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venerdì 29 gennaio 2016

ONU: in R.D. Congo violazioni dei diritti umani aumentate del 64%

AGI
Sono aumentate in “maniera drammatica” le violazioni dei diritti dell’uomo nella Repubblica democratica del Congo. L’allarme e’ stato lanciato dall’Onu ed e’ contenuto nel rapporto annuale


“Abbiamo constatato un aumento drammatico delle violazioni dei diritti dell’uomo pari al 64% rispetto al 2014″, ha spiegato il direttore dell’Ufficio congiunto dell’Onu e dei diritti dell’uomo in Rdc, Jose’ Maria Aranaz, durante una conferenza stampa. In totale l’Onu ha registrato 3847 violazioni che si concentrano, in particolare, nelle provincie Orientale, nel Nord e nel Sud Kivu.
Un allarme che arriva a dieci mesi dalla tenuta delle presidenziali che, tuttavia, sul loro svolgimento vi e’ forte incertezza.

A tale proposito il responsabile dell’Onu, Aranaz, ha nuovamente espresso tutto la preoccupazione del suo ufficio sulla progressiva “riduzione dello spazio politico e la restrizione delle liberta’ pubbliche”, fattori che possono non rendere credibili le lezioni. Il clima politico in Rdc, infatti, e’ molto teso e le opposizioni accusano il presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001 e il cui mandato termina a dicembre, di cercare in tutti i modi di mantenere il potere anche dopo la scadenza del suo mandato, anche perche’ la Costituzione vigente gli impedirebbe di ricandidarsi. Da molti mesi, ormai, l’Onu, le opposizioni e diverse organizzazioni per la difesa dei diritti dell’uomo, denunciano le politiche repressive delle autorita’ congolesi. 

mercoledì 9 dicembre 2015

Congo: l'Onu denuncia "repressione inquietante e violazioni dei diritti umani"

Agi
Le Nazioni Unite esprimono, attraverso un rapporto pubblicato a Kinshasa, tutta la loro "inquietudine per il restringimento dello spazio democratico" nella Repubblica democratica del Congo con l'avvicinarsi delle elezioni ed esortano le autorità di Kinshasa a "proteggere i diritti civili e politici".

Nel rapporto l'Onu si rileva la "tendenza alla restrizione della libertà di espressione per coloro che esprimono opinioni critiche nei confronti delle azioni del governo. Fatto questo che denota un restringimento dello spazio democratico, suscettibile di minare la credibilità del processo elettorale". Dall'inizio dell'anno, fanno notare le Nazioni Unite, "minacce, arresti e detenzioni arbitrarie hanno colpito principalmente i professionisti dei media, i membri della società civile e oppositori politici".

Il rapporto redatto della Missione Onu in Rdc (Monusco) e dall'Alto commissario dell'Onu per i diritti dell'uomo, denuncia una "repressione inquietante" e ha documentato "143 violazioni dei diritti dell'uomo legati al processo elettorale", nel corso dei primi tre trimestri del 2015, periodo nel quale "almeno 649 persone sono state arrestate e detenute arbitrariamente".

Secondo il rapporto queste violazioni sono state registrate principalmente nelle "provincie dove i partiti dell'opposizione e la società civile sono particolarmente attivi": Kinshasa, Nord e Sud Kivu e Kasai Orientale, regione d'origine del "vecchio" oppositore Etienne Tshisekedi, rivale acerrimo del presidente congolese Joseph Kabila nelle elezioni del 2011, segnate da frodi massive. Il clima politico in Rdc è particolarmente teso, dopo che la Corte costituzione, nel settembre scorso, ha sospeso il processo elettorale che doveva cominciare in ottobre per arrivare alle elezioni presidenziali, previste nel novembre del 2016, alle quali, secondo la costituzione vigente, il presidente uscente Kabila non può ricandidarsi essendo al potere dal 2001. La Costituzione prevede, infatti, solo due mandati. L'opposizione, compatta, accusa il "clan" presidenziale di manovrare per permettere al capo di Stato di restare al potere oltre il termine del suo mandato (dicembre 2016), cercando di ritardare la tenuta delle elezioni presidenziali.

giovedì 19 settembre 2013

Rifugiati: Unhcr, premio Nansen a una suora congolese

ASCA
Il Premio Nansen per i Rifugiati e' stato assegnato a suor Angelique Namaika, per il suo lavoro in favore dei sopravvissuti alla violenza del Lord's Resistance Army, LRA (Esercito di Resistenza del Signore) nelle aree remote della Repubblica Democratica del Congo. 

Lo ha annunciato in un comunicato l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Suor Angelique, attraverso il suo Centro per la Reintegrazione e lo Sviluppo, ha contribuito a cambiare le vite di piu' di duemila donne e ragazze costrette a lasciare le loro case e vittime di abusi, principalmente per mano dell'LRA. Molte delle donne aiutate dalla suora congolese hanno raccontato storie di rapimenti, lavori forzati, percosse, assassinii, stupri e altre violazioni dei diritti umani. 

Suor Angelique ricevera' il Premio Nansen per i Rifugiati e la Medaglia Nansen durante la cerimonia che si terra' il 30 settembre a Ginevra. All'evento parteciperanno lo scrittore Paulo Coelho, che pronuncera' un discorso ufficiale, la cantautrice inglese Dido, la cantautrice malesiana Yuna e i musicisti maliani nominati ai Grammy Awards, Amadou e Mariam. Dopo la cerimonia, la suora raggiungera' Roma, dove il 2 ottobre sara' ricevuta in Vaticano da Papa Francesco. red-uda/

venerdì 15 marzo 2013

R D Congo - Missione ONU nelle carceri. Situazione molto grave, raddoppiato il numero dei morti nel 2012 uno su cinque per denutrizione

MISNA
Nel 2012 è raddoppiato il numero dei detenuti deceduti nelle carceri congolesi, un dato “estremamente preoccupante”: è questa la principale conclusione del rapporto congiunto stilato dall’Alto commissariato ai diritti umani e dalla locale missione Onu per la stabilizzazione del Congo (Monusco), un rapporto che evidenzia un “grave deteriorarsi delle condizioni di detenzione”.
Lo scorso anno sono morti 101 prigionieri in circostanze difficili: sovraffollamento dei centri di detenzione con tassi di occupazione che superano fino all’800% la capacità numerica, come nel carcere di Goma o nella prigione centrale di Makala, a Kinshasa. Il documento è il frutto di un’inchiesta realizzata in una parte dei 222 luoghi di detenzione e in base alla quale il numero totale di prigionieri è stato stimato in 20.000 persone in un paese che conta 68 milioni di abitanti. Il tasso di detenzione non è molto elevato ma, sottolinea il rapporto, le difficoltà sono “tante”.
Oltre al sovraffollamento, che provoca morti per soffocamento “in spazi angusti, non ventilati”, c’è la malnutrizione, responsabile di un decesso su cinque, ma anche l’insufficienza di cure mediche che “creano una promiscuità pericolosa per la vita dei detenuti”. Delle 211 persone che hanno perso la vita negli ultimi tre anni, per 84 di loro la causa è stata la carenza di cibo, per altri 103 la mancanza di assistenza sanitaria e in 24 casi la conseguenza di maltrattamenti.
Inoltre il documento stilato dalle Nazioni Unite deplora il fatto che le autorità giudiziarie abbiano “fatto ricorso alla detenzione provvisoria sistematicamente e non in modo eccezionale, come previsto dalla Costituzione”.
La situazione critica in cui versa il mondo carcerario congolese viene ricollegata da diversi osservatori e difensori dei diritti umani ai finanziamenti ridotti da parte dello Stato, alla mancanza di trasparenza nella gestione delle prigioni e alla corruzione diffusa. Secondo Scott Campbell, rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, “serve una vasta riforma del settore penitenziario”. Inoltre, ha sottolineato l’avvocato e difensore dei diritti umani Sylvain Lumu Mbaya, “oltre alle carceri ufficiali, per le quali è importante denunciare le cattive condizioni di detenzione, ci sono centri ‘non ufficiali’ gestiti direttamente dai servizi di informazione ai quali non abbiamo mai accesso”.
In risposta al rapporto e alle critiche espresse da varie parti, il portavoce del governo di Kinshasa, Lambert Mende, ha dichiarato che “si tratta di dati che coincidono con i nostri ma che vanno letti in una prospettiva più ampia”. Il portavoce ha chiesto ai difensori dei diritti umani di fornire al governo “un elenco di quei centri definiti non ufficiali”.