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domenica 18 ottobre 2020

Migranti - Rapporto IDOS 2020 - Italia - Per la prima volta diminuisco di 100.000 gli stranieri non comunitari regolari e aumentano di 120.000 gli irregolari. Risultato dei "Decreti Salvini"

Sir
Per la prima volta, dopo diversi anni, nel 2019 è diminuito il numero degli stranieri non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia: dai 3.717.000 dell’anno precedente a circa 3.615.000 (una quota sostanzialmente analoga a quella del 2011), per un calo di ben 101.600 unità (-2,7%).
 

In 10 anni, l’unico altro decremento si è verificato nel 2016, a causa del contestuale boom di acquisizioni di cittadinanza (oltre 201.000): una spiegazione che però non vale per il calo del 2019, quando le acquisizioni di cittadinanza non hanno conosciuto un aumento così significativo rispetto all’anno precedente. 

Lo anticipa il Dossier statistico immigrazione 2020, 30ª edizione, realizzato dal Centro studi e ricerche Idos in partenariato con Confronti, che verrà presentato il prossimo 28 ottobre. 

Al forte decremento del 2019 fa da contrappeso un corrispondente aumento del numero dei non comunitari scivolati nell’irregolarità: già stimati in 562.000 alla fine del 2018, quando è entrato in vigore il primo “Decreto sicurezza”, si è calcolato che, proprio per effetto di quest’ultimo, sarebbero cresciuti di 120-140.000 nei due anni successivi, arrivando a oltre 610.000 a fine 2019 e a quasi 700.000 alla fine del 2020, se nel frattempo non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate, che ha raccolto in totale circa 220.500 domande. 

Secondo Luca Di Sciullo, presidente di Idos, “provvedimenti una tantum come le regolarizzazioni non sono sufficienti, di per sé, a cambiare dinamiche strutturali di esclusione e di disconoscimento. Sarebbe necessario accompagnare le regolarizzazioni, che periodicamente sanciscono i limiti della legge vigente nel governare il fenomeno migratorio, a una seria riforma di quest’ultima, il cui impianto risale a ben 22 anni fa”.

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lunedì 1 aprile 2019

L'odissea di Omar, immigrato zero del decreto Salvini. Da richiedente asilo a "clandestino" condannato e espulso ma che resta in Italia

La Repubblica
"Ero regolarmente in Italia. Mentre ora, grazie alla nuova legge, sono un clandestino". Questa è la storia di Omar Jallow, 27 anni, l'immigrato zero del decreto Salvini. Il primo a cui sono state applicate le nuove norme volute dal ministro degli Interni che, tra le altre cose, prevedono l'immediato rimpatrio dei richiedenti asilo che commettono un reato nel nostro Paese.


La storia di Omar dimostra che nel meccanismo c'è qualcosa che non torna: oggi Jallow è ancora in Italia, come prima del suo arresto. Prima però era un richiedente asilo. Oggi, invece, un clandestino. Con un decreto di espulsione in tasca "e senza i soldi per tornare nel mio Paese" spiega lui, attraverso il suo avvocato, Nicola Totaro. La storia comincia il 5 ottobre scorso.

Omar, gambiano, lavora nei campi della Daunia e vive a Borgo Mezzanone, il maxi ghetto alle porte di Foggia. È a bordo di un auto che usa per andare a lavorare. Non si ferma a un posto di blocco della polizia stradale, prova a scappare: non ha l'assicurazione, attende una decisione sul suo permesso di soggiorno, ha paura.

Ne segue una fuga breve e una colluttazione con i due agenti che, per fermarlo, lo ammanettano anche alla ruota della volante. Jallow viene arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. Il 9 ottobre viene processato per direttissima a Foggia: il pm chiede tre anni e 4 mesi di reclusione. Il giudice, anche perché l'uomo è incensurato, lo condanna a un anno. Il 15 ottobre il ministro Salvini scrive trionfale su Facebook: "La giornata comincia bene. Prima applicazione del #DecretoSalvini!

Il gambiano Omar Jallow, vari precedenti penali, l'altro giorno a Foggia non si era fermato all'alt ma aveva cercato di investire un poliziotto. Era un "richiedente asilo", che aveva avuto la protezione umanitaria grazie a un ricorso alla magistratura. Dopo il nostro decreto, è stato subito convocato in Commissione: protezione negata! E adesso, come giusto, si potrà espellere! Fuori dall'Italia questi delinquenti, dalle parole ai fatti".

Omar dunque si può espellere. Viene trasferito da Foggia in un carcere calabrese dove gli viene comunicata la decisione della commissione. "La notificano a lui - spiega l'avvocato - che inspiegabilmente e improvvisamente è stato trasferito. E non a me: non riusciamo, come avremmo potuto, fare ricorso". Lo fanno invece, per la condanna penale, e il giudice d'Appello la riduce: cinque mesi e pena sospesa. Omar il 27 febbraio è scarcerato.

Il suo permesso di soggiorno non esiste più. E così il 6 marzo viene fermato a Foggia e trasferito al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Deve essere espulso. Il giudice di pace di Potenza però non è d'accordo: il 6 marzo Jallow è libero perché non gli viene convalidato il trattenimento nel Cpr. Su ordine del questore, dovrà lasciare l'Italia entro sette giorni. "Anche se volessi non potrei: dove vado? Con che soldi?" dice al suo avvocato Omar, il nuovo clandestino.
Giuliano Foschini

sabato 1 dicembre 2018

Migranti, la grande espulsione. Quarantamila fuori dai Centri, tra loro molte donne e bambini e 15mila operatori, sopratutto italiani, perderanno il lavoro.

La Repubblica
I prefetti scrivono ai gestori delle strutture: resta soltanto chi ha ottenuto l'asilo. Mattarella: "La sfida riguarda l'Europa e il mondo, serve una responsabilità comune".


Leggi anche: Blog Diritti Umani - 2 dicembre
Non si era capito che il "Decreto Sicurezza" avrebbe mandato per strada anche un gran numero di donne vulnerabili con bambini e malati psichici?



Fuori dagli Sprar, come prevede la legge Salvini, ma anche fuori dai Cas e dai Cara, secondo una "conseguenziale" interpretazione data dai prefetti di tutta Italia che, da qualche giorno, hanno cominciato a riunire i gestori dei centri comunicando loro che i titolari di protezione umanitaria dovranno lasciare anche le strutture di prima accoglienza.

Tutti, comprese donne e famiglie con bambini. Già ieri 26 persone sono state invitate a lasciare immediatamente il Cara di Isola Capo Rizzuto in Calabria: tra loro una donna incinta e un bambino di cinque mesi, subito presi in carico dalla Croce Rossa.

Tutti migranti regolari, tutti con documenti di identità e permesso di protezione umanitaria, tutti destinati alla strada come altri 40mila, questa la stima fatta dalle associazioni di settore, interessati dai provvedimenti dei prefetti che, chi con data perentoria chi con maggiore elasticità a difesa delle situazioni più vulnerabili, hanno così allargato a dismisura la portata della legge Salvini, di fatto privando di qualsiasi tipo di accoglienza i titolari di protezione umanitaria.

E proprio nel giorno in cui da Verona il presidente della Repubblica richiamava ad un senso di comune responsabilità nell'affrontare il problema dell'immigrazione "un fenomeno che non è più di carattere emergenziale ma strutturale e quindi costituisce una delle grandi sfide che si presentano all'Unione europea e a tutto il mondo ed è un'esigenza che richiama alla responsabilità comune".

Mattarella, facendo appello all'Unione europea ad "assumere questo fenomeno che non va ignorato ma affrontato" ha implicitamente invitato il governo italiano (che non intende sottoscriverlo) a leggere il Global Compact delle Nazioni Unite "prima di formulare un giudizio perché non si esprimono opinioni e giudizi per sentito dire".

Alessandra Ziniti