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sabato 4 giugno 2016

Amnesty: In Turchia 'Diritti violati, integrazione negata. Accordo migranti con Ue illegale'

Ansa Med
Amnesty, basta rinvii richiedenti asilo in Turchia, non è 'sicura'. Accordo va sospeso.

Istanbul - Assoluta povertà, diritti violati, integrazione negata: così Amnesty International descrive in un rapporto diffuso oggi la situazione dei rifugiati in Turchia, chiedendo all'Ue di "interrompere immediatamente i piani di rinvio dei richiedenti asilo sulla base della falsa pretesa che sia un 'Paese sicuro'". 


"L'accordo Ue-Turchia è sconsiderato e illegale", accusa John Dalhuisen, direttore per l'Europa e l'Asia centrale, definendo una "invenzione" che la Turchia sia capace di rispettare i diritti dei rifugiati.

Secondo Amnesty, le difficoltà dell'accoglienza nel "Paese che ospita il più alto numero di rifugiati al mondo" (2,75 milioni di siriani e 400 mila tra iracheni, afgani e iraniani) erano "prevedibili". 

I dati raccolti mostrano che solo il 4% delle 266 mila richieste di asilo registrate lo scorso anno dall'Unhcr sono state prese in carico. La maggior parte dei profughi, quindi, rimane "in un limbo legale, a volte per anni". Nel frattempo, solo il 10% dei siriani ha avuto accesso ai campi di accoglienza, mentre gli altri vivono dispersi per il Paese, spesso senza mezzi di sussistenza, come la quasi totalità dei profughi di altre nazionalità.
Per sopravvivere, molte famiglie fanno lavorare anche i bambini. Il lavoro minorile è definito "comune" tra i rifugiati, con casi registrati di bambini anche di 9 anni. Inoltre, accusa l'ong, "la Turchia nega un pieno status di rifugiato, e con esso l'integrazione, a tutti i rifugiati non europei".
Due mesi fa, Amnesty aveva già accusato la Turchia di rimpatriare con la forza rifugiati in zone di conflitto o a rischio di violazioni dei diritti umani.

sabato 1 agosto 2015

East Africa: EU Increases Humanitarian Aid for Burundi Refugees

All Africa
The European Commission is releasing €4.5 million in humanitarian assistance to help the growing number of Burundian refugees in neighbouring countries, including Rwanda.

More than 175,000 people, the majority of them women and children, are estimated to have fled Burundi since April, citing intimidation, threats and fear of violence ahead of last week's presidential election.

In a statement issued yesterday, the EU Commissioner for Humanitarian Aid and Crisis Management, Christos Stylianides, said the deteriorating humanitarian situation in Burundi cannot be overlooked.

"Refugee numbers have gone up in the last three months, which is a serious cause of concern... This additional EU humanitarian funding will help neighbouring countries accommodate refugees and meet their most urgent needs. It is a strong signal of the EU's solidarity with the most vulnerable people caught in a difficult situation beyond their control," said Stylianides.

He commended "the generous hospitality of the countries in the region who have welcomed their Burundian neighbours."

Michael Ryan, the head of the EU Delegation in Rwanda, said: "I am proud to announce another release of EU humanitarian funding. The €4.5 million will go solely to assist in the Burundi refugee crisis. It is well needed, Rwanda has so far welcomed more than 71 ,000 refugees. The EU is committed to continue its support of Rwanda and the neighbouring countries in this crisis."

The increase in funding brings the total humanitarian aid for the Great Lakes region for 2015 to €56.5 million.

The aid released for Burundi refugees since the end of April when their numbers started growing amounts to about €9 million.

Certain refugee camps have become overpopulated and health risks have increased.

There has been a continuing inflow of Burundian refugees in Rwanda, Tanzania, the DR Congo and Uganda since April.

Tanzania is so far the main hosting country, with nearly 80,000 Burundian refugees, followed by Rwanda (71,158), the DR Congo (13,368), and Uganda (11,165).

The most urgent humanitarian needs to address are shelter, water and sanitation, as well as health services to stop a possible surge of diseases, especially epidemics, notably cholera.

Overpopulation of certain refugee camps is also a major concern as the rainy season looms.

venerdì 1 maggio 2015

Unione europea: elogio a Juncker che ha alzato la voce contro Orbán e la pena di morte in Ungheria

Corriere della Sera
E così finalmente l'Europa ci regala almeno un segno di vita politica, un soprassalto di dignità, un sussulto di attenzione e di rispetto per i diritti umani, per la democrazia, di ripudio per i regimi che portano indietro la soglia delle loro libertà. E così il premier ungherese Viktor Orbán, che tra la democrazia e l'autoritarismo putiniano ha dichiarato di preferire quest'ultimo, che ha dato una sterzata antidemocratica all'Ungheria e che voleva infliggere all'Italia (non riuscendoci) l'umiliazione di un ambasciatore antisemita, stavolta deve fare marcia indietro. Aveva annunciato che in Ungheria sarebbe stata reintrodotta la pena di morte, forse confidando sulla solita accidia europea.

Jean-Claude Juncker
E invece il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha detto che non se ne parla e che, se l'Ungheria avesse imboccato quella strada, l'Europa avrebbe reagito con forza. Finora il match è stato vinto dall'Europa. Finalmente. Finalmente una voce che non è soltanto una raccomandazione economica, un diktat finanziario, una indicazione di politica monetaria.
Ma una voce politica che dice agli Stati membri che la democrazia non è un elastico da maneggiare senza cura e arbitrariamente. Che sui valori non si transige. Che sulla pena di morte bisogna essere intransigenti e bisogna continuare a combattere con gli Stati Uniti perché la aboliscano e perché la pena di morte, usata smodatamente e crudelmente dalle dittature e dalle tirannie, è una macchia indelebile per una democrazia. L'Europa, sinora, era rimasta muta. Di fronte alla devastazione dei diritti umani al di fuori dei suoi confini è stata silente e impotente. Ma anche dentro i suoi confini, purtroppo. Ora l'Ungheria di Orbán dovrà tener conto di un'Europa che sa reagire e che sa difendere i propri valori. Finalmente.

di Pierluigi Battista

venerdì 17 ottobre 2014

Grecia: grave il rapporto della Commissione EU per la prevenzione della Tortura sulle carceri

L'Indro
Il Consiglio d'Europa ha pubblicato oggi un rapporto in cui denuncia le condizioni di detenzione negli istituti di pena e nei commissariati di Polizia della Grecia e condanna il degrado in cui gli immigrati richiedenti asilo sono costretti a vivere.
Il rapporto reso pubblico oggi dal Consiglio d'Europa si riferisce ad una visita effettuata dalla Commissione anti tortura nell'aprile 2013, due anni dopo un'altra visita che aveva messo in luce gravi mancanze nelle condizioni di detenzione in Grecia. Purtroppo la commissione ha dovuto rilevare che, nonostante le promesse delle autorità, la situazione non era cambiata rispetto al 2011 sia per il trattamento dei migranti irregolari sia per le condizioni disumane in cui i detenuti, condannati o in attesa di giudizio, sono costretti a vivere.

Particolarmente gravi, secondo il rapporto, sono i maltrattamenti da parte delle forze di Polizia che sembrano essere aumentati senza nessun segno tangibile di intervento o indagine da parte delle autorità competenti. Anzi, i maltrattamenti sembrano essere diventati prassi corrente tanto da indurre i responsabili a ritenere di poter agire nella massima impunità.

[...]

Per i migranti irregolari, la commissione ha denunciato condizioni 'totalmente inaccettabilì sia per la durata sia per i luoghi della detenzione, celle sotterranee umide e senza luce e in condizioni di sovraffollamento (a volte neppure 1 m2 a persona). 

In un commissariato di Polizia due o più donne sono rimaste detenute per mesi in una cella scura e completamente ammuffita di 5m2 senza mai poter uscire all'aperto né disporre di prodotti igienici. Insetti, topi e scarafaggi infestano le celle di molte stazioni di polizia e molti detenuti appaiono affetti da scabbia o presentano punture di insetti su tutto il corpo. In alcuni casi vengono spruzzati insetticidi nelle celle in presenza dei detenuti che in molti casi hanno sofferto malori per aver respirato le sostanze nocive. In molti istituti di pena le guardie carcerarie indossano guanti sanitari quando entrano nelle celle.

La Commissione per la Prevenzione della Tortura ha quindi chiesto alle autorità greche di prendere al più presto le misure necessarie per trasferire i migranti in centri appositamente designati e non tenerli più prigionieri nelle stazioni di Polizia o nei centri di detenzione aperti nei principali porti greci. Particolarmente criticato il centro di Igumenitza.

Per i centri di rimpatrio dei migranti la commissione ha criticato il loro approccio punitivo in cui i detenuti vengono trattati come criminali e raccomanda di avviare programmi di attività ludiche o culturali dato che il soggiorno in tali centri spesso raggiunge e supera i 18 mesi.

Per gli istituti di pena i rilievi del Consiglio d'Europa si riferiscono soprattutto alle condizioni di eccessivo affollamento, di scarsità di assistenza sanitaria e di penuria di guardie carcerarie. Nel carcere maschile di Korydallos ad esempio una sezione con circa 400 detenuti ha soltanto due guardie carcerarie durante il giorno. Durante la notte la sorveglianza si assottiglia ancora di più: solo otto guardie carcerarie restano a controllare 2300 detenuti. L'uccisione di un detenuto polacco non ha modificato la situazione dato che le guardie carcerarie non intervengono nelle risse tra detenuti, ma preferiscono lasciarli risolvere da soli le loro dispute.

Un capitolo speciale viene dedicato alle condizioni dei minori non accompagnati spesso costretti a condividere le celle con adulti e trattati come detenuti a tutti gli effetti, senza alcuna possibilità né di ora d'aria né di attività educativa o culturale. La carenza di personale di custodia lascia impuniti gli episodi di bullismo e di intimidazione dei più giovani da parte degli anziani. Nel centro di detenzione di Avlona il fenomeno è andato avanti a lungo ma dopo la denuncia del CoE le autorità hanno deciso il trasferimento dei più giovani in un altro istituto.

In particolare, per le condizioni di sovraffollamento, la commissione ha notato che spesso i detenuti sono costretti a dormire per terra senza materassi su coperte sporche e maleodoranti. A suo avviso gli istituti di pena sono al 200% e in qualche caso al 300% al di sopra delle loro capacità di accoglienza con carenze nelle condizioni igieniche e sanitarie.

Ma sono soprattutto le denunce di maltrattamenti da parte della Polizia ad essere al centro dei rilievi della commissione antiforatura. Le denunce si riferiscono a maltrattamenti fisici (calci, pugni, percosse con bastoni e altri oggetti). Un detenuto straniero ha raccontato alla commissione in visita di essere stato detenuto nel commissariato di Kypseli e di essere stato sottoposto a percosse per due giorni interi. Un altro ha raccontato di essere stato denudato e portato nei gabinetti da agenti incappucciati che lo hanno prima sottoposto a docce di acqua gelata poi gli hanno legato le gambe con uno spago e l'hanno percosso sui piedi e le gambe con bastoni rompendogli le ossa di una gamba irridendolo per tutta la durata dei maltrattamenti. Nonostante le sue richieste di visita medica, è stato trasferito al carcere di Korydallos dove non è stato fatto nessun controllo sanitario. Solo nove giorni dopo il suo internamento è stato chiamato un medico che ha predisposto il suo ricovero in ospedale per fratture multiple, dove è rimasto un mese.

Ai detenuti viene sconsigliato di denunciare i maltrattamenti - anche dai loro avvocati - nel timore che le denunce possano portare ad un aumento dei maltrattamenti stessi. Gli avvocati d'ufficio spesso sono spettatori passivi nei processi a carico dei loro clienti e non viene fatto nessuno sforzo per presentare il caso dei detenuti che in molti casi non hanno nemmeno la possibilità di consultare gli avvocati prima del processo. Viene anche impedito loro di chiedere una visita medica per valutare le loro condizioni dopo i maltrattamenti. L'impunità sembra regnare ovunque, proprio per la mancanza di controlli e indagini da parte delle autorità carcerarie.

Nel rapporto si invitano quindi le autorità greche a curare in modo particolare il reclutamento e l'addestramento degli agenti di custodia e di quelli di polizia preposti al servizio carcerario. Il rapporto indica che la colpevolezza per i maltrattamenti si estende anche agli astanti non direttamente attivi. Viene quindi incoraggiata le denuncia dei maltrattamenti anche da parte dei testimoni e il CoE raccomanda alle autorità l'adozione di misure di protezione degli informatori che denuncino tali pratiche. Viene anche raccomandata la registrazione in video e audio degli interrogatori di polizia a salvaguardia dei diritti dei detenuti e per evitare accuse di false dichiarazioni.

La Corte europea per i Diritti Umani ha condannato in varie occasioni le autorità per non aver effettuato le necessarie indagini in seguito a denunce di maltrattamenti da parte di detenuti. Ma fino ad ora le autorità greche si rifiutano di riconoscere che i maltrattamenti sono un serio problema nel Paese e non hanno quindi preso fino ad ora le misure necessarie per risolverlo. Questo ha creato intorno all'operato degli operatori addetti alla sicurezza un alone di impunità per i maltrattamenti imposti ai detenuti.

La commissione è però venuta in contatto anche con agenti che hanno espresso il loro desiderio di migliorare le condizioni degli interrogatori ma in questi casi sono stati gli stessi detenuti a lodare la condotta degli agenti. Il rapporto nota che un miglioramento delle condizioni di detenzione sarebbe anche auspicabile per le installazioni della Guardia Costiera dove vengono detenuti i migranti irregolari che hanno tentato di fuggire verso l'Italia, sono stati lì ricondotti dall'Italia o sono stati salvati in mare da battelli naufragati.

Nel centro per migranti di Igumenitza ad esempio le condizioni dei migranti sono state giudicate precarie con celle e bagni in condizioni igieniche pessime, scarsa ventilazione e nessun accesso all'aperto per evitare fughe. Molti i casi di auto lesioni da parte dei migranti disperati. Un ragazzino di 13 anni non accompagnato era stato trovato nelle celle di Igumenitza e la commissione ne ha chiesto l'immediato trasferimento in una struttura adeguata. La richiesta è stata soddisfatta dalle autorità. Nel rapporto si ricorda che i richiedenti asilo non vanno trattati come migranti irregolari. Essi non vanno quindi privati della libertà in attesa della decisione sulla loro richiesta di asilo.
[...]
di Maria Laura Franciosi

venerdì 13 dicembre 2013

EU says Portugal has to assess Syrian asylum requests

KUNA
BRUSSELS, - The European Union Thursday reacted with caution over the issue of 74 Syrian refugees who arrived in Lisbon on the Portuguese national carrier TAP from the west African country Guinea Bissau on Tuesday.

"There are two aspects here. EU legislation that applies to asylum seekers. When someone enters the EU territory and asks for asylum his request has to be assessed according to EU rules in place," EU spokesman for home affairs Michele Cercone told a news conference.
"The other element is more about the way these people entered Portugal," he said and added that this issue has to be handled by the EU foreign services called the European External Action Service.
On his part, another spokesman for the European Commission Olivier Bailly told journalists that "this is quite unprecedented as a situation".
He explained that here are many angles including a legislation linked with refugees and the bilateral relations between an EU member state Portugal and a third country.
Meanwhile, TAP on Thursday reportedly suspended flights to Guinea Bissau after the incident. An immigration official at Bissau airport said the Syrian refuges had Turkish passports.

The Syrians had entered the country via Turkey and Morocco.
Guinea-Bissau gained independence from Portugal in 1974.

lunedì 21 ottobre 2013

Bosnia: possibili sanzioni da Consiglio d´Europa su diritti delle minoranze

EUREGION.NET
L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa sta prendendo in considerazione la possibilità di prendere misure contro la Bosnia - Erzegovina: alla base del provvedimento, vi sarebbe la mancata adozione degli emendamenti alla Costituzione già più volte richiesti per il rispetto dei diritti delle minoranze in occasione delle elezioni.

La Costituzione di Bosnia - Erzegovina prevede che solo gli appartenenti alle tre etnie principali - bosniaca, serba e croata - possano essere eletti alla Presidenza della Camera del Popolo; contro tale discriminazione, è stato presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani da parte dei rappresentanti delle etnie ebrea e Roma, che la Corte ha accolto, chiedendo fin dal 2009 correzioni alla Costituzione, senza che però nulla di concreto venisse in seguito attuato.

La Commissione per l'Applicazione di Obblighi e Impegni del Consiglio d'Europa ha così richiesto all'Assemblea di procedere con l'erogazione di sanzioni. Va sottolineato come l'eventuale adempimento delle richieste da parte della Bosnia Erzegovina potrebbe avere risvolti positivi sul report della Commissione Europea sullo stato del processo d'integrazione, previsto nelle prossime settimane; trai Paesi dell'ex Jugoslavia, la Bosnia Erzegovina è quella che finora ha accumulato i maggiori ritardi nel cammino verso l'integrazione.

Marcello Berlich