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domenica 13 gennaio 2019

Calabria - Torre Melissa - Hanno soccorso i migranti ma hanno salvato la nostra umanità

C News 24
L'aiuto prestato ai 51 profughi curdi approdati nel Crotonese ha coinvolto un’intera comunità, dimostrando che la realtà può essere molto più edificante di come la racconta certa politica.

I migranti curdi salvati dal naufragio a Torre Melissa sono stati identificati e sistemati in albergo © Ansa
Forse non tutti se ne sono accorti, ma la Calabria ha fatto irruzione nelle cronache nazionali senza che fosse la ‘ndrangheta a richiamare l’attenzione dei giornali italiani. 

Caso ha voluto che mentre nel governo gialloverde si consumava l’ennesimo scontro di principio intorno alla sorte dei 49 migranti della Sea Watch, da 19 giorni in mare senza un porto in cui attraccare, in Calabria 51 profughi curdi venivano condotti da due scafisti russi (poi arrestati) sulla costa crotonese, dove hanno fatto arenare l’imbarcazione con la quale li hanno portati in Italia. 

La barca si è rovesciata a pochi metri della spiaggia di Torre Melissa e tutti sono finiti in mare. Le urla disperate hanno richiamato i residenti del piccolo centro crotonese, che si sono prodigati in tutti modi per soccorrerli e rifocillarli. Una mamma con il suo bambino di pochi mesi, rimasti intrappolati nello scafo capovolto, sono stati salvati dai finanzieri che insieme ai vigili del fuoco, alla capitaneria e alle forze dell’ordine hanno partecipato alle operazioni di salvataggio. Il sindaco di Melissa, Gino Murgi, che è accorso sulla spiaggia per dare anche lui una mano, si è detto orgoglioso dei suoi concittadini.
È singolare che tutto ciò sia accaduto proprio mentre Malta decideva di aprire il suo porto alla Sea Watch e mentre il resto dell’Europa, dopo settimane di polemiche e dibattiti, aveva finalmente raggiunto un accordo per spartirsi un pugno di migranti a testa di quei 49. Quelli che resteranno in Italia andranno in una struttura della Chiesa Valdese, «senza oneri per lo Stato», ci ha tenuto a precisare Palazzo Chigi.

Due vicende simili, ma anche profondamente diverse. Perché se i migranti a bordo della nave Ong erano solo numeri senza volto a malapena intravisti nei telegiornali della sera, sballottati non tanto dalle onde quanto dalle divisioni politiche e dalle tensioni elettorali all’orizzonte, quelli approdati in Calabria erano uomini, donne e bambini con i vestiti bagnati che tremavano di freddo. 

Erano uomini, donne e bambini incredibilmente vicini, che cercavano di guadagnare la riva annaspando, e hanno incontrato altri essere umani pronti ad aiutarli non perché fosse politicamente giusto o meno, ma perché non c’era alternativa se non quella di negare totalmente la propria umanità.

Tra tutti quelli intervenuti ieri a Crotone, che fossero operatori di soccorso o semplici cittadini, ce ne saranno stati sicuramente molti che adorano Salvini, che condividono le sue politiche alla Trump, che declinano in ogni occasione tutto l’armamentario di muri e confini inviolabili. 

E ce ne saranno stati pure di quelli che stravedono per Di Maio, che accettano senza riserve il compromesso raggiunto con la destra sovranista per governare il Paese. Eppure non si sono fatti troppe domande: sono scesi in spiaggia portando coperte e cibo, calore e conforto. 

In tanti, tra coloro che all’alba sono stati buttati giù dal letto dalle grida dei migranti finiti in mare, torneranno o sono già tornarti sui social a urlare “prima gli italiani”. Ma ieri no. Ieri, c’erano solo uomini, donne e bambini da soccorrere, da qualunque paese arrivassero.

Enrico De Girolamo



Leggi anche: Crotone - Migranti, 51 naufraghi, 4 bambini, salvati dai cittadini di Torre Melissa. Toccante testimonianza del sindaco Gino Murgi

lunedì 5 settembre 2016

Camini - Il comune calabrese spopolato che oggi rivive grazie ai rifugiati

Il Post Internazionale
Con i suoi 700 abitanti, Camini, nella Locride, era destinato a scomparire a causa dello spopolamento. Grazie a un progetto di accoglienza, ora rivive grazie ai migranti


Sulla carta geografica trovare il comune di Camini, in provincia di Reggio Calabria, non è un'impresa semplice. Abbarbicato sulla Locride, sul versante jonico calabrese, questo piccolo paese conta all'incirca 752 abitanti. Ma è proprio qui, che Mohamed al-Okla e sua moglie Amal fuggiti dalla guerra civile in Siria, con i loro cinque figli, hanno trovato la loro dimensione.

La speranza di un nuovo inizio lontano dagli orrori della guerra aveva alimentato per lungo tempo la loro decisione di fuggire via il più lontano possibile. Non era importante la meta precisa. L'unica certezza era quella di salvarsi.

Qui a Camini, Mohamed insieme a sua moglie e ai suoi figli hanno trovato lo spazio vitale nel quale vivere. Un'opportunità che lui, come tante altre famiglie di rifugiati non solo siriani ma anche africani, devono soprattutto all'impegno di Rosario Zurzolo e di sua moglie, Giusy Carnà.

Fondatori di una cooperativa e a capo di un progetto di accoglienza, la coppia ha deciso così di impegnare il proprio tempo e le proprie energie nel promuovere un processo di integrazione e ospitalità. "Quando ci siamo buttati a capofitto in questa impresa, non avevamo mai pensato che ciò si sarebbe trasformata in una risorsa. Inizialmente volevamo solo accogliere le persone che scappavano dalla guerra e offrire loro ospitalità", ha raccontato Zurzolo in un'intervista ad Al Jazeera.

"Quando abbiamo visto che l'ospitalità veniva ripagata con l'impegno di queste persone a rendersi utili, allora abbiamo pensato che poteva funzionare".

Qui i rifugiati lavorano e producono, facendo così girare l'economia locale. Si prendono cura delle case abbandonate circa mezzo secolo fa dagli abitanti originari di Camini, scappati a loro volta per mancanza di opportunità e a causa della povertà; ripopolano le aule delle scuole e le strade di un paese che stava progressivamente scomparendo.

"I bambini qui sono felici e lo sono anche io con loro", ha raccontato Mohamed ad Al Jazeera. "Qui si vive nell'assoluta tranquillità, dove pace e serenità la fanno da padrona".

Mentre il continuo afflusso di rifugiati viene visto come un problema per la maggior parte delle nazioni europee, la comunità di Camini ha deciso invece di accoglierli, contribuendo così a portare nuova vita a questo paese abbandonato e spopolato.

Tra i comuni della Locride che hanno aperto le porte di casa non c'è solo Camini, ma anche Riace, Gioiosa Jonica, Stignano, Benestare e Africo. In tutto sono dodici i comuni calabresi che fino a oggi hanno aderito allo Sprar, mentre altri otto sono in attesa di una conferma.

giovedì 25 luglio 2013

Calabria e Sicilia - Immigrazione, ancora sbarchi soccorsi quasi 400 migranti

La Repubblica - Palermo
Guardia costiera all'opera tra Calabria e Sicilia. Un barcone con 83 siriani è stato condotto a Roccella Jonica. Altri tre gommoni sono stati affiancati da alcune motovedette per le operazioni di trasbordo. I migranti sono sbarcati a Lampedusa in mattinata
Sono quasi 400 i migranti salvati nelle ultime ore dalla Guardia Costiera mentre tentavano di raggiungere le nostre coste. Tra i primi a essere soccorsi, la notte scorsa, 83 siriani, tra cui 4 donne e 4 minorenni, che viaggiavano stipati su un barcone in legno di 12 metri, al largo di Crotone. Sono stati condotti nel porto di Roccella Jonica dove sono giunti intorno alle 4.

Altri tre gommoni, con a bordo rispettivamente 100, 86 e 92 persone sono stati intercettati dalla Nave "Corsi" della Guardia costiera, con base a Messina, impegnata in operazioni di pattugliamento nel Canale di Sicilia. Tutti gli extracomunitari sono stati trasbordati su due motovedette d'altura della Guardia Costiera e su un mezzo navale della Guardia di Finanza, per essere condotti nel porto di Lampedusa dove sono sbarcati nelle prime ore di stamattina. Tra loro ci sarebbero almeno 50 donne e 5 minorenni.

Al momento si sta dirigendo verso le coste italiane anche il mercantile "Sloman Discoverer", battente bandiera di Antigua e Barbuda, con a bordo 91 persone soccorse su un gommone alla deriva. I migranti saranno trasbordati su una motovedetta della Guardia costiera per essere trasferiti successivamente nel porto di Lampedusa. Inoltre, la nave da carico "Shaya", battente bandiera delle Bahamas, sta soccorrendo, a venti miglia dalle coste libiche, un gommone con a bordo un altro centinaio di migranti.