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lunedì 4 febbraio 2019

Sparò ai neri per strada, Traini pentito: "L'odio non nasce per caso, frutto di ideologie politiche errate, danno per italiani e immigrati"

Askanews
Il lupo resta un simbolo, la caccia è finita quel giorno. Già quando sono tornato a casa dopo la sparatoria, per cercare la bandiera tricolore, mi sono sentito svuotato, esaurito. Tutto si era compiuto. Ma se sei lupo, lo rimani per sempre". 


Così Luca Traini, l'estremista di destra che un anno fa a Macerata sparò ai "neri" ferendone sei, spiega di essere pentito "e non da oggi" in una intervista dal carcere all'ex direttore di Repubblica Ezio Mauro.Voleva essere "il vendicatore", "è stata come un'esplosione dentro di me", "per me gli spacciatori avevano ucciso Pamela, e gli spacciatori erano loro, i negri.
"Li chiamavo così. Oggi li chiamo neri. Poi, in questi mesi passati in carcere, ho lentamente capito che gli spacciatori sono bianchi, neri, italiani e stranieri - racconta Traini -. La pelle non conta". "Tutta la mia ideologia politica, Dio, patria, famiglia, onore, ha pesato in quel mix esplosivo - sottolinea -. La tragedia di Pamela ha fatto da innesco" perchè "l'odio non nasce per caso, è frutto di tante cose, anche di politiche errate, a danno sia degli italiani che degli immigrati".
Incontrerebbe le persone a cui ha sparato per chiedere scusa: "Ho già chiesto scusa durante il processo. Io sono pronto", conclude.

lunedì 12 febbraio 2018

Chi semina terrore è un terrorista - Il parere dello psichiatra Peppe Dell'Acqua

Forum Salute Mentale
Come dire, se è un palestinese a compiere una strage, è un terrorista; se è un norvegese bianco, biondo e dagli occhi azzurri non può che essere pazzo!

Come sempre accade in queste occasioni, i fatti di Macerata hanno prodotto danni collaterali di cui si finisce per non parlare: hanno ferito e offeso centinaia di migliaia di persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale. Le parole follia, malattia mentale, psichiatria, psicosi, borderline hanno occupato i giornali, le radio, le televisioni. Sulle reti poi un vero tzunami. Fatti di sangue feroci e criminali accostati a quelle parole assolvono tutti: la malattia occupa la scena.

La malato di mente, si sa è incomprensibile, è imprevedibile, è pericoloso. Se il ragazzo di Macerata avvolto nel tricolore è un malato di mente è lecito temere che le persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale possono fare del male in qualsiasi momento. È lecito prendere distanza. È quanto mai necessario avere paura. È da incoscienti non invocare misure per la sicurezza e la difesa sociale. Gli argini costruiti con fatica per fronteggiare la velenosità dello stigma e del pregiudizio crollano in un baleno sotto il fiume in piena delle parole irresponsabili di tanti commentatori e di troppi politici indegni. Un’ ombra oscura e soffocante cala su tutte le persone che l’esperienza del disturbo mentale la vivono davvero.

Il 22 luglio 2011 Anders Behring Breivik, un giovane poco più che trentenne, incensurato, bello, biondo, occhi azzurri, organizza, con estrema professionalità, un’incursione in un raduno di giovani socialisti. Uccide settantasette persone tra giovani e poliziotti, e fa molti feriti. Preso dalla polizia, afferma di aver agito per la difesa della cristianità, di voler estirpare le ideologie del socialismo democratico che favoriscono l’ingresso nell’Europa cristiana dei musulmani, degli islamici, degli induisti, dei neri. È un pazzo o un criminale politico?

Due perizie psichiatriche vengono richieste dal tribunale. Una si pronuncia perun disturbo schizofrenico, un’infermità mentale; l’altra riconosce il giovane sano di mente. Il collegio giudicante, che ritiene sano di mente, condanna Breivik alla massima pena stabilita dalla Costituzione norvegese: ventun anni di carcere e un’eventuale ulteriore limitazione della libertà in caso di non ravvedimento. Una sentenza e una condanna che molti interpretano come il riconoscimento, finalmente, della responsabilità che trattiene il giovane all’interno di un ambito di normalità, di una dimensione politica, di una restituzione di senso.

La sentenza scandalizza molti psichiatri e le crescenti politiche e culture di destra e francamente fasciste. Le conoscenze neuroscientifiche – dicono – potrebbero dimostrare la presenza della malattia mentale e quanto quel giovane uomo fosse determinato nel suo agire da condizionamenti biologici e genetici. La sentenza – per molti di loro – riporta indietro di secoli, prima che la pietà e la scienza ci permettessero di riconoscere in gesti così efferati non altro che la malattia mentale, la pericolosità sociale, l’obbligo della società di difendersi e i manicomi criminali. 

Alcuni propongono di analizzare il genoma, si troverebbero – continuano – i segni che hanno condizionato inesorabilmente quel gesto: Breivik non poteva fare che quello che ha fatto. Come dire, se è un palestinese a compiere una strage, è un terrorista; se è un norvegese bianco, biondo e dagli occhi azzurri non può che essere pazzo!

Peppe Dell'Acqua

domenica 4 febbraio 2018

Macerata - Le conseguenze della semina dell'odio

Blog Diritti Umani - Human Rights
Le parole hanno le loro conseguenze, sopratutto se dette da leader nazionali che hanno un'ampia esposizione mediatica.

Alimentare paure e richiedere il voto per ottenere sicurezza è un gioco pericoloso!
La semina dell'odio avvelena la società tutta, intossica le nostre strade e le fa diventare luoghi dove si combatte una guerra, che ha come obiettivo vittime innocenti.
Quando si inquina il pozzo tutti bevono acqua avvelenata.

Le tensioni creano una società esplosiva e un delitto efferato, di un nero verso una donna bianca, accende le polveri e lo sconcerto di una giornata di guerra in una città italiana è evidente.
La semina dell'odio può trovare in persone inclini alla violenza o particolarmente isolate coloro che possono mettere in atto azioni criminali verso innocenti. 

Lo abbiamo visto e lo temiamo per l'odio alimentato verso di noi occidentali predicato dalla follia del radicalismo islamico. 

Forse dobbiamo intervenire con la stessa determinazione verso questo tipo di predicazione xenofoba e fascista che ieri a Macerata ha prodotto un tipo di evento che temevamo proprio dal tanto temuto terrorismo.
E' successo dopo tante parole di disprezzo verso chi è diverso perché straniero e inoltre facilmente identificabile perché di un altro colore.

Ma i predicatori dell'odio non sono nascosti, non c'è bisogno di sofisticate reti di "intelligens" per scovarli, sono tra coloro che si stanno candidando al Governo del Paese.

La realtà dei migranti in Italia è un problema epocale e complesso che ha bisogno di tutt'altro approccio. C'è bisogno di scelte politiche efficaci e incisive che costruiscano soluzioni rispettose dei diritti e della Costituzione.

Dei successi li abbiamo visti  nel lavoro quotidiano e silenzioso di centinaia di associazioni, realtà ed interventi anche di singoli che, nella solidarietà, sperimentano una strada che risolve tante situazioni riconoscendo  l'immigrazione come una risorsa preziosa per la nostra società e il Governo del paese deve promuovere e sostenere tutto questo.

Oggi è il momento della condanna, la più ferma e decisa. Ma riflettiamo su quali tipi di interventi si possono mentre in atto ...

ES

sabato 3 febbraio 2018

Macerata razzismo - Tiro al bersaglio ad immigrati di colore - 6 feriti.

AnsaHa aperto il fuoco in diverse zone di Macerata, gettando nel panico la città per oltre due ore. Girando su un’Alfa Romeo 147 nera, ha aperto il fuoco con una pistola prendendo di mira gli immigrati, ferendone almeno 6: 2 sono gravi. 


L’autore del gesto, Luca Traini, residente in città, è stato fermato dalle forze dell’ordine al termine di una caccia all’uomo nei pressi del Monumento ai caduti: aveva una bandiera tricolore al collo e ha fatto il saluto fascista prima di essere catturato. 

Aveva sparato anche in via dei Velini e via Spalato, zone toccate dalle indagini per il caso di Pamela Mastropietro, la 18enne romana trovato smembrato e chiuso in due trolley nelle campagne del Maceratese, per il cui omicidio è stato fermato un 29enne nigeriano. 

Nel 2017 l’uomo era stato candidato dalla Lega Nord a Corridonia nella tornata elettorale del 11 giugno scorso. Nel programma, anche il “controllo degli extracomunitari“.