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domenica 2 giugno 2013

Preocupación por un brote de polio en el Cuerno de África

El Mundo
La Organización Mundial de la Salud (OMS) mira con preocupación hacia el Cuerno de África tras detectar un brote de polio en Kenia, muy cerca del campo de refugiados de Daadab, que alberga nada menos que a 500.000 personas. Precisamente debido a los grandes movimientos de población en esta zona del planeta, la OMS admite el alto riesgo de que esta enfermedad paralizante se extienda a otros países vecinos.

En abril de 2013, una niña de cuatro meses empezó a dar síntomas de parálisis típicos de esta infección y dos personas más de su entorno dieron positivo para uno de los subtipos del virus de la polio (WPV1). Se trata de los primeros casos de polio registrados en Kenia desde julio de 2011, a los que hay que sumar un caso adicional en la vecina Somalia, en la localidad de Banadir.

La OMS ha indicado en un comunicado que ya se ha iniciado una primeracampaña de vacunación para tratar de alcanzar a 440.000 niños en ambos países, y una segunda ronda dará comienzo este mismo 26 de mayo.

Las autoridades internacionales admiten su preocupación por la posible expansión a los países vecinos de esta infección que ataca al sistema nervioso, especialmente de niños menores de cinco años. Además de la cercanía con el inmenso campo de refugiados de Dadaab; los casos se han registrado en una región en la que existen lagunas en la vacunación.

Por todo ello, la OMS ha emitido una alerta a todos los países del Cuenro de África para que estén atentos a la aparición de cualquier posible caso sospechoso de polio. Además del subtipo 1, algunas regiones de Somalia sufren un brote de polio tipo 2 (cVDPV2) desde 2009, que ha afectado al menos a 18 personas.

La vacunación es el arma más efectiva contra esta enfermedad, pero lasdificultades para alcanzar algunas regiones remotas del planeta, o la oposición de algunos líderes religiosos en otros casos, amenaza desde hace años el objetivo de la OMS de erradicar completamente la enfermedad. En 2013 sólo quedan tres países en el mundo en los que la polio sigue siendo endémica, Nigeria, Pakistán y Afganistán; pero la aparición de casos como los de Kenia y Somalia son vistos con preocupación debido a que se trata de una patología altamente contagiosa.

En uno de cada 200 casos, la polio provoca una parálisis irreversible que finaliza en muerte en el 5%-10% de los pacientes, debido a la inmovilización de los músculos respiratorios. En 2012 únicamente se registraron 223 casos en todo el mundo.

Birmania limite di due figli per le famiglie Rohingya - L'ONU una norma discriminatoria da ritirare

Amnesty International
Due figli e non di più. Ma solo per la minoranza musulmana Rohingya. Nello stato di Rakhine il governo viene accusato apertamente dipulizia etnica per aver imposto un limite alle nascite che non si applica alla popolazione buddista che vive nell’area. Le autorità si difendono dicendo che la misura riguarda soltanto due città al confine con il Bangladesh, Buthidaung and Maundaw, dove il 95% della popolazione è musulmana. E’ probabilmente la prima volta che uno Stato emana una legge rivolta soltanto a una minoranza religiosa. In Cina la politica del figlio unico riguarda tutta la popolazione.
Il portavoce dello Stato di Rakhine, Win Myaing, ha dichiarato che l’obiettivo è di limitare la rapida crescita della popolazione nella comunità musulmana che per una commissione governativa è una delle cause della violenza settaria esplosa nell’area. ”La crescita demografica dei Rohingya è dieci volte più alta che quella dei Rakhine (i buddisti) – ha spiegato Win Myaing -, la sovrappopolazione è una delle cause della tensione”. Una dichiarazione che è in se stessa una violazione dei diritti umani. I musulmani sono solo il 4% dei cittadini della Birmania.
E’ un anno che lo Stato di Rakhine è sconvolto dagli scontri tra i buddisti e i musulmani. Sono circa 125mila i Rohingya costretti nei campi profughi dopo che le loro case sono state distrutte dalla folla inferocita senza che la polizia muovesse un dito. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, accusano le autorità di organizzare una campagna di pulizia etnica.
Il mese scorso una commissione incaricata dal governo di proporre misure per fermare gli scontri ha scritto: “Un fattore che ha alimentato la tensione tra i Rakhine e i Rohingya è il senso di insicurezza che molti Rakhine sentono a causa della rapida crescita della popolazione musulmana che loro vedono come una minaccia”. La Birmania, un Paese a maggioranza buddista, non include i Rohingya tra le 135 etnie riconosciute. Li considera migranti illegali del Bangladesh e non gli riconosce la cittadinanza anche se vivono lì da secoli.

Le Nazioni Unite hanno giudicato la decisione discriminatoria e non rispettosa dei diritti umani della popolazione Rohingya. “Lo Stato d Rakhine deve immediatamente ritirare questa norma” ha detto qualche giorno fa il vice portavoce delle Nazioni Unite Eduardo del Buey.

di Monica Ricci Sargentini

Un grupo armado ataca una prision en plena capital de Niger

ABC.es International
El asedio se produce tan solo dos semanas después de que la milicia islamista Muyao lanzara en el país africano varios ataques simultáneos contra una base militar y una mina de uranio de propiedad francesa

Una turba armada ha atacado este sábado una prisión en el centro de la capital de Níger, Niamey, tan solo dos semanas después de que la milicia islamista Movimiento para la Unidad de la Yihad en Africa Occidental (Muyao) lanzaran varios ataques simultáneos contra una base militar y una mina de uranio de propiedad francesa en el país africano.

Citado por agencia Afp, el ministro de Justicia local, Marou Amadou, reconoció que al menos dos personas habrían perdido la vida durante el asedio, aunque algunas fuentes aseguran que los asaltantes habrían entrado, incluso, en el interior del presidio.

En la actualidad, Níger es el cuarto productor mundial de uranio, un elemento que es transportado para su exportación a los puertos de su vecino Benín y que le ha generado numerosos amigos (a mediados de abril, el presidente de Irán, Mahmud Ahmadineyad, realizaba una gira relámpago por país africano).

Y también enemigos: Desde que Francia iniciara su campaña contra el islamismo radical en Malí, la localización estratégica de Níger se ha convertido en un elemento fundamental en esta cruzada. De hecho, en enero, el Gobierno de Níger otorgaba de forma oficial su consentimiento para que aviones estadounidenses no tripulados de vigilancia -«drones»- fueran estacionados en su territorio. Entonces, la embajadora de Estados Unidos en el país africano, Bisa Williams, transmitía este peculiar deseo militar al presidente Mahamadou Issoufou, quien (según fuentes de inteligencia locales) aceptó de forma inmediata. Los «zánganos» serían estacionados precisamente en las cercanías de la localidad desértica de Agadez (sede de uno de los atentados), céntrico cruce de caminos de Malí, Argelia y Libia.

Sin embargo, lo cierto este no es el primera asedio contra una prisión regional. A comienzos del mes pasado, al menos 55 personas perdían la vida y 105 reos eran liberados en Nigeria en un ataque protagonizado por miembros de la milicia islamista de Boko Haram contra una prisión de la ciudad de Bama, al noreste del país.

Arabia Saudita - Giro di vite sui migranti irregolari

MISNA
Decine di migliaia di lavoratori irregolari si preparano a lasciare l’Arabia Saudita dove, a partire dal 3 luglio, scattano le nuove norme e controlli serrati per verificare i permessi di soggiorno nel paese. In base al regolamento approvato di recente dalle autorità di Riad, il ‘Nitaqat law’ gli stranieri presenti nel regno potranno lavorare solo presso l’impresa che fornisce loro il permesso di lavoro.

La nuova normativa è stata preceduta da tre mesi di ‘amnistia’, accordata da re Abdallah Ben Abdel Aziz, per tutti coloro che già provvisti di ‘iqama’ (visto) desiderino legalizzare la loro condizione nel paese.

A partire dal mese di luglio, tuttavia, gli stranieri sprovvisti dei regolari permessi e i loro datori di lavoro rischiano pesanti multe, il rimpatrio, volontario o forzato e l’iscrizione in una ‘lista nera’ delle autorità.

In base alla legge in vigore finora, i lavoratori stranieri potevano essere ‘sponsorizzati’ da una società o un individuo saudita. In molti casi, gli immigrati pagavano un’ingente somma di denaro a questi sponsor per ottenere un visto di lavoro e, una volta entrati nel paese, cercavano un’altra occupazione, meglio remunerata, senza rinnovare i documenti. In altri casi, gli immigrati entravano nel paese con un visto di pellegrinaggio e vi rimanevano in clandestinità.

Il giro di vite è stato deciso per diminuire la presenza di lavoratori immigrati – provenienti soprattutto da altri paesi arabi e dal sudest asiatico – e per favorire l’impiego di cittadini sauditi, e contenere al contempo la perdita di denaro legata alle rimesse inviate all’estero, stimate in oltre sette miliardi di dollari l’anno. Nell’ambito della politica, ideata per diminuire la disoccupazione, attestata al 12%, alle società saudite sono state imposte inoltre delle ‘quote’ minime di lavoratori locali da dover impiegare: ogni 10 lavoratori stranieri, almeno un saudita.

Secondo i dati forniti dal governo, sarebbero circa 200.000 gli immigrati irregolari espulsi negli ultimi mesi. Su una popolazione di circa 27 milioni di cittadini, l’Arabia Saudita conta 8 milioni di cittadini stranieri più due milioni di lavoratori irregolari e, dunque, secondo le leggi del paese, senza permesso di soggiorno.

sabato 1 giugno 2013

Ue: Commissione inaugura Piattaforma contro tratta esseri umani

ASCA
In Europa e' necessario collaborare piu' intensamente per aiutare le vittime dell'odierna schiavitu'.

Oggi il Commissario Ue per gli Affari interni Cecilia Malmstrom, inaugura a Bruxelles la nuova Piattaforma della societa' civile dell'UE contro la tratta di esseri umani, con una manifestazione presieduta dalla coordinatrice anti-tratta dell'UE Myria Vassiliadou, in cui interverranno oratori provenienti da varie istituzioni e agenzie dell'Unione; sono piu' di 100 le organizzazioni europee della societa' civile che uniranno le loro forze in questo progetto.
Creata dalla Commissione europea, la Piattaforma costituirà un forum per le organizzazioni della società civile attive a livello europeo, nazionale e locale nel campo dei diritti umani, dei diritti dei minori, dei diritti delle donne e della parità di genere, nonche' dei diritti e dell'accoglienza dei migranti. I partecipanti potranno scambiarsi esperienze e idee concrete su come assistere al meglio le vittime, espandere le proprie reti e impedire che altri siano vittime di questo reato.

''Il ruolo della societa' civile e' cruciale nella prevenzione della tratta di esseri umani e nella protezione delle vittime'' ha dichiarato Cecilia Malmstrom.

'' I professionisti e i volontari che si dedicano alla lotta contro la tratta e che lavorano direttamente con le vittime possono imparare molto gli uni dagli altri e possono aiutarci a definire politiche concrete per combattere questa odiosa forma di criminalita'. Grazie alla Piattaforma, queste organizzazioni riceveranno il necessario sostegno, sia dall'Unione europea, sia le une dalle altre, e potranno diffondere le proprie esperienze in tutta Europa. Il nostro auspicio e' inoltre di beneficiare delle loro conoscenze per sviluppare ulteriormente le politiche dell'UE''ha concluso la Commissaria UE per gli Affari interni.

Per questa prima riunione e' in programma una riflessione sulle priorita' politiche e sulle future attivita' della Piattaforma, tra cui eventuali iniziative di sensibilizzazione, nonche' su metodi per coinvolgere organizzazioni stabilite in paesi terzi. I partecipanti, inoltre, metteranno in comune e discuteranno le buone prassi per affrontare il reclutamento delle vittime della tratta e la domanda online.

La Commissione sosterra' la Piattaforma convocando i partecipanti a riunioni periodiche, in modo da raccogliere informazioni cruciali e aggiornate sulle principali difficolta' che le organizzazioni della societa' civile incontrano sul terreno. La seconda riunione e' prevista in autunno. La Commissione sta inoltre studiando il modo di agevolare la comunicazione online nell'ambito della Piattaforma.

Lampedusa arriva la festa del turismo responsabile e dei diritti umani

Giovani Lampedusa
Si svolgerà nel segno della filosofia dell’accoglienza che ha reso unica l’isola, la manifestazione promossa da AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile) e Amnesty International Italia, in programma a Lampedusa dal 22 al 29 giugno. L’ospitalità degli abitanti di questo avamposto d’Europa, che accoglie con la stessa sensibilità e umanità migranti e turisti, è diventata in questi anni un modello per due organizzazioni come AITR, impegnata per statuto nella promozione di un turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture, e Amnesty International, che ha la sua mission nella promozione e difesa dei diritti umani e a luglio tornerà a Lampedusa per la terza edizione del proprio campo estivo sui diritti dei migranti.

La manifestazione ‘Lampedusa, piacere di conoscerci. Festa del Turismo responsabile e dei diritti umani’ si svolgerà con questa connotazione e sarà una festa di tutti e per tutti. L’intenzione è rendere omaggio ad una destinazione che ha fatto dell’accoglienza il suo modo di essere, facendosi conoscere in tutto il mondo e trovando nel suo sindaco, Giusi Nicolini, una rappresentanza attenta a coglierne e promuoverne tutti gli aspetti.

Partner dell’iniziativa, insieme ad AITR ed Amnesty International, saranno ARCI, ECPAT, IBBY Italia e Legambiente, che svilupperanno eventi e iniziative. Tra questi si segnalano: le visite guidate a cura di Legambiente ai meravigliosi luoghi della Riserva Naturale, tra cui la Spiaggia del Conigli e Cala Pulcino; la realizzazione di laboratori tematici da parte dell’ARCI e degli altri 15 partner del progetto ‘Mediterranean Networking: step one Lampedusa’, promosso dalla rete italiana della Fondazione Anna Lindh in collaborazione con la rete della Tunisia e dell’Albania, tendente alla definizione di azioni comuni per rafforzare il dialogo fra le culture nel Mediterraneo; l’organizzazione, a cura di ECPAT, di laboratori su ‘Turismo e diritti dei minori’ e di una mostra sulla Cambogia e la realizzazione, da parte di IBBY Italia, di una Biblioteca per ragazzi. Come primo atto, IBBY arrivera’ sull’isola con un camion di libri che costituira’ il primo nucleo di una dotazione che andra’ man mano arricchendosi. IBBY Italia e Amnesty International proporranno inoltre una serie di iniziative rivolte ai bambini e alle loro famiglie, per condividere la magia che puo’ esercitare la lettura di un libro e scoprire con il gioco l’importanza dei diritti umani.

Sono previste inoltre visite all’Area Marina Protetta a cura del Comune di Lampedusa e Linosa, al Museo delle Migrazioni, al centro di Recupero delle tartarughe a Linosa a cura del CTS e altri importanti appuntamenti, tra cui incontri con la Guardia Costiera, esponenti dell’Amministrazione locale, autorità ecclesiastiche dell’isola, studiosi, storici e artigiani e pescatori per conoscere al meglio questa affascinante isola mediterranea.
Giovedì 27 giugno un convegno sul turismo responsabile e i diritti umani consentirà un approfondimento dei temi dell’iniziativa con rappresentanti istituzionali, del mondo scientifico e dell’associazionismo.

France : 13 000 signatures contre les expulsions forcées des Roms remises à Matignon

Amnesty International
En novembre 2012, le lancement du rapport d’Amnesty international sur les expulsions forcées des Roms en Ile-de-France fut le début d’une campagne pour lutter contre ces expulsions et les atteintes aux droits dont sont victimes les Roms en France. Notre pétition interpelle le Premier ministre tout en l’engageant à faire respecter le droit international relatif aux droits humains et à transposer dans le droit français les normes internationales en matière de droit à un logement convenable.
Les conséquences désastreuses des expulsions forcées
Les expulsions forcées ont pour effet de jeter les Roms à la rue ou de les contraindre à se réinstaller dans des conditions en général encore plus précaires qu’avant. Elles sont traumatisantes pour les occupants des campements qui vivent dans l’angoisse de perdre leurs biens et d’être séparés de leur famille. La loi française ne protège pas suffisamment les occupants des campements informels ou de squats qui peuvent être expulsés sans même avoir été consultés ou informés bien en avance d’une procédure d’expulsion en cours, elle ne prévoit pas non plus d’obligation de relogement.

Même si le gouvernement actuel applique une politique plus nuancée que le gouvernement précédent, les expulsions forcées perdurent et leurs conséquences sont dramatiques pour les occupants de ces campements notamment dans l’accès à la santé et à l’éducation. Elles aggravent de fait la pauvreté et anéantissent toutes chances d’intégration et d’insertion sociale et professionnelle. Le rapport d’Amnesty International, sorti en novembre 2012, fait le point sur les conséquences de ces expulsions forcées et rappelle l’existence de textes internationaux interdisant les expulsions forcées telles qu’elles sont pratiquées actuellement en France.
Près de 13 000 signatures récoltéesPrès de 13 000 personnes se sont mobilisées en faveur de la pétition d’Amnesty International afin d’inciter le Premier ministre à mettre un terme aux expulsions forcées. Les pétitions ont été remises par une délégation d’Amnesty International France à des conseillers du Premier ministre à l’occasion d’un entretien qui a permis un échange de vues sur la politique menée vis-à-vis des Roms et sur la situation des Roms en Roumanie.

Amnesty International France avait été reçue le 14 mai par le Premier ministre à l’occasion d’une réunion rassemblant une 30aine d’associations impliquées sur les questions d’hébergement et d’accès au logement des personnes sans abri dont les Roms. Son représentant avait réitéré l’urgence de mettre un terme aux expulsions forcées des Roms pour éviter que des personnes continuent à être déplacées d’un campement à un autre et il avait demandé un message politique fort au premier ministre.