Pagine

domenica 21 ottobre 2018

Sangue sul voto in Afghanistan, 50 morti e oltre cento feriti

Corriere della Sera
Nella capitale Kabul un attacco kamikaze al seggio ha fatto 15 morti. Alle urne 8,8 milioni di afghani per eleggere il nuovo Parlamento. Sono complessivamente quasi 50 i morti e oltre cento i feriti nel bilancio parziale di diversi attentati che hanno insanguinato le elezioni in Afghanistan. 


È salito a 15 il numero dei morti in un attacco suicida a un seggio elettorale di Kabul. Sessanta i feriti, secondo il portavoce del ministero dell'Interno. Emergency riferisce invece di esplosioni e attentati ai seggi che hanno causato decine di feriti in tutta la città. Quarantotto sono arrivati in mattinata all'ospedale di Emergency a Kabul: 14 sono stati trattati in pronto soccorso, 33 sono stati ricoverati, uno è arrivato morto, un bambino di 10 anni.

"Kabul vive l'ennesima giornata di violenza, ma questa non è più una notizia. Nel corso dei primi 7 mesi del 2018 abbiamo registrato il 17% di feriti in più rispetto allo stesso periodo del 2017. Ma i feriti stanno arrivando anche dalle province vicine. Adesso ne stiamo aspettando 8 dal nostro Posto di pronto soccorso di Tagab", dice Dejan Panic, coordinatore del Programma di Emergency in Afghanistan. "L'ospedale è pieno, abbiamo dovuto riferire ad altri ospedali i pazienti arrivati oggi con fratture chiuse e aggiungere dei letti perché anche ieri erano arrivati 22 feriti".

I talebani hanno preso di mira i seggi elettorali con colpi di mortaio a Nangarhar, Kudduz, Ghor, Kunar e altre provincie. Funzionari della provincia orientale di Nangarhar hanno affermato che nelle violenze sono state uccise almeno 20 persone. Decine i feriti. Nella provincia settentrionale di Kunduz, in seguito all'attacco dei talebani, sono stati uccise almeno cinque persone. Sono state segnalate violenze infine a Badakhshan, Balkh e in qualche altra provincia, ma non sono stati riportati dettagli confermati su eventuali vittime.

La Commissione elettorale indipendente afferma che 8,8 milioni di afghani sono registrati al voto. Wasima Badghisy, membro della commissione, ha definito gli elettori "molto, molto coraggiosi" e afferma che già un'affluenza di 5 milioni sarebbe un successo. Alla vigilia delle elezioni due candidati sono stati uccisi mentre il voto a Kandahar è stato rimandato di una settimana dopo che una guardia ha ucciso il potente capo della polizia provinciale. Il portavoce della commissione, Aziz Ismaili, dice che non saranno pubblicati risultati prima di metà novembre e che i risultati finali non saranno disponibili prima di dicembre.

Le elezioni sono viste come un indicatore importante in vista delle presidenziali del prossimo aprile e sono un passaggio cruciale a poche settimane dal summit Onu che si terrà a Ginevra a novembre dove verrà chiesto a Kabul di mostrare i progressi fatti nel processo democratico. L'apertura dei seggi è stata posticipata per permettere a tutti di votare. I candidati sono oltre 2.565 di cui 2.148 uomini e 417 donne. Si vota per 102 seggi nella Camera alta, la Mesherano Jirga e per 250 nella Camera bassa, la Wolesi Jirga.

sabato 20 ottobre 2018

Intervista a Liliana Segre: "I bambini di Lodi ne risentiranno per tutta la vita. Come fanno i "grandi" a tornare a casa dai loro figli?

HuffPost
Nell'anniversario della deportazione nazista degli ebrei dal ghetto di Roma, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ai microfoni di Circo Massim, su Radio Capital, commenta i fatti di Lodi e l'esclusione dei bimbi dalla mensa scolastica: 

“I bambini che si vedono scartati ne risentono tutta la vita. Ma quelli che li mettono da parte perché manca un timbro, poi come vanno a casa dai loro figli? Vanno curate le menti e i cuori". E annuncia: "Presenterò un disegno di legge contro l'odio perché le parole dell'odio, che oggi viaggiano più di quelle dell'amore, sono quelle che fanno sì che un bambino non possa mangiare con gli altri”
 Il video dell'intervista a Liliana Segre >>>



La carovana di migliaia di migranti diretta negli USA partita dall'Honduras, sfonda il confine ed entra in Messico

Rai News 24
Migliaia di migranti dell'Honduras, di El Salvador e del Guatemala, componenti la carovana che marcia verso gli Usa, hanno sfondato, proveniendo dal Guatemala, i cancelli e le reti di protezione della frontiera del Messico. 


Sono entrati nel territorio messicano e stanno avanzando verso gli Stati Uniti. Questo secondo quanto riportato dalla rete MilenioTelevisión. Secondo l'emittente via cavo, si tratta di migranti principalmente honduregni accompagnati da cittadini di El Salvador e del Guatemala. 

Fanno tutti parte della carovana partita una settimana fa (sabato scorso) dalla città di San Pedro Sula, in Honduras. Le barriere poste a protezione della frontiera sono state rapidamente rovesciate e la folla di migliaia di donne, bambini e intere famiglie si è diretta verso il paese vicino. 

Anche il Governatore messicano dello Stato del Chiapas, Manuel Velasco, ha confermato l'ingresso di migliaia di persone al punto di transito di Tecùn Umàn. Velasco ha detto: "Ribadiamo che al momento la nostra principale preoccupazione è la protezione dei diritti umani dei migranti". 

Un portavoce ha parlato ai componenti della carovana raccomandando "calma ed ordine". Un certo numero di migranti ha deciso di staccarsi dal grosso della carovana e di entrare in Messico attraversando il fiume Suchiate. 

Il coordinatore della carovana, Bartolo Fuentes, è stato nel frattempo espulso dal territorio guatemalteco ed è arrivato all'aeroporto di Tegucigalpa, capitale dell'Honduras. Fuentes, ex deputato del partito Libertad y Refundación (Libre), era stato fermato martedì dalle autorità migratorie del Guatemala, dopo aver attraversato la frontiera con l'Honduras assieme ad un gruppo di persone che si era unito alla carovana.

Tiziana Di Giovannandrea

In attesa della pena di morte in Florida chiede la cittadinanza italiana. Condannato nel 1976. Nonni siciliani. Il Comune: 'E' uno di noi'

Ansa
Un italo-americano da oltre 40 anni nel braccio della morte in Florida chiede la cittadinanza italiana. E' l'ultima speranza per Henry Sireci, condannato nel 1976 per l'assassino di Howard Poteet, un venditore di auto usate, delitto che lui nega di aver commesso. 

Henry Sireci
I nonni di Sireci sono entrambi nati a Caccamo, un piccolo comune nell'area metropolitana di Palermo, e il nonno è diventato cittadino Usa dopo la nascita del padre di Henry. Gli avvocati del condannato hanno inviato a suo nome una richiesta di cittadinanza. Hanno anche chiesto l'assistenza consolare "per impedire l'esecuzione di un innocente".

Il Comune siciliano ha fatto sponda: "E' un concittadino", ha detto il sindaco Nicasio di Cola dicendosi pronto a premere sulla Farnesina. Il caso Sireci due anni fa divise la Corte Suprema. Il giudice Stephen Breyer, dissentendo dai colleghi che avevano rifiutato il riesame, aveva preso spunto dai 40 anni passati da Henry nel braccio della morte per chiedere un ripensamento sull'intero sistema della pena capitale.

venerdì 19 ottobre 2018

Mediterraneo - Migranti, allarme diritti umani: "Uno su due riportato nel "porto sicuro" in Libia"

La Repubblica
Nel 2018 la guardia costiera di Tripoli ha riportato nei centri di detenzione 14.500 persone, più di quelli approdati in Italia. Tunisia e Turchia le rotte alternative.



Non era mai successo prima. Per la prima volta, nel 2018, il numero dei migranti riportati in Libia ha superato quelli che sono riusciti ad approdare in Italia. 

Secondo i dati forniti dalla Guardia costiera di Tripoli le persone intercettate dalle motovedette libiche dall'inizio dell'anno sono state 14.500 mentre solo 12.543 sono quelle che, sulla rotta libica, sono sbarcate in Italia, poco più della metà del numero complessivo.

Il trend degli ultimi mesi ha ormai definitivamente sancito che le rotte più battute dai migranti per sbarcare sulle nostre coste indisturbati sono quella dalla Tunisia verso Lampedusa e le coste dell'Agrigentino e quella delle barche a vela dalla Turchia fino al Salento, alla Calabria, alla Sicilia orientale.

Il dato, che certamente soddisfa il ministro dell'Interno Salvini, viene fornito dall'Unhcr che invece lo analizza con grande preoccupazione. "E' un punto di svolta - commenta Carlotta Sami, portavoce Unhcr - riportati in Libia, paese di transito non sicuro. Se c'è un'emergenza è quella lì e nel Mediterraneo con i suoi morti". Morti che, secondo le ultime cifre diffuse dall'Oim, l'Agenzia delle Nazioni unite per la migrazione, sono saliti a 1839, pari a una media settimanale di 45 vittime.

L'Oim ha inoltre riferito che un totale di 88.736 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare dall'inizio del 2018, di cui 40.598 in Spagna, diventata la principale destinazione dei flussi. Nei giorni scorsi era stato lo stesso ministro degli Esteri Moavero a definire la Libia un porto non sicuro. E dunque i respingimenti di un numero così alto di migranti che finiscono per essere nuovamente reclusi nei centri di detenzione dove le condizioni di vita sono disastrose e dove finiscono per pagare nuovamente i trafficanti per riprovare la traversata verso l'Europa preoccupano molto le Agenzie dell'Onu. Alle quali, ormai da mesi, è sempre più difficile accedere nelle carceri e liberare le persone aventi diritto allo status di rifugiati in condizione di particolare vulnerabilità, le stesse che fino a qualche mese fa venivano evacuate in Niger in attesa dei corridoi umanitari che le avrebbero portate in Europa in modo legale.

E in vista del Consiglio europeo con all'ordine del giorno proprio la questione migranti, Unhce e Oim lanciano un appello congiunto ai leader affinchè adottino misure urgenti per far fronte alla situazione delle morti nel mar Mediterraneo che quest'anno hanno raggiunto un tasso record. “L’attuale tenore del dibattito politico, che ci dipinge un’Europa sotto assedio, non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà - ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati - Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici”.

Il Quirinale: "L'ordinanza anti-mendicanti è illegittima". Sindaci non combattono la povertà ma fanno la guerra a i poveri

La Stampa
"Un sindaco non può in nessun caso colpire con provvedimenti punitivi chi si limita a chiedere l'elemosina, senza molestare o infastidire nessuno". È la motivazione espressa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accogliendo il ricorso straordinario proposto al Capo dello Stato da due associazioni, "Avvocato di strada" e "Karmadonne", contro l'ordinanza del sindaco di Carmagnola, comune in provincia di Torino che aveva introdotto nel territorio comunale un divieto generico di accattonaggio.


Così il Quirinale, pronunciandosi su questo caso specifico, ha voluto inviare un segnale ai sindaci italiani. Chi ha firmato ordinanze simili dovrà fare marcia indietro. 


Il provvedimento del sindaco Ivana Gaveglio, a capo di una coalizione di centrodestra, risale al novembre 2016. Oltre a introdurre un elenco di divieti, aveva previsto anche una multa per sanzionare "chi in silenzio e senza disturbare nessuno chiede l'elemosina".

L'ordinanza non era contro l'accattonaggio molesto, già oggi perseguibile, ma contro chiunque chiedesse la carità. Il ricorso al Presidente Mattarella è l'ultimo passo di una battaglia legale contro le disposizioni del Comune. Già nel mese di maggio il Consiglio di Stato aveva dato ragione agli oppositori dell'ordinanza. L'ultima parola spettava al Capo dello Stato, che ha recepito le stesse indicazioni. Aggiungendo che il "primo cittadino non può utilizzare per altri scopi lo strumento dell'ordinanza contingibile e urgente, usato solitamente per situazioni di emergenza".

L'avvocato Alessandra Ballerini, legale dei ricorrenti, spiega: "Siamo soddisfatti che venga stigmatizzato l'atteggiamento di quei sindaci che, anziché preoccuparsi di combattere la povertà nei loro Comuni, puniscono i poveri".

Angela Inglese, di Karmadonne, aggiunge: "Forse sarebbe bastato un maggiore confronto con la cittadinanza e le associazioni. Noi comunque non abbiamo nulla di personale contro questa giunta: avremmo fatto ricorso anche se ci fosse stato un altro sindaco.

Quello che non ci piaceva era il principio". Il sindaco Gaveglio, già in precedenti occasioni, difendendo la sua scelta, aveva spiegato che "con la cancellazione dell'ordinanza, a rimetterci sarebbero stati solo i cittadini".

Massimiliano Rambaldi

Il Quirinale: "L'ordinanza anti-mendicanti è illegittima". Sindaci non combattono la povertà ma fanno al guerra a i poveri

La Stampa
"Un sindaco non può in nessun caso colpire con provvedimenti punitivi chi si limita a chiedere l'elemosina, senza molestare o infastidire nessuno". È la motivazione espressa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accogliendo il ricorso straordinario proposto al Capo dello Stato da due associazioni, "Avvocato di strada" e "Karmadonne", contro l'ordinanza del sindaco di Carmagnola, comune in provincia di Torino che aveva introdotto nel territorio comunale un divieto generico di accattonaggio.



Così il Quirinale, pronunciandosi su questo caso specifico, ha voluto inviare un segnale ai sindaci italiani. Chi ha firmato ordinanze simili dovrà fare marcia indietro. 


Il provvedimento del sindaco Ivana Gaveglio, a capo di una coalizione di centrodestra, risale al novembre 2016. Oltre a introdurre un elenco di divieti, aveva previsto anche una multa per sanzionare "chi in silenzio e senza disturbare nessuno chiede l'elemosina".

L'ordinanza non era contro l'accattonaggio molesto, già oggi perseguibile, ma contro chiunque chiedesse la carità. Il ricorso al Presidente Mattarella è l'ultimo passo di una battaglia legale contro le disposizioni del Comune. Già nel mese di maggio il Consiglio di Stato aveva dato ragione agli oppositori dell'ordinanza. L'ultima parola spettava al Capo dello Stato, che ha recepito le stesse indicazioni. Aggiungendo che il "primo cittadino non può utilizzare per altri scopi lo strumento dell'ordinanza contingibile e urgente, usato solitamente per situazioni di emergenza".

L'avvocato Alessandra Ballerini, legale dei ricorrenti, spiega: "Siamo soddisfatti che venga stigmatizzato l'atteggiamento di quei sindaci che, anziché preoccuparsi di combattere la povertà nei loro Comuni, puniscono i poveri".

Angela Inglese, di Karmadonne, aggiunge: "Forse sarebbe bastato un maggiore confronto con la cittadinanza e le associazioni. Noi comunque non abbiamo nulla di personale contro questa giunta: avremmo fatto ricorso anche se ci fosse stato un altro sindaco.

Quello che non ci piaceva era il principio". Il sindaco Gaveglio, già in precedenti occasioni, difendendo la sua scelta, aveva spiegato che "con la cancellazione dell'ordinanza, a rimetterci sarebbero stati solo i cittadini".

Massimiliano Rambaldi