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Visualizzazione post con etichetta Memoria. Mostra tutti i post
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venerdì 16 ottobre 2020

7 pietre di inciampo (3 bambini) impreziosiscono la soglia della mia casa. Memoria quotidiana della deportazione ad Aushwitz di 1.059 ebrei romani il 16 ottobre 1943

Blog Diritti Umani - Human Rights

Tutte le volte che entro ed esco da casa, mi imbatto su 7 pietre di inciampo, memoria quotidiana di una ferita che ha sfregiato nel 1943 la città di Roma con la deportazione di 1.059 ebrei romani. Erano 7 miei "inquilini" che non dobbiamo dimenticare e rendono questa casa uno dei tanti luoghi della "Memoria" della nostra città. 


Sono di 5 membri della famiglia Di Consiglio, mamma, papà e 3 bambini, Ada di 6 anni, Marco di 4 anni e Mirella 1 anno, deportati il 16 ottobre 1943 ad Aushwitz e assassinati il 23 ottobre 1943. 


E altre due pietre sono dedicate a Lazzaro Spizzichino e Eleonora Anav arrestati nel marzo 1944 nei giorni del massacro delle Fosse Ardeatine e anche loro deportati  e assassinati ad Aushwitz.

Ezio Savasta






domenica 15 ottobre 2017

Roma - Marcia in memoria della deportazione degli ebrei romani

www.santegidio.org
Domenica 15 ottobre alle ore 18:30 da Piazza Santa Maria in Trastevere fino al quartiere ebraico migliaia di romani faranno memoria della deportazione degli ebrei della città avvenuta il 16 ottobre 1943, quando oltre 1.000 ebrei romani furono presi e condotti verso la morte nel campo di concentramento di Auschwitz. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case.

Ogni anno la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità Ebraica di Roma ricordano insieme quel tragico giorno, con una marcia da Piazza Santa Maria in Trastevere a Largo 16 Ottobre 1943. Un "pellegrinaggio della memoria" perché tutti, soprattutto le giovani generazioni, non dimentichino la tragedia della deportazione avvenuta durante l'occupazione nazista.
Programma

La marcia inizia alle ore 18:30 da Piazza Santa Maria in Trastevere e si conclude a Largo 16 ottobre 1943, accanto alla sinagoga.
Intervengono:

Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma
Ruth Dureghello, Presidente della Comunità Ebraica di Roma
Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica
Virginia Raggi, Sindaco di Roma
Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio
Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio
Ambrogio Spreafico, Presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso

Percorso della marcia >>>

venerdì 27 gennaio 2017

Giornata della Memoria: No all’indifferenza, né complici di intolleranza e nuovi razzismi

www.santegidio.org
A 72 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il ricordo dell’orrore e dell’abisso causato dall’antisemitismo e dalla predicazione dell’odio razziale è particolarmente importante in questo passaggio storico per l’Europa e il mondo intero. La Giornata della Memoria è un evento ancora più sentito proprio nel momento in cui va scomparendo la generazione dei sopravvissuti e dei testimoni della Shoah. 
Ma non può limitarsi ad un esercizio passivo. Troppa indifferenza di fronte ai nuovi atti di intolleranza e di razzismo, che vediamo riprodursi anche nel continente che conobbe il sorgere del nazismo, rischia di creare una pericolosa complicità. Si devono invece valorizzare gli atti di solidarietà, integrazione e inclusione sociale a favore dei più deboli e discriminati, che vedono protagonisti già tanti cittadini in Italia. Occorre moltiplicarli per creare una nuova cultura e trasmetterla alle giovani generazioni. E’ il modo migliore per celebrare la Giornata della Memoria e impegnarci per costruire una civiltà del convivere in cui ci sia spazio per tutti.

mercoledì 27 gennaio 2016

Giornata della Memoria nel ricordo del 27 gennaio 1945 giorno della liberazione di Auschwitz

Blog Diritti Umani - Human Rights


La data del 27 gennaio non è certo casuale, e il Giorno della Memoria si celebra da 16 anni in Italia il 27 gennaio, perchè nel 1945 proprio in quel giorno le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. 
Da quel giorno per la prima volta, varcata la scritta d'ingresso "Arbeit macht frei" (il lavoro rende liberi) si venne a conoscenza di quanto era accaduto e del dramma di quello sterminio.


martedì 4 agosto 2015

Per non dimenticare - 1950 - Minatori italiani emigrati in Belgio

Blog - Riflessioni quasi analitiche

Minatori italiani in Belgio nell'ascensore
Rital è un termine dell’argot popolare francese che indicava gli italiani immigrati in Francia e Belgio prima e dopo la seconda guerra mondiale. Possiede una connotazione ingiuriosa nei confronti dei nostri connazionali che lavoravano nelle miniere di carbone e il cui reclutamento venne favorito da un accordo concluso nel 1922 fra il Governo italiano e la Federazione Carbonifera belga che consentiva a quest’ultima di reclutare ufficialmente in Italia.

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale l’emigrazione italiana verso il Belgio, in particolare verso le miniere di carbone, assume dimensioni consistenti, favorita anche dal “Protocollo Italo-Belga” firmato a Roma il 23 Giugno 1946 e aggiornato il 26 aprile 1947” per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio” al ritmo di 2000 a settimana. 


In cambio il Governo belga si impegna a vendere mensilmente all’Italia un minimo di 2.500 t. di carbone ogni 1.000 minatori immigrati. Quell’accordo fu chiamato “UOMO -CARBONE”. Il contratto prevede 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo, pena l’arresto,di farne almeno uno.


Nei comuni italiani iniziarono a comparire dei manifesti che informavano della possibilità di questo lavoro ma per quanto riguarda le mansioni effettive, diceva molto poco. Il viaggio in treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni di tale nome, né servizi igienici. Arrivati a destinazione gli alloggiati si trovavano in ex campi di concentramento: baracche di legno, di lamiere ondulate, letti a castello, materassi di paglia e biancheria sudicia.