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mercoledì 7 ottobre 2020

Migranti. Fiaccolata per Abou, minore non accompagnato di 15 anni, torturato in Libia e morto in Italia.

Il Dubbio
Proprio quando si riparla di decreti sicurezza, un caso tragico getta pesanti ombre sulla gestione dell'immigrazione. Si tratta della scomparsa di Abou, un ragazzo di 15 anni, migrante della Costa d'Avorio, sbarcato dalla nave quarantena Allegra, in rada a Palermo, e deceduto presso l'ospedale Ingrassia del capoluogo siciliano i primi giorni di ottobre.


Per questo ieri sera si è svolta una fiaccolata organizzata dal Forum Antirazzista di Palermo, per ricordare Abou e mostrare vicinanza "a tutte le persone che sono costrette dopo viaggi ed esperienze terrificanti e dopo le torture e le violenze in Libia a subire respingimenti, odio e rifiuto da parte della nostra Unione europea. Vogliamo dare l'abbraccio che Abou ha cercato e non ha ricevuto".

Tutto comincia l'8 settembre scorso quando la nave della Ong spagnola Open Arms salva e carica a bordo 83 naufraghi partiti da Zuara in Libia. Da quello che è stato ricostruito in quei momenti sembra accertata la presenza di un ragazzo proveniente dalla Costa d'Avorio. I medici di Emergency riscontrano casi di scabbia "problemi di malnutrizione e scabbia. Un altro ragazzo presenta una lesione da decubito sulla natica sinistra a causa di tutto il tempo passato seduto nelle prigioni libiche". Due giorni dopo, mentre la Open Arms è in attesa di un porto dove sbarcare, altre 87 persone vengono tratte in salvo e l'11 settembre se ne aggiungono ben 116 fino a raggiungere 276. Dopo che Malta e Italia rifiutano un attracco sicuro, il 18 i migranti vengono trasbordati sulla nave Allegra per la quarantena. La cosa non avviene in modo tranquillo, 126 persone tentano la fuga gettandosi in acqua, altre 140 rimangono a bordo ma la situazione è tragica. La quarantena inizia in condizioni di salute precarie a causa delle torture subite in Libia e dalle privazioni del viaggio.

Abou è tra loro e il suo stato psico-fisico peggiora velocemente. I suoi compagni si allarmano e chiamano urgentemente un medico che visita il ragazzo. Il referto è chiaro: "Mi riferiscono - afferma il personale sanitario, che (il ragazzo ndr) non parla e non si nutre da circa tre giorni. Il paziente è apiretico, apparentemente disorientato, poco collaborante... all'ispezione sono visibili numerose cicatrici verosimilmente conseguenti a torture subite in carcere... il paziente lamenta dolore in sede lombare bilaterale. Si sospetta un coinvolgimento renale conseguente a stato di disidratazione".

I medici riferiscono anche che il quindicenne rifiuta di bere e qualsiasi terapia gli venga proposta. Il 29 settembre si dichiara necessario lo sbarco e il ricovero urgente. Arrivato in ospedale il 30, è riscontrata la negatività al Covid ma viene curato per polmonite, inoltre è certo uno stress post traumatico, denutrizione e disidratazione. Abou entra in coma e muore due giorni dopo.

Intanto è stato aperto un fascicolo a seguito di una denuncia ed è stata sequestrata la cartella clinica. Sarà quindi la Procura di Palermo a coordinare le indagini sulla morte del minore non accompagnato. Il tutore Rossella Puccio e il legale Michele Calantropo, autori dell'esposto hanno commentato così la loro decisione: "Noi abbiamo rappresentato tutti i fatti, inclusi quelli più anomali a partire dal fatto che i minori non accompagnati devono avere sempre un tutore, anche su una nave quarantena, che è pur sempre territorio italiano".

Alessandro Fioroni

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