Pagine

Visualizzazione post con etichetta Puglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Puglia. Mostra tutti i post

mercoledì 17 luglio 2019

Braccianti stranieri occupano la chiesa di San Nicola a Bari - "Pretendiamo i nostri diritti - Non siamo schiavi!"

Moondo
«Bari. Non siamo né migranti, né trogloditi. Non vogliamo carità o accoglienza. Siamo braccianti, siamo lavoratori. Noi pretendiamo soltanto i nostri diritti». 


Davanti al santo nero, al santo dell’accoglienza, quello arrivato dal mare e che unisce cristiani e ortodossi, grandi e bambini, visto che l’altro nome di San Nicola è Santa Klaus, i nuovi schiavi d’Italia hanno chiesto ieri mattina di essere chiamati e protetti per quello che sono: braccianti.

Lo hanno fatto occupando in maniera simbolica la basilica di San Nicola di Bari, chiedendo al Vescovo, monsignor Francesco Cacucci, di farsi mediatore con il presidente della Regione, Michele Emiliano.

In Puglia, e in particolare nel foggiano, sta accadendo qualcosa di molto particolare. Da qualche settimana — su mandato esplicito del ministro dell’Interno, Matteo Salvini — è in corso, infatti, lo sgombero di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi ghetti d’Italia abitato, come in questo periodo, da quasi quattromila persone. Le ruspe stanno abbattendo le baracche e i braccianti vengono trasportati in centri di accoglienza. La maggior parte di loro si sta però spostando altrove, creando così altri micro ghetti» [Foschini, Rep].

Mentre, come ogni mattina, andavano al lavoro in bicicletta verso le campagne del Foggiano, due braccianti extracomunitari – un senegalese di 33 anni e un cittadino della Guinea Bissau di 26 – sono stati avvicinati da un’automobile scura da cui è partito un fitto lancio di sassi che li ha colpito in testa e sul corpo. Soccorsi dal 118, guariranno in cinque o sei giorni.

venerdì 26 aprile 2019

Puglia - Nuovo incendio a Borgo Mezzanone, muore un giovane del Gambia mandato via da un Centro Richiedenti Asilo

Messaggero
Rogo la scorsa notte in una baracca del ghetto di Borgo Mezzanone, agglomerato abusivo l'agglomerato abusivo sorto a pochi chilometri da Foggia. Un cittadino straniero è morto. 



Le cause del rogo non sono ancora accertate. La baracca si trova nella zona interessata dagli abbattimenti delle scorse settimane. A quanto si è appreso, il corpo completamente carbonizzato della vittima, che non è stata ancora identificata, è stato scoperto solo dopo la conclusione delle operazioni di spegnimento dell'incendio. ​

La vittima è un giovane gambiano di 26 anni, il quale era fino a poco tempo fa ospite del Cara - Centro Richiedenti Asilo che si trova esattamente accanto alla baraccopoli abusiva. Il giovane era da qualche mese irregolare in quanto non era stata accolta la sua richiesta di asilo. 

Ora gli inquirenti dovranno accertare se il giovane sia morto nel sonno per i fumi sprigionati nell'incendio o per altre cause. Il gambiano è stato ritrovato steso a terra quasi completamente carbonizzato. La baracca era costituita prevalentemente da lamiere e legno. È probabile che nei prossimi giorni venga disposta un'autopsia per accertare le cause del decesso.

lunedì 12 settembre 2016

Puglia baraccopoli: I genitori 10 ore di lavoro per 25 euro e l'inferno per 400 bambini

AvvenireUna baraccopoli da 800 persone che lavorano 10 ore al giorno per 25 euro come braccianti stagionali. Una vera e propria favelapriva dei servizi minimi essenziali come l’acqua potabile. E in cui metà degli abitanti sono bambini. Minorenni che vivono in uno stato di gravissimo degrado socio-sanitario. Non siamo né in Kenya né in Brasile, ma a Borgo Mezzanone, dieci chilometri da Manfredonia, provincia di Foggia. 

Qui, da ormai cinque anni, ignorata dalle istituzioni, vive una comunità di rom bulgari che ogni anno si accampa da marzo a novembre per fare la stagione. Totalmente in nero e alla mercé dei “caporali”. Pur di raggranellare qualche centinaio di euro, vitali per sopravvivere il resto dell’anno nel Paese d’origine.

Le coltivazioni di pomodori e le vigne attirano da tempo migliaia di braccianti stagionali. In gran parte sono africani: migranti, richiedenti asilo, o addirittura rifugiati ormai usciti dal circuito dell’accoglienza. Come quelli del vicino Cara, dove vivono 600 africani. L’amara novità del “ghetto dei bulgari” è la presenza massiccia di bambini, che passano le giornate a razzolare tra la sporcizia, seminudi, con i padri a spaccarsi la schiena nei campi e le madri indaffarate nelle baracche o a prendere l’acqua a cinque chilometri di distanza.

«È la prima volta che troviamo in questi ghetti delle intere famiglie con bambini. Questi “schiavi bianchi” pur essendo rom non sono stigmatizzati dall’opinione pubblica come gli altri», fa notare Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio. «Non sono accusati di furti e di roghi – dice – e non corrono il rischio di essere sgomberati: sono un piccolo tassello della nostra sporca filiera agricola e quindi troppo preziosi per finire nel calderone del disprezzo mediatico ». Stasolla ha incontrato questi rom – originari per lo più dalla città bulgara di Sliven – assieme a Antonio Ciniero, ricercatore di Sociologia delle migrazioni dell’Università del Salento.

«Lavoro dalle 4 del mattino sotto il sole – è il racconto di Stilia, 50 anni – a raccogliere pomodori e mi spettano 25 euro a giornata». Il trasporto in furgone sui campi, per chi non ha un mezzo, costa 5 euro al giorno. Poi c’è da pagare anche il cibo e l’acqua. «Ivan, uno di loro – racconta Ciniero – mi ha spiegato che riceve 6 centesimi per riempire una cassetta da 15 chili. Deve farne almeno 330 in 10 ore, quasi 5 tonnellate di pomodori, 33 casse all’ora, meno di due minuti a cassa. Un ritmo estenuante e inumano, soprattutto sotto il sole pugliese».

Ma il dramma nel dramma è la presenza dei minori, esposti a disagi e traumi che possono segnarli a vita. Per i 400 bambini di questo girone non c’è scuola, non c’è spazio per giocare, non c’è acqua, né diritti o futuro. Solo terra e immondizia, scaricata nel bacino di irrigazione dismesso accanto al campo, tra baracche di lamiere, tavolacci, teli di plastica da serra. Giornate da soli, potenzialmente esposti anche al rischio di abusi: nella zona orbitano anche i clienti delle prostitute che esercitano nelle vicine baraccopoli di africani.

«Queste famiglie hanno cominciato a venire in parrocchia chiedendo vestiti», racconta Dina Diurno, insegnante e volontaria Caritas alla parrocchia di S. Maria del Grano e S. Matteo Apostolo a Borgo Mezzanone. «L’anno scorso la prefettura ha minacciato uno sgombero dopo la denuncia del proprietario del terreno, per alcuni allacci abusivi di corrente. Con gli altri volontari siamo entrati nel campo, in punta di piedi, per giocare coi bambini e fare animazione». Per questi rom gli italiani sono solo i “padroni” e i “caporali”.

Inevitabile l’ostilità iniziale: «I bambini ci hanno accolti a sputi e calci. Poi hanno superato la diffidenza, anche se quasi nessuno parla italiano. C’è una situazione sanitaria delicatissima, ci sono bambini con problemi psico-motori, alcuni sono invalidi. E poi i rischi legati al degrado e alla promiscuità. È tempo che l’amministrazione locale apra gli occhi». Concorda Carlo Stasolla: «Sono lavoratori stagionali che d’inverno tornano a casa: la soluzione è a portata di mano, basterebbe una tendopoli con i servizi essenziali per restituire un minimo di dignità a queste persone e tenere alla larga malintenzionati. Innanzitutto per tutelare i bambini».

martedì 10 giugno 2014

Carceri - In Puglia 4 tentativi di suicidio in 9 giorni dopo la promozione di Strasburgo

LecceNews24
[...]
È di oggi infatti la notizia, diramata dal Cosp, Coordinamento Sindacale Penitenziario, di quattro tentativi di suicidio avvenuti in Puglia, evitati grazie alla prontezza dei baschi azzurri, solo nella prima decade di giugno. Quattro che si aggiungono ai quaranta dall’inizio dell’anno ad oggi. E quelli purtroppo consumati?
A Lecce un detenuto brindisino, L. V. queste le sue iniziali, ha tentato di soffocarsi da solo infilando la testa in una busta di plastica. Era il primo giugno scorso. Il giovane, appena 24enne, è stato bloccato e salvato dai poliziotti. E nonostante questo ci ha riprovato, di nuovo. E con un’altra busta di plastica ha tentato di togliersi la vita, soffocandosi. Il ragazzo che avrebbe finito di scontare la sua pena nel 2016 è stato sottoposto ad un controllo psichiatrico.

Nella Casa Circondariale di Taranto, invece, un altro detenuto, P. D., 29enne ha tentato di impiccarsi con un lenzuolo nella propria cella, collocata nella sezione ordinaria del Penitenziario. Anche in questo caso salvato in extremis dagli agenti.

Per concludere a Trani quando erano da poco passate le 9.00 un 62enne di Bisceglie ha tentato di impiccarsi con una corda ricavata da alcuni lembi di cotone che ha legato alla finestra della sua cella. Anche in questo caso è stato il tempestivo intervento degli uomini della Polizia Penitenziaria di servizio a scongiurare il peggio.

Quattro tentativi di suicidio, quattro vite salvate al limite. Questo fa sapere il Cosp significa solo una cosa «resta il sovraffollamento delle Carceri Pugliesi, restano le criticità, resta e si conferma il disagio lavorativo dei quasi 2.400 poliziotti in sotto organico di 600 unità»

Per questo il Coordinamento Sindacale Penitenziario «esprime forte preoccupazione per quello che continua ad accadere nelle prigioni pugliesi nonostante gli sforzi da parte dell’Amministrazione regionale e Territoriale messi in campo per allinearsi ai parametri della CEDU in attuazione della sentenza Torregiani di cui il Ministro Orlando ha ricevuto un modesto rinvio temporale al 2015 della eventuale sanzione per carceri considerate pari alla “tortura”». Marianna Merola