A mancare, in particolare è un monitoraggio costante e anche al governo ghanese, in questo senso, sono state attribuite responsabilità. Il locale ministero del lavoro, tuttavia, ha ribadito di non potere affrontare efficacemente il fenomeno “per un problema di risorse”.

Il dossier, presentato ad Accra, è il risultato di indagini condotte nelle regioni di Western, Central e Ashanti, intervistando decine di bambini-lavoratori nelle miniere d’oro. Questo minerale, dopo il petrolio, è la più importante fonte di reddito per il Ghana, che ne è il secondo produttore africano alle spalle del Sudafrica.

lunedì 4 agosto 2014

Ebola: Ghana, restrizioni a movimenti rifugiati da Liberia

AGI
Accra - Nell'intento di arginare il piu' possibile l'epidemia di Ebola scoppiata nell'Africa occidentale, le autorita' del Ghana hanno deciso d'imporre restrizioni temporanee ai movimenti dei rifugiati dalla Liberia, uno dei tre Paesi piu' colpiti dal morbo insieme a Guinea e Sierta Leone, che tuttora risiedono sul loro territorio: lo ha annunciato l'apposita commissione inter-ministeriale ghanese incaricata di mettere a punto misure di prevenzione. 


L'obiettivo consiste nell'evitare contatti diretti tra i lavoratori periodici liberiani e i connazionali che, anche due decenni dopo la fine della guerra civile in patria, continuano a vivere nel campo profughi di Buduburam, 44 chilometri a ovest di Accra. Tra gli altri provvedimenti, l'inasprimento dei controlli all'aeroporto internazionale di Kotoka, alle porte della capitale, e il rafforzamento della presenza di unita' dell'Esercito lungo la frontiera, onde impedire l'ingresso di immigrati clandestini potenzialmente portatori del letale virus.

lunedì 30 giugno 2014

Il Ghana verso l’abolizione della pena di morte

ilReferendum
Il Ghana è pronto per abbandonare la pena di morte. Il Paese potrebbe essere il 12° stato africano ad abolire la pena capitale in favore di altre soluzioni detentive. Gli elettori ghanesi, infatti, verranno chiamati a votare un referendum per scegliere se abolire o mantenere la pena. La consultazione avverrà molto probabilmente il prossimo novembre.

Emmanuel Victor Oware Dankwa
(fonte: www.gillbt.org)
Il professor Emmanuel Victor Oware Dankwa, presidente della Commissione di revisione della Costituzione, ha fatto sapere che in caso di esito positivo la pena capitale verrà sostituita con una pena detentiva a vita. Con l’occasione i votanti verranno chiamati ad esprimersi anche su altri due quesiti. 

Il secondo riguarda la possibilità che il presidente possa dichiarare guerra solo se il parlamento rettifica la sua decisione nelle 72 ore successive; la terza prevede che il presidente neo-eletto possa giurare, non di fronte al parlamento, ma davanti al capo della corte suprema.

Dankwa ha detto anche che la commissione ha ricevuto sotto varie forme, dalle lettere ai social network, oltre 83,161 segnalazioni per le modifiche costituzionali. Tra i vari emendamenti alcuni riguardavano anche le modalità di concessione della grazia. 

Secondo le prime bozze, per alcuni reati come tradimento, rapina, omicidio e delitti legati al traffico di droga, la grazia non sarebbe più nelle mani del presidente ma di un comitato indipendente.
Dankwa ha inoltre spiegato che la consultazione avverrà probabilmente in concomitanza con le elezioni locali di Novembre. L’obbiettivo di questa unione è duplice. Da un lato si punta a risparmiare sui costi di segreteria; dall’altro si vuole far in modo che l’affluenza dei votanti si assesti sopra il 40%. Secondo alcune rilevazione oltre il 75% dei potenziali lettori sarebbe favorevole ai quesiti referendari.

Non tutti gli addetti ai lavori si sono detti entusiasti di questa consultazione. Akuriba Yaagy, comandante di polizia della regione est del paese, ha espresso tutto il suo disappunto per la possibile abolizione della pena. Yaagy, portando l’esempio di molti Stati americani, ha insistito sul fatto che l’abolizione farebbe venire meno la capacità deterrente della pena incentivando rapinatori e assassini. La posizione di Yaagy fa leva sul fatto che negli ultimi 20 anni ogni condanna a morte è stata poi commutata in una condanna a vita.

[...]

In Africa comunque la battaglia del Ghana non è la sola. Il rapporto di Amnesty riporta infatti che sono stati compiuti significativi passi avanti anche in Benin e Sierra Leone.

di Alberto Bellotto (@albertobellotto)

giovedì 2 maggio 2013

Ghana - I capi di sette città del nord vietano la pratica tradizionale che ha causato la morte di migliaia di bambini disabili

Il Post

I “bambini posseduti” in Ghana

Pochi giorni fa le autorità locali di sette città del Ghana, tutte della regione settentrionale di Kassena-Nankana, hanno introdotto un importante divieto volto a eliminare una delle pratiche più inumane diffuse storicamente nella regione: l’uccisione dei bambini gemelli, o nati con disabilità fisiche o problemi vari di alimentazione, che vengono considerati “posseduti” e portatori di disgrazie.
Questa pratica è radicata in tutto il Ghana, ma la regione di Kassena-Nankana è quella in cui negli ultimi anni si è verificato il numero più alto di casi. L’associazione Afrikids, che da 12 anni lavora in Ghana per la promozione dei diritti dei bambini, ne ha raccontato in dettaglio le condizioni e il funzionamento in un articolo pubblicato sul Guardian nel dicembre 2007.

Nel nord del paese il compito di dichiarare un “bambino posseduto” è sempre stato del padre, mentre la madre non ha mai avuto alcuna voce in capitolo. Nei casi in cui il villaggio di appartenenza della famiglia era colpito da qualche disgrazia o in cui la madre si era ammalata durante il parto, la colpa veniva data al bambino, che veniva avvelenato e ucciso. Lo stesso poteva capitare a bambini di famiglie molto povere: nei casi di grande malnutrizione la stessa famiglia poteva decidere di etichettare il bambino come “posseduto” così da avere una persona in meno da sfamare.

Il compito di somministrare il veleno ai bambini era affidato ai cosiddetti “uomini intruglio”, che svolgevano una vera e propria professione. I corpi dei “bambini posseduti” venivano poi sepolti in luoghi particolari, lontani dal loro villaggio di nascita. Dopo tre giorni dalla morte, l’”uomo intruglio” tornava nel villaggio a svolgere alcuni riti tradizionali che servivano a mandare via gli spiriti maligni dalla casa della famiglia del bambino ucciso. Se il bambino era un maschio, l’”uomo intruglio” donava alla famiglia quattro galline, una faraona e una capra. Se invece era una femmina, solo una gallina e una faraona. Ora, secondo le nuove disposizioni delle autorità locali, questi uomini svolgeranno un lavoro completamente diverso, aiutando i bambini disabili a prendere coscienza delle loro condizioni e a far valere i loro diritti. Chi non rispetterà le nuove disposizioni verrà consegnato alla polizia. Secondo Nicholas Kumah, direttore di Afrikids Ghana,sarebbero già 30 gli “uomini intruglio” reclutati per lavorare con i bambini con disabilità.

Nel gennaio 2013, il reporter investigativo ghanese Anas Aremeyaw Anas realizzò un breve documentario per il canale “People & Power” della televisione del Qatar Al Jazeera, in cui raccontò nei dettagli il fenomeno dei “bambini posseduti”, raccogliendo diverse testimonianze delle popolazioni locali e delle forze di sicurezza nella regione settentrionale del Ghana.

L’associazione Afrikids ha cercato, con successo, di sensibilizzare le popolazioni locali sulla necessità di eliminare questa pratica. Nel corso degli anni ha avviato sempre più laboratori con i capi villaggio e con gruppi di donne, stimolando il confronto anche con quei bambini che erano considerati “posseduti” ma che erano sopravvissuti all’avvelenamento. Inoltre, Afrikids ha lavorato molto sulla creazione di alternative professionali alla categoria di “uomini intruglio”, permettendo a queste persone di guadagnarsi da vivere con altre attività. L’associazione ha concesso anche diversi prestiti a molte donne, in modo che potessero dare vita a piccole imprese che migliorassero la loro condizione economica.

Naba Akwara Adumbire, reggente della città di Sirigu, nel nord del Ghana, ha chiesto al governo ghanese di costruire nella zona un centro medico e una scuola per i bambini che si trovano in condizioni di salute particolari. Per il momento, comunque, Afrikids sta creando dei centri di recupero appositi per i bambini disabili, in modo da consolidare, e possibilmente estendere, l’efficacia della nuova regola introdotta nelle sette città ghanesi.

foto: JOE KLAMAR/AFP/Getty Images

venerdì 26 aprile 2013

Ghana - La tragedia delle donne accusate di magia nera a rischio di sevizie e torture

La Repubblica
Il Reportage:Ghana, nel ghetto delle streghe
La tragedia delle donne accusate di magia nera a rischio di sevizie e torture. "Hanno diffuso la voce della mia potenza malefica e la gente mi evitava, tutti avevano paura di me"
TAMALE (nord Ghana) - È un destino infame quello delle donne di Gnani, villaggio-rifugio delle "streghe", in fuga da famiglie e comunità che danno loro la responsabilità delle peggiori sciagure. Una sorte che le ha rese detenute con la formula "fine pena mai", costrette a sopravvivere nella più umiliante delle dipendenze, quella di chi pur avendo di che campare, è costretto ad affidarsi alla solidarietà e al sostegno altrui. Aiuti supportati da progetti che Action Aid UK sviluppa da queste parti, dove anche Acion Aid Italia opera, nel rispetto del ruolo che la grande Ong internazionale s'è ritagliata nel mondo della cooperazione, quello del difficile lavoro nel far emergere la consapevolezza dei diritti nella coscienza degli ultimi della Terra.

Nei sei villaggi-ghetto. Una condizione umana, quella delle "streghe" di Gnani - identico a quella delle persone ospiti in altri cinque villaggi-ghetto: Gambaga, Kukuo, Bonyase, Nabuli e Kpatinga - che trova ragione nelle oscurità più profonde e nascoste dell'animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell'ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari. Da millenni, infatti, l'esclusione sociale, la segregazione, il mobbing, come lo chiamiamo dalle nostre parti, fino all'eliminazione fisica di chi viene accusato
di stregoneria, rappresentano le soluzioni suggerite nei capitoli non scritti della legge che regola le relazioni fra gli uomini.

Il contrasto con il resto. Tutto ciò risulta tanto più dissonante, a colpo d'occhio, quanto più si pensa di essere nello stato del Ghana, di cui si sente parlare spesso perché annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la "perla" dell'Africa occidentale, ex fiore all'occhiello dell'impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il più alto livello di scolarizzazione dell'Africa occidentale (quasi l'85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio. Una nazione che custodisce la speranza per milioni di africani, ansiosi di accorgersi non è più un miraggio il riscatto economico, sociale, culturale di milioni di persone e che è dunque possibile realizzare l'idea di una maggiore equità nella diffusione della ricchezza. Dunque, di fronte a tutto questo, incontrare tutte assieme un centinaio di "streghe", e sentire da loro le storie terribili che si portano dentro, fa davvero un certo effetto.

L'istruttoria. Nel villaggio di Gnani, che ci ha ospitato per una mezza giornata, assieme ai cooperanti di Action Aid, vivono 254 "streghe" 39 "stregoni", assieme a 17 bambini e 54 bambine, che per lo più fanno da badanti a quelli che per loro sono nonni, o parenti di due generazioni più anziani. Bambini senza scuola, e assistiti in tutto e per tutto. Nei sei villaggi-rifugio ci sono 567 persone, in prevalenza donne, nelle stesse condizioni. Le "istruttorie" di ingresso nel villaggio le coordina Al Assan Shei, eletto capo della comunità per diritto ereditario, in quanto appartenente ad una importante clan. "Lui, come moltissime persone nei diversi strati società ghanese, anche i più alti, spiega un rappresentante di Action Aid che fa da interprete - crediamo nella stregoneria. Pensiamo che i flussi malefici possano attraversare alcune persone e scagliarsi contro il mondo circostante, provocando anche disastri. Il problema è stabilire se queste accuse di stregoneria sono accuse strumentali, oppure se hanno un qualche fondamento. Questo è l'incarico che spetta al capo villaggio".

Le storie. Racconta Fanli, una delle "streghe" ospiti da 15 anni a Gnani, che non vuole rivelare la sua età: "Quando è morto mio marito la sua famiglia ha cominciato a diffondere la voce che a mandarlo all'altro mondo ero stata io, con la mia potenza malefica. Ho passato periodi d'inferno. Nessuno mi parlava più, la gente mi evitava, la mia stessa famiglia mi teneva alla larga. Tutti avevano paura di me. Arrivata qui sono stata giudicata innocente. Però io sono voluta restare qui, non ci tornò da quelli. Mi fanno paura".

La prova del pollo. Simile è la storia di Waapu Nojnu, 60 anni da poco compiuti. Lei, considerata responsabile della morte del figlio del suo terzo genito, è stata "condannata" dopo la terribile "prova del pollo". Che consiste nell'ammazzare l'animale per poi constatare se il suo collo cade all'indietro, oppure in avanti. Se si verifica questa seconda ipotesi, il soggetto in esame viene considerato strega o stregone. Bene, Waapu è stata sfortunata con il pollo ed è qui da circa 20 anni. Sta bene in salute, ma a sentendola parlare si coglie tanta rabbia e amarezza nella sua voce.

Un fenomeno diffuso. Nei villaggi polverosi delle comunità rurali isolate l'aggressione di chi lancia accuse di stregoneria viene coltivata nell'indigenza, questo è certo. Ma - stando a quanto raccontano molti fra coloro che operano nell'ambito umanitario in questa regione del Ghana - il fenomeno è assai più diffuso e coinvolge anche strati insospettabile della ancora acerba borghesia ghanese, dei professionisti, persino del ceto accademico. Si racconta di fior di studiosi, che vantano credenziali prestigiose e master universitari ottenuti in Europa o megli Usa, arroccati nella loro convinzione dell'esistenza di forze occulte e sortileggi dai quali occorre difendersi. C'è chi giura, tra persone altrimenti serie e affidabili, di aver visto "streghe volare o correre da una parte all'altra di una stanza, a testa in giù".

La magia nera nelle metropoli. Dunque, il fenomeno della stregoneria in Africa "non sempre e non solo ha a che con l'ignoranza e con la clausura culturale" - rifletteva tempo fa un professore di storia incontrato a Ouagadougou, in Burkina Faso - la dimensione soprannaturale si è trasferita da 25-30 anni a questa parte dai villaggi rurali alle metropoli, raggiungendo anche gli ambienti a più diretto contatto, d'affari e non, con l'Europa". Insomma, da Accra a Lomè, da Lagos a Freetown, da Abidjan a Ouagadougou, dilaga il timore della magia nera. Così se nelle comunità lontane e povere le "streghe" e gli "stregoni" sono rinchiusi nei ghetti come Gnani, nelle metropoli africane, gli "indemoniati porta sfiga" fanno i soldi a palate, per eliminare nemici, assicurare successo in amore, risolvere problemi coniugali, e - pare - anche per far tornare fertile chi non riesce ad avere figli.