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venerdì 28 febbraio 2020

Francia. Asia Bibi, simbolo della lotta contro la legge sulla blasfemia, ora è cittadina onoraria di Parigi. E ringrazia anche l'Italia.

Avvenire
La mamma pachistana, simbolo della lotta contro la legge sulla blasfemia, spera di potersi stabilire nella capitale. E dice: «Vorrei incontrare papa Francesco»


«L’Italia? Vi ringrazio tutti per avermi così tanto aiutata. Vorrei venire, vorrei incontrare il Papa. Spero che questo momento possa giungere presto». 

Al tramonto, sullo sfondo della Cattedrale di Notre-Dame in cantiere, in un salone d’onore al piano superiore del Municipio di Parigi, Asia Bibi è stata appena ricoperta d’applausi dalle autorità civili e religiose presenti, giunte per assistere alla consegna ufficiale del titolo di cittadina d’onore della capitale francese.

Proprio quella Francia in cui la perseguitata pachistana sogna di stabilirsi, come ha già fatto sapere. Ma al microfono di Avvenire, giornale che si impegnato in ogni modo per la sua liberazione, seguendo passo passo tutta la sua vicenda, la madre di famiglia condannata a morte nel proprio Paese, poi in cella per anni solo perché cristiana, non dimentica il sostegno anche degli altri Paesi, Italia in testa.

Ci stringe la mano a lungo, ha un sorriso di una calma quasi sconcertante, quando si pensa al calvario vissuto a partire dal 2009 a seguito di accuse fantasiose di blasfemia piombate come una mannaia. Ma adesso, riceve gesti calorosi da tutti, si lascia fotografare, giganteggia nel suo vestito tradizionale marrone nonostante la sua statura così minuta. Intanto, con aria fra il timido e il trasognato, il marito e i figli restano ad ammirare quest’abbraccio simbolico fra la grande capitale, avamposto dell’Europa e di tutto l’Occidente, e il pilastro della loro famigliola. 

Daniele Zappalà

mercoledì 8 maggio 2019

Finisce l’incubo di Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia in Pakistan. Dopo l'assoluzione, raggiunge le sue figlie in Canada.

La Stampa
Madre di 5 giovani, trova scampo all’estero a pochi mesi dall’annullamento della sua condanna a morte che ha causato proteste di massa da parte di estremisti islamici.


Asia Bibi, la donna cristiana al centro di un decennale caso di accuse di blasfemia, ha lasciato il Pakistan, a pochi mesi dall’annullamento della sua condanna a morte che ha causato proteste di massa da parte di estremisti islamici.
 

Lo hanno riportato i media locali prima che il legale Saif Ul Malook confermasse che la sua assistita è arrivata in Canada. Si tratta dell’ultimo capitolo di una vicenda che ha scatenato dimostrazioni violente e omicidi di alto profilo, mettendo in luce l’aumento dell’estremismo religioso in ampie sezioni della società pakistana.

La storia risale al 14 giugno 2009. Asia Naurin Bibi, madre di cinque figli, mentre si trovava a lavoro ha iniziato a discutere con altre lavoratrici di fede musulmana. Quelle stesse donne l’hanno denunciata, pochi giorni dopo, sostenendo che durante il litigio avesse offeso il Profeta Maometto.

Bibi, contadina della provincia centrale del Punjab, è stata condannata per blasfemia nel 2010 ed è rimasta nel braccio della morte fino alla sua assoluzione l’anno scorso. Il suo caso è diventato rapidamente noto in Pakistan, attirando l’attenzione mondiale sull’estremismo nel Paese, nel quale la blasfemia è considerato un reato da punire con la pena di morte. Bibi è tecnicamente libera di lasciare il Pakistan da gennaio. Da allora, si ritiene che la donna sia stata tenuta in custodia cautelare dalle autorità in attesa di un accordo di asilo in un Paese terzo.

Non è chiaro quando Bibi abbia lasciato il Paese, ma ora ha raggiunto le sue figlie, già in precedenza fuggite in Canada.

martedì 29 gennaio 2019

Pakistan. Asia Bibi, l'ultima sentenza: è libera di lasciare il Paese - La Corte Suprema respinge ricorso contro la sentenza di assoluzione

Avvenire
Finalmente è del tutto libera. Asia Bibi è libera di lasciare il Pakistan. La Corte Suprema ha respinto il ricorso contro la sentenza che il 31 ottobre scorso l'aveva assolta dal reato di blasfemia. 


«Basandosi sul merito, questa richiesta di revisione è rigettata» ha decretato il presidente del collegio giudicante Asif Saeed Khosa questa mattina. Ora la madre cristiana, che ha trascorso in carcere oltre 9 anni, è libera di lasciare il Paese, ricongiungendosi probabilmente alle figlie che potrebbero essere già all'estero. Nella zona del tribunale, oltre alla polizia, erano state schierate anche truppe paramilitari per contrastare eventuali incidenti di piazza.
Il giudice: non si punisce un innocente
Secondo il giudice il firmatario del ricorso «non è stato in grado di individuare alcun errore nel verdetto della Corte Suprema che ha assolto Asia Bibi». Durante l'udienza, l'avvocato Ghulam Ikram, legale del ricorrente Qari Muhammad Salaam, aveva chiesto che a giudicare la richiesta fosse un tribunale più ampio che includesse anche religiosi islamici e ulema. Dura la risposta del presidente: «Il verdetto è stato emesso sulla base di testimonianze. Secondo l'islam una persona dovrebbe essere punita anche se non è stata giudicata colpevole? Ci dimostri cosa c'è di sbagliato nel verdetto».

Accanto a lei, il marito e l'avvocato
Fino ad oggi, dopo la sentenza di assoluzione, Asia Bibi si trovava sotto protezione in una località segreta in Pakistan. Libera a metà, non più detenuta ma impossibilitata a lasciare il Pakistan dove l'odio di gruppi fondamentalisti islamici avrebbe potuto significare per lei una concreta minaccia di morte. In questi mesi ha sempre avuto accanto il marito Ashiq Masih, mentre le figlie potrebbero essere già in Canada, dove avevano chiesto asilo, anche se le autorità di Ottawa non hanno finora confermato la notizia circolata tra la diaspora pachistana e sui media anglosassoni. Asia Bibi è madre di cinque figli, i maschi Nasim e Imran, e le ragazze Asha, Sidra, ed Esham, colpita da disabilità.

Lo storico avvocato difensore della donna, il musulmano Saiful Malook, era stato fuggito ad Amsterdam il 3 novembre, per il rischio di azioni punitive nei suoi confronti, e da lì era andato nel Regno Unito, ma ha deciso di rientrare in Pakistan proprio per essere presente alla sentenza odierna. Una scelta che Malook ha definito «permanente» ma, ha ammesso, «non immune da rischi», nonostante la richiesta di protezione avanzata al premier Imran Khan.
Gli estremisti sono stati isolati
Dopo l'assoluzione di Asia Bibi, gli estremisti musulmani del Tehreek and Labbaik Pakistan (Tlp) avevano inscenato manifestazioni anche violente, con incidenti e devastazioni, invocando la pena capitale per la cristiana. Le proteste erano rientrate solo dopo l'assicurazione da parte del governo che l'Alta Corte avrebbe riesaminato il caso.

Arrestati a migliaia con i loro leader, è stata fatta terra bruciata attorno a loro, lasciando come unico pretesto la richiesta di sovvertimento della sentenza attraverso l'ultimo appello del "grande accusatore", un imam. Oggi si è chiuso anche quest'ultimo capitolo.

mercoledì 9 gennaio 2019

Pakistan. «Nessuno è infedele»: 500 imam si schierano con Asia Bibi

Avvenire
Svolta dei predicatori: la «Dichiarazione di Islamabad» condanna le discriminazioni delle minoranze.

«Uccidere con il pretesto della religione è contrario ai precetti dell’islam». Inizia così la “Dichiarazione di Islamabad”, firmata domenica durante un incontro organizzato dal Consiglio pachistano degli ulema. Oltre cinquecento imam di tutto il Paese hanno sottoscritto il documento che condanna senza mezzi termini violenze e discriminazioni sulle minoranze e chiede il rispetto per tutti i pachistani, a qualunque religione appartengano. 

Un passo non da poco, «in una nazione in cui i fondamentalisti si accaniscono sugli appartenenti a fedi minoritarie, in particolare cristiani, ahmadi e sciiti. La stessa legge anti-blasfemia viene spesso impiegata arbitrariamente come strumento di persecuzione nei confronti di questi ultimi. A rendere ancora più eccezionale la Dichiarazione, una risoluzione ad essa allegata in cui i predicatori islamici fanno un esplicito riferimento ad Asia Masih, ovvero Asia Bibi, emblema degli abusi della normativa anti-blasfemia.

Arrestata il 19 giugno 2009, la donna cattolica è stata condannata a morte senza prove con l’accusa di aver offeso Maometto e detenuta per 3.421 giorni fino al pieno proscioglimento, da parte della Corte Suprema, il 31 ottobre scorso. I gruppi estremisti legati al movimento Tehreek-e-Labbaik non si sono, però, dati per vinti e hanno presentato una richiesta di revisione del verdetto. Al riguardo, i 500 imam firmatari chiedono al ministero della Giustizia di esaminare il suo caso con assoluta priorità, in modo «da far conoscere all’opinione pubblica la verità giuridica» sulla vicenda.

Gli esperti sostengono che il riesame sia un atto formale, dato che ad esprimersi saranno gli stessi alti togati autori della sentenza di assoluzione. Fino al pronunciamento, però, Asia Bibi resta in un limbo. Fuori ormai dal carcere, la donna è costretta a nascondersi in un luogo segreto, sotto stretto controllo autorità. Queste ultime cercano di proteggerla dagli estremisti, che l’hanno condannata a morte. Il rischio aumenta di giorno in giorno: da quasi tre mesi, la donna aspetta un visto d’espatrio, l’unica possibilità di tornare davvero libera, seppur in esilio. Sembra difficile, però, che le autorità pachistane glielo concedano prima dell’ultimo pronunciamento della Corte.

Da qui la richiesta degli imam di un rapido pronunciamento. Articolata in sette punti, la dichiarazione affronta il problema del terrorismo a tutto tondo. Non solo gli assassinii di innocenti con «pretesti religiosi» sono contrari ai precetti dell’islam. Lo è pure «dichiarare un gruppo religioso o setta», qualunque esso sia, come «infedele» e privarlo dei propri diritti costituzionali di vivere nel Paese in base alle proprie norme culturali e dottrinali. Per tale ragione, le esecuzioni extragiudiziali di presunti «infedeli» – pratica frequente soprattutto nel caso di accusati di blasfemia – sono condannate con forza, come pure le pubblicazioni, cartacee e digitali, che incitino all’odio, nonché le “fatwa” (editti) emesse in modo indiscriminato dagli ulema radicali.

Nella parte finale, il documento, riconoscendo il Pakistan come nazione multietnica e multiculturale, sottolinea il dovere del governo di «proteggere la vita e le proprietà dei non musulmani» e i loro luoghi sacri. Per tale ragione, ribadisce l’importanza di applicare il Piano d’azione nazionale contro il terrorismo e decreta il 2019 come anno di eliminazione della piaga che l’anno scorso ha ucciso almeno 595 persone.

Lucia Capuzzi

mercoledì 31 ottobre 2018

Corte suprema Pakistan assolve Asia Bibi condannata a morte per blasfemia

ANSA
Islamabad - La Corte suprema del Pakistan ha assolto oggi Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia nel 2010.




Il verdetto accoglie così il ricorso presentato nel 2015 contro la condanna emessa dall'Alta corte di Lahore (Lhc), che nell'ottobre 2014 aveva confermato la decisione di un tribunale di novembre 2010. 

Gli attivisti per i diritti umani e la e comunità cristiana hanno accolto con favore il verdetto finale della Corte suprema. Khadim Hussain Rizvi, a capo del partito islamista Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), sta invece organizzando una protesta nazionale contro l'assoluzione della donna. 

Asia Bibi era stata arrestata nel 2009 dalla polizia nel suo villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab, in seguito alla denuncia di altre donne di fede musulmana per blasfemia dopo un presunto reato contro il profeta Maometto durante una discussione.

lunedì 8 ottobre 2018

Pakistan - Pena di morte per blasfemia - Vita o morte per Asia Bibi, fissata per l’8 ottobre l’udienza decisiva

La Stampa
La Corte Suprema del Pakistan esamina il ricorso degli avvocati della donna cristiana condannata a morte per blasfemia. Lei in carcere prega e chiede la vicinanza del Papa.


Il grande giorno è arrivato. È il giorno decisivo per la vita o la morte di Asia Bibi. Lunedì 8 ottobre 2018, alle 13 ora locale (le 10 del mattino ora italiana), la Corte Suprema del Pakistan esamina il ricorso, giunto al terzo e ultimo grado di giudizio, presentato dagli avvocati della donna cristiana condannata a morte per blasfemia e in carcere da quasi un decennio.

Si tratta di un processo-lampo: secondo la procedura penale del Pakistan, a questo punto tutto si svolgerà in un’unica udienza, in cui i giudici ascolteranno le posizioni della difesa e dell’accusa (rappresentata dal Pubblico ministero) e valuteranno se confermare o annullare la sentenza di pena capitale. Il pronunciamento dovrebbe essere emesso lo stesso giorno e, per la pubblicazione, si dovrà attendere ancora due o tre giorni.

«Nel giro di una settimana, dunque, Asia potrebbe essere libera. Speriamo e preghiamo», nota Joseph Nadeem, tutore della famiglia della donna, e presidente della Renaissance Education Foundation che da Lahore copre le spese legali del processo e si occupa del sostentamento della sua famiglia.

Come conferma il documento emesso dalla Cancelleria del Supremo Tribunale di Islamabad e visionato da Vatican Insider, sarà uno speciale collegio giudicante, creato per l’occasione, ad ascoltare le argomentazioni dell’avvocato musulmano Saiful Malook, legale di Asia Bibi, e a decidere sulla sorte della donna.

Secondo Nadeem, le speranze sono fondate. Il collegio, composto da tre alti magistrati - come anticipato da Vatican Insider nel luglio scorso - è presieduto dal presidente della Corte suprema del Pakistan, Mian Saqib Nisar che, a garanzia di imparzialità e trasparenza, ha avocato a sé il caso di Asia Bibi, per sottrarlo a ogni rischio di strumentalizzazione politica e religiosa.

Paolo Affatato

mercoledì 13 giugno 2018

Pakistan - Asia Bibi in cella da 3.300 giorni. Condannata a morte semplicemente perché cristiana

Corriere della Sera
La mostruosità di una donna pakistana cristiana condannata a morte semplicemente perché cristiana non muove a pietà, è un po' meno mostruosa, è troppo poco "altra" da noi per farne motivo di indignazione.

Asia Bibi 
Tra pochissimo si toccherà quota 3.300. Un record molto triste perché 3.300 sono i giorni che Asia Bibi, in Pakistan, ha già scontato, colpita da un'accusa grottesca di "blasfemia". Asia Bibi è una donna pakistana che ha la sventura di essere cristiana e per il solo fatto di aver avuto la spudoratezza di girare per strada da sola è stata condannata a morte, con una condanna per il momento, ma solo per il momento, sospesa. 

Per qualche tempo Asia Bibi ha ricevuto la solidarietà di molte organizzazioni umanitarie, e ovviamente del Vaticano. Dopo un po' la campagna in suo favore è però venuta a noia. La difesa di una donna cristiana perseguitata non si porta molto, sa di vecchio, non attira, non è cool. 

E perciò Asia Bibi se ne sta in galera da quasi 3.300 giorni condannata nel silenzio e nell'indifferenza. I diritti umani non esistono più nella nostra coscienza se vengono violati a troppi chilometri di distanza. La mostruosità di una donna cristiana condannata a morte semplicemente perché cristiana non muove a pietà, è un po' meno mostruosa, è troppo poco "altra" da noi per farne motivo di indignazione. La sorte dei cristiani massacrati e discriminati non interessa più a nessuno.

L'universalità dei diritti fondamentali è buona solo per i discorsi retorici, non per motivare un impegno vero. E Asia Bibi giace in una cella, in condizioni disumane, sola, abbandonata, dimenticata, con la colpa di non aver commesso nulla: solo di aver pregato e onorato il suo Dio, che nel Pakistan islamista è crimine troppo grave. 

Il silenzio su Asia Bibi svela in tutta la sua meschinità la nostra ipocrisia, la nostra grottesca doppiezza morale, la mancanza di credibilità di organismi internazionali come l'Onu, nata proprio per reagire alla violazione dei diritti umani e trasformatasi via via in un baraccone in cui le commissioni per i diritti umani sono presiedute dai Paesi in cui quegli stessi diritti sono sistematicamente violati. Povera Asia Bibi, condannata a morte e dimenticata da noi, come tutte le donne e tutti gli uomini che non possono nemmeno possedere un rosario perché indizio di "blasfemia". Noi che sembriamo buoni solo a intermittenza, che non siamo più credibili, meritandoci questo attestato non proprio motivo di orgoglio. Quanti giorni dovrà scontare ancora in carcere Asia Bibi? E a noi, che ce ne importa?




Pierluigi Battista

sabato 29 aprile 2017

Pakistan - Asia Bibi, tempi lunghi per un’udienza. Condannata a morte per blasfemia nel 2010

Vatican Insider
La Corte Suprema respinge l’istanza per accelerare il processo. Studioso musulmano: «La legge sulla blasfemia è contro gli insegnamenti dell’islam»



La Corte Suprema del Pakistan ha respinto la richiesta di un’udienza anticipata per il processo di Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia nel 2010 e giunta al terzo e ultimo grado di giudizio. 


Come conferma a Vatican Insider l’avvocato Saiful Malook, due settimane fa la difesa aveva presentato alla Corte un’istanza chiedendo di esaminare il caso nella prima settimana di giugno. La domanda era sostanzialmente motivata da motivi umanitari, dato il lungo periodo di detenzione della donna (otto anni), le sue condizioni di salute, la convinzione della sua innocenza. Il tribunale l’ha rigettata. 

L’avvocato Malook resta fiducioso sulla possibilità di dimostrare l’innocenza di Asia e di ottenere l’assoluzione, ma in primis, rimarca «è necessario che la Corte fissi l’udienza e ci ascolti».

L’ultima volta che il caso della donna cristiana era stato ufficialmente calendarizzato e discusso dal Supremo tribunale era il 13 ottobre 2016, quando uno dei tre magistrati designati si ritirò dal collegio giudicante per una sorta di «conflitto di interessi», avendo già in passato giudicato nel caso di Mumtaz Qadri, assassino del governatore del Punjab Salman Taseer. Questi si era esposto personalmente per proclamare l’innocenza di Asia. I due casi, secondo il magistrato, sono collegati e da qui le sue dimissioni, che però decretarono un rinvio a data da destinarsi.

Non sono per nulla certi, ora, i tempi di una nuova udienza. Secondo alcune fonti interne al tribunale, se non vi sarà un esplicito anticipo del caso, potrebbero passare anche alcuni anni, data la pletora di casi e la rigida cronologia osservata. Per questo la difesa dovrà comunque insistere per ottenere un’udienza anticipata per Asia Bibi, e così sembra si farà: «Esprimiamo grande disappunto perchè oggi la Corte ha respinto la nostra istanza, ma non ci scoraggiamo. Ci organizzeremo per presentarne una nuova», dice a Vatican Insider Joseph Nadeem, tutore della famiglia della donna.

Tecnicamente, lo «stato dell’arte» è fermo al 22 luglio del 2015, quando la Corte Suprema ha sospeso la condanna a morte del verdetto emanato nel 2014 dalla Corte di Appello di Lahore, ammettendo il caso all’esame del terzo grado di giudizio. L’atmosfera generale che attualmente si vive in Pakistan potrebbe essere sfavorevole ad un rapida soluzione della vicenda di Asia Bibi, in quanto è tornato a infiammare l’opinione pubblica e a occupare le prime pagine dei giornali il dibattito sulla famigerata legge di blasfemia, usata per condannare Asia Bibi.

Ha destato scandalo, infatti, l’omicidio di uno studente universitario musulmano, Mashal Khan, giustiziato da suoi colleghi con l’accusa di presunta “blasfemia digitale”, per alcuni post sul social network Facebook. Negli ultimi giorni diverse testimonianze hanno rivelato che l’accusa era del tutto pretestuosa e che esecuzione è stata una vendetta in piena regola, ordita da alcuni leader dell’università che Khan aveva accusato di corruzione. Per colpirlo, costoro hanno usato la legge di blasfemia.

L’indignazione è salita alle stelle. Intervistato dalla Tv privata pakistana Dunya News, Javed Ahmed Ghamidi, noto studioso musulmano, costretto all’esilio, ha dichiarato: «L’intera nazione è responsabile della morte di Mashal». Ghamidi non risparmia i capi religiosi musulmani: «I leader religiosi non insegnano alla gente a comportarsi secondo l’Islam. Tocca agli ulema dire alle persone che le loro azioni, diffondendo l’odio e la violenza, sono contrarie agli insegnamenti del Profeta e di Allah. Nessuno dovrebbe essere autorizzato a farsi giustizia da solo. Lo Stato dovrebbe intervenire immediatamente». Sulla legge di blasfemia, Ghamidi è molto chiaro: «La legge sulla blasfema è contro il Corano, contro gli hadith (i racconti sulla vita del profeta, ndr). Allah non ha mai rivelato questa legge. Questa legge è un tradimento e un insulto anche per l’islam».

Il punto è – spiega l’intellettuale musulmano – che «lo Stato ha paura degli ulema e della reazione emotiva delle masse. È tempo che i leader religiosi e i politici affrontino insieme questo problema. Bisognerebbe insegnare con chiarezza alla gente che la legge di blasfemia è contro gli insegnamenti del Profeta, e che non è il vero messaggio dell’islam».

Interpellato da Vatican Insider, l’avvocato cristiano pakistano Mushtaq Gill, impegnato ad assistere legalmente i fedeli pakistani, in casi di blasfemia e altre violenze, spiega: «In molti casi la violenza di massa è istigata da capi religiosi musulmani. E molti musulmani alimentano la violenza in nome dell’islam sui social media in Pakistan. Ma lo Stato non li controlla e li lascia agire indisturbati. Il circolo dell’odio continua e i frutti sono esecuzioni extragiudiziali come quella Mashal Khan».


Paolo Affatato

venerdì 14 ottobre 2016

Pakistan - Asia Bibi, processo per blasfemia rinviato «sine die». Da 6 anni in carcere rischia la pena di morte

Avvenire
La Corte suprema pachistana ha rinviato "sine die" il processo di appello sulla condanna a morte di Asia Bibi, la donna cristiana, madre di cinque figli, che è stata condannata per blasfemia nel 2010. Le autorità avevano dispiegato a Islamabad migliaia di agenti di polizia dopo le minacce espresse da diversi dignitari religiosi in caso di verdetto favorevole alla donna.


Secondo gli osservatori, infatti, l'esito di questo ultimo appello avrà conseguenze "enormi" per le minoranze del Paese islamico.
Ma uno dei tre giudici della Corte, il magistrato Iqbal Hameed ur Rehman, ha rinunciato a giudicare Bibi, innescando il conseguente rinvio. Il magistrato ha giustificato la sua decisione con un conflitto di interessi, avendo già giudicato l'assassino di Salman Taseer, un liberale che era stato governatore del Punjab. "I due casi sono collegati", ha spiegato in udienza.

Salman Taseer venne ucciso a Islamabad nel 2011 dopo aver preso le difese della donna. Il suo omicida, Mumtaz Qadri, è stato impiccato all'inizio del 2016. La sentenza era stata accolta con favore dai liberali, spingendo invece i conservatori a scendere in piazza per chiedere l'esecuzione di Asia Bibi.

La Corte Suprema non ha fissato una nuova data per il processo.

martedì 11 ottobre 2016

Pakistan - Asia Bibi udienza del processo per blasfemia il 13 ottobre. Speranze e preoccupazione

Vatican Insider
In vista dell’udienza del 13 ottobre, si preannunciano manifestazioni di protesta degli estremisti islamici: la donna rinchiusa nel carcere di Multan prega e spera, fiduciosa nell’assoluzione

Una manifestazione a sostegno di Asia Bibi
«Non ho mai conosciuto una donna così forte e coraggiosa come Asia. Animata dal quel coraggio che è generato da una profonda fede in Dio e nella sua Provvidenza. Asia sa e dice sempre che Dio ama e provvede ai suoi figli. Anche in carcere, si sente amata. Crede e spera. Soprattutto dopo la notizia dell’udienza imminente davanti alla Corte Suprema». Così Joseph Nadeem, tutore della famiglia di Asia Bibi e responsabile della Renaissance Education Foundation di Lahore, dove studiano le figlie di Asia Bibi, racconta a Vatican Insider dell’ultima visita al carcere di femminile Multan, dove è rinchiusa la donna cristiana condannata a morte per blasfema nel 2009. 

La visita, riferisce Nadeem, che si è recato nei giorni scorsi alla prigione del Punjab insieme con Ashiq Masih, marito di Asia Bibi, è stata «particolarmente distesa e serena», incredibile a dirsi. «Abbiamo parlato con tranquillità. L’abbiamo informata della data dell’udienza, che speriamo sia risolutiva. Asia sta bene, il suo morale è alto. E’ piena di speranza. Prega sempre e ha grande forza d’animo, nonostante il lungo calvario».

«Certo – prosegue Nadeem – in questi anni ha vissuto alti e bassi, momenti di sconforto e di amarezza. Ma non ha mai smesso di credere nell’aiuto di Dio per lei, che è innocente. Crede nella sua salvezza e chiede a tutti i credenti il sostegno con la preghiera allo Spirito Santo, perché possa illuminare le menti dei giudici».

L’udienza davanti alla Corte Suprema di Islamabad è in programma il 13 ottobre, terzo e ultimo grado di giudizio di una vicenda giudiziaria avviata nel 2009 con una condanna a morte, confermata con il verdetto di appello nel 2014.

Non sarà una giornata facile per la capitale pakistana. Il tam tam dei gruppi estremisti islamici preannuncia manifestazioni di protesta per le strade di Islamabad e fuori dall’imponente edificio bianco della Corte Suprema.

La vicenda di Asia Bibi è un punto sensibile e la donna è divenuta, suo malgrado, un simbolo su cui scaricare tutte le pressioni e le tensioni relative alla controversa legge di blasfemia che in Pakistan punisce con l’ergastolo o la pena di morte il vilipendio all’islam.
Nei mesi scorsi il caso della contadina del Punjab è stato chiamato in causa dai gruppi militanti islamici che hanno protestato in modo vibrante, spingendosi a oltrepassare la «zona verde», dove sono situate le istituzioni politiche a Islamabad. A urtare le sensibilità dei radicali era stata l’esecuzione capitale di Muhammad Qadri, ex guardia del corpo e omicida dell’ex governatore del Punjab, Salmaan Taseer, ucciso nel 2011 (accanto al ministro cattolico Shahbaz Bhatti) proprio per ave osato difendere Asia Bibi, visitandola in carcere e proclamandone l’innocenza.

Oggi una campagna di sensibilizzazione internazionale che ha vasta eco sul web e sui social network – condotta da Ong e associazioni della società civile, in Europa e in tutto il mondo – ricorda all’opinione pubblica, ai governi occidentali e al governo pakistano le responsabilità nel proteggere e liberare Asia Bibi.

«Le pressioni internazionali sul governo pakistano, a questo punto, possono essere utili non perché interferisca con la magistratura, che ha in mano il caso e che deciderà in modo trasparente e indipendente: abbiamo fiducia nell’operato della Corte Suprema, che non si farà influenzare dai gruppi estremisti islamici», osserva Nadeem.

«Piuttosto, quello che chiediamo – aggiunge il tutore della famiglia di Asia Bibi – è che l’esecutivo garantisca misure di massima sicurezza perché tutto si svolga regolarmente, controllando le manifestazioni degli estremisti, che in tal caso non sono ammessi all’interno del Tribunale. La sicurezza è importante per tutelare i giudici, Ashiq Masih, l’avvocato Saiful Malook e me che saremo presenti all’udienza»

«Asia oggi è la vittima di una battaglia ideologica che esula dalla realtà fattuale del processo, che non tiene conto di quanto è realmente accaduto. Il nostro avvocato chiederà alla Corte di attenersi ai fatti. Se la giustizia farà il suo corso e se la vicenda di Asia sarà giudicata in modo equo, se Dio vorrà, Asia sarà assolta», conclude Nadeem.

«Sento che il Papa prega per mia madre e continuerà a pregare. E con le sue preghiere mia madre sarà liberata», ha detto Esham, figlia della donna, chiedendo a Papa Francesco e a tutti i fedeli del mondo di pregare per Asia Bibi. Veglie di preghiera e intercessioni speciali saliranno al cielo anche dai monasteri di clausura.

Paolo Affatato

mercoledì 31 agosto 2016

Pakistan - Asia Bibi, una «speranza» per la libertà. Rischia la pena di morte per blasfemia

Avvenire
Resta confermata per la seconda settimana di ottobre l’udienza della Corte suprema del Pakistan per valutare la condanna a morte per blasfemia di Asia Bibi, cattolica e madre di cinque figli, in carcere a Multan da 2.626 giorni. Dopo la sospensione della pena capitale il 22 luglio 2015, la donna è in attesa di conoscere definitivamente la propria sorte, cosciente che, se i giudici supremi dovessero deliberare la sua libertà, la sua esistenza e quella della sua famiglia costretta alla clandestinità resterebbero comunque esposte alla vendetta degli estremisti.

Asia Bibi
Vi è però una tenue speranza, anche all’interno della Chiesa pachistana, che la donna veda la fine di una vicenda unica per durata e complessità. «Speriamo davvero che possa essere liberata», ha segnalato l’arcivescovo di Lahore, monsignor Sebastian Francis Shaw all’agenzia Uca News . Speranza espressa anche dall’avvocato musulmano Saif-ul-Malook, che ha rilevato la difesa dell’imputata dopo la conferma in appello della sentenza di primo grado. Una sentenza che per Malook è stata influenzata da fattori come la fede cristiana e la scarsa notorietà del suo predecessore. «Ora – prosegue Malook – ho forti speranze che possa essere rilasciata. Anch’io sono stato minacciato, ma sapevo a che cosa andavo incontro quando ho accettato l’incarico».

Meno ottimista padre Jamil Albert, attivista per i diritti umani, che ha parlato di «fede che dà speranza » ma anche di «riserve sulla legge e sui metodi di amministrare la giustizia». A sua volta, Tahir Chaudhry, presidente dell’Alleanza pachistana per le minoranze, ha confermato che la pressione sui giudici da parte degli estremisti sarà enorme, ma che spera che la Corte suprema ordini il rilascio della donna.

Continuano intanto, all’interno e all’estero le pressioni per l’abrogazione o la modifica della “legge antiblasfemia', in base alla quale è stata arrestata e condannata Asia Bibi. Nel rapporto periodico sul Pakistan pubblicato il 26 agosto e ripreso dall’ agenzia Fides, la Commissione Onu per l’eliminazione della discriminazione razziale ha chiesto a Islamabad di abrogare la legge deplorando «l’elevato numero di casi di blasfemia basati su false accuse e mancanti di relative indagini e azioni penali», mentre «i magistrati che giudicano i casi si trovano a subire intimidazioni e minacce di morte».

martedì 5 aprile 2016

Pakistan - Diventa cupo il clima intorno ad Asia Bibi cristiana condanna alla morte per blasfemia

Vatican Insider
C’è una taglia sulla testa della donna condannata a morte per blasfemia in Pakistan e il governo rafforza le misure di sicurezza in carcere. Anche un fronte di avvocati ne caldeggia l’esecuzione

Il cielo sopra Asia Bibi si fa nero. Si complica e assume contorni inquietanti il tragico caso della donna cristiana condannata a morte per blasfemia sei anni fa e oggi in attesa di verdetto definitivo davanti alla Corte suprema.

L’atmosfera sociale e religiosa in Pakistan è a tinte fosche dopo l’esecuzione capitale di Mumtaz Qadri, il killer del governatore Salman Taseer, giustiziato il 29 febbraio scorso. Qadri era ritenuto dai gruppi estremisti e dai partiti religiosi un «eroe» per aver ucciso nel 2011 Taseer, macchiatosi della colpa di aver dichiarato il suo sostegno ad Asia Bibi, la donna già condannata come «blasfema» e dunque meritevole di morte.
Oggi la spirale di odio e di vendetta, di fanatismo e di intolleranza che avvolge questa vicenda trova nuovamente un capro espiatorio nella madre cristiana rinchiusa in una cella di isolamento nel carcere di Multan. La ritorsione immaginata è uccidere Asia subito. Come confermano a Vatican Insider fonti vicina alla famiglia di Asia Bibi, le stesse autorità di polizia hanno segnalato timori crescenti sulla sicurezza della donna e hanno rafforzato la sorveglianza alla sua cella.

Secondo rapporti dell’intelligence pakistana, gruppi estremisti stanno già cospirando per una esecuzione extragiudiziale di Asia, come le circa 70 già avvenute nel Paese a partire dal 1986 per punire persone solo accusate di blasfemia, ma già considerate irrimediabilmente colpevoli. Alcuni leader islamici hanno chiesto pubblicamente la testa di Asia e, secondo una fonte di polizia citata dai mass media pakistani, una nuova poderosa taglia sarebbe stata messa sulla testa della donna: 50 milioni di rupie, circa 470mila dollari.

La situazione è incandescente e Asia versa in grave pericolo, così come lo sono i suoi familiari e le persone che lavorano per lei. A partire dal suo avvocato, il musulmano Saiful Malook, la cui storia professionale si lega a doppio nodo con quella di Taseer e Qadri: Malook, prima di dimettersi dalla Procura di Lahore, è stato il pubblico ministero che ha messo sotto inchiesta Qadri, avviandone la condanna in primo grado.

Spetta alle autorità di polizia oggi proteggere Asia Bibi. Secondo le nuove misure restrittive, solo al marito è permesso di incontrarla in carcere, mentre la donna cucina da sola il proprio cibo per prevenire qualsiasi tentativo di avvelenamento. Inoltre le guardie schierate per la sua sicurezza sono state accuratamente controllate e selezionate per garantire la loro fedeltà allo stato: basti pensare, infatti, che Qadri, prima di diventare il killer di Taseer, era la sua guardia del corpo.

È una battaglia decisiva per lo stato di diritto e legalità che oggi la nazione sta affrontando, per non soccombere alle pressioni degli islamisti e di quanti intendono manovrare l’amministrazione della giustizia in Pakistan, proprio mentre Asia è in attesa di udienza davanti alla Corte suprema, ultimo grado di giudizio.

E anche sul fonte della legalità si coagula un fronte anti-Asia Bibi: un’alleanza di centinaia di avvocati è responsabile dell’aumento dei procedimenti giudiziari per blasfemia, che solo nell’anno 2014 hanno toccato quota 1.400. Si tratta della rete «Tehreek-e-Khatam-e-Nabuvat» («Movimento per la finalità della Profezia»), che offre rappresentanza legale gratuita a quanti denunciano un caso di blasfemia.

La missione dichiarata del forum e del suo leader Ghulam Mustafa Chaudhry, avvocato difensore di Qadri, è garantire che chiunque commetta vilipendio all’islam sia processato e giustiziato. Da quando la rete è stata fondata, 15 anni fa, le denunce di blasfemia depositate in Punjab sono triplicate. Un avvocato del gruppo ha rappresentato l’accusa nel caso di Asia Bibi e cercherà di farla condannare in via definitiva.

Le pressioni e le campagne rilanciate dopo la morte di Qadri potrebbero inficiare il faticoso tentativo del governo di ritoccare la legge di blasfemia: dato che abrogare la normativa – introdotta trent’anni fa dal dittatore Zia ul-Haq senza alcuna approvazione del Parlamento – sembra oggi irrealistico, il fronte moderato della politica, della società civile e dei leader religiosi propone una modifica che ne eviti l’uso improprio, punendo per esempio, chi formula false accuse.

Quello che il fronte pro-blasfemia continua a ignorare bellamente è l’accurata ricerca storica che ha svelato – in una serie di interventi comparsi sul quotidiano pakistano Dawn – come tutte le maggiori scuole di pensiero islamiche concordino nel considerare la blasfemia un peccato che, secondo la stessa sharia (la legge coranica), può essere perdonato, specialmente quando è commesso senza alcuna intenzionalità.

Paolo Affatato

mercoledì 11 novembre 2015

Pakistan: cinque anni fa la condanna per blasfemia, Asia Bibi aspetta ancora giustizia

Avvenire
"A morte per impiccagione". Sono trascorsi esattamente cinque anni da quando la Corte del distretto di Nankana pronunciò questa drammatica sentenza. Quattro parole che sembravano indicare in modo ineludibile il destino dell'imputata, la contadina "blasfema" di Ittanwali.

Asia Bibi, una mamma minuta quanto determinata, l'11 novembre 2010 ascoltò la decisione dei giudici in dignitoso silenzio. Ignara del fatto che, da quel momento, si sarebbe trasformata nell'emblema della lotta per la libertà di religione in Pakistan. "E in una lezione per l'intera società e le sue differenti componenti: cristiani, musulmani, indù, credenti di ogni fede, agnostici, atei - dice ad Avvenire Paul Bhatti, ex ministro per le Minoranze di Islamabad.

Asia ha mostrato come la legge anti-blasfemia possa essere manipolata per fini che niente hanno a che fare con la fede. E che, anzi, sono in aperto contrasto con l'islam. Tale consapevolezza sta facendo maturare la coscienza del Paese". L'esecuzione di Asia Bibi non si è finora compiuta. Dopo un estenuante iter giudiziario, la Corte Suprema, il 22 luglio 2015, ha "congelato" la condanna. Eppure, la donna, palesemente innocente, rimane in cella, dove si trova ormai da2.332 giorni.

"Siamo, tuttavia, ottimisti sulla conclusione della vicenda. Ci sono concreti spiragli di speranza. L'ultimo pronunciamento dei giudici supremi ha rifiuto le prove presentate dall'accusa e le testimonianze secondo cui Asia avrebbe offeso l'islam. Il che apre alla possibilità di cauzione per l'imputata. Finora quest'eventualità non è stata esplorata per ragioni di sicurezza: i fondamentalisti hanno emesso una fatwa contro la donna - sottolinea Bhatti. La sentenza rappresenta, comunque, una pietra miliare". Un segnale che il Pakistan sta cambiando. In modo lento, a volte quasi impercettibile, non lineare. Ma comunque reale.

"I gruppi fondamentalisti risultano indeboliti - aggiunge Bhatti. In estate è stata sgominata un'importante cellula di Laskar Jhangvi, un'organizzazione jihadista pachistana affiliata allo Stato islamico (Is). Tra gli arrestati ci sono stati anche due terroristi, implicati nell'omicidio di mio fratello Shahbaz". Sempre in tale direzione, la recente decisione della Corte Suprema a proposito di quanti difendono gli accusati di blasfemia.

"Prima erano considerati essi stessi blasfemi. Ora i giudici hanno esplicitato che ognuno ha diritto a una tutela legale. Perché il sistema giudiziario è fatto da uomini e, come tale, soggetto a errori. Tanti innocenti possono essere imprigionati. E gli avvocati hanno, dunque, il dovere di contribuire a impedire eventuali ingiustizie". Asia Bibi, nel frattempo, resiste e attende. Senza perdere la speranza. Le sue condizioni di salute sono precarie, come denunciato dalla famiglia. I medici del carcere di Multan, dove si trova dal giugno 2013, le stanno garantendo le cure necessarie, anche grazie alla pressione internazionale. Una delegazione del Parlamento Europeo - composta dall'olandese Petervan Dalen, dalla tedesca Arne Gericke e dal polacco Marek Jurek- è appena stata in Pakistan dove ha incontrato il marito di Asia, Ashiq Masih, a cui hanno consegnato una lettera di solidarietà per rinnovare l'interesse della Ue nei confronti della vicenda.

Lucia Capuzzi

lunedì 10 agosto 2015

Pakistan - Asia Bibi dal carcere: continuate a pregare per liberarmi da questo buio

Radio Vaticana
Un messaggio di fede e speranza: è l’ultimo appello lanciato dal carcere da Asia Bibi la donna pakistana cristiana, madre di 5 figli, condannata a morte con false accuse di blasfemia contro Maometto e in carcere ormai da sei anni. Ad oggi, dopo la prima sentenza d’appello, nel terzo e definitivo grado di giudizio, la pena è stata sospesa e il caso è al riesame della Corte Suprema che ha ammesso il ricorso della difesa. In attesa della prossima udienza Asia Bibi e la sua famiglia continuano a pregare e a chiedere il sostegno internazionale.
Diffuso attraverso la rete CitizenGO, che si batte sul web per la difesa dei princìpi non negoziabili e le libertà fondamentali dell’uomo, l’ultimo commosso messaggio di Asia Bibi è arrivato a quanti, cristiani e non, nel mondo si stanno mobilitando per il suo caso.” Una situazione” - la definisce“ - in cui sono stata ingiustamente coinvolta”. “Non ho parole per esprimere la mia gratitudine”, scrive la cinquantenne, “perché avete fatto conoscere la mia storia. So che mi siete vicini e Dio Onnipotente è pronto a rispondere alle vostre preghiere e a tutti gli sforzi che state continuando a fare per me e per la mia famiglia”. 
”Non ho commesso nessun reato”, ripete ancora una volta. “Non avrei mai pensato che la mia famiglia dovesse affrontare una vicenda così terribile, specialmente le mie figlie Esha e Eisham, che allora erano molto piccole”. Ma la speranza prevale sui timore e le fa dire: “Presto sarò di nuovo in mezzo a voi, per la grazia del Signore. Non vedo l’ora di sentire di nuovo il sole e il freddo, di vedere il cielo aperto, le stelle e la luna”. Quindi l’appello: ”Vi prego di continuare a pregare per liberarmi da questo buio, così potrò stare con voi alla luce del sole”. Parole vere di un “confessore della fede” come la definisce, Sara Fumagalli, presidente onorario dell’Associazione pakistani cristiani in Italia e coordinatrice della organizzazione di beneficenza "Umanitaria Padana Onlus":

R. – Sì, Asia Bibi è una donna eccezionale, che incarna quello che ha il popolo cristiano del Pakistan: da un lato, una fede incrollabile e, contestualmente, anche una capacità di lotta umana pacifica in ciò che Dio è, cioè verità e giustizia. Quindi non si fanno piegare dalle aggressioni, dalle ingiustizie, dalla paura.

D. – Voi siete riusciti a farle arrivare una statua della Madonna in carcere. Sapete quanto è stato importante per lei questa presenza, visto che non ha altro per pregare?

R. – Questa statuetta non è potuta rimanere in carcere con lei, ma ha potuto farle visita come una vera Madonna pellegrina di Fatima, e Asia Bibi si è potuta intrattenere a pregare davanti a questa statua, in silenzio. Quindi, sicuramente questo è stato di grande conforto per lei. Asia Bibi è stata sempre sorretta dalla preghiera, sin dall'inizio della sua vicenda. Quando lei parla del buio, che vive nella cella, sta parlando di una esperienza reale, perché la sua cella, per ragioni di sicurezza è isolata e senza finestre. Insomma, questi sono veramente sentimenti che nascono da un’esperienza di dolore profonda, seppur sempre sorretta dalla fede. Bisogna dunque continuare a pregare per questa donna: i pericoli non sono passati, anzi noi sappiamo che in Pakistan tanti cristiani vengono uccisi, anche dopo la loro assoluzione.

giovedì 11 giugno 2015

Pakistan: Asia Bibi è allo stremo, ma la lasciano morire in carcere

Tempi
Peggiorano le condizioni di salute della donna pakistana ingiustamente detenuta per blasfemia. Appello all'Occidente perché faccia pressione sulle autorità. Fatica a camminare, vomita sangue ed è sempre più debole. Asia Bibi, la donna cristiana ormai in carcere da 5 anni, da quando fu arrestata nel giugno del 2010, e condannata a morte per blasfemia, è allo stremo. I suoi familiari temono per la sua vita.
Asia Bibi
Secondo il Global Dispatch, suo marito e i suoi figli, dopo un mese in cui gli era stato impedito, sono andati a visitare la madre a maggio, spiegando che "è così debole che non riesce a camminare". La donna ha sviluppato un'emorragia intestinale grave, per cui avrebbe bisogno di una visita medica. I suoi legali ne hanno fatto richiesta, affinché sia curata e trasferita dal carcere di Multan a quello di Lahore, in grado di fornirle l'assistenza necessaria. La preoccupazione della famiglia, già straziata dalla prigionia della madre innocente, è cresciuta quando "nel vomito sono apparse tracce di sangue". La notizia è stata confermata da Sardar Mushtaq Gill, avvocato dei diritti umani dei cristiani pakistani: "Ho avuto notizia dai miei colleghi delle gravi condizioni di salute di Asia Bibi e del fatto che vomita sangue".

Non si conoscono le cause precise dell'emorragia, ma il fatto che la donna sia stata messa in isolamento, dopo che qualcuno ha cercato di avvelenarla, fa capire come mai la vita di Asia sia a rischio. Wilson Chiwdhry, presidente della British Pakistani Christian Association, ha spiegato che "Asia Bibi sta andando incontro a un declino rapido della salute; per questo chiediamo a tutti cristiani di ricordarla regolarmente nelle loro preghiere". La donna "crede che Dio la libererà dalla prigionia", ha continuato Chiwdhry.

Ad oggi pare "impossibile fissare la data del prossimo dibattito della Corte Suprema sul caso". Si parla addirittura di 3 anni d'attesa. E molti sono convinti che "la posticipazione del dibattito sia voluta dalle autorità pakistane nel tentativo di sovvertire la giustizia attraverso il suo decesso prematuro". Per questo Chowdhy ha chiarito: "Se ad Asia Bibi sarà impedita la possibilità difendersi, tutto ciò sarà visto come una grande parodia della giustizia. Una vergogna per la reputazione di una nazione apparentemente democratica come il Pakistan". Infine l'avvocato ha chiesto agli occidentali di contattare le autorità governative del proprio paese affinché facciano pressione su quelle pakistane e affinché inviino "delle email direttamente al primo ministro del Pakistan, chiedendo sollecitare la Corte Suprema affinché la donna ottenga un trattamento adeguato al suo stato di salute attuale e precario".

di Benedetta Frigerio

giovedì 6 novembre 2014

Il patriarca di Mosca Kirill scrive al presidente pakistano: "Graziate Asia Bibi"

Asia News
In una lettera a Hussain, Kirill avverte: "C'è il rischio di compromettere il dialogo e i rapporti tra cristiani e musulmani non solo in Pakistan, ma in tutto il mondo".


Mosca - Il patriarca ortodosso di Mosca Kirill ha inviato una lettera al presidente del Pakistan Mamnoon Hussain chiedendogli di graziare Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. 

La sua esecuzione, scrive il primate ortodosso russo, "sarebbe una perdita irreparabile per la famiglia, i suoi vicini e i suoi cari, comporterebbe un grave danno al dialogo tra cristiani e musulmani e potrebbe, inoltre, aggravare le tensioni tra le due comunità sia in Pakistan, che nel mondo intero".

Nella missiva, pubblicata sul sito del Patriarcato, Kirill si dice convinto che le autorità politiche di ogni Stato moderno "debbano essere consapevoli delle loro responsabilità nel destino dei rappresentanti delle minoranze religiose che confidano in loro".

"La Chiesa ortodossa russa - continua la lettera - ha dimostrato grave preoccupazione per la sentenza emessa dalla Corte. Il nostro gregge, costituto da milioni di persone, unisce la sua voce a quella di tutta la gente che nel mondo si è espressa a favore della salvezza di questa donna cristiana". 


Dopo anni di prigione e in regime di isolamento "per motivi di sicurezza", il 16 ottobre scorso l'Alta corte di Lahore ha confermato la pena capitale comminata in primo grado ad Asia Bibi, cristiana e madre di cinque figli. 

E' accusata di blasfemia per aver insultato il nome di Maometto, ma si è sempre detta innocente e ha denunciato di essere perseguitata per la sua fede. Nel 2011 estremisti islamici hanno massacrato il governatore del Punjab Salman Taseer (musulmano) e il ministro federale per le Minoranze religiose Shahbaz Bhatti (cattolico), "colpevoli" di aver difeso la Bibi. 

I gruppi per i diritti umani e le minoranze religiose da tempo denunciano che in Pakistan la famigerata legge sulla blasfemia è spesso usata a scopi persecutori.
di Nina Achmatova

martedì 21 ottobre 2014

Pakistan: caso di Asia Bibi, la Commissione Diritti Umani confida nella Corte Suprema

Adnkronos
La Commissione per i diritti umani del Pakistan auspica che la Corte suprema analizzi tutti gli aspetti del caso che vede coinvolta Asia Bibi, la donna cristiana con cinque figli condannata a morte per blasfemia e il cui appello è stato respinto la scorsa settimana dall'Alta Corte. 

In un comunicato la Commissione per i diritti umani del Pakistan scrive: "L'esito dell'appello presentato da Asia Bibi ha sconvolto un gran numero di persone e ora tutti gli occhi sono puntati sulla Corte suprema. Mentre la Commissione ritiene che non si debba interferire nei procedimenti giudiziari con commenti, in questo caso le ricadute non possono essere ignorate". 

Nel testo rilanciato dal sito del quotidiano Dawn si sottolinea poi che "il Pakistan è in una situazione difficile perché la legge sulla blasfemia e il modo in cui viene applicata non sono stati soggetti a votazioni. Mentre noi continuiamo ad aspettarci che la magistratura non tradisca le aspettative di giustizia per una povera donna, il compito essenziale spetta ai legislatori e agli ulema. Se loro non comprendono l'impatto che questa legge sta avendo sul modo di pensare delle persone e nell'aumentare l'intolleranza in Pakistan, ci troveremo davanti a difficoltà maggiori".

giovedì 16 ottobre 2014

Pakistan Asia Bibi, confermata condanna a morte per blasfemia

MISNA
La Corte d’appello di Lahore ha confermato la condanna a morte di Asia Bibi e respinto il suo appello. Durante l’udienza, in tribunale erano presenti circa 20 o 25 mullah (autorità religiose) e gli avvocati ritengono che la loro presenza possa aver creato pressione sui giudici. 

L’udienza che doveva iniziare alle 9.45 è stata rinviata alle 10.20 e ulteriormente alle 11.30. Secondo alcuni osservatori, i giudici hanno voluto pensare al caso e hanno voluto prendere un po’ di tempo per valutare la situazione.

Molti avvocati cristiani, tra i quali Khalil Tahir Sindhu, ministro della provincia del Sindhu per gli affari delle minoranze e dei diritti umani, era presente nel gruppo della difesa di Asia Bibi. 

Dopo aver ascoltato le argomentazioni dell’accusa e della difesa il giudice ha confermato la condanna a morte di Asia Bibi per blasfemia. “Il giudice ha ritenuto valide e credibili le accuse delle due donne musulmane, due sorelle, che hanno testimoniato sulla presunta blasfemia commessa da Asia. Sono quelle con cui Asia aveva avuto l’alterco e da cui è nato il caso”, ha spiegato Naeem Shakir, uno degli avvocati della difesa, non nascondendo amarezza e delusione. “La giustizia è sempre più in mano agli estremisti” ha commentato Shakir annunciando che, d’accordo con il marito di Asia, si ricorrerà alla Corte Suprema, terzo e ultimo grado di giudizio in Pakistan.

Asia Bibi, madre di cinque figli e da tempo simbolo della lotta contro il reato di blasfemia, si trova nel braccio della morte dal novembre 2010 dopo che è stata riconosciuta colpevole di aver fatto commenti sprezzanti sul profeta Maometto durante una discussione con una donna musulmana.

venerdì 20 giugno 2014

Pakistan - Asia Bibi da cinque anni in carcere condannata a morte per blasfemia

MISNA
Il 19 giugno 2009, la cattolica Asia Bibi veniva presa in custodia dalla polizia per una presunta offesa al profeta Maometto denunciata da alcune donne musulmane del suo villaggio nella provincia del Punjab. 

Formalmente incriminata il mese successivo e condannata a morte per blasfemia in prima istanza l’11 novembre 2010, da allora ha trascorso in carcere, spesso in isolamento per tutelarne l’incolumità, il tempo dell’attesa dell’avvio del processo d’appello. Non solo allontanatosi più volte, ma ora nemmeno più previsto dall’Alta Corte di Lahore competente per territorio.

Continua così il calvario di questa donna di umili origini, separata dai cinque figli e dal marito, sostenuta dalla fede, ma anche dalla speranza che la sua vicenda possa servire alla causa della convivenza in un paese assediato da estremismi, radicalismo religioso e terrorismo.

Di Asia Bibi a cinque anni dall’arresto abbiamo parlato con padre James Channan, già provinciale dei Domenicani, direttore del Centro per la Pace di Lahore e tra i più autorevoli cultori del dialogo interreligioso in Pakistan

Qual è la sua reazione a cinque anni dall’avvio di una vicenda che non solo ha cambiato la vita di Asia Bibi, ma ha aperto anche alla consapevolezza delle difficoltà che vivono le minoranze in Pakistan?

È una tragedia che questa donna sia ancora dietro le sbarre dopo tanto tempo. Inevitabile pensare alla sofferenza e al dolore che ha provato e continua a provare, lontana anche dai figli, dal marito, dai parenti. Devono essere tempi molto duri per lei, aggravati dalla constatazione che l’impegno a livello nazionale e internazionale non le sono stati di nessun aiuto concreto.

Sono certo che tutti questi anni passati in carcere hanno cambiato la sua vita e anche la sua prospettiva di fede cristiana. Una fede, che per quanto posso dire, si è rafforzata per il suo essere perseguitata per motivi religiosi.


Che cosa rende così significativo il “caso” di Asia Bibi? Possiamo vederlo come normale nel contesto dei rapporti problematici della minoranze con i musulmani, oppure speciale per come è nato e si è sviluppato? Anche per la personalità della protagonista?

In quanto cristiano e cittadino pachistano ritengo che quanto è successo a Asia Bibi sia di particolare significato. Mostra come una religione e le leggi religiose possano essere piegate a fini personali. Mostra anche come una legge religiosa possa essere nella pratica tanto severa. Nel caso pachistano, al punto da non lasciare spazio per il perdono o di mettere a rischio la vita di coloro che simpatizzano per gli accusati oppure che intervengono per chiedere clemenza.
Come è successo per Salman Taseer, governatore della provincia del Punjab, e per Shahbaz Bhatti, ministro cattolico per le Minoranze, assassinati perché sia erano impegnati a salvarle la vita e avevano chiesto il suo rilascio.

Le accuse ammesse dalla legge antiblasfemia sono diventate molto comuni e il loro uso ha privato di volontà di reazione i cristiani. I battezzati a volte sono doppiamente perseguitati. Da un lato un cristiano rischia perché accusato ingiustamente (finora tutte le accuse sono state dimostrate false nei gradi superiori di giudizio), dall’altro l’intera comunità di cui fa parte soffre e finisce sotto attacco. I casi sono numerosi, ultimo quello che riguarda il ghetto cristiano di Joseph Colony a Lahore. Qui, dopo la condanna a morte di Sawan Masih da parte del tribunale di primo grado lo scorso 27 marzo, l’intera colonia è stata distrutta. Fatti come questo pongono i cristiani in una situazione di grande incertezza e dolore.


Che cosa possiamo aspettarci in termini di evoluzione della vicenda?

Temo che per Asia Bibi i tempi duri non siano finiti. Non sembra ci siano possibilità per un rilascio imminente, dato che il suo appello all’Alta Corte di Lahore non è ancora iniziato. La prima udienza prevista lo scorso 14 febbraio è stata posticipata più volte fino alla scomparsa del suo nome dall’elenco delle cause in corso. Le ragioni le conoscono solo i giudici. Sono fiducioso in un suo rilascio, ma i tempi sono assolutamente imprevedibili in questo momento.

Visti inutili i tentativi di arrivare a un processo d’appello e date anche le costanti pressioni dei radicali islamisti, molti cristiani hanno scelto di avviare un dialogo con i musulmani e un atteggiamento meno aggressivo che non faccia apparire la difesa di Asia Bibi come una crociata. Qual è la sua opinione?

Sicuramente, molti che avevano fatto la scelte di impegno aperto nei suoi confronti sono stati costretti a iniziative meno aperte dagli omicidi di Taseer e Bhatti e dalle minacce verso molti esponenti della società civile e della politica, anche musulmani.

In generale, i cristiani pachistani sono oggi spaventati, hanno difficoltà a prendere apertamente le difese di Asia Bibi o a mettere in discussione la legge antiblasfemia. Hanno scelto di conseguenza un approccio più nascosto per risolvere questo caso ma anche per individuare una diversa prospettiva per le minoranza in questo paese dove crescono fanatismo e radicalismo.

Resta comunque determinante lasciare aperte le porte al dialogo con i musulmani, in molti casi di idee liberali e aperti al dialogo. Il cambiamento concreto e duraturo deve inevitabilmente passare attraverso un loro contributo. Occorre trovare uno spazio di apertura e di rispetto per tutti e far sì che i diritti umani non vengano violati e che tutte le fedi siano rispettate. Affinché, anche nessuno usi la religione contro genti di altre fedi. Tutto questo va superato con la promozione di una cultura della guarigione, dalla tolleranza, del rispetto e della pace.

[CO]

lunedì 17 marzo 2014

Pakistan - Asia Bibi - Sì al procedimento di revisione della condanna a morte: in carcere da 4 anni

ilsussidiario.net
In carcere da quattro anni, condannata alla pena di morte per blasfemia. E' il caso di Asia Bibi, la giovane madre di famiglia cristiana vittima della persecuzione e della famigerata legge anti blasfemia, che in Pakistan può portare in carcere chiunque senza prove concrete se accusato di aver insultato il Corano. 

Adesso una luce, seppur minima, di speranza: i giudici del tribunale di appello il 17 marzo riapriranno il procedimento per la revisione della condanna a morte. 

Come si ricorderà, Asia Bibi venne arrestata nel 2009, l'accusa era di aver insultato il profeta, e immediatamente condannata a morte. 

A confermare la buona notizia il Centre for legal aid, assistance and settlement che offre assistenza gratuita alle vittime di casi come questo: "Il caso ha tutto il nostro sostegno. Spero che non ci saranno pressioni degli estremisti sui giudici, che devono gestire il caso con cura, considerazione e diligenza. Se i giudici saranno lasciati liberi di prendere una decisione giusta, le accuse cadranno". 

Purtroppo è proprio questo il problema principale di casi come questo: i giudici vengono spesso minacciati e anche uccisi dagli estremisti islamici quando si dimostrano attenti verso le vittime di ingiustizia

Non è un caso che due importanti personalità pachistane che si mossero in sua difesa siano state tutte e due assassinate: il governatore del Punjab Salman Taseer e Shahbaz Bhatti, ministro per le Minoranze religiose. 

Asia Bibi si trova in isolamento ormai da quattro anni nel carcere femminile di Sheikhupura. Il caso di Asia Bibi è semplicemente incredibile nelle sue accuse: aver bevuto acqua dal pozzo di proprietà di un musulmano e quindi averne infettato l'acqua e aver discusso con alcune donne che l'hanno accusata di aver insultato Maometto.