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lunedì 6 luglio 2020

Turchia, Amnesty "colpevole di terrorismo". Condannati i vertici dell'organizzazione. 6 anni di carcere a Taner Kilic

La Repubblica
L'ex presidente a 6 anni e 3 mesi, l'ex direttrice a 2 anni e 1 mese. Undici in tutto le condanne. Noury: "Così si riducono al silenzio coloro che difendono i diritti"


Amnesty è colpevole di terrorismo. Con questa sentenza, paradossale per i più, si è concluso a Istanbul il processo a 11 attivisti locali dell'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani.
 

I massimi vertici dell'ong in Turchia sono stati condannati: il suo ex presidente Taner Kilic a 6 anni e 3 mesi per "associazione terroristica" e l'ex direttrice Idil Eser a 2 anni e un mese per "sostegno a un'organizzazione terroristica". Pene inflitte anche ad altri due imputati. Mentre gli altri sette, fra cui due stranieri, il tedesco Peter Steudtner e lo svedese Ali Gharavi, già liberi e rientrati nei loro Paesi, sono stati assolti. Tutti e undici erano stati arrestati con una retata nel 2017 mentre stavano facendo una riunione nell'isola di Buyukada, al largo di Istanbul. Kilic rimase 14 mesi in cella prima di essere liberato solo su cauzione. Altri otto imputati passarono 4 mesi in carcere prima di essere liberati.

Kilic, in particolare, oggi presidente onorario di Amnesty in Turchia, è stato accusato di appartenere al movimento del predicatore Fethullah Gulen, l'imam turco in autoesilio in Pennsylvania dal 1999, designato da Ankara come il cervello del fallito putsch dell'estate 2016, di cui fra pochi giorni, il 15 luglio, ricorre il quarto anniversario. Il motivo principale del file di addebito nei confronti di Kilic è stato l'uso nella messaggistica di ByLock, un'applicazione di comunicazione crittografata utilizzata dai sostenitori di Gulen. Tuttavia, un rapporto della polizia aveva stabilito che Kilic non aveva questa applicazione sul suo telefono cellulare.

Marco Ansaldo

giovedì 21 giugno 2018

Riprende il processo al presidente di Amnesty Turchia Taner Kilic, l'ong: "è innocente, va assolto"

Globalist
Taner Kilic e altri 10 attivisti per i diritti umani sono accusati di terrorismo per supposti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Amnesty: "contro di loro nessuna prova lo conferma un rapporto della polizia".


Riprende oggi a Istanbul il processo nei confronti del presidente onorario di Amnesty International in Turchia, Taner Kilic, e altri 10 attivisti per i diritti umani accusati di terrorismo.
Da oltre un anno in carcerazione preventiva e unico degli imputati ancora in prigione, Kilic, noto avvocato per i diritti umani, era stato arrestato con l'accusa di "appartenenza a un'organizzazione terroristica" per supposti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen.
Ci sono però delle importanti novità. Nei giorni scorsi, ha sottolineato Amnesty, il rapporto di 15 pagine trasmesso dalla polizia alla pubblica accusa non ha rinvenuto alcuna prova che Kilic abbia avuto sul suo cellulare l'applicazione di messaggistica ByLock, che secondo i magistrati veniva usata dai 'gulenisti' per scambiarsi informazioni criptate. Un rapporto che potrebbe rivelarsi decisivo dal momento che il presunto download e utilizzo dell'applicazione è al centro del procedimento giudiziario.
"Quando sarò rilasciato - ha detto Kilic incontrando nel carcere di massima sicurezza di Sakran a Smirne il segretario generale di Amnesty, Salil Shetty - voglio riprendere il mio lavoro. So, ora più che mai, quanto siano importanti i diritti umani".
"Alla quarta udienza del processo - ha commentato Salil Shetty - senza uno straccio di prova per corroborare le assurde accuse mosse nei suoi confronti, ora Taner dev'essere rilasciato. Quelle accuse e la sua detenzione sono uno schiaffo alla giustizia. Questa vicenda deve finire una volta per tutte".

giovedì 1 febbraio 2018

Turchia - Taner Kilic presidente di Amnesty scarcerato e subito dopo la beffa di un nuovo mandato di cattura.

Globalist
Taner Kilic era in prigione da un anno. Un giudice lo ha scarcerato ma poco dopo è tornato in cella per un nuovo mandato d'arresto.


Lo abbiamo detto molte volte e lo ripetiamo: repressione e bavaglio. Sempre. Il presidente di Amnesty International in Turchia, Taner Kilic, è stato nuovamente messo agli arresti nella notte fra mercoledì e giovedì, dopo che ieri un tribunale di Istanbul ne aveva ordinato il rilascio. Lo riferisce la stessa ong. 

Kilic era stato arrestato a giugno del 2017 e da allora era rimasto in carcere fino a ieri, per appartenenza a un'organizzazione terroristica perché accusato di far parte del movimento di Fethullah Gülen, ritenuto dal governo di Ankara il cervello del fallito golpe dell'estate del 2016, cosa che lui nega fermamente. 

Ieri, durante un'udienza del suo processo, un tribunale di Istanbul aveva ordinato per Kilic il rilascio con libertà condizionale, con grande sollievo dei suoi cari e di Amnesty International. 

Ma un nuovo mandato d'arresto è stato emesso subito dopo e Kilic è stato messo in stato di fermo in una stazione di polizia a Smirne, nell'ovest della Turchia, stesso località in cui era incarcerato, secondo quanto hanno annunciato nella notte diversi responsabili di Amnesty su Twitter.


"Abbiamo preso un volo per Smirne e siamo andati fino al carcere nella speranza di assistere alla liberazione di Taner con la famiglia" ma "al posto di questo, verso mezzzanotte, Amnesty International ha visto Taner essere portato dalla prigione a una stazione di polizia in stato di fermo", ha dichairato su Twitter Gauri van Gulik, direttrice del programma Europa di Amnesty International. 

Gulik denuncia quelle che definisce "manovre legali strane miranti a mantenerlo dietro le sbarre", aggiungendo che Kilic verrà portato in tribunale stamattina per prendere una decisoine sulla sua detenzione.

Kilic è a processo insieme ad altri 10 militanti per i diritti umani, tutti messi in libertà condizionale, fra cui la direttrice di Amnesty in Turchia Idil Eser, Peter Steudtner di origini tedesche e l'attivista svedese Ali Gharavi, accusati di avere aiutato tre "organizzazioni terroristiche", cioè il movimento del predicatore Gulen, il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) e un piccolo gruppo di estrema sinistra noto come DHKP-C.
Questo processo, la cui prossima udienza è in programma per il 21 giugno, ha rafforzato l'inquietudine sull'erosione delle libertà in Turchia dopo il fallito golpe del 2016, a seguito del quale sono state arrestate 55mila persone, fra cui dei giornalisti cirtici e diversi esponenti della società civile.