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lunedì 27 giugno 2016

Kenia - Avviato lo sgombero del campo profughi di Dadaab con 450 mila profughi dalla Somalia

La Repubblica
Si è tenuto ieri a Nairobi un vertice tra la Ministra degli esteri keniana Amina Mohamed, il Ministro per la promozione della Somalia Abdusalam Hadliye Omer ed il rappresentante dell’UNHCR Filippo Grandi per una prima verifica sulle procedure di rimpatrio delle centinaia di migliaia di profughi somali da Dadaab, il più grande campo del mondo per rifugiati che sorge in Kenya, a circa 100 chilometri dal confine somalo.

Il campo profughi di Dadaab con 450 mila rifugiati somali
L’iniziativa dello sgombero era stata annunciata all’inizio del maggio scorso dal Presidente Uhuru Kenyatta per motivi di sicurezza nazionale, affermandosi che proprio le infiltrazioni di membri di Al Shabab all’interno del campo erano state alla base degli attentati più sanguinari avvenuti negli ultimi anni in Kenya (senza, peraltro, offrirne le prove). 

D’altra parte la stessa UNHCR, l’organizzazione dell’ONU per i rifugiati, già dal 2013, aveva avviato un programma per il rientro in Somalia degli ospiti di Dadaab su base volontaria ed in effetti, negli ultimi cinque anni, la popolazione dei rifugiati era diminuita di circa 100 mila unità, scendendo da 450 mila ai circa 350 mila di questi ultimi mesi.
In occasione dell’incontro di Nairobi la Ministra degli esteri Amina Mohammed ha riferito che già 16 mila somali sono rientrati in patria su base volontaria in base al programma concordato con le altre parti e che questo trend proseguirà anche grazie al sostegno di altri partner internazionali.

Alla base del progetto, che ha trovato attuazione da dieci giorni e che entro fine anno conta di ridurre la popolazione di Dadaab di altri 150 mila profughi, vi è la volontà di assicurare un ritorno volontario dignitoso e sostenibile per la Somalia.

Il Paese del Corno d’Africa, dal canto suo, si preoccupa della sicurezza dei rimpatri e di assegnare delle terre ai profughi che rientrano dovendo anche badare alla riduzione dei conflitti con le popolazioni residenti là dove i reinsediamenti devono avvenire, ma la Somalia è impegnata in questo sforzo a favore dei suoi cittadini perché, come ha detto il Ministro somalo Omer: “Venticinque anni sono un tempo lungo per vivere come un rifugiato”.

Dal canto suo l’UNHCR spinge affinché i progetti di recupero dei profughi e l’ampiezza dei servizi messi a disposizione vengano controllati dalle organizzazioni umanitarie coinvolgendo il maggior numero possibile di paesi donatori e di enti internazionali.

Tra questi ultimi è stato fatto esplicitamente in nome dell’IGAD, l’autorità intergovernativa per lo sviluppo del Corno d’Africa nata nel 1986, alla quale si chiede di facilitare la fornitura di aiuti internazionali allo sviluppo della Somalia e per sostenere, a livello regionale, il rientro dei rifugiati provenienti da Dadaab.

La riunione si è conclusa fissando un nuovo incontro della Commissione per il prossimo ottobre per fare il punto sui progressi che il rimpatrio volontario dei profughi somali avrà raggiunto in quell’epoca.

giovedì 17 settembre 2015

Kenya: Commissione diritti umani, polizia ha commesso abusi “brutali” contro sospetti terroristi

Agenzia Nova
Nairobi - La polizia keniota si sarebbe macchiata di operazioni “brutali e disumane” nei confronti di sospetti terroristi: è quanto denuncia un rapporto redatto dalla Commissione keniota per i diritti umani, secondo cui diverse decine di sospetti sarebbero stati giustiziati e i loro cadaveri sarebbero stati gettati in strada o in luoghi inaccessibili. 

Il rapporto, secondo quanto riferisce il quotidiano “The Star”, mette in luce come diversi arresti siano stati eseguiti "nella totale violazione della legge" e i sospetti terroristi siano stati sottoposti a "crudeli torture, trattamenti inumani e degradanti". Nel suo rapporto la Commissione denuncia inoltre l’esistenza di camere di tortura allestite nelle basi militari di Mandera, Garissa e Lamu.

mercoledì 2 aprile 2014

Sud Sudan: la crisi si aggrava, previsto un aumento del numero di rifugiati nei paesi limitrofi

UNHCR
A seguito del deteriorarsi della crisi in Sud Sudan, nella giornata di ieri l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM/WFP) hanno rivolto un appello ai donatori per 371 milioni di dollari USA, destinati all’assistenza – quanto mai urgente – delle migliaia di rifugiati sud-sudanesi che stanno affluendo nei paesi limitrofi.
Dall’inizio dei combattimenti, a metà dicembre, oltre 204mila persone sono già fuggite in Sudan, Uganda, Etiopia e Kenya. Col protrarsi dell’insicurezza e la crescente penuria di cibo all’interno del Sud Sudan, l’UNHCR prevede che entro la fine dell’anno il numero di sud-sudanesi fuggiti nei paesi della regione raggiungerà quota 340mila.

L’esodo recente verso i paesi limitrofi vede quasi 2mila persone al giorno fuggire soprattutto verso Etiopia e Uganda. Molti rifugiati arrivano esausti, indeboliti per la carenza di cibo e in cattive condizioni di salute, provenendo da aree del Sud Sudan che stanno vivendo una situazione di grave scarsità alimentare. Si tratta per la maggior parte di donne, bambini e anziani. L’alto numero di sfollati interni (708.900) e di persone a rischio di insicurezza alimentare (3,7 milioni) rende ancora più elevato il potenziale dei futuri flussi transfrontalieri.

In tale contesto, la risposta d’emergenza regionale annunciata ieri si concentrerà sulle attività di protezione e su altre necessità di vitale importanza, come quelle relative a cibo, acqua, igiene e salute. L’UNHCR inoltre svilupperà e amplierà i campi e gli altri siti destinati all’accoglienza dei rifugiati, dove saranno resi disponibili i servizi di base.

L’appello di ieri riguarda esclusivamente le necessità della popolazione di rifugiati sud-sudanesi che si trovano nei paesi limitrofi. L’attività dell’UNHCR per l’assistenza degli sfollati interni e dei 235mila rifugiati – soprattutto sudanesi – che si trovano in territorio del Sud Sudan è invece coperta da finanziamenti separati.