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venerdì 23 ottobre 2015

Uganda: Alto Commissario Onu per i diritti umani condanna “uso eccessivo della forza” della polizia di Kampala

Agenzia Nova
Kampala - L'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite (Ohchr) per i diritti umani in Uganda ha condannato “l'uso eccessivo della forza” da parte della polizia ugandese nei confronti dei sostenitori dell’opposizione, in vista delle elezioni presidenziali in programma nel febbraio del 2016. 

In una dichiarazione diffusa ieri, il rappresentante dell’Ohchr in Uganda, Uchenna Emelonye, ha sollecitato il governo di Kampala ad "avviare immediatamente un'indagine indipendente” e a “perseguire i funzionari che hanno fatto un uso eccessivo della forza sottoponendo dei cittadini a trattamenti crudeli, inumani o degradanti".

Alla Dieta di Tokyo un convegno sui diritti umani e la lotta alla pena di morte #nojusticewithoutlife

www.santegidio.org
Promosso dalla Comunità di Sant'Egidio, raccoglie rappresentanze giapponesi e internazionali del mondo religioso e politico per un comune impegno nell'affermazione del fondamentale diritto alla vita.
Il 22 ottobre nella Dieta del Giappone, con l'alto patronato dell'Ambasciata Italiana in Giappone e la Lega parlamentare per l'abolizione della pena di morte un importante convegno che si inserisce nella serie di eventi "NO JUSTICE WITHOUT LIFE".

Insieme a Mario Marazziti, presidente della Commissione per i Diriti Umani del Parlamento Italiano e ad Alberto Quattrucci della Comunità di Sant'Egidio, sono presenti rappresentanti del mondo politico e religioso giapponese, delegati internazionali, testimoni della condizione dei condannati nelle carceri giapponesi. VEDI IL PROGRAMMA

Mario Marazziti ha invitato il Giappone ad una serie di riforme legislative che gli consentano di occupare anche nel cmapo dei dirittiumani come già in quello dello sviluppo tecnologico, un posto di primo piano tra le democrazie mondiali.

"Perche’ il mondo e anche il Giappone possono essere migliori senza la pena di morte? - ha detto- Perchè quando lo stato uccide in nome della comunità, abbassa tutta la comunità al livello di chi uccide. Perché quando lo stato uccide, uccide dopo anni, a sangue freddo. Allora lo stato compie un’azione ancora più terribile di quella dell’assassino perché aggiunge un calcolo e una scientificità. E’ la differenza tra una prigione normale e un campo di sterminio, dove ogni azione è calcolata per distruggere lo mettano al pari delle moderne democrazie". LEGGI TUTTO IL TESTO

Anche Alberto Quattrucci ha esortato: "Continuiamo a lavorare per costruire ponti politici e culturali tra le isole giapponesi e il resto del mondo. Auspichiamo che il Giappone si misuri con gli standard internazionali, si inserisca con coraggio nel trend mondiale dell’abolizione della pena capitale" LEGGI TUTTO IL TESTO .

giovedì 22 ottobre 2015

Plus de 30 000 personnes risquent de mourir de faim au Soudan du Sud

Le Monde
Sans aide humanitaire « immédiate et d’urgence », plus de 30 000 personnes risquent de mourir de faim au Soudan du Sud, a alerté jeudi 22 octobre, l’Organisation des nations unies (ONU).
3,9 millions de personnes concernées par la crise alimentaire
D’après une étude publiée par le Cadre intégré de classification de la sécurité alimentaire (IPC), quelque 3,9 millions de personnes sont concernées par cette crise alimentaire – soit un tiers de la population du pays –, un chiffre en hausse de 80 % par rapport à la même période l’an passé. D’après l’IPC, si rien n’est fait pour améliorer la situation « va probablement se détériorer jusqu’à évoluer en famine » pour 30 000 personnes avant la fin de l’année.

Dans un communiqué commun, le Fonds pour l’enfance (Unicef), l’Organisation pour l’agriculture et l’alimentation (FAO) et le Programme alimentaire mondial (PAM) tirent la sonnette d’alarme :
« La faim extrême est en train de porter les populations au bord du gouffre dans certaines parties du Soudan du Sud (…) Certaines familles déplacées racontent qu’elles survivent grâce à un repas par jour constitué de poisson et de nénuphars. »

D’après le responsable du PAM dans le pays, Joyce Luma :
« C’est le début de la récolte et nous devrions assister à une amélioration sensible de la situation de la sécurité alimentaire dans tout le pays, mais, malheureusement, ce n’est pas le cas dans des régions comme le sud de l’état d’Unité, où les gens sont au bord d’une catastrophe qui ne peut plus être empêchée. »

Les zones les plus touchées se situent dans l’Etat d’Unité (nord), la principale zone pétrolifère du pays, où se déroulent d’intenses combats, accompagnés d’enlèvements et de viols en grand nombre de femmes et d’enfants.

Pour les trois organisations des Nations unies, « l’aide humanitaire a été entravée par une extrême violence et l’inaccessibilité ces derniers mois ». Elles sollicitent donc « un accès immédiat » aux zones les plus durement touchées afin d’intervenir sur place
Un conflit qui dure depuis près de deux
Le Soudan du Sud est le théâtre depuis décembre 2013 d’une guerre opposant l’armée régulière fidèle au président, Salva Kiir, à une rébellion dirigée par son ancien vice-président et rival, Riek Machar.

La guerre civile, marquée par des massacres et des atrocités d’une violence inouïe attribués aux deux camps, a fait des dizaines de milliers de morts et chassé quelque 2,2 millions de Sud-Soudanais de leurs foyers. La plus jeune nation du monde a proclamé son indépendance en juillet 2011 après des décennies de conflit avec le Soudan.

D’après les Nations unies, la guerre civile a déjà fait près de 50 000 morts et 2,5 millions de déplacés. Les effets du conflit se ressentent même loin du front, les prix des denrées de base (farine, riz, haricot, huile) ayant pour certains triplé en un an.

Le Soudan du Sud est le théâtre depuis décembre 2013 d’une guerre opposant l’armée régulière fidèle au président, Salva Kiir, à une rébellion dirigée par son ancien vice-président et rival, Riek Machar .
Un accord de paix déjà violé ?
Après un conflit qui a duré près de deux ans, le président sud-soudanais, Salva Kiir, signait, le 26 août, un accord censé mettre fin à la guerre civile. Le texte prévoyait un partage du pouvoir, attribuant notamment un poste de « premier vice-président » aux insurgés de Riek Machar durant une période transitoire de trente mois, la démilitarisation de la capitale, Juba, ou encore l’octroi de la majorité des postes ministériels aux rebelles dans l’Etat pétrolier du Haut-Nil.

Mais l’accord n’a finalement jamais été appliqué. Quelques heures seulement après le cessez-le-feu, des combats se sont déroulés autour de Malakal, capitale de l’Etat du Haut-Nil, et à Leer, dans l’Etat d’Unité. Le chef de la rébellion Riek Machar a dénoncé à la fin d’août un accord de paix qui « a été rompu. Le gouvernement est incapable de contrôler ses troupes ».

Face à cette situation, l’ONU est totalement impuissante. En marge de l’Assemblée générale de l’institution, le 29 septembre, son secrétaire général, Ban Ki-moo,n a malgré tout rappelé Salava Kiir et Riek Machar à leurs engagement en faveur d’une cessation des hostilités. Sans résultat jusqu’ici.

Russia, Partito comunista a Putin: sospendere la moratoria reintrodurre la pena di morte

AskaNews
Mosca - Il Partito Comunista russo presenterà appello al leader del Cremlino Vladimir Putin per considerare di revocare la moratoria sulla pena di morte. Lo ha annunciato il vice presidente della Duma di Stato ed esponente del Partito comunista Vadim Soloviev, collegando il tutto "al recente aumento dei crimini violenti contro i funzionari pubblici, nei confronti dei deputati di diversi livelli" ha detto Soloviev.

La proposta si collega alla strage avvenuta ieri nei pressi di Mosca, a Krasnogorsk dove sono stati uccisi il vice sindaco Yuri Karaulov e altre tre persone. Il presunto assassino Amiran Giorgadze è attualmente ricercato.
Nel mese di marzo, un deputato del Partito liberal-democratico Roman Chudjakov ha presentato un'iniziativa per l'abolizione della moratoria sulla pena di morte. Secondo un sondaggio condotto dal Levada Center nello stesso mese, l'iniziativa di abolire la moratoria sulla pena di morte è sostenuta da circa la metà dei residenti in Russia. A maggio, il disegno di legge è stato respinto.

La questione della pena di morte in Russia è una tema molto complesso ed è legato all'adesione di Mosca al Consiglio d'Europa. Uno dei requisiti assoluti per tutti i membri è che la pena di morte non può essere applicata per alcun crimine. Coerentemente con questa regola, il 25 gennaio 1996, il Consiglio ha richiesto alla Russia di applicare una moratoria immediata e l'abolizione completa della pena di morte entro tre anni. In pochi mesi la Russia accettò, divenendo così membro del Consiglio. Tuttavia, dopo la crisi ucraina, i rapporti tra Mosca e il Consiglio d'Europa (e anche l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa) sono divenuti complicatissimi. All'apice della loro crisi il deputato russo Aleksey Pushkov, capo della delegazione russa nella stessa Assemblea e presidente della Commissione esteri della Duma, aveva dichiarato che a fine anno la Russia deciderà se rientrare o meno nel Consiglio d'Europa.

Pakistan: ieri 5 impiccagioni, numero esecuzioni sale a 14 in 24 ore

Agi
Almeno 5 detenuti sono stati impiccati ieri in Pakistan, facendo salire il numero delle esecuzioni nelle ultime 24 ore a 14. Le utime esecuzioni si sono svolte a Lahore, Bahawalpur, Toba Tek Singh, Mianwali, Dera Ghazi Khan, nella provincia centrale di Punjab. 

A riferirlo un alto funzionario, che ha voluto l'anonimato. Ieri sono state eseguite le condanne a morte per altri 9 uomini. Le impiccagioni hanno portato il conteggio delle esecuzioni a oltre 250.

Nel Pakistan è stata revocata una moratoria a dicembre, dopo l'attacco da parte dei talebani in una scuola nel nord-ovest del Paese che causò la morte di 150 persone, la maggior parte bambini. 

Le impiccagioni erano state ripristinate solo per i condannati per terrorismo ma nel marzo scorso sono state estese a tutti i reati capitali. L'Unione Europea e le Nazioni Unite, oltre alle associazioni per i diritti umani, avevano chiesto urgentemente al Pakistan di ripristinare la moratoria. Amnesty International ha stimato a dicembre che il Pakistan ha oltre 8 mila detenuti nel braccio della morte.

USA: i capi dei dipartimenti di polizia "più misure alternative e meno carcerazioni"

giornalettismo.com
130 Capi di altrettanti Dipartimenti di polizia degli Stati Uniti hanno firmato una presa di posizione nella quale chiedono lo svuotamento delle carceri americane, che secondo loro sono state riempite di persone che non ci dovrebbero stare.


I capi delle polizie americane hanno formato un gruppo di pressione per l'introduzione di misure alternative alla detenzione, la riduzione delle leggi penali e l'abolizione delle pene minime detentive obbligatorie. Il gruppo s'incontrerà domani con il presidente Obama e oggi ha presentato il progetto in una conferenza stampa.

Nel gruppo ci sono i capi delle polizie delle maggiori città del paese, da William J. Bratton di New York a Charlie Beck di Los Angeles e Garry F. McCarthy di Chicago, ai quali si sono uniti anche diversi pubblici ministeri da tutto il paese. Gli Stati Uniti hanno la più alta percentuale di popolazione dietro le sbarre, staccando in tale classifica e con ampio margine anche i regimi più repressivi. La severità del sistema giudiziario americano per di più non ha particolari effetti sul tasso di criminalità, sul quale comunque è noto non influisca un maggiore o minore ricorso alla carcerazione.

Quando poi l'osservazione della popolazione carceraria riporta l'immagine di un sistema che ha incarcerato in gran parte persone di pelle nera e che allo stesso modo detiene i malati mentali che non hanno altre attenzioni dallo stato, soprattutto per reati che in altri paesi sarebbero sanzionati a fatica con una contravvenzione, diventa evidente che la prima e unica cosa da fare sia quella di ridurre per legge il numero degli imprigionati.

Ospedali Psichiatrici Giudiziari - I penalisti: è una legge tradita. Ancora 220 internati in OPG. Poche REMS affollate

Vita.it
A oltre sei mesi dalla chiusura degli Opg, ancora 220 persone sono internate. Mentre le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza esistenti sono già sovraffollate. L'Unione Camere Penali Italiane chiede il commissariamento delle Regioni inadempienti

Ad oltre sei mesi dalla formale chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, l’Unione Camere Penali Italiane, con il suo Osservatorio Carcere, «lancia l’ allarme per una situazione che rischia drammaticamente di peggiorare, travolgendo i principi di diritto e di civiltà che sono alla base della riforma».

Al 12 ottobre 2015, secondo l’Unione Camere Penali, vi sono ancora 220 internati negli OPG e le Regioni che hanno già le REMS (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) hanno comunicato che non vi sono più posti per accogliere altre persone nelle loro strutture, già sovraffollate. Per rendersi conto delle effettive condizioni in cui gli internati sono detenuti si pensi che a Castiglione delle Stiviere – prima OPG, oggi REMS – dove si era ipotizzato di costituire 8 REMS, ciascuna per 20 unità - oggi vi sono ben 270 presenze.

«La struttura di Castiglione delle Stiviere, a cui è stata solo cambiata la targa all’ingresso, da OPG a REMS, è diventata la “residenza” nazionale, ospitando soggetti provenienti da tutta Italia», scrive l’Unione Camere Penali Italiane. La chiusura degli OPG c’è stata quindi soltanto sulla carta, «ma non un foglio qualunque, una Legge». «La Legge è, pertanto, tradita e occorre intervenire subito. Le Regioni sono in gran parte inadempienti nonostante i rinvii che vi sono stati in passato per l’entrata in vigore della Legge e il Governo deve fare la sua parte, con le risorse necessarie e facendo scattare subito il commissariamento là dove è necessario».