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domenica 17 gennaio 2016

La fame dei siriani è strumento di guerra. A Deir Ezzor, Yarmouk, Madaya e molte altre città

Il Manifesto
I primi casi accertati di morti per denutrizione anche a Deir Ezzor, assediata dall'Isis, mentre si registrano altri 5 decessi a Madaya nonostante l'accordo. I fronti pro e anti-Assad si rimpallano le responsabilità. 


Anche la fame è strumento di guerra, per far pendere dalla propria parte l'ago della bilancia della moralità bellica. Yarmouk, Madaya e ora Deir Ezzor: mentre si moltiplicano le città assediate e affamate dalla guerra civile, i due fronti - il pro e l'anti Assad - usano le sofferenze dei civili per mantenere salde le proprie posizioni.

Ieri le Nazioni Unite hanno denunciato la morte di 15-20 persone a Deir Ezzor, città siriana orientale a metà strada tra Raqqa e il confine con l'Iraq, sotto assedio dello Stato Islamico da un anno. Sarebbero 200mila i residenti ancora presenti, costretti a vivere in condizioni sempre più drammatiche: manca il cibo, l'acqua è disponibile solo per poche ore a settimane, l'elettricità è assente da dieci mesi.

Nelle stesse ore Medici Senza Frontiere annunciava la morte di cinque civili a Madaya, la città al confine con il Libano dove la scorsa settimana era stato raggiunto un accordo tra governo di Damasco e Onu per l'ingresso immediato di aiuti umanitari. Prima dell'accordo a morire di fame, a causa dell'assedio esterno del governo e interno dei gruppi di opposizione islamisti e moderati, erano stati 30 civili nel solo mese di dicembre. Ma si continua a morire perché gli aiuti non bastano, arrivano a singhiozzo.

Lontano, nelle stanze della diplomazia mondiale, le super potenze si rimpallano le responsabilità: venerdì il vice ambasciatore russo all'Onu Safronkov ha accusato i qaedisti di al-Nusra di usare i civili di Madaya come scudi umani, impedendo l'arrivo degli aiuti, la stessa accusa mossa da Damasco e dal movimento libanese di Hezbollah, presenti fuori dalla città. Risponde l'ambasciatore francese alle Nazioni Unite Delattre: è il governo a non far passare gli aiuti nelle zone calde. Parole simili a quelle di Washington e Londra. La Russia ne approfitta e accusa l'Occidente di doppio standard per il silenzio su altri casi simili, "comunità come Nubul e Az-Zahra ad Aleppo, decine di migliaia di persone bloccate dai miliziani anti-Assad".

Così ci si prepara al negoziato, che dovrebbe partire il 25 gennaio, tra governo e opposizioni. Accuse reciproche che servono a posizionarsi al meglio al tavolo del dialogo mentre il numero dei civili sotto assedio in tutto il paese sale ancora: sarebbero quasi 400mila, secondo l'agenzia Onu Ocha, le persone intrappolate in 15 città siriane, soffocate da assedi diversi che impediscono l'arrivo di aiuti umanitari.

di Chiara Cruciati

lunedì 13 aprile 2015

Siria, l'ONU chiede un corridoio umanitario per il campo profughi di Yarmouk. Donne, bambini e malati da salvare.

EuroNews
Le Nazioni Unite chiedono alle autorità siriane l’organizzazione di un corridoio umanitario, per consentire l’evacuazione del campo di Yarmouk, a Damasco. 


Pierre Krähenbühl, commissario generale dell’Agenzia per i profughi palestinesi delle Nazioni Unite (Unrwa), ha fatto visita a coloro che sono riusciti a fuggire dall’area ormai controllata al 90% dall’Isil. “Siamo molto preoccupati – ha detto – per i rifugiati e i civili che si trovano a Yarmouk. 

Siamo molto determinati a fornire assistenza a coloro che hanno deciso di lasciare temporaneamente il campo e trovare ricovero altrove. Ci occuperemo molto seriamente anche delle necessità di Yalda e Babila”. 

Anche le aree che circondano il campo sono state, infatti, oggetto di bombardamenti e teatro di battaglie tra jihadisti, altri gruppi ostili a Bashar al Assad e le truppe del presidente. 

La vita è diventata impossibile, come testimonia una donna intervistata all’interno. Noi, la gente del campo profughi di Yarmouk, siamo civili, ci sono bambini e malati. Non ci sono medicinali qui, non abbiamo nemmeno cibo e acqua. Ci lascino un corridoio per passare. Abbiamo bisogno di mangiare e bere, abbiamo bisogno di generi di conforto. I media ufficiali non possono avvicinarsi alla zona. Il video amatoriale che conteneva questa intervista, non può, dunque, essere verificato. Ma la situazione dei 18mila rimasti nel campo appare davvero disperata.

mercoledì 8 aprile 2015

Siria - Campo profughi Yarmouk alle porte di Damasco. Save the Children: 3.500 bambini palestinesi intrappolati rischiano di essere uccisi

Ansa
L'Onu chiede l'accesso umanitario al campo profughi palestinese vicino Damasco. Liberati i 300 curdi rapiti da jihadisti di al-Nusra
Almeno 3.500 bambini sono intrappolati all'interno del campo profughi palestinese di Yarmouk, con il rischio di essere uccisi o feriti, secondo quanto denuncia Save the Children. 


Bambini nel campo profughi di Yarmouk
Le testimonianze degli operatori umanitari sul campo riportano di persone che giacciono in strada, senza la possibilità di essere soccorsi a causa dei combattimenti. Secondo fonti dell'organizzazione nei giorni scorsi decine di medici volontari, operatori umanitari e civili, sono stati uccisi, rapiti o feriti. 

Molti risultano ancora dispersi. "A Yarmouk stiamo assistendo a una farsa. I palestinesi all'interno della Siria hanno faticosamente mantenuto una posizione di equilibrio per rimanere fuori dal conflitto, e per questo ora sono sotto assedio" spiega Roger Hearn, direttore regionale di Save the Children in Medio Oriente. 

"Prima Yarmouk era un luogo vivace, dominato dalla speranza e ora è un luogo di terrore. La vera tragedia è che i palestinesi all'interno della Siria non hanno un posto dove scappare e trovare rifugio. È terribile il continuo fallimento della comunità internazionale nei confronti dei palestinesi" aggiunge Hearn. Secondo gli operatori umanitari sul campo i bambini hanno bisogno di cibo, medicine e protezione e le loro necessità crescono disperatamente di ora in ora, senza che si possa raggiungere il campo profughi. Gli attacchi al campo di Yarmouk arrivano dopo due anni di assedio, in cui i civili mancano di sufficiente cibo, acqua e forniture mediche. Gli ospedali all'interno di Yarmouk non possono più fornire assistenza sanitaria dopo essere stati distrutti negli ultimi attacchi e le forniture mediche si stanno esaurendo. Attualmente, spiega Save the Children, non ci sono strutture sanitarie che siano in grado di assistere la popolazione civile intrappolata all'interno del campo assediato e i civili feriti dovrebbero essere immediatamente evacuati dal campo per ricevere assistenza. I palestinesi in Siria non possono lasciare il paese, perché i confini per loro sono chiusi. 

Save the Children chiede alla comunità internazionale di sollecitare tutte le parti in conflitto a un cessate il fuoco che consenta di portare aiuti all'interno di Yarmouk e di evacuare i bambini e le famiglie ferite. Anche gli operatori umanitari, il personale medico, oltre ai civili palestinesi, sono stati nel mirino dei combattimenti: secondo le informazioni in possesso dell'organizzazione, nei giorni scorsi decine di medici volontari, operatori umanitari e civili sono stati uccisi, altri rapiti o feriti e alcuni di questi risultano ancora dispersi.

domenica 5 aprile 2015

Siria - Fuga in massa da capo profughi Yarmouk vicino Damasco

Ansa
Centinaia di profughi palestinesi sono in fuga dal campo di Yarmouk, vicino a Damasco, occupato dai miliziani dell'Isis, dove sono in corso scontri tra jihadisti e militanti palestinesi e bombardamenti da parte del governo di Damasco. 

Molti residenti sono fuggiti dal campo appena sono scoppiati i combattimenti, dopo la mezzanotte, tra miliziani del Califfato e militanti palestinesi. Il campo è stato sottoposto anche a intensi bombardamenti e attacchi aerei da parte delle truppe governative.

lunedì 10 novembre 2014

Siria. 18 mila civili costretti a usare acqua non potabile nel campo profughi di Yarmouk

Sponda Sud News
(Talal Khrais) - Dall’inizio di settembre, le principali fonti d’acqua all’interno del campo profughi di Yarmouk, in Siria, sono state rese inutilizzabili a causa di danni alle tubazioni nella zona contesa all’interno del sito e la siccità ha costretto 18 mila civili ad utilizzare l’acqua non trattata dal sottosuolo o dai singoli pozzetti.

La popolazione di Yarmouk deve far fronte al pericolo di una disidratazione acuta, scarsa igiene e malattie trasmissibili di origine idrica. Diverse ONG italiane hanno raccolto fondi per il campo palestinese: noi giornalisti del Centro Italo Arabo Assadakah abbiamo potuto testimoniare in più occasioni come quasi nessun aiuto arrivi da quelle parti. I medici hanno illustrato più volte la tragica situazione in cui versa il campo.

Oggi un’epidemia sta provocando gravi conseguenze per la popolazione del campo profughi e rischia di minacciare anche le aree limitrofe a Damasco. Ci si trova in piena emergenza sanitaria

L’Unrwa coopera con le autorità siriane al fine di ristabilire l’approvvigionamento di acqua potabile a Yarmouk e si sta anche avvalendo del supporto tecnico del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), della Mezzaluna Rossa araba siriana e di altri partner umanitari. L’Unrwa, in particolare, é impegnata affinché le parti in conflitto desistano dal condurre azioni belliche in aree civili. L’obiettivo è garantire a Yarmouk e ad altre comunità di rifugiati palestinesi il pieno, sicuro e continuo accesso umanitario.

[...]

mercoledì 23 aprile 2014

Siria - Campo profughi di Yarmouk alla catastrofe umanitaria - Onu: 30 persone morte di fame

MISNA
Il campo profughi di Yarmouk, alla periferia di Damasco, è “sull’orlo della catastrofe umanitaria”: a denunciarlo sono i responsabili dell’Onu a cui è impedito di consegnare aiuti alla popolazione – principalmente palestinese – che vive nel campo. Secondo gli attivisti di recente almeno 30 persone sono morte di fame nel campo, un bilancio che porta a più di cento le vittime dall’inizio dell’assedio imposto dall’esercito siriano, circa un anno fa.
Da quando un fragile accordo tra le parti è definitivamente venuto meno, il mese scorso, gli operatori sono riusciti ad accedere ai civili solo in modo sporadico, mentre sono circa 20.000 le persone che necessitano di aiuti per sopravvivere.

Ad oggi – denuncia l’Unrwa, l’organizzazione Onu per l’assistenza ai profughi palestinesi – sono 12 giorni che nessun pasto viene consegnato a Yarmouk. Secondo gli oppositori al regime del presidente Bashar al Assad, i civili intrappolati nell’assedio militare includerebbero anche alcune zone zone circostanti, per un totale di oltre 50.000 persone.

Dal canto suo, il governo accusa i ribelli del fronte al Nusra di non aver rispettato gli accordi e di essersi re infiltrati nel campo che, di conseguenza, nasconderebbe centinaia di combattenti jihadisti con le loro armi.

Un esponente dei Comitati per il coordinamento rivoluzionario, Ismail al Darani racconta al quotidiano panarabo Asharq al Awsat che molti degli abitanti hanno cominciato a coltivare verdure, erbe e radici sui tetti e sui balconi, ma che l’area su cui sorge il campo manca di terra arabile a sufficienza per far fronte alla crisi.

I pochi alimenti che riescono ad essere contrabbandati vengono venduti al mercato nero a prezzi esorbitanti, con conseguenze penose sulla salute di tutti, soprattutto i bambini.

[AdL]

mercoledì 5 marzo 2014

Siria: salta tregua a Yarmouk. Unrwa: dramma di 18 mila rifugiati palestinesi intrappolati

Radio Vaticana
3.379: sono le vittime delle violenze in Siria nei primi due mesi del 2014, secondo i dati forniti ieri dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. A tre anni dall’inizio della guerra civile, sarebbero circa 140mila i morti, tra militari e i civili, per gli attentanti e gli scontri armati tra esercito e forze fedeli al regime di Damasco e gruppi ribelli di opposizione. 

E tra le situazioni più gravi sul terreno c'è quella dei rifugiati palestinesi nel campo di Yarmouk, a sud della capitale, sotto assedio dal luglio 2013, dove domenica è stata rotta la tregua mediata dall’Onu a metà febbraio per poter approvvigionare i profughi rimasti senza cibo e medicine. 

Roberta Gisotti ha intervistato Tana De Zulueta, presidente del Comitato italiano dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi:

Nell’intricato mosaico delle violenze in Siria, si combattono aspramente a Yarmouk qaedisti siriani del Fronte al-Nusra, schierati contro il presidente Assad, e i miliziani del Fronte popolare palestinese-comando generale, storicamente legati al regime di Damasco. A pagarne il prezzo più alto sono gli ospiti del campo: 18 mila palestinesi, dei 160 mila presenti nella zona prima dell’inizio della guerra. Tana de Zulueta :

R. – Le nostre notizie sono che si è dovuta sospendere la distribuzione dei generi alimentari: è una notizia molto grave. Bisogna aggiungere che è da metà febbraio che questa distribuzione è andata avanti così, a intermittenza, perché i combattimenti non sono mai cessati del tutto.

D. – Sappiamo che il commissario generale dell’Unrwa, Filippo Grandi, ha visitato il campo solo qualche giorno fa e si era detto scioccato delle condizioni in cui versavano i profughi…

R. – Sì, non è l’unico a rimanere scioccato, perché assieme a Filippo Grandi è entrata una troupe della Bbc e un’inquadratura in particolare di questa onda di persone in attesa di cibo è stata ripresa in tutto il mondo: è un’immagine devastante che dà un senso palpabile della sofferenza che patiscono queste 18 mila persone intrappolate ancora a Yarmouk. Bisogna ricordare che Yarmouk – che nella foto e nelle immagini che tutti hanno visto sembra colpita da uno tsunami – è un sobborgo di Damasco ed è stata per mezzo secolo un luogo di rifugio per i palestinesi che lì avevano trovato un posto sicuro quando dovettero lasciare i propri paesi. Adesso, Yarmouk è una prigione, la fame si vede proprio nei volti, in particolare dei bambini e dei giovani. Per questo, Filippo Grandi è rimasto, come lei dice, scioccato. Però, è andato lì portando un messaggio di speranza: ha promesso agli abitanti di Yarmouk che non verranno dimenticati. Credo che questo sia molto importante. L’Unrwa fa molta fatica a raggiungere Yarmouk, ma è l’unica organizzazione che riesce ancora a operare, ad assistere – non solo a portare cibo – ma in altre località della Siria anche a tenere aperte le scuole, i dispensari e a fornire assistenza medica.

D. – 18 mila palestinesi intrappolati in questo campo: che ne è stato del resto dei palestinesi? Si dice che lì a Yarmouk abitassero 160 mila palestinesi, non so se il numero è giusto…

R. – Almeno… C’erano in tutta la Siria 500 mila palestinesi rifugiati e le loro famiglie. Almeno la metà di questi sono dispersi: hanno cercato rifugio o nella vicina Giordania o nel Libano, o si sono spostati in altri luoghi della Siria, quindi sono rifugiati due volte.

D. – Quindi, non c’è che da auspicare la pace?

R. – Assolutamente! La presenza dell’Onu in Siria è l’unico "lumicino" che riesce a tenere in piedi questa assistenza umanitaria. L’assistenza umanitaria è la prima emergenza siriana e il presupposto, anche, per la pace. E vorrei anche poter ricordare a voi e ai vostri ascoltatori che è aperta una raccolta fondi a cui possono partecipare anche i cittadini italiani, per l’emergenza Siria, sia con l’Unhcr sia con l’Unrwa, che si stanno impegnando nel tentativo di assistere milioni di rifugiati, ormai. E i rifugiati palestinesi hanno questa doppia vulnerabilità: sono rifugiati due volte, sono stranieri ovunque vadano.

domenica 12 gennaio 2014

Siria, al campo profughi palestinese Yarmouk si muore di fame

Nema News
Sono 41 i palestinesi morti di stenti nel campo profughi vicino a Damasco. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani

Roma, E' salito a 41 persone il bilancio delle vittime dell'assedio al campo profughi palestinese di Yarmouk, a sud di Damasco. Morti per la fame e per la mancanza di medicinali: tra loro ci sarebbero 13 donne - alcune delle quali, secondo l'UNRWA, morte di parto - e tre bambini. A dare l'allarme è stato ieri l'Osservatorio siriano per i diritti umani, basandosi su una relazione di un network di dottori e attivisti.
"La mancanza di cibo e di medicinali - ha dichiarato il direttore dell'organizzazione Rami Abdel Rahman - ha ucciso almeno 41 persone a Yarmouk negli ultimi tre mesi: 24 di loro sono morte per malnutrizione, mentre il resto è stato vittima della mancanza di cure specializzate e dell'assenza di medicinali". Tra loro, ha riferito Abdel Rahman, ci sarebbe anche un bambino di un anno: sarebbe sopravvissuto se fosse stata disponibile un'incubatrice.

Già due settimane fa l'UNRWA aveva annunciato le prime 15 vittime del campo, 8 chilometri a sud di Damasco: il suo portavoce Chris Gunness aveva allora denunciato l'impossibilità dell'agenzia umanitaria di entrare nel campo profughi e portare aiuto alla popolazione intrappolata dalla presenza di gruppi di ribelli e dell'esercito siriano. La zona sud del campo sarebbe controllata da gruppi di opposizione al regime, entrati alla fine del 2012: l'assedio delle forze governative ha portato alla chiusura del campo.

Abitato un tempo da circa 170 mila palestinesi, dal 2011 Yarmouk ha visto diminuire costantemente la sua popolazione, con migliaia di persone fuggite in Libano e Giordania, due volte profughi. Secondo le agenzie umanitarie, circa 20 mila persone a Yarmouk si trovano in uno stato di estrema povertà e a rischio malnutrizione per il mancato arrivo degli aiuti umanitari.