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domenica 25 febbraio 2018

Crimini di guerra in Sud Sudan: l'Onu identifica quaranta sospetti responsabili

Avvenire
Primo rapporto della Commissione per i diritti umani in quattro anni di guerra civile: si tratta in particolare di 33 generali, cinque colonnelli e tre governatori statali.


La commissione per i diritti umani dell'Onu afferma di aver identificato "più di quaranta alti funzionari" ritenuti responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità nel Sud Sudan. Si tratta in particolare di 33 generali, cinque colonnelli e tre governatori statali, dettaglia il comunicato dell'Onu senza rivelare i nomi. Si tratta del primo rapporto della Commissione per i diritti umani nel Sud Sudan, incaricata dal Consiglio Onu dei Diritti umani di riunire prove per la "Corte Ibrida" e altri meccanismi concordati nell'ambito dell'accordo di pace del 2015 tra opposizione e governo del Sud Sudan.

La "Corte Idrida" (o Tribunale Ibrido) per giudicare i crimini commessi in Sud Sudan è stata chiesta dall'Unione Africana (Ua) ed dal Sud Sudan e diverrebbe un meccanismo a gestione interamente africano ma composto di giudici dell'Ua e sudsudanesi

Commentando il rapporto, il vice direttore regionale di Amnesty International per la regione, Seif Magango, ha sottolineato "la brutalità scioccante" di quanto rivelato dalla commissione. Questo dovrebbe "scuotere il mondo" e spingerlo a "un'azione rapida per affrontare le orribili violazioni dei diritti che continuano senza sosta in quattro anni di conflitto nel Sud Sudan". 

Magango ha inoltre sottolineato "la necessità critica" di istituire la Corte ibrida per il Sud Sudan e di rinnovare il mandato della Commissione, che scade in marzo.

mercoledì 28 dicembre 2016

ONU-Ocha: altri 7 mila sud sudanesi rifugiati in Uganda a dicembre arrivando al numero di 584.000

Agenzia Nova
Khartoum - Il numero di rifugiati sud sudanesi in fuga verso l’Uganda continua ad aumentare, con 7.046 nuovi arrivi registrati lo scorso 13 dicembre. È quanto reso noto dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), 



secondo cui la maggior parte dei rifugiati hanno raggiunto l'Uganda attraverso posti di frontiera informali, mentre oltre 4 mila sono arrivati in Uganda attraverso il territorio della Repubblica democratica del Congo (Rdc). 

Secondo l’agenzia Onu, la maggior parte dei rifugiati stanno lasciando il Sud Sudan a causa del deterioramento delle condizioni di sicurezza. Oltre a quelli che fuggono in Uganda, c’è un numero crescente di persone in fuga verso il Kenya, si legge nel rapporto ripreso dal quotidiano “Sudan Tribune”. 

Dal luglio 2016 più di 394.500 sud sudanesi sono arrivati in Uganda, portando il numero totale di rifugiati nel paese a oltre 584 mila. (Res)

domenica 27 novembre 2016

Guerre dimenticate - Sud Sudan a rischio catastrofe umanitaria

Intersos
Nelle ultime settimane più di 40.000 persone sono arrivate in Uganda, fuggendo dal Sud Sudan. Il 90% sono donne e bambini soli, alcuni arrivati scalzi, seminudi, affamati e assetati, attraversando la foresta, camminando per giorni. Di loro non sappiamo nulla, sono massa informe di disperazione che non arriva alle nostre porte, in fuga da una guerra lontana e sconosciuta nel cuore dell’Africa.


Eppure quello che sta accadendo in Sud Sudan è una delle più gravi crisi umanitarie: è il più giovane Stato del mondo, ma almeno tre generazioni, in questo angolo di Africa grande quanto la Francia, non hanno conosciuto altro che la guerra. E all’ultima generazione, la storia non sta riservando un destino migliore: 1,6 milioni di sfollati interni costretti a fuggire per salvarsi da massacri e combattimenti, 40.000 bambini malnutriti a rischio di vita, 200.000 persone intrappolate nei campi per sfollatiin tutto il paese.

Il conflitto interno, scoppiato alla fine del 2013, ha eroso talmente tanto le risorse del paese (in cui la stabilità economica e sociale erano già precarie prima della guerra civile) che il rischio della catastrofe alimentare si sta abbattendo su 4,8 milioni di vite. La crisi ha intaccato il sistema economico e produttivo tanto che i prezzi dei beni primari sono diventati insostenibili; nei pochi mercati della capitale Juba si è arrivati a vendere i pomodori a metà perché le famiglie non possono permettersi di pagarne uno intero. La popolazione sud sudanese sta morendo di fame.

Da questo inferno, più di un milione di persone è fuggito nei paesi limitrofi, come l’Uganda. 

Come restare in un luogo diventato uno dei peggiori scenari umanitari contemporanei?

Il Sud Sudan è un paese in cui c’è tutto quello che definisce una catastrofe umanitaria: un inferno d’intrighi politici che alimentano massacri interetnici, povertà estrema, malnutrizione, assenza d’infrastrutture, di servizi, di scuole e assistenza medica. Nelle aree più colpite dal conflitto, il tasso di malnutrizione infantile raggiunge il 30%; se i bambini sopravvivono alla malnutrizione, ci sono arruolamento forzato, matrimoni precoci ed epidemie a minacciarli.

Il referendum che ha sancito l’indipendenza dal Sudan nel 2011, dopo decenni di guerra per la scissione, era stato accolto come una promessa di pace, un nuovo inizio per il paese. A questa promessa i sud sudanesi avevano creduto, soprattutto i più giovani, molti cresciuti nei paesi vicini, in grandi campi per rifugiati, nutriti dal sogno di tornare a vivere una vita normale. In tanti sono tornati dopo l’indipendenza, per costruire il paese: ma il sogno si è infranto nel dicembre 2013, quando la guerra civile ha insanguinato prima Juba, estendendosi poi a nord del paese, infiammandosi intorno ai giacimenti petroliferi tanto contesi.

A nulla sono servite le pressioni internazionali che avevano portato all’accordo di pace raggiunto a settembre 2015: infranto anche quello. Il sangue ha continuato a scorrere fino al luglio scorso, quando una nuova ondata di violenze nella capitale ha tolto la vita a più di 300 persone e ne ha costrette migliaia a fuggire ancora.

Sembra non esserci pace, in Sud Sudan, per la popolazione esausta dalla guerra e dalla fame. Poche settimane fa sono bastati dei rumors, diffusi attraverso i social network, sulla presunta morte del presidente in carica Salva Kiir per gettare la capitale ancora una volta nel panico: la popolazione si è barricata in casa o è fuggita per il timore di una nuova brutale ondata di violenze.

Questo episodio mostra l’estrema fragilità della situazione, cui si sta aggiungendo la preoccupante insorgenza di gruppi ribelli e di sempre più frequenti scontri e attacchi nel sud del paese (Eastern, Central e Western Equatoria), aree che fino ad ora erano state risparmiate dal conflitto. Per questo i sud sudanesi continuano a fuggire dalla loro terra e a cercare rifugio in Uganda e negli altri paesi limitrofi.

Questo insieme di fattori lascia presagire uno scenario drammatico per i prossimi mesi, una crisi destinata a deflagrare con ancora maggiore violenza nel 2017, una catastrofe umanitaria davanti alla quale non sarà possibile voltare lo sguardo.