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domenica 8 dicembre 2019

Ungheria - Il bavaglio di Orban. La censura si abbatte su Amnesty e Human Right Watch e somiglia a quella del periodo comunista

Huffpost
Il governo ungherese silenzia le voci delle Ong. Amnesty: "Sistema mediatico da regime comunista, non da Paese Ue". Come funziona la macchina della propaganda.
“Siamo diventati il nemico pubblico numero uno”. Mentre i telefoni non smettono di squillare nel suo ufficio a Budapest, lo chiosa con certezza netta Demeter Aron, rappresentante di Amnesty International Ungheria, organizzazione finita insieme a Human Right Watch, ancora una volta, nell’inesorabile mirino censorio del governo Orban. 

Il quotidiano ungherese Nepszava pochi giorni fa ha riportato che alla MTVA, agenzia sotto controllo governativo, con una comunicazione interna è stato vietato ai giornalisti di pubblicare o citare report delle due organizzazioni riguardo le violazioni dei diritti umani nel Paese.

Un argomento dopo l’altro, lo spazio per il libero dibattito in Ungheria “si restringe dal 2016, anno della crisi migratoria. Gli spazi di critica al potere si stanno definitivamente contraendo. Non siamo in una situazione paragonabile a quella vissuta nel Paese di Putin o Erdogan, ma la nostra attività è impedita in molti modi: è veramente dura per noi lavorare qui se consideriamo che stiamo parlando di uno Stato europeo”, continua Aron parlando all’HuffPost. Una notizia alla volta, tutte le informazioni avverse al partito di Orban, Fidesz, vengono obliate, secretate o cancellate, insieme a quelle negative in arrivo da Mosca o Istanbul, Paesi alleati.

Aron non vede alcun miglioramento immediato all’orizzonte: “Il super potere del Governo sulla stampa non cambierà a breve”. L’ecosistema mediatico magiaro, mai così stretto nella morsa della sorveglianza governativa dagli anni ’90 e dalla caduta dell’Unione Sovietica, ormai “assomiglia a quello comunista, per il livello di controllo esercitato” ha detto Zselyke Csaky, analista della Freedom House Europa e Eurasia.

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lunedì 7 maggio 2018

Orban posizione anti-migranti alla Ue: No fondi Ue per i paesi che li accolgono e non vuole firmare il bilancio

AnsaMed
Ma senza Ungheria bilancio non si approva.Budapest - Non piace al premier ungherese Viktor Orban la proposta della Commissione europea sul futuro bilancio europeo. 

Il premier ne ha parlato oggi nell'intervista settimanale alla radio pubblica M1. "È inaccettabile che si taglino i fondi di coesione e quello degli agricoltori per dare di più ai Paesi che accolgono migranti", ha detto. 

Secondo Orban, non si deve spendere di più per i migranti, aumentando il fondo per la gestione dei flussi migranti. "I Paesi che accolgono migranti devono risolvere il problema con risorse proprie, e non devono avere neanche un centesimo dalla cassa europea", ha detto. Il bilancio di sette anni dovrà essere approvato all'unanimità, ha sottolineato. "Senza il consenso degli ungheresi, niente bilancio", ha tranquillizzato i suoi elettori.

lunedì 16 gennaio 2017

Ungheria. Orban: «Arresto per tutti i migranti» Custodia cautelare durante la pratica di richiesta asilo.

Avvenire 
L'annuncio del premier: ripristineremo la custodia cautelare durante la pratica di richiesta di asilo.

Non pago della barriera metallica installata per respingere i profughi, adesso il premier ungherese Viktor Orban costruisce un 'muro' anche tra il diritto magiaro e quello umanitario internazionale. L’Ungheria, infatti, ripristinerà la custodia cautelare per gli immigrati durante la pratica della richiesta di asilo. E poiché la totalità degli stranieri che bussano alle porte di Budapest sono richiedenti asilo, vuol dire mettere agli arresti tutti i profughi nel-l’attesa che venga esaminata la domanda di protezione umanitaria, venendo parificati a dei presunti criminali in attesa di processo. 


Lo ha annunciato lo stesso Orban alla radio pubblica Mr. Sotto le pressioni dell’Ue e dell’Onu, l’Ungheria aveva sospeso questa prassi nel 2013, ben prima dell’ondata di arrivi lungo la rotta balcanica. «La misura va contro le norme internazionali, precedentemente accettate anche dall’Ungheria. Lo sappiamo – ha ammesso Orban – ma lo faremo lo stesso», ha detto con tono sprezzante. Una mossa politica che vede i profughi in ostaggio delle mire del capo di governo magiaro. L’arresto sistematico è «apertamente contro l’Ue», ha continuato Orban, ma «dobbiamo proteggere la nostra sovranità» dalla minaccia rappresentata dai migranti che secondo il premier sono collegati agli «attentati terroristici». 

Solo il giorno prima, in occasione del giuramento dei nuovi cadetti della guardia di frontiera, il premier aveva affermato che l’emergenza immigrazione non diminuirà e l’Ungheria non può affidarsi a una soluzione qualunque da parte dell’Ue. Secondo Orban i migranti rappresentano «un rischio » per la cultura e la sicurezza degli ungheresi e una minaccia sul fronte del terrorismo. Per questo motivo, ha spiegato, l’Ungheria deve sorvegliare anche più di prima i suoi confini.

«In Europa, viviamo il tempo dell’ingenuità e dell’incapacità: gli immigrati sono vittime dei trafficanti, ma anche dei politici europei, che incoraggiano la migrazione con la politica di accoglienza », ha detto. «Da noi, non ci saranno camion che investono chi festeggia», ha concluso alludendo alla strage di Berlino e a quella di Nizza. I tribunali magiari, però, hanno mostrato più volte di avere una differente concezione dello stato di diritto. Non di rado facendo alzare il bavero al piccolo zar di Budapest. 


Proprio ieri la corte di Szeged, città al confine con la Serbia, ha condannato a tre anni di libertà vigilata la videoreporter che nel 2015 prese a calci e fece lo sgambetto ad alcuni profughi, facendo rovinare a terra un uomo con in braccio il suo bambino di 7 anni, mentre tentavano di sottrarsi a una carica della polizia. Il filmato con le immagini che inchiodavano Petra Laszlo aveva fatto il giro del mondo suscitando profondo sdegno e unanime solidarietà nei confronti del siriano Osama Abdul Mohsen e di suo figlio Zaid. La cameraman non era presente in tribunale al momento della sentenza, ma si è fatta viva da una località sconosciuta cercando, in lacrime, di giustificarsi e difendersi, sostenendo di avere agito in quel modo perché in preda al panico durante la calca. Il governo però non demorde e sempre più spesso si ascoltano toni da vero regime. Szilard Nemeth, vicecapogruppo parlamentare del partito di maggioranza Fidesz, di cui Orban è il leader, ha lanciato un pesante avvertimento ad organizzazioni come Amnesty International e altre sigle impegnate nella promozione dei diritti umani. «È venuto il tempo di spazzare via le associazioni civiche che rappresentano il capitale globale, e il mondo del politically correct», ha detto Nemeth, annunciando che in futuro saranno sottoposte a uno stretto controllo.

venerdì 23 settembre 2016

Ungheria - Proposta Orban: Rastrellare e deportare i migranti su un'isola del Nord Africa

Il Giornale
Il premiere ungherese Orban prepara la campagna elettorale per il referendum del 2 ottobre contro il piano europeo di ricollocamenti
Una proposta che a molti ricorda anni che nessuno vorrebbe rivivere. Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha proposto di "rastrellare e deportare" i migranti arrivati illegalmente in Europa.



L'idea choc è stata ventilata durante un'intervista con la testata online magiara origo.hu ma ha già fatto il giro del mondo per gli oscuri precedenti storici che evoca. Il capo del governo ungherese ha proposto di raggruppare gli immigrati "in una isola o sulla costa del Nord Africa, la cui sicurezza dovrebbe essere garantita dalla Ue e da dove presentare richiesta di asilo".

Orban è poi tornato a criticare il piano di ricollocamenti dell'Unione Europea, contro cui ha anche convocato un referendum nazionale il prossimo 2 ottobre: una data che ormai è segnata in rosso sui calendari della Commissione Europea, che teme un nuovo durissimo colpo dopo il voto del Brexit.

La redistribuzione dei migranti fra gli Stati membri è in effetti già un fallimento: dall'Italia e dalla Grecia sono stati ricollocati negli altri Paesi Ue meno del 5% dei profughi che avrebbero dovuto prendere parte al programma. La solidarietà fra i Ventotto è crollata proprio per effetto della crisi dei migranti e Budapest è fra le capitali più aggressive nel criticare la politica dell'accoglienza di Bruxelles e quella di Berlino.

Non solo. Nella primavera 2015 per volere di Orban la frontiera fra Serbia e Ungheria è stata fortificata con un lungo muro anti-migranti, rafforzato quest'anno da una seconda barriera. Nel luglio dello scorso anno avevano fatto scalpore le foto di alcuni immigrati chiusi nei vagoni dei treni ungheresi che viaggiavano "con le porte chiuse": un'immagine sinistra che a molti ha evocato ricordi che nessuno vorrebbe rivivere.

All'epoca il cancelliere austriaco Werner Faymann aveva attaccato il governo ungherese provocando una crisi diplomatica: "Mettere i rifugiati sui treni suscita ricordi del periodo più buio del nostro continente", aveva chiosato.

venerdì 26 agosto 2016

Ungheria costruirà nuova barriera su confine sud. Orban: migranti sono veleno

Ansa Med
L'Ungheria costruirà una nuova barriera fortificata anti-migranti lungo i suoi confini meridionali: lo ha annunciato oggi il primo ministro Viktor Orban alla radio statale.

Presto ci sarà un "maggior bisogno di sicurezza", ha detto Orban, che in precedenza aveva paragonato i migranti al "veleno".

La barriera fortificata, ha aggiunto, sarà in grado di fermare "diverse centinaia di migliaia di persone" se necessario, ha aggiunto senza specificare quando cominceranno i lavori.

lunedì 1 giugno 2015

Juncker minaccia l'Ungheria: "Se introducete la pena di morte uscite dall'Ue"

Ticinonline
Il primo ministro Viktor Orban ha proposto la reintroduzione della pena di morte, proibita nell'Unione Europea
Budapest - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker ha messo in guardia l'Ungheria, paese in cui si discute sull'introduzione della pena di morte.

"Chi introduce la pena di morte non trova posto nell'Unione Europea", ha dichiarato Juncker.
Se il presidente del Consiglio dei ministri ungherese Viktor Orban dovesse procedere all'introduzione della pena capitale, "per l'Ungheria significherebbe l'uscita dall'Unione Europea", ha dichiarato alla Süddeutsche Zeitung il presidente della Commissione europea.

mercoledì 29 aprile 2015

Ungheria, Orban: "Rimettere la pena di morte all'ordine del giorno"

La Repubblica
Il premier sfida ancora l'Unione europea inseguendo l'ultradestra sui temi della sicurezza e dell'ordine: "L'attuale legislazione non è abbastanza dissuasiva"


Berlino - "La questione della pena di morte deve essere rimessa all'ordine del giorno". Sembra incredibile, eppure a parlare così è il capo del governo di un paese membro dell'Unione europea, dove la pena capitale è assolutamente vietata da ogni trattato in ciascuno dei ventotto paesi membri della Ue. E non si fatica a indovinare di chi stiamo parlando: è il primo ministro nazionalpopulista ungherese, Viktor Orbàn.

Bisogna lanciare un dibattito sul tema, ha aggiunto Orbàn citato da Agence France Presse, Bloomberg e dalle altre grandi agenzie di stampa libere internazionali. Secondo il premier magiaro, l'attuale legislazione penale ungherese "non è abbastanza dissuasiva". Affermazione durissima, tenuto conto che secondo la Ue è una delle legislazioni più repressive nel Vecchio continente, con la pena del carcere a vita non riducibile.

Orbàn ha parlato indirettamente a favore della pena capitale reagendo al dibattito e all'emozione suscitati dall'assassinio di un povero negoziante, ucciso da criminali durante una rapina nella città di Kaposvàr. Ma il fatto politicamente più rilevante, oltre alla chiara, ennesima sfida dell'autocrate di Budapest a norme, trattati e valori costitutivi dell'Europa, è che con questa sua presa di posizione egli si avvicina alle idee del partito di ultradestra Jobbik, all'opposizione ma ormai seconda forza politica nazionale, partito chiaramente antidemocratico, razzista, antisemita, nostalgico.

Da quando andò al potere vincendo le elezioni nell'aprile 2010 contro un corrotto e inefficiente governo di sinistra, Orbàn ha sempre promesso di fare tutto per arginare Jobbik e sottrargli consensi. Ma da allora ad oggi, il partito ultrà è cresciuto fin quasi al 22 per cento dei voti. E sempre più spesso allora il premier e la Fidesz, il suo partito in crisi di consensi, cercano di cavalcare a modo loro slogan e proposte di linea dura 'legge e ordine' mutuandole dalle idee di Jobbik. Orbàn ha anche chiesto una linea più dura contro l'immigrazione.

Nei suoi cinque anni al potere, il premier euroscettico e nazionalpopulista ha severamente limitato la libertà di stampa, ha di fatto abolito l'indipendenza di banca centrale, magistratura, corte costituzionale, ha ridotto al minimo i poteri del Parlamento. E sul piano internazionale ha stretto ottimi rapporti con la Russia. Di Putin e di Erdogan, egli ha affermato pubblicamente più volte, gli piace l'idea e lo stile di direzione politica del paese, diverso dalla "democrazia liberale che non funziona". In Ungheria la pena di morte era in vigore sotto la dittatura comunista, fu poi abrogata dopo il 1989 con l'instaurazione della democrazia. Una sua reintroduzione farebbe rischiare al paese la cacciata dall'Unione europea, da cui Budapest riceve ingenti aiuti come fondi di coesione.