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sabato 20 gennaio 2018

Marocco. Repressione nelle carceri contro gli studenti saharawi

wesatimes.com
La Commissione nazionale Saharawi per i diritti umani (Conasadh) ha denunciato la repressione nelle carceri marocchine contro gli studenti saharawi, afferma l'agenzia di stampa Saharawi Sps.


In una dichiarazione rilasciata dopo il rinvio del processo agli studenti in detenzione, Conasadh ha reso omaggio agli studenti saharawi per la loro resistenza e il loro coraggio di fronte all'occupazione marocchina e ha salutato la grande solidarietà con le famiglie dei simpatizzanti saharawi, in particolare gli studenti e attivisti per i diritti umani, riferisce SPS.

Il tribunale di occupazione marocchino di Marrakech ha deciso martedì di rinviare il processo agli studenti saharawi svoltosi il 13 febbraio, giustificando la sua decisione per l'assenza di quattro detenuti. Nello stesso contesto, il Conasadh ha denunciato il brutale e violento intervento delle forze d'occupazione marocchine il 12 gennaio contro un gruppo di cittadini saharawi che stavano organizzando un ricevimento per il detenuto politico liberato Saharawi, Belaid Babit, nella città occupata di Boujdour..

Il Conasadh ha espresso, a questo riguardo, "la sua assoluta solidarietà con tutti i prigionieri politici saharawi e le loro famiglie di fronte a pratiche marocchine morose, contrariamente alle consuetudini, alle usanze e alle carte internazionali". Invitando tutte le forze che amano la pace e la giustizia, nonché i media e le figure influenti a "fare pressione sul Marocco affinché rilasci tutti i prigionieri politici saharawi nelle prigioni marocchine", il Conasadh ha denunciato "tutte le forme di umiliazione e violazione contro tutti gli attivisti e i difensori dei diritti umani".

Il Conasadh ha invitato il governo di occupazione marocchino a "rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i difensori saharawi, attivisti e detenuti politici e annullare tutte le sentenze ingiuste e arbitrarie nei loro confronti". Ha anche chiesto di "far luce sul destino di tutti i Sahrawi scomparsi e di dare ai media, osservatori internazionali, personalità, delegazioni parlamentari internazionali l'accesso ai territori occupati della Rasd per rilevare le violazioni commesse dallo stato marocchino", aggiunge la stessa fonte.

lunedì 27 novembre 2017

Emergenza nei campi profughi nel Sahara Occidentale in Algeria - Crollo degli aiuti, i saharawi non hanno più cibo.

Il Manifesto
Sahara occidentale. Drastico calo degli aiuti internazionali ai campi profughi in territorio algerino. E gli effetti sono impietosi: il 40% dei bambini fino a cinque anni mostra un ritardo della crescita, il 60% delle donne in gravidanza soffre di anemia.



«Negli ultimi anni vi è stato un drastico calo degli aiuti economici: dal 2012 ad oggi, si è passati da diciassette a nove milioni di euro all’anno. Questa situazione sta influendo pesantemente sulle condizioni di salute di tutta la popolazione saharawi, in particolar modo quella adolescenziale e infantile».

A pronunciare queste parole è Buhubeini Yahya, presidente della Mezzaluna Rossa Saharawi (Mlrs), durante la conferenza stampa svoltasi a Roma lo scorso lunedì 20 novembre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’incontro è avvenuto presso la sede nazionale della ong Cisp – Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, che dal 1984 è presente nei campi profughi saharawi in territorio algerino.

Il quadro socio-sanitario dipinto da Yahya racconta della attuale drammaticità, testimoniata da cifre che parlano di una riduzione drastica del 48% dei finanziamenti internazionali in aiuto ai rifugiati, con conseguenze disastrose. La più grave racconta della progressiva difficoltà nel reperire acqua potabile e cibo fresco da parte delle centinaia di migliaia di profughi presenti nei campi.

A picco l’apporto vitaminico pro capite, passato negli ultimi cinque anni ad un quinto di quello standard. Lo stato di malnutrizione è preoccupante: il 40% dei bambini fino a cinque anni mostra un ritardo della crescita, il 60% delle donne in gravidanza soffre di anemia, in rialzo anche la mortalità infantile e l’insorgenza di patologie di vario genere dovute alla carenza alimentare. La quale incide in modo più pesante proprio nell’area materno-infantile: l’allattamento al seno diviene sempre più difficoltoso, mentre in contemporanea l’indice di variabilità della dieta per i bambini sotto i due anni è nettamente insufficiente, in quanto soltanto il 14% riesce a raggiungerlo.

Tra tutti i dati, proprio questo risulta essere in prospettiva il più allarmante. In riduzione netta anche qualità e accessibilità alle cure sanitarie e al servizio scolastico, anche a seguito dell’urgenza umanitaria verificatasi nei campi profughi nell’ottobre del 2015, quando le piogge torrenziali vessarono l’area per giorni, causando migliaia di senza tetto e la perdita di infrastrutture scolastiche e ospedaliere.

All’incontro erano presenti anche Paolo Dieci, presidente del Cisp e Lyes Kesri, rappresentante della ong nei campi, i quali a diverso titolo hanno documentato i progetti in corso, documentandone l’andamento e le criticità.


Gianluca Diana

mercoledì 15 novembre 2017

Algeria, nei campi dei rifugiati Saharawi è emergenza umanitaria

Roma Sette
La malnutrizione è salita intorno al 40%: il cibo è poco e l’accesso all’acqua limitato. Alti i tassi di mortalità infantile e materna. Il presidente della Mezzaluna rossa a Roma il 20 novembre.

Sempre più difficile la situazione per i rifugiati Saharawi in Algeria: una delle emergenze umanitarie che durano da più tempo, aggravata dalle inondazioni che hanno devastato il Paese nell’ottobre 2015. 

Al momento, nei campi che accolgono i rifugiati il cibo è poco, l’accesso all’acqua è limitato, così come quello ai servizi sanitari ed educativi; alti i tassi di mortalità infantile e materna; anemia e malnutrizione intorno al 40%. In più, il forte calo di finanziamenti negli ultimi tempi sta penalizzando l’offerta di una assistenza adeguata ai rifugiati Saharawi da parte di tutte le organizzazioni che operano nei campi. 

Tra queste anche il Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli), ong italiana dal 1984 nei campi rifugiati Saharawi con progetti di cooperazione, aiuti umanitari e sostegno al rafforzamento dei servizi di base. Il risultato: migliaia di persone, tra cui molti bambini e adolescenti, che rischiano di non ricevere cure e sostegni dignitosi e adeguati.

Il presidente della Mezzaluna rossa Saharawi Buhubeini Yahya incontrerà il 20 novembre la stampa a Roma, per aggiornare sulla condizione di vita nei campi, in particolare sulla situazione dei bambini, da tempo al di sotto degli standard umanitari. La Mezzaluna Rossa Saharawi e il Cisp stanno svolgendo un programma di monitoraggio, realizzato da uno staff di una ventina di donne, per verificare la qualità e la quantità degli aiuti ricevuti e la garanzia del livello nutrizionale di base. All’incontro stampa saranno presenti anche il presidente del Cisp Paolo Dieci, la coordinatrice del programma Algeria e campi rifugiati Giulia Olmi, il rappresentante del Cisp nei campi Saharawi Lyes Kesri.

domenica 25 ottobre 2015

Saharawi, i campi profughi cancellati dall'alluvione ale porte del deserto algerino

La Repubblica
Gli aiuti dalla Cooperazione italiana nei campi profughi di Tindouf. Una crisi complicata e difficilissima da risolvere con un muro lungo 2.700 chilometri che attraversa il deserto, emblema della mancanza di volontà del governo marocchino di riprendere i colloqui sulle rivendicazioni ultra quarantennali del popolo saharawi
ROMA - Guardando la distesa di fango che si estende per centinaia e centinaia di metri si fa fatica a credere che, solo poche ore prima, lì ci fosse un insediamento abitato. L'alluvione alle porte del deserto algerino che si è abbattuta nell'ultima settimana sui campi profughi Saharawi di Tindouf, ha letteralmente sciolto le case di mattoni di sabbia e abbattuto le tende, causando gravissimi danni, provocando ferite a decine di persone e coinvolgendo oltre 25mila sfollati.

Centinaia di famiglie senza riparo. Il bilancio della bomba d'acqua che il 20 ottobre ha investito le tendopoli del Sahara occidentale è drammatico. Centinaia di famiglie sono improvvisamente rimaste senza riparo. Scuole, asili, centri sanitari sono stati distrutti o seriamente danneggiati. Una situazione che ha generato un grave allarme anche in Italia, dove decine di nuclei familiari ospitano bambini saharawi nei mesi estivi. Ai danni materiali, si è aggiunta la perdita di ingenti quantità di cibo e di equipaggiamentI, aggravando una condizione già difficile.

Le risposte all'emergenza. Per fronteggiare questa emergenza, in accordo con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia, le associazioni che si occupano da anni della causa hanno lanciato una raccolta di fondi e rivolto un appello ai Comuni, alle Regioni e all'intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo saharawi, presieduto dal senatore Stefano Vaccari, che ha inviato una lettera ai colleghi per invitarli ad aderire ad una sottoscrizione. Il senatore si è inoltre attivato per chiedere al ministero degli Esteri italiano, attraverso l'ambasciata ad Algeri, un intervento urgente ed immediato per aiutare la popolazione colpita.

Il ruolo della Cooperazione Italiana. Le case con i muri fatti di mattoni di fango secco, impregnate di acqua, continuano a crollare anche dopo giorni. La gente si riversa nelle strade, allontanandosi da quanto resta delle loro abitazioni e monta vecchie tende fuori dagli accampamenti, dove tutti sono intenti a scavare fossati per fare defluire l'acqua dalle strutture rimaste miracolosamente in piedi. Per contribuire a ricostruire l'insediamento la Cooperazione italiana ha approvato la concessione di 200.000 euro in favore dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. In particolare, grazie all'Italia, sarà possibile assicurare la fornitura di beni di prima necessità ai rifugiati Saharawi e si potrà far fronte agli ingenti danni materiali causati dalle violente piogge nei cinque campi di accoglienza di Tindouf.

Sono 165 mila i profughi. Le alluvioni di questi giorni aggravano una situazione già drammatica che ormai da decenni costringe migliaia di persone ad un'esistenza al limite della sopravvivenza. La crisi del Sahara Occidentale resta una delle più complicate e difficili da risolvere per la comunità internazionale. E il muro di 2700 chilometri che attraversa il deserto dell'Algeria e del Marocco, emblema della mancanza di volontà del governo marocchino di riprendere i colloqui sulle rivendicazioni ultra quarantennali del popolo saharawi, è lì a testimoniarlo ogni giorno. Sono oltre 165mila, secondo le stime di UNHCR, i rifugiati che vivono nei campi allestiti dalla Repubblica araba democratica saharawi nel deserto algerino. Accampamenti fatti di tende e piccole costruzioni di sabbia che all'arrivo della stagione delle piogge, come avvenuto anche quest'anno, si sgretolano come castelli sul bagnasciuga.

La dignità di un popolo. Il popolo saharawi sopravvive con dignità, da oltre 40 anni, a condizioni di vita precarie. Gli aiuti umanitari permettono alla popolazione di sopperire alle carenze del luogo ostile che li ospita. L'organizzazione della vita quotidiana, dalle attività scolastiche, all'assistenza sanitaria, sono per lo più affidati alle donne. Dalle ministre che compongono il governo della Rasd, alle insegnanti, dalle operatrici sanitarie alle tante volontarie che operano nei campi. Loro, come i compagni e figli, nonostante le grandi difficoltà non smetteranno mai di combattere per far prevalere i loro diritti. Il popolo Saharawi considera come propria terra il Sahara Occidentale e non l'abbandoneranno mai. Qualsiasi costo questo implichi.