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venerdì 12 febbraio 2016

Mauritania: "Liberate mio papà" l'appello per la scarcerazione del leader antischiavista Biram Ould Abeid

Blog Corriere della SeraSono la moglie e la figlia di Biram Ould Dah Ould Abeid, leader del movimento antischiavista della Mauritania, che sta scontando una condanna a due anni di carcere per le pretestuose accuse di manifestazione non autorizzata e appartenenza a un’associazione non riconosciuta.


Biram Ould Abeid
L’associazione non riconosciuta è l’Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista (IRA – Mauritania), che Biram – insignito nel 2013 del premio delle Nazioni Unite per i diritti umani – ha contribuito a fondare.

La piccola El Alia non ha mai visto suo padre e rischia di non vederlo fino all’11 novembre 2016, termine della condanna. La Corte suprema ha bloccato il ricorso presentato dall’avvocato di Biram per chiedere la scarcerazione.



A Leila, con la scusa che dal carcere di Nouakchott è evaso un terrorista, non è più permesso di vedere il marito.

La scorsa settimana Leila è venuta in Italia con la piccola El Alia. Ha incontrato organizzazioni per i diritti umani ed esponenti politici, ottenendo grande solidarietà. Ma quando si tratta di passare al dunque, la diplomazia internazionale non riesce ancora a ottenere risultati dal governo della Mauritania.

Biram, così come gli altri due altri membri di Ira-Mauritania condannati insieme a lui, Brahim Bilal e Djiby Sow, è un prigioniero di coscienza. A condurlo in carcere, dove peraltro non si trova in buone condizioni di salute, sono stati il suo impegno in favore dei diritti umani e la decisione di candidarsi alla presidenza della Repubblica: una sfida, un affronto intollerabile per il presidente in carica Ould Abdel Aziz.

Riccardo Noury


sabato 22 agosto 2015

Mauritania - Condanna confermata per attivisti anti schiavitù

MISNA
È stata confermata in appello la sentenza di condanna a due anni di prigione per gli attivisti anti schiavitù mauritani Bilal Brahim Ramdane, Djiby Sow e Biram Dah Abeid (noto anche come Biram Ould Abeid). Le accuse erano di appartenenza a un’organizzazione non riconosciuta, manifestazione non autorizzata e violenza.


Biram Ould Abeid
Nessuno dei tre era presente al processo, tenuto nella località di Aleg, ma Biram Dah Abeid - già candidato alla presidenza della repubblica - ha fatto diffondere, dal carcere, una lettera aperta in cui definisce “un ricatto” il comportamento del governo nei suoi confronti e si rivolge a tutti i paesi del mondo chiedendo “di sostenere la nostra lotta per la libertà”. A Stati Uniti e Unione europea, in particolare, l’attivista incarcerato chiede di utilizzare ogni mezzo “compresa la sospensione degli aiuti finanziari” per sostenere la battaglia contro la schiavitù.

Uno degli avvocati della difesa, Brahim Ould Ebetty, ha definito la decisione dei giudici “un passo indietro per la libertà nel nostro paese”. Il verdetto, ha aggiunto, rappresenta “una parodia della giustizia”.