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mercoledì 23 ottobre 2019

Guerre dimenticate - Yemen: oltre 15 milioni di persone senz'acqua a causa della mancanza di carburante per le pompe. Dilaga il colera

AnsaMed
Oltre 15 milioni di persone in Yemen sono senz'acqua per bere, cucinare, lavarsi a causa della gravissima carenza di carburante che colpisce il Paese già messo in ginocchio da oltre 4 anni e mezzo di conflitto. 


E' l'allarme lanciato oggi da Oxfam, che rivela che nelle ultime settimane 11 milioni di persone, che sino ad oggi sopravvivevano grazie all'acqua erogata dalle poche reti idriche ancora in funzione, e altri 4 milioni già costretti a rifornirsi da autocisterne private, hanno dovuto ridurre al minino il consumo di acqua.

Mentre in tre grandi città come Ibb, Dhamar e Al Mahwit, che contano oltre 400 mila abitanti, non funzionano più le principali infrastrutture idriche.

A scatenare questa emergenza, spiega l'organizzazione non profit, c'è l'aumento esponenziale del prezzo del carburante, provocato dalle recenti restrizioni alle importazioni imposte sia dal Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, che dalle autorità Houthi. 

Limitazioni che hanno interrotto l'attracco di navi nei principali porti del Paese, come Hodeida, con il risultato che il prezzo di 1 litro di benzina nella capitale Sana'a è schizzato alle stelle da agosto con un aumento del 300%. 

Scarseggia dunque paurosamente tutto il carburante necessario per pompare acqua sotterranea o per trasportarla con autocisterne nei campi profughi dove vivono 3,6 milioni di yemeniti rimasti senza una casa. 

"L'accesso all'acqua fa la differenza tra la vita e la morte, soprattutto per 7 milioni di yemeniti, tra cui circa 400 mila bambini colpiti da malnutrizione acuta, che in questo momento sono già debilitati dalla mancanza di cibo", afferma Riccardo Sansone, responsabile dell'ufficio umanitario di Oxfam Italia.

Restare senz'acqua pulita in Yemen, sottolinea, "significa essere contagiati da malattie come il colera che in meno di tre anni ha contagiato oltre 2 milioni di persone, uccidendone 3.700 solo dall'aprile 2017. Continuare a girarsi dall'altra parte è prima di tutto un crimine verso il popolo yemenita".

"I danni provocati dalla guerra alle infrastrutture essenziali, come quelle idriche, sono incalcolabili e rendono quasi impossibile il lavoro delle organizzazioni umanitarie che operano sul campo", denuncia Sansone, ricordando che dall'inizio del conflitto 8 impianti idrici realizzati da Oxfam sono stati distrutti o gravemente danneggiati con una riduzione della capacità di erogazione del 50%. L'aumento del prezzo del carburante nelle ultime settimane, ha inoltre costretto Oxfam a ridurre la distribuzione di acqua pulita con autocisterne.

"Di fronte a tutto questo, chiediamo alle parti in conflitto di porre immediatamente fine alle restrizioni sulle importazioni di carburante da cui dipende la sopravvivenza della popolazione - conclude Sansone - Facciamo appello alla comunità internazionale per un immediato cessate il fuoco e al Governo italiano perché sostenga attivamente il processo di pace e aumenti gli aiuti diretti alla popolazione, fermi a 5 milioni l'anno".

martedì 18 giugno 2019

Unicef e Oms: "Nel mondo 1 persona su 3 senza acqua potabile sicura"

La Repubblica
L'allarme delle due organizzazioni nel rapporto "Progress on drinking water". Per 3 miliardi di persone non è possibile lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa".
Nel mondo, una persona su tre non ha accesso all'acqua potabile sicura. Lo rivela il rapporto 'Progress on drinking water', di Unicef e Organizzazione mondiale della sanità, che punta i riflettori sulle disuguaglianze nell'accesso alla risorsa acqua. 

Non solo: "Più della metà del mondo - denunciano - non ha accesso a servizi igienico-sanitari sicuri". Il "mero accesso all'acqua non basta. Se è sporca o insicura, non stiamo aiutando i bambini a livello globale", afferma Ann Naylor dell'Unicef.

Infatti, sottolinea Naylor, "se l'acqua non è pulita, sicura da bere o è troppo lontana da raggiungere, e se l'accesso ai servizi igienici è limitato, allora non stiano lavorando a favore delle nuove generazioni". Secondo il Rapporto, circa 2,2 miliardi di persone a livello mondiale non dispongono di servizi per l'acqua potabile, 4,2 miliardi non dispongono di servizi igienici sicuri. Per 3 miliardi di persone, inoltre, non è possibile neppure lavarsi le mani disponendo di acqua e sapone in casa. Secondo Unicef e Oms, dunque, se "progressi significativi sono stati fatti per l'accesso universale di base all'acqua, ci sono tuttavia grandi differenze nella qualità dei servizi forniti".

"Se i vari paesi falliranno negli sforzi per garantire acqua sicura e servizi igienico-sanitari - ha avvertito Maria Neira, Director Department of Public Health dell'Organizzazione mondiale della sanità - continueremo a vivere insieme a malattie che già da tempo sarebbero dovute essere nei libri di storia: malattia come diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate. Investire in acqua, sanità e igiene è vantaggioso per la società sotto molteplici aspetti ed è - rileva - una base essenziale per la salute pubblica".

venerdì 22 marzo 2019

22 marzo - Giornata dell'acqua, nei paesi in guerra le malattie legate all'acqua uccidono più delle le armi

Globalist
Secondo un nuovo rapporto dell'Unicef, lanciato oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell'acqua, i bambini sotto i 15 anni nei paesi colpiti da conflitti protratti nel tempo, in media, hanno probabilita' 3 maggiori di morire a causa di malattie diarroiche dovute alla mancanza di acqua sicura e servizi igienico-sanitari che per violenza diretta. 


Il rapporto "Acqua sotto attacco" (Water Under Fire) mostra i tassi di mortalita' in 16 paesi durante conflitti prolungati e mostra che, nella maggior parte, i bambini sotto i 5 anni hanno probabilita' 20 volte maggiori di morire per malattie legate alla diarrea dovuta alla mancanza di accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari sicuri che per violenza diretta.

"Le probabilita' gia' sono contro i bambini che vivono conflitti prolungati - molti di loro non possono raggiungere fonti di acqua sicura," ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore generale Unicef. "La realta' e' che ci sono piu' bambini che muoiono per la mancanza di accesso ad acqua sicura che per proiettili". Senza acqua, i bambini semplicemente non -possono sopravvivere. Secondo gli ultimi dati, nel mondo 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua sicura e 4,5 miliardi di persone non usano servizi igienico-sanitari sicuri. Senza acqua sicura e servizi igienico sanitari efficaci, i bambini sono a rischio di malnutrizione e malattie prevenibili che comprendono anche diarrea, tifo, colera e polio. Le ragazze sono particolarmente colpite: sono vulnerabili a violenza sessuale mentre raccolgono acqua o si apprestano ad utilizzare le latrine. Devono fare i conti con la loro dignita' mentre si lavano e curano l'igiene mestruale. Non vanno a scuola durante il periodo mestruale se le scuole non hanno acqua e strutture igieniche adatte.

Queste minacce sono acuite durante i conflitti quando attacchi indiscriminati distruggono infrastrutture, feriscono personale e tagliano l'energia che consente di ricevere acqua e utilizzare i sistemi igienico sanitari. I conflitti armati limitano anche l'accesso alle attrezzature di riparazione essenziali e ai materiali di consumo come carburante o cloro - che possono essere esauriti, razionati, dirottati o bloccati alla distribuzione. Fin troppo spesso i servizi essenziali vengono deliberatamente negati.




"Attacchi deliberati su strutture idriche e igienico sanitarie sono attacchi contro bambini vulnerabili," ha dichiarato Fore. "L'acqua e' un diritto di base. È una necessita' per la vita". L'Unicef lavora nei paesi in conflitto per fornire acqua sicura da bere e servizi igienico-sanitari adeguati migliorando e riparando i sistemi idrici, trasportando acqua, costruendo latrine e promuovendo informazioni sulle pratiche igieniche. L'Unicef chiede ai governi e ai partner di: fermare gli attacchi contro infrastrutture idriche e igienico-sanitarie e personale; collegare la risposta salva vita umanitaria a uno sviluppo del sistema idrico e sanitario sostenibile per tutti; rinforzare la capacita' dei governi e delle agenzie di fornire consistentemente servizi idrici e igienico sanitari di alta qualita' durante le emergenze.




Il rapporto ha calcolato i tassi di mortalita' in 16 paesi con conflitti prolungati: Afghanistan, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Iraq, Libia, Mali, Myanmar, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria e Yemen. In tutti questi paesi, ad eccezione di Libia, Iraq e Siria, i bambini di 15 anni e piu' giovani hanno piu' probabilita' di morire per malattie legate all'acqua rispetto che a causa di violenze collettive. Eccetto in Siria e Libia, i bambini sotto i 5 anni hanno possibilita' 20 volte maggiori di morire per malattie diarroiche legate ad acqua e servizi igienico sanitari non sicuri rispetto che a violenze collettive.

venerdì 15 marzo 2019

La vera emergenza del mondo si chiama acqua (e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi). Previsti 150 milioni di migranti ambientali

Linkiesta
Entro il 2030 una persona su due vivrà in zone a rischio siccità. Le ricerche individuano il Medio Oriente, il Sahel, l’Africa centrale e l’Asia centrale e orientale tra le aree più colpite. In futuro, i profughi legati agli effetti del cambiamento climatico potranno essere oltre 150 milioni.


Nella smania neoliberista di possedere le risorse naturali, anche l'acqua è diventata oggetto di scontri commerciali, tensioni sociali e guerre internazionali. Tanto più che l'«oro blu» sta diventando un bene molto prezioso: entro il 2030 una persona su due al mondo vivrà in zone ad elevato stress idrico. Già oggi multinazionali che imbottigliano l'«acqua del sindaco» rivendendola a peso d'oro mettono le mani su sorgenti, laghi e fiumi. Perché acqua ne serve molta, anzi moltissima. Per tutto. Per produrre la Coca-Cola che viene quotidianamente venduta servono ogni giorno 75 miliardi di litri di acqua.

mercoledì 27 febbraio 2019

Lesotho: manca acqua potabile, arresto della crescita per un bambino su tre

Osservatorio Diritti
La prima visita dell'Onu in Lesotho punta sull'assenza di acqua potabile e di servizi igienico-sanitari. A rischio sono in particolare le persone affette da Hiv e i bambini.


«La mancanza di servizi legati all’acqua potabile e igiene sanitaria aumenta la vulnerabilità della popolazione, in particolare per quelli già a rischio, quali orfani, persone affette da Hiv/ Aids, famiglie guidate da donne, contadine rurali e persone che vivono in aree remote».

Sono le parole di Léo Heller, relatore speciale sui diritti umani per l’acqua potabile e le strutture igienico sanitarie delle Nazioni Unite, a seguito della prima visita effettuata in Lesotho,paese dell’Africa sudorientale.

«Realizzare il diritto umano all’igiene – sono le parole di Heller – significa che le ragazze non smetteranno di andare a scuola perché non possono permettersi di comprare gli assorbenti. Significa anche che i bambini sotto i cinque anni non dovrebbero defecare all’aperto di fronte ai loro coetanei. Che le donne non dipendano da un secchio d’acqua riempito in un pozzo lontano e non protetto. Ma, cosa più importante, significa che potrebbero diventare autonomi ed emancipati».

Da qui la possibilità, richiesta dal relatore Heller, di istituire una Commissione nazionale per i diritti umani nel Lesotho. «Spero – dice – che la Commissione sia presto costituita con un mandato per supervisionare le questioni relative ai diritti economici, sociali e culturali e intraprendere la sua funzione di controllo con indipendenza e autonomia per far rispettare tali diritti».
Acqua e servizi igienico-sanitari, la storia di Palesa
Nella sua relazione conclusiva, Heller porta all’attenzione la storia di una ragazza del Lesotho, Palesa.Una storia che rappresenta una realtà diffusa, che dà il senso di quanto si consuma nel paese africano ai danni della sua popolazione.

Palesa è una ragazza che vive nella zona rurale montuosa del Lesotho. La madre era sieropositiva e ha dovuto assumere farmaci per proteggere Palesa dalla trasmissione del virus. Ma aveva bisogno di acqua pulita per assumere le medicine e per la sua alimentazione, e mentre il padre di Palesa era al lavoro, la madre incinta doveva camminare per lunghe distanze per andare a prendere acqua e trasportare secchi pesanti, mettendo anche a rischio la gravidanza.

All’età di 5 anni, i genitori di Palesa non potevano permettersi di avere accesso a acqua pulita e prodotti per l’igiene, e Palesa soffriva spesso di diarrea. Ha sofferto di arresto della crescita, così come circa un terzo dei bambini in Lesotho.

Quando cresceva, Palesa non aveva un bagno al suo asilo e defecava all’aperto, dove tutti i suoi coetanei la vedevano seminuda. Quando aveva 15 anni, i genitori morirono e si ritrovò sola a prendersi cura di suo fratello e sua sorella e fare le faccende domestiche. Era difficile per Palesa seguire le lezioni perché non aveva il tempo di fare i compiti mentre doveva andare a prendere l’acqua.

«La storia di Palesa – dice il relatore Onu – è basata su un personaggio immaginario, ma la sua storia non è una finzione. Lo sviluppo umano non diventerà mai reale fino a quando i diritti umani all’acqua e ai servizi igienico-sanitari saranno ignorati».
Aids e arresto della crescita: in Lesotho manca l’acqua

In Lesotho l’acqua, i servizi igienici e l’igiene sono fattori guida e moltiplicatori di vulnerabilità, con conseguenze negative sullo sviluppo umano. Infatti, l’indice di sviluppo umano del Lesotho è stimato a 0,520 per il 2017, che rientra nella categoria di basso sviluppo umano.

Il personaggio immaginario, la madre di Palesa, rappresenta il 25% della popolazione che vive affetta da Hiv nel Lesotho, che si classifica – con questi numeri – al secondo posto nel mondo in termini di prevalenza del virus.

Felicia Buonomo

giovedì 24 gennaio 2019

Yemen: Onu, dopo 3 anni di conflitto, 19 milioni di persone (2/3 della popolazione) senza acqua potabile

AnsaMed
Diciannove milioni di persone in Yemen, circa due terzi della popolazione complessiva, non hanno accesso ad acqua potabile, secondo le Nazioni Unite. Lo riporta Al Jazeera.



In Yemen è in corso la peggior crisi umanitaria a causa del conflitto iniziato nel 2015 tra forze governative, sostenute dalla Coalizione Araba a guida saudita, e miliziani Houthi supportati dall'Iran.

domenica 2 settembre 2018

Il Papa: l'accesso all'acqua è un diritto umano, il mondo ha un debito con i poveri

Globalist
La denuncia di Francesco nella IV Giornata mondiale dedicata alla difesa del Creato sul tema del rispetto e dell'accesso all'acqua


Lui è odiato dai cristiani amanti del capitalismo, da quelli che non disdegnano il razzismo e dai fanatici dei muri che non sopportano l'accoglienza.

C'è stata una forte denuncia di papa Francesco nella IV Giornata mondiale dedicata alla difesa del Creato sul tema: 

'L'acqua, particolarmente in due aspetti: il rispetto dell'acqua come elemento prezioso e l'accesso all'acqua come diritto umano': "Dobbiamo riconoscerlo: non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità. La situazione ambientale, a livello globale così come in molti luoghi specifici, non si può considerare soddisfacente".
In particolare, il Papa, nella Giornata da lui voluta che, come ricorda, "la Chiesa Cattolica da alcuni anni celebra in unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l'adesione di altre Chiese e Comunità cristiane", richiama l'attenzione sulla questione dell'acqua, "elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure, 
'l'accesso all'acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l'esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all'acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità'". 
Ricorda il Pontefice, rifacendosi all'enciclica 'verde' Laudato si', che "prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente. Oggi più che mai si richiede uno sguardo che vada oltre l'immediato, al di là di 'un criterio utilitarista di efficienza e produttività per il profitto individuale'". Da qui il monito: 
"Urgono progetti condivisi e gesti concreti, tenendo conto che ogni privatizzazione del bene naturale dell'acqua che vada a scapito del diritto umano di potervi accedere è inaccettabile". Dice Francesco che "dare da bere, nel villaggio globale, non comporta solo gesti personali di carità, ma scelte concrete e impegno costante per garantire a tutti il bene primario dell'acqua".

lunedì 7 maggio 2018

Condannati a bere acqua sporca e morire di colera: la strage degli innocenti

Globalist
Ogni anno 1,6 milioni di persone nel mondo muoiono a per non aver accesso ai servizi igienici: la maggior parte sono bambini.


Potersi lavare le mani con l'acqua pulita potrebbe salvare "1,6 milioni di persone che nel mondo muoiono a causa dell'acqua sporca e la maggior parte sono bambini". A lanciare l'allarme è Oxfam che, nella Giornata Mondiale dell'Igiene delle mani che si celebra il 5 maggio, ha attivato anche una raccolta fondi.
"Una persona su 3 non ha accesso a servizi igienici ed è quindi maggiormente esposta al rischio di soffrire per epidemie e malattie, come il colera" segnala Oxfam, ricordando che "ogni giorno, tutti noi, compiamo un gesto molto semplice. Un gesto che facciamo più volte, spesso senza neanche pensarci. Ogni giorno, tutti noi, usiamo acqua pulita e sapone per lavare le nostre mani".

domenica 25 giugno 2017

Allarme dell'Unicef in Africa: 5,6 milioni di bimbi senz'acqua rischiamo malattie

Globalist
Le epidemie in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria coincidono con la sempre più diffusa insicurezza a livello regionale e l'aumento dei movimenti di popolazione.


Oltre 5,6 milioni di bambini sono sempre più esposti a rischio di contrarre malattie legate all'acqua, come colera e infezioni diarroiche, considerato l'inizio della stagione delle piogge nelle aree colpite dal conflitto nei Paesi attorno al Lago Ciad.


Lo denuncia l'Unicef precisando che la minaccia di epidemie in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria coincide con la sempre più diffusa insicurezza a livello regionale e l'aumento dei movimenti di popolazione.

"Le piogge complicheranno ulteriormente quella che è una già difficile situazione umanitaria, dato che milioni di bambini, già resi vulnerabili dal conflitto, stanno affrontando una potenziale diffusione di malattie opportunistiche", ha dichiarato Marie Pierre Poirier, Direttore Regionale Unicef per l'Africa Occidentale e Centrale.

"Acqua non sicura, servizi igienico sanitari non adeguati e scarse condizioni igieniche possono causare epidemie di colera e di epatite E - malattia mortale per le donne in gravidanza e i loro bambini - mentre i ristagni d'acqua possono attrarre zanzare portatrici di malaria. Evitare la malattia è la nostra priorità", ha aggiunto.

giovedì 9 giugno 2016

In Africa 17 milioni di donne e bambini riforniscono di acqua la loro abitazione

Internazionale
Nell’Africa subsahariana il compito di portare l’acqua in casa tocca soprattutto alle donne e ai bambini. Nei 24 paesi presi in esame da un nuovo studio molte famiglie, soprattutto nelle aree rurali, non hanno l’acqua corrente nella propria abitazione, un pozzo in cortile, un serbatoio o una fontana nelle vicinanze. 



Per procurarsi l’acqua bisogna trasportarla da lontano, in alcuni casi con più viaggi. Secondo Jay Graham, Mitsuaki Hirai e Seung-Sup Kim sono coinvolti in questo compito quasi 17 milioni di donne e di bambini, per lo più bambine.

Le donne sono le principali fornitrici di acqua in tutti i 24 paesi. I bambini sono utilizzati soprattutto in Burundi, Camerun, Etiopia, Mozambico, Niger e Nigeria. 


Spesso questi bambini sottraggono ore alla scuola e allo studio per svolgere questo compito. Secondo gli autori dello studio, pubblicato su Plos One, quando si considerano le statistiche sull’accesso sicuro all’acqua, occorre considerare anche il tempo necessario per l’approvvigionamento. Nei programmi di sviluppo questo aspetto viene spesso trascurato, insieme ai rischi fisici che comporta, come quelli legati agli incidenti sulle strade e alle aggressioni.

sabato 17 maggio 2014

Etiopia - Acqua potabile per salvare da morte e malattie profughi e bambini

Agenzia Fides
Addis Abeba - In Etiopia i bambini con meno di 5 anni muoiono in gran numero a causa dell’acqua sporca e contaminata. Avere accesso ad acqua pulita e sicura può migliorare la salute e il benessere di tutti i membri di una comunità e ridare loro la possibilità di ricominciare a vivere. 

Per le donne, tradizionalmente responsabili di procurare l’acqua per le rispettive famiglie, significa non essere più costrette ad allontanarsi in aree remote mettendo a repentaglio la propria sicurezza. Vuol dire avere il tempo di coltivare i campi o lavorare sempre per sostenere le proprie famiglie, mentre bambini e adolescenti possono concentrarsi sugli studi. 

A questo riguardo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha lanciato un appello per portare acqua in tutti gli angoli del mondo che ne sono privi, costruire un sistema di fornitura per comunità, fornire filtri per depurare l’acqua e tutelare la salute di famiglie di rifugiati, trasportare il quantitativo necessario per tenere in vita rifugiati durante un’emergenza (AP)