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lunedì 18 novembre 2013

Niger - Governo chiude luoghi disumani per migranti diretti in Algeria e smantella rete di trafficanti di uomini

MISNA
NIGER – Lo smantellamento di due reti di trafficanti di esseri umani e la chiusura delle case dove i migranti clandestini vengono stipati: è questo il risultato di una vasta operazione attuata dal governo nigerino a Agadez e Arlit, le due principali città nel nord del paese dove transitano gli aspiranti migranti diretti verso Algeria, Libia e Europa. 

Una trentina di persone sospettate di appartenere a reti che gestiscono i flussi migratori illegali sono finite in manette, tra cui agenti di polizia, autisti e proprietari di veicoli. La recente morte di sete in pieno deserto di 92 migranti ha scosso fortemente l’opinione pubblica africana ed internazionale.

Mondiali in Qatar, Amnesty: calpestati i diritti dei lavoratori stranieri

La Repubblica
L'organizzazione ha denunciato in un rapporto le condizioni in cui sono costretti a vivere gli operai che stanno costruendo le strutture per il 2022, dal mancato pagamento dei salari agli alloggi fatiscenti. "La Fifa ha il dovere di inviare un messaggio forte"
DUBAI - E' già stato soprannominato il mondiale degli schiavi dopo l'inchiesta del Guardian che ha rivelato le disumane condizioni di lavoro e gli spaventosi abusi cui è sottoposta la manodopera impiegata nella costruzione delle infrastrutture per i Mondiali di calcio 2022 in Qatar. Ora è un rapporto di Amnesty International a riportare alla ribalta lo scandalo degli operai stranieri, soprattutto nepalesi alle dipendenze del comitato organizzatore.

"I nostri risultati indicano un preoccupante livello di sfruttamento della manodopera utilizzata nel settore delle costruzioni in Qatar", ha detto il segretario generale di Amnesty Salil Shetty. "La FIFA ha il dovere di inviare un messaggio forte avvertendo che non tollera alcuna violazione dei diritti umani sui progetti di costruzione relativi alla Coppa del Mondo", ha aggiunto.

"E' semplicemente ingiustificabile che in uno dei Paesi più ricchi del mondo ci siano così tanti lavoratori migranti spietatamente sfruttati, privati della loro retribuzione e che lottano per sopravvivere", il grido di allarme di Amnesty. "I datori di lavoro in Qatar hanno mostrato un disprezzo sconvolgente per i diritti umani fondamentali verso i lavoratori emigranti. Molti stanno approfittando di una legislazione permissiva e lassista delle tutele del lavoro per sfruttare i lavoratori".

Amnesty è l'ultima organizzazione umanitaria a lanciare l'allarme sul trattamento dei lavoratori stranieri in Qatar dopo le anticipazioni di fine settembre del quotidiano britannico Guardian. Amnesty ha fatto sapere di aver effettuato interviste con oltre 200 immigrati attivi nel settore delle costruzioni in Qatar nel corso di due visite nell'emirato compiute a ottobre 2012 e marzo 2013. Il rapporto afferma che gli abusi includono "il mancato pagamento dei salari, le dure condizioni di lavoro e gli standard scioccanti delle condizioni di alloggio, con i lavoratori che vivono in squallide stanzoni sovraffollati, senza aria condizionata e con le fosse biologiche scoperte".

Secondo la Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc), la frenesia legata alla realizzazione delle strutture per i Mondiali del 2022 in Qatar provocherà "la morte di 4.000 lavoratori immigrati" prima che il primo pallone venga calciato.

Alle denunce e alle sollecitazioni arrivate da più parti, il presidente della Fifa Sepp Blatter ha risposto il 9 novembre scorso, al termine di una visita in Qatar, dicendo che le autorità dell'emirato si sono impegnate a modificare le normative sul lavoro e a migliorare le condizioni di vita degli operai immigrati.

Diritti umani: appello a Obama per il rilascio di 5 cubani detenuti negli Usa

Articolo 21
Un appello per chiedere la liberazione immediata di cinque cubani condannati e detenuti negli Stati Uniti. È quello che oggi 55 personaggi del mondo della politica, della cultura, dello spettacolo e dello sport, attraverso il sito


www.vitadura.it, hanno rivolto al presidente Barack Obama, chiedendogli di intervenire per mettere fine a una detenzione che dura da 15 anni, ma che più volte diverse organizzazioni internazionali, dalla Commissione per le detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite ad Amnesty International, hanno dichiarato illegale perché contraria alle più elementari norme del diritto internazionale e di tutela dei diritti umani.

Martin Sheen, Angela Davis, Fiorella Mannoia, Alberto Juantorena, Carla Fracci, Alice Walker, Ascanio Celestini, Danny Glover, Gianni Vattimo, Javier Sotomayor, Moni Ovadia e tanti altri volti noti provenienti da ogni angolo del globo hanno unito le loro voci per domandare al presidente Obama un atto di giustizia, scegliendo di impegnarsi in prima persona per una causa che negli anni passati ha già ricevuto l`appoggio di governi, organizzazioni, associazioni, istituzioni e comitati impegnati nella difesa dei diritti umani.
Gerardo Hernández Nordelo, Ramón Labañino, Antonio Guerrero Rodríguez, Fernando González Llort, René Gonzalez Sehweret sono stati arrestati in Florida nel 1998 mentre raccoglievano informazioni per prevenire atti di aggressione e di intimidazione contro la popolazione civile cubana. 

Le autorità Usa li hanno accusati di spionaggio e di infiltrazione nel territorio degli Stati Uniti come agenti segreti di uno Stato straniero, senza che niente di tutto ciò potesse mai essere provato. Processati a Miami, sono stati condannati a pene esorbitanti, si legge nel comunicato diffuso oggi Vita Dura, in violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite.

Per questo motivo, si ricorda nella nota, l`Onu ha dichiarato nullo il processo, durante il quale non sono state rispettate le minime garanzie di difesa, e ha chiesto al governo di Washington di rimetterli in libertà. Anche Amnesty International ha criticato gli Stati Uniti per il trattamento riservato ai cinque prigionieri, che viola i loro diritti fondamentali.

Sayeeda Warsi, il ministro inglese che difende (da musulmana) i cristiani: «Rischiano l’estinzione»


Tempi
Sayeeda Warsi non ha paura di difendere i cristiani, sebbene lei, ministro per le Fedi e le Comunità del governo Cameron, sia di origine pakistana e di credo musulmano, e negli scorsi anni diverse volte abbia dovuto fare i conti con l’ostilità degli islamici più tradizionalisti. Più di un lettore si è stupito nel vedere l’allarme lanciato dalla ministra e ospitato venerdì dal Daily Telegraph, una precisa analisi della situazione penosa dei cristiani nel Medio Oriente: «Rischiano di essere estinti, questa religione rischia di essere cacciata fuori da alcune sue terre storiche d’origine».

A RISCHIO DELLA VITA. L’articolo propone il messaggio che Warsi ha tenuto a Washington, in una lezione organizzata dal Council on Foreign Relations alla Georgetown University. Con tono diretto e chiaro, la ministra ammette che «ci sono alcune zone del mondo in cui essere cristiani significa mettere a rischio la tua vita. I cristiani stanno affrontando discriminazione, ostracismo, torture, persino omicidi, semplicemente per la fede che seguono». A supporto del suo allarme, la Warsi (che è pure baronessa) offre alcuni numeri, a cominciare dall’Iraq, dove dal 1990 ad oggi i cristiani sono passati da 1,2 milioni a 200 mila. E i fatti di sangue di cui sempre più spesso giunge notizia da quelle terre le danno ragione: in Inghilterra, in particolare, hanno ancora negli occhi le bombe che esplosero a fine settembre nella chiesa anglicana di Ognissanti in Pakistan, e che provocarono la morte di 85 persone, indicate come veri e propri «martiri» dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby.

GLI ATTACCHI DEGLI ISLAMISTI. Sayeeda, come detto, è considerata in Gran Bretagna un’esponente di spicco del dell’islam moderato, e per questo ha ricevuto anche vari attacchi: nel 2009, ad esempio, a Luton alcuni musulmani le hanno lanciato le uova addosso, per il suo modo «non corretto» di vivere la fede. Ancor prima, nel 2006, il capo dell’organizzazione musulmana Al Ghuraba, Anjem Choudary, la attaccava durante una trasmissione della Bbc in prima serata: «Tu non puoi parlare perché porti il velo» (benché lei difenda le donne che decidono di indossarlo in pubblico: è una scelta che spetta ad ognuno, dice). Sulla fede cristiana poi, si ricordano anche alcune dichiarazioni in cui Warsi metteva in guardia dalla secolarizzazione della società europea: «L’Europa dovrebbe essere più sicura e tranquilla nel vivere la sua cristianità».

SEGNALI DI UNITÀ. Stavolta invece il suo allarme si è spostato verso le minoranze cristiane del Medio Oriente, dove «punizioni collettive diventano sempre più comuni, con gente attaccata per crimini presunti, connessi ai loro confratelli, spesso in risposta ad avvenimenti successi a migliaia di chilometri di distanza». Tuttavia, scrive la ministra, di segnali di unità ce ne sono: «La compassione dei musulmani che hanno donato sangue per aiutare quei cristiani feriti alla chiesa di Ognissanti; la solidarietà dei cristiani che si sono stretti attorno ai musulmani in preghiera in Egitto, in piazza Tahrir; nel cameratismo interreligioso in Nigeria e Indonesia, dove i credenti regolarmente difendono i luoghi di preghiera gli uni degli altri». Il dialogo religioso è la base del benessere per la società di adesso: «Permette alle persone di prendere parte a pieno ritmo alla vita della società, che spinge così l’economia». Non è un caso se fra i 30 paesi più in salute al mondo ce ne siano 26 che garantiscono la libertà religiosa: «Fa da guardiano contro la violenza, l’estremismo e i conflitti sociali, tutti fattori che bloccano lo sviluppo della società».

domenica 17 novembre 2013

Vietnam: pena de muerte a 2 empresarios por malversación de fondos

La Nueva Provincia

Un tribunal de la ciudad de Ho Chi Minh condenó hoy a muerte a un exbanquero vietnamita y a su socio por malversar 25 millones de dólares.

"Se les impuso esta pena por malversación de bienes, mala gestión, abuso de poder y fraude, que causaron graves consecuencias", informó la televisión del Estado.


Vu Quoc Hao, de 58 años, exresponsable de una filial del Banco para la Agricultura y Desarrollo Rural (Agribank) y Dang Van Hai, de 56 años, jefe de una empresa de construcción, fueron los condenados.

El juicio, que muestra los esfuerzos de Vietnam por luchar contra la corrupción, duró ocho días. En total, 11 personas fueron procesadas.

Las otras nueve fueron condenadas a penas de cárcel de entre tres y 14 años por violación de las reglas de gestión.

El grupo estaba acusado de haber malversado más de 25 millones de dólares de fondos públicos entre abril de 2008 y marzo de 2009 falsificando contratos, según informaciones publicadas hace tiempo en los medios.

Vietnam está considerado como uno de los países con más corrupción del mundo y esta práctica provoca el enfado de la población.

Brasile, nuovo allarme per il rispetto dei diritti umani dei rifugiati haitiani

Agenzia Fides
Brasilia – Un nuovo allarme per la drammatica situazione degli haitiani che cercano rifugio in Brasile, arrivandovi in modo illegale, è stato lanciato dalla Ong brasiliana Conectas dopo la visita del Presidente del Brasile, Dilma Rousseff, in Perù. 

Nell’occasione infatti la Rousseff ha affermato che i due paesi collaboreranno per contrastare le reti illegali di trafficanti di persone, in particolare quelle che gestiscono il viaggio degli emigrati di Haiti verso il Brasile. 

Secondo le informazioni inviate all’Agenzia Fides da Adital, per raggiungere illegalmente il Brasile, gli haitiani attraversano infatti la Repubblica Dominicana, l’Ecuador ed il Perù, sottoposti a ripetute violazioni dei propri diritti, ad abusi sessuali, maltrattamenti, estorsioni, torture.
Pur riconoscendo l’importanza dell’iniziativa, la Ong lamenta che non sia stato fatto alcun cenno ad iniziative urgenti e concrete, come la soluzione alla crisi degli alloggi, che consentano ai rifugiati haitiani già arrivati in Brasile di iniziare una nuova vita. La maggior parte degli immigrati infatti soffre in condizioni precarie e disumane di sistemazione e di trattamento.
Rafforzare l’attenzione delle ambasciate, facilitare il rilascio del visto per motivi umanitari, avviare campagne di informazione nelle città sulla rotta degli emigranti haitiani, lavorare con i governi a livello regionale per investigare sulle denunce presentate e combattere i trafficanti, sono le proposte di Camila Asano, coordinatrice del “Programa de Política Externa” di Conectas, che insieme ad altre organizzazioni impegnate su questo fronte, aveva inviato un documento alla Presidente del Brasile prima del suo viaggio in Perù, indicando alcuni mezzi per stroncare le violazioni dei diritti umani nei paesi che gli emigranti attraversano. 

La massiccia emigrazione degli haitiani ha avuto inizio nel 2010, dopo il devastante terremoto che causò più di 300mila morti e la distruzione della maggior parte delle infrastrutture. (SL) 

Tenta il suicidio nel carcere di Rebibbia lo salva il compagno di cella disabile

La Repubblica
Ha provato a impiccarsi alle sbarre ma l'altro detenuto, costretto su una sedia a rotelle, lo ha sostenuto. Ha ricevuto un encomio dalla direzione del penitenziario. E' successo nel reparto G11 del carcere romano.
[...] 
Ha tentato di togliersi la vita impiccandosi alle sbarre, ma è stato salvato dal compagno di cella, un detenuto costretto su una sedia a rotelle che, appena si è accorto di quanto stava accadendo, si è buttato per terra e lo ha sostenuto fino all'arrivo dei soccorsi. La notizia dell'episodio, avvenuto a Roma nel reparto G11 di Rebibbia Nuovo complesso, è stata resa nota dal garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. Il detenuto disabile che ha salvato il suo compagno di cella ha ricevuto un encomio dalla direzione del carcere. 

[...] "Il tentativo di suicidio non è direttamente riconducibile alle condizioni della struttura - ha detto Marroni - ma lascia riflettere la circostanza che a salvare questa persona sia stato un altro detenuto costretto a vivere su una sedia a rotelle. Un caso, purtroppo, non isolato all'interno del G11. Il problema è che le celle e i servizi utilizzati non sono adeguati per ospitare disabili. Mancano i supporti e capita spesso che i detenuti siano costretti a stare tutto il giorno in cella. Nel G11 ci sono persone affette da patologie gravi che avrebbero bisogno di ben altra attenzione. In questo caso, tuttavia, la solidarietà e la fratellanza
che si instaura fra reclusi è stata più forte delle avversità".
[...]