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sabato 23 novembre 2013

Carcere: Cancellieri, a maggio per detenuti 8 ore aria

Ansa
Il ministro, al lavoro anche per musica e sport
Dal prossimo aprile i detenuti italiani avranno otto ore da poter trascorrere fuori dalla cella invece delle attuali due. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, intervenendo al convegno promosso a Milano dalla Sesta Opera San Fedele su 'Più sicurezza, più gratuità, meno carcere'. 'Stiamo lavorando sul regime di detenzione - ha spiegato il ministro -, prima il detenuto aveva solo due ore di libertà, indipendentemente dal tipo di reato. E' invece importante che escano, perché il punto forte è il lavoro''.
Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, in un convegno a Milano, ha spiegato che, oltre a lavorare per far ottenere ai detenuti otto ore d'aria, invece delle due attuali, il Ministero sta anche ''lavorando con la Siae'' per poter far musica in carcere, ''che è forte elemento di aggregazione''. Il dicastero della Giustizia è anche al lavoro, con le squadre di atleti della Polizia penitenziaria, per fare in modo che, in queste otto ore, i detenuti pratichino anche attività sportive.

mercoledì 6 novembre 2013

Cancellieri, i volontari non condannano ma chiedono diritti per tutti

EUROPA
Da Ristretti orizzonti a don Rigoldi il ministro non ha agito male. Ma ora subito il via libera alle riforme.

Non si tratta solo di Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani del senato e fondatore dell’associazione A buon diritto con la quale si occupa appunto da sempre di casi di persone in odor di diritti negati. Non si tratta solo di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, e di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Non solo loro, che pure, date le rispettive biografie, avrebbe un peso.
Non solo loro a non condannare, e anzi spesso anche a sostenere – direttamente o indirettamente – il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri che oggi dovrà rendere conto al parlamento del suo interessamento alla scarcerazione della gravemente malata Giulia Ligresti, in custodia cautelare a Torino per il caso Fonsai.
Ma, con varie sfumature e abbondanti cautele anche una parte importante del variegato mondo associativo, laico e cattolico, che da sempre si occupa di carcere e delle condizioni delle carceri in Italia.
Sta con Cancellieri “senza se e senza ma” don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità nuova e storico cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, che dalle colonne del Corriere della Sera non esita a dirlo: «Sì, sto con il ministro. Sarà per i miei 40 anni passati a cercare di aiutare i ragazzi del carcere, sarà perché, come lei, non sono riuscito a dare una mano a tutti, ma mi sento molto più vicino ai suoi limiti che non a quella sconfinata volotnà di potenza che mi sembra animare i critici del ministro».
Ma anche Ornella Favero, direttore di Ristretti Orizzonti, pubblicazione del carcere Due Palazzi di Padova (autorevole e molto letta nel mondo degli addetti ai lavori)non si chiama fuori. E anzi chiede che da tutta questa vicenda possa scaturire un disegno organico nella tutela dei diritti in carcere e nella “presa in carico” dei casi critici: «Noi di Ristretti Orizzonti, che da anni cerchiamo di dare dignità a chi si suicida in carcere, o muore per cause non chiare, non vogliamo affatto criticare l’umana compassione che ha mosso il ministro, ma pensiamo che questa telefonata per la salute di Giulia Ligresti debba far sorgere alcune proposte».
«Dunque, gentile ministro, a noi lei sembra una persona sensibile, non ci interessa per niente criticarla per quella telefonata, ma non ci basta la compassione e la pietà per chi vive nelle condizioni disumane delle nostre galere. È troppo poco, vogliamo che qualcosa cambi, e ci sono tante cose che lei sta faticosamente cercando di cambiare ma ce ne sono altrettante che possono cambiare subito». Le questioni su cui intervenire? «Suicidi, trasferimenti, patologie gravissime ritenute compatibili con il carcere, permessi di necessità che arrivano solo quando il familiare è in punto di morte, o già morto, parenti trattati come colpevoli».
Per Franco Corleone, coordinatore dei garanti territoriali, già sottosegretario alla giustizia e fondatore di un sito molto informato su droghe, carcere e diritti (Fuoriluogo) «la bufera che si è scatenata contro il ministro della giustizia Cancellieri per un presunto intervento di favore verso la figlia si salvatore Ligresti è un frutto avvelenato di quell’incattivimento assai diffuso che vede in sospetto ogni misura che rispetti garanzie e regole dello stato di diritto, soprattutto se rivolte ai potenti caduti in disgrazia». E aggiunge: «Mi colpisce che il caso sia esploso alla vigilia di decisioni incisive per aggredire le ragioni del sovraffollamento e per rendere più umana la vita negli istituti di pena».
Il riferimento è al piano carceri che ieri il ministro ha presentato a Strasburgo, e a cui fa cenno anche don Rigoldi. Non una rivoluzione copernicana, ma un tentativo vero, per quanto faticoso, di orientare la legislazione a un maggior uso delle pene alternative e dei lavori di pubblica utilità per i carichi di pena minimi e i reati minori.
Più cauto Patrizio Gonnella, presidente di una delle associazioni più note,Antigone. Gonnella evita di esprimersi nel merito ma sottolinea: «In questo periodo si è fatto un tentativo, come mai in passato, di dare una scossa al sistema carcerario in crisi, con proposte e provvedimenti che in parlamento sono state peggiorate dall’asse Cinque Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e Pdl». 

venerdì 18 ottobre 2013

Ministro Cancellieri: 30 anni di errori sul carcere, sbagliati anche i dati Dap. Sovraffollamento reale al 175%

Il Manifesto
Sul numero effettivo dei posti letto disponibili in carcere ci siamo sbagliati, aveva ragione Antigone: sono meno di quelli fin qui stimati". E - secondo errore - anche sulla condizione di illegalità in cui versa tutto il sistema penitenziario e penale italiano c'è stata un'incredibile sottovalutazione da parte dei precedenti ministeri di Giustizia: "Per trent'anni abbiano pensato che le cose si sistemassero da sole".

L'apprezzabile mea culpa del governo - primo nel suo genere - arriva per bocca della ministra Annamaria Cancellieri che, intervenendo al convegno organizzato dall'Università Roma Tre e dalle associazioni Antigone, Progetto diritti e Open society foundation per parlare di "Carcere, immigrazione e diritti umani nello spazio costituzionale europeo" (prosegue questa mattina), assume su di sé la responsabilità istituzionale di un percorso storico sbagliato, che è costato all'Italia la condanna della Corte europea dei diritti umani.

"Ho un debito verso Antigone: avete ragione voi, questa storia dei posti letto è tutta vera". La Guardasigilli finalmente adotta i dati forniti dall'associazione sui posti letto regolamentari nei 206 istituti di pena italiani: sono 37 mila e non 47.615 come sostiene il Dap. Perché, spiega Cancellieri, "alcuni posti sono inutilizzabili per vetustà delle strutture, e allora si determina una discrepanza tra i dati ufficiali e quelli reali". "Quindi, con i 63.758 detenuti attuali, il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 175% e non il 136%, come calcola l'amministrazione penitenziaria - spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - Rischiamo di essere il peggiore tra i paesi del Consiglio d'Europa, visto che la Grecia si ferma a un tasso del 136,5% e la Francia al 113,2%, mentre la Germania ha meno detenuti che posti letto". E pensare che ogni recluso costa al giorno 123,78 euro di cui 101,69 per costi di personale e solo 9,26 euro spesi per i pasti, i vestiti, l'igiene e tutte le attività di vita dei reclusi. Una condizione inaccettabile che viola i diritti e mortifica la dignità umana "unico valore non bilanciabile, intangibile, irrinunciabile perfino più del diritto alla vita", come ha spiegato il presidente della Corte costituzionale Gaetano Silvestri intervenuto al convegno.

E il tempo stringe: per effetto della sentenza Torreggiani, a fine maggio 2014 il governo dovrà dimostrare all'Europa di aver intrapreso la via delle riforme "strutturali" per risolvere il problema. Solo pochi giorni dopo l'Italia sarà chiamata al semestre di presidenza del Consiglio europeo. Mentre ad aprile prossimo ci sono altre due scadenze imposte da leggi italiane: la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari e l'adempimento degli obblighi imposti dal Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura ratificato dal governo Monti nell'aprile 2013. "A breve - ricorda ancora Gonnella - si dovrà rivedere anche tutto il sistema di misure alternative al carcere, perché così impone la legge Severino". Nodi a cui la ministra Cancellieri, che domani sarà ascoltata in commissione Giustizia alla Camera, sta lavorando: "Certo, a maggio non avremo risolto tutti i problemi, nemmeno se fossimo Maga Magò ci riusciremmo, ma stiamo affrontandoli con grande determinazione, a 360 gradi. Abbiamo avviato una grande sfida, che è anche culturale, e a maggio avremo dato almeno un segnale forte di inversione di tendenza". Ma, riconosce Cancellieri, "dobbiamo ringraziare l'Europa che ci ha fatto sbattere la faccia - noi che siamo il paese di Cesare Beccaria - di fronte al problema, e ci riporta alla nostra coscienza".

"Cos'è Maga Magò? Forse l'amnistia?", scherza Marco Ruotolo, docente di Diritto penitenziario di Roma Tre. Ma sui provvedimenti di clemenza Cancellieri tace. Malgrado anche ieri Schifani sia tornato a insistere sul punto ritenendo "inammissibile che in uno Stato di diritto si parli di leggi contra personam", per la ministra l'amnistia è proprio l'ultima ratio.


di Eleonora Martini

giovedì 22 agosto 2013

Giustizia: il ministro Cancellieri; sì all'amnistia... ci renderebbe sereni davanti all'Europa

Dire
"Stiamo facendo un lavoro a 360 gradi per affrontare il problema carceri, un problema molto ampio, sul quale sono numerosi gli interventi necessari, in cui si inserisce anche l'amnistia, che mi sembra assolutamente auspicabile, perché ci potrebbe consentire di arrivare in piena serenità al confronto europeo. Altri passi sono le depenalizzazioni, nuove strutture, ma in questo quadro di varie misure necessarie sicuramente ci sta bene anche l'amnistia".

Lo ha detto il Ministro della Giustizia Cancellieri, nel corso di una puntata di Radio Carcere, ieri sera in onda su Radio Radicale, a dialogo con il leader radicale Marco Pannella Pannella, rispondendo al Ministro, ha detto: "Sono convinto che non appena questo accadesse saremmo ritenuti, dopo trenta anni, adempiendo all'ultimatum della Corte europea dei diritti dell'uomo, ma anche da altri organismi internazionali, adempienti. Ho tanta riconoscenza, e sono fiero che un ministro della Giustizia abbia detto quello che il Ministro ha detto, come sono fiero delle nostre carceri, della nostra comunità penitenziaria", ha concluso Pannella.

venerdì 12 luglio 2013

Cancellieri - Emergenza carcere - Ddl che opera sulle entrate - Amnistia sarebbe molto utile

AgenParl
Roma  - Prosegue in Italia il dibattito sul Decreto legge sulle carceri, che nei giorni scorsi ha avuto il via libera dal Consiglio dei Ministri, e che punta a una riorganizzazione complessiva del sistema carcerario ormai al collasso. Federico Piana ne ha parlato col ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri:
R. – E’ una strategia a 360 gradi, perché operiamo su più versanti. Intanto sul versante normativo con questo Decreto, che è servito ad una prima azione, stiamo facendo una rivisitazione di tutte le norme penali, con una importante azione di depenalizzazione cui procederemo in modo che cambierà molto anche il tipo di pena e tutto quello che ad essa è connesso. Naturalmente questa strategia richiede tempi un po’ lunghi - qualche mese per lo meno - perché serve proprio un’analisi di tutta la materia penale e una riorganizzazione del sistema. D’altro lato stiamo, invece, provvedendo a riorganizzare le carceri su tutto il territorio nazionale, cercando di coprire i posti che ci mancano, anzitutto con una serie di opere nuove: noi metteremo a punto nell’arco di un anno, massimo un anno e mezzo, 12 mila nuovi posti, e più altri 5-6 mila posti che ricaveremo dalla ristrutturazione di carceri che già ci sono.
D. – Alcuni criticano questo Ddl affermando che potrebbe mettere fuori carcerati che poi possano creare problemi…
R. – No, no! Assolutamente! Anzitutto perché non mette fuori alcun carcerato pericoloso. E’ soprattutto un Ddl che opera sulle entrate: nel senso che molto spesso capita che nelle carceri entrino, magari per 2-3-5-10 giorni, delle persone che poi escono dal carcere perché non dovevano stare in carcere o perché non condannate o perché potevano essere titolari di misure alternative. Noi, con questo Ddl, abbiamo cercato di evitare questo fenomeno. Per cui entrerà meno gente in carcere, ma è gente che comunque non sarebbe entrata, che però sono alla fine dell’anno un numero di 20-30 mila persone.
D. – C’è anche un aspetto che riguarda l’amnistia: lei pensa che sia utile? Che sia una possibilità oppure no?
R. – Guardi io le dico dal punto di vista tecnico, per la problematica che noi abbiamo del sovraffollamento che c’è, sarebbe molto utile. Però c’è un discorso politico dietro all’amnistia e questo io lo lascio fare al Parlamento: sarà il Parlamento che dovrà fare le valutazioni. Per quanto ci riguarda, naturalmente, un alleggerimento della pressione della popolazione carceraria sarebbe molto utile.
D. – Ministro, c’è poi l’annoso problema della Polizia penitenziaria, che dice e che sostiene che da anni è sotto organico e non ce la fa a gestire tutte le carceri italiane…
R. – Svolgono un lavoro preziosissimo! Poi che i ruoli siano adeguati alle esigenze, credo che vada tutto visto in un’ottica di una riorganizzazione anche del sistema carcerario. Occorre intanto investire molto sugli strumenti informatici, che liberano le guardie carcerarie da tante incombenze; occorre intervenire sulle strutture, che rendano meno faticoso il loro lavoro… C’è tutta una serie di cose, per la quale poi un calcolo di carenza o meno di organico si potrà fare soltanto quando tutto il progetto sarà definito.

venerdì 28 giugno 2013

Carcere - Il ministro Cancellieri insiste sull'amnistia insieme alle misure strutturali per essere in linea con l'Europa

Il Sole 24 Ore
Il governo rilancia le misure alternative al carcere, in linea con l’Europa. Il decreto-carceri varato ieri dovrebbe alleggerire le patrie galere, entro due anni, di 6mila persone, destinate non alla libertà ma a misure alternative, appunto, come detenzione domiciliare o l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Fa cadere le preclusioni nei confronti dei recidivi introdotte dalla ex Cirielli nel 2005, rilancia il lavoro, dà impulso all’ampliamento degli istituti penitenziari e punta a recuperare, nel 2016, 10mila nuovi posti letto. Misure strutturali, a cui se ne affiancheranno altre durante l’iter di conversione in legge del decreto (depenalizzazione dei reati minori, particolare tenuità del fatto) comprese quelle, già all’esame dell’aula della Camera, contenute nel ddl sulla messa alla prova e la reclusione domiciliare come pena principale per reati puniti fino a 6 anni. Un’offensiva che non si ricordava da tempo, a 360 gradi. 

E tuttavia non sufficiente a far rientrare un’emergenza cronica, colpevolmente trascinata negli ultimi cinque anni. “Sono ancora convinta che sarebbe necessaria un’amnistia - dice il guardasigilli Annamaria Cancellieri. Darebbe un grande aiuto. L’ultima ha liberato 15-20mila posti e un’uscita dal carcere di queste dimensioni ci consentirebbe di mettere in campo soluzioni più durature, che sono quelle che servono. 

Sì - ribadisce - resto convinta che l’amnistia serva, anche se noi faremo di tutto per riconquistare la nostra dignità in Europa”. Prima di lei il premier Enrico Letta aveva detto la stessa cosa: “L’Italia non può continuare ad essere accusata dagli organismi internazionali per l’incapacità di gestire dignitosamente la vita dei detenuti”. In carcere oggi i posti regolamentari sono 47mila, ma il numero è bugiardo, perché comprende posti letto tali solo sulla carta, visto che tanti padiglioni sono chiusi per ristrutturazione e in molti casi i detenuti vengono accampati in locali destinati ad altro, come la socialità. Perciò gli “esuberi” effettivi sono calcolati in 30mila. 

“Del resto - dice Cancellieri - è dal 1990 che l’Europa ci riprende: siamo tutti capaci di mettere i detenuti negli scantinati o in letti a castello di cinque piani, o a farli mangiare sul proprio letto accanto al bagno. Ma non sono posti che reggono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo!”. Detto questo, il decreto non “libera” affatto delinquenti pericolosi, come puntualmente sostengono Lega, Fratelli d’Italia e in parte il M5S, ma anzi garantisce la “certezza della pena”, se per pena si intende un percorso sensato destinato al reinserimento sociale e ad abbattere la recidiva. 

Un percorso di misure diverse, dal carcere alla detenzione domiciliare, dai permessi premio al lavoro all’esterno: tutte modalità previste dalla legge per scontare la pena. Il pacchetto fa sì che in carcere vadano i condannati pericolosi, responsabili di reati di particolare gravità. Le misure previste incidono strutturalmente sui flussi carcerari, in entrata e in uscita, e potenziano l’offerta trattamentale ai detenuti meno pericolosi, che sono la maggior parte. 

Perciò sono stati cancellati alcuni automatismi e presunzioni di pericolosità che hanno portato in carcere molte persone, indiscriminatamente, impedendo loro l’accesso alle misure alternative. Con il passaggio in giudicato della sentenza, se la pena non supera i 2 anni (4 per gli over 70, donne in gravidanza, ammalati) il Pm potrà sospendere l’esecuzione della pena dando al condannato la possibilità di chiedere, dalla libertà, una misura alternativa.

 Anche i recidivi per piccoli reati rientrano tra i beneficiari delle misure alternative. Deciderà il Tribunale di sorveglianza. Viene poi ampliata la possibilità per il giudice di ricorrere, al momento della condanna, a una misura alternativa, come il lavoro di pubblica utilità, anche per i tossicodipendenti e per reati non legati allo spaccio. Infine si estende la possibilità di accedere a permessi premio per i recidivi e di concedere il lavoro all’esterno anche se non retribuito.

di Donatella Stasio