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mercoledì 6 febbraio 2019

Inchiesta dell'Espresso - Gli scafisti e la Guardia costiera? In Libia molti sono la stessa cosa

L'Espresso
Dalle inchieste siciliane emerge che diversi ufficiali di Tripoli fanno il doppio gioco, facendosi pagare per portare i migranti nelle zone in cui ci sono navi che possono soccorrerli. Una rivelazione che getta oscure ombre sull'aiuto militare dell'Italia e della Ue.

Torturano i migranti nei campi di prigionia. Se questi pagano di nuovo, li fanno partire e li lasciano in mare vicino a qualche nave di passaggio. Poi cambiano vestito, indossano la divisa, e li vanno a riprendere con le navi della Guardia Costiera. E li riportano nei lager dove tutto ricomincia.

Un’inchiesta dell’Espresso rivela che i boss del traffico di esseri umani e i comandanti della Guardia costiera che dovrebbero stroncarlo sono spesso le stesse persone. Addestrati, finanziati e forniti di imbarcazioni da Italia e Unione Europea.

Il doppio gioco di alcuni responsabili della Guardia costiera libica è confermato da oltre duemila testimonianze di migranti che sono agli atti di numerose inchieste giudiziarie, anche italiane, come quelle delle Procure di Trapani e di Catania.

E una conferma ulteriore è agli atti dell’inchiesta giudiziaria relativa al sequestro da parte della Procura di Trapani della nave Juventa della Ong tedesca Jugend Rettet, battente bandiera olandese. In particolare, riferendosi a un episodio avvenuto il 18 giugno 2017 si parla di «grave collusione tra singole unità della Guardia costiera libica e i trafficanti di esseri umani».

L’inchiesta della Procura di Catania (il processo si è concluso nell’estate scorsa) dimostra ancora il ruolo di alcuni ufficiali della Guardia costiera che facevano contemporaneamente i soccorritori ed i trafficanti.

Si tratta degli ufficiali della Guardia costiera libica Tarok All e Bdelbafid Mohammad, arrestati dai militari della nave della Marina militare Italiana “Bergamini” e poi condannati in Italia per traffico di essere umani. Un gruppo di africani ha riferito che i due ufficiali libici li avevano caricati sui loro barchini sulla spiaggia di Zuara accompagnandoli fino a qualche miglio dalla nave italiana per fuggire subito dopo.

Le procure di Trapani e Catania ormai hanno nomi, cognomi e tanti episodi scandalosi. Ma senza una collaborazione giudiziaria tra Italia e Libia resta difficile, nella maggior parte dei casi, incriminare i colpevoli.

mercoledì 31 agosto 2016

Il grande e silenzioso lavoro della Guardia Costiera. 6500 migranti salvati nel Mediterraneo il 29 agosto

Internazionale
Il 29 agosto circa 6.500 migranti che cercavano di raggiungere l’Italia sono stati salvati nel mar Mediterraneo, nel corso di una delle più grandi missioni di soccorso della guardia costiera. Le operazioni di salvataggio, quaranta in tutto, si sono svolte a Sabratha, a circa 20 chilometri dalla costa libica e hanno coinvolto Frontex e le due ong Medici senza frontiere e Proactiva open arms. Molti dei profughi sono eritrei e somali, tra di loro c’era anche un bambino di cinque giorni.



Il giorno prima, il 28 agosto, un’altra operazione della guardia costiera italiana aveva messo in salvo 1.100 persone sempre nella stessa zona. I trafficanti di esseri umani imbarcano nei loro pescherecci vecchi e insicuri così tante persone che è altamente improbabile che riescano a raggiungere l’Italia, a meno che non vengano soccorsi.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nei primi sei mesi del 2016 circa 221mila migranti sono riusciti a raggiungere le coste europee, mentre 2.888 persone sono morte durante il viaggio.

domenica 3 maggio 2015

Guardia Costiera e Marina Militare - Sono almeno 3.690 i migranti salvati nelle ultime ore nel Mediterraneo

Askanews
Le operazioni di salvataggio di sabato 2 maggio sono state diciassette, per un totale di 3.690 persone soccorse nel Mediterraneo grazie all’intervento della marina militare, della guardia di finanza e della guardia costiera. 

Anche il pattugliatore francese Commandant Birot ha partecipato alle operazioni nel soccorso di 217 migranti davanti alle coste libiche che trasferiti nel porto di Crotone, in Calabria.


giovedì 19 febbraio 2015

Papa Francesco alla Guardia costiera: "Grazie, perchè rischiate la vita per i poveri"

Aleteia
Continuano senza sosta gli sbarchi a Lampedusa di migranti in fuga dalla Libia. Una delegazione della Guardia costiera a S. Marta
"…Io ho ammirazione per voi, davvero, lo dico, mi sento piccolo davanti al lavoro che voi fate rischiando la vita, e vi ringrazio di cuore per questo. Ma vi sostengo come posso: con le preghiere e le buone parole e l’affetto”. Davanti agli uomini di mare impegnati, soprattutto nelle ultime ore, nel salvataggio di molti migranti in fuga dal caos libico verso l'approdo di Lampedusa e dell'Italia, papa Francesco ha espresso ammirazione e commozione.
L'incontro con una delegazione della Guardia Costiera italiana è avvenuto nella serata del 17 febbraio a Santa Marta. La delegazione, composta da 8 persone, era guidata dall’ammiraglio Comandante Felicio Angrisano e dall’ammiraglio Capo del reparto operativo Giovanni Pettorino, e accompagnata dal Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Maurizio Lupi.

I presenti, segnala una nota diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede, hanno raccontato al papa le "loro esperienze concrete, toccanti e impressionanti".
In queste ore l'emergenza profughi nel Mediterraneo è di nuovo massima. Sono decine i barconi soccorsi nel Canale di Sicilia dai mercantili in transito e, appunto, dalle motovedette della Guardia Costiera.

Le ultime notizie segnalano sull'isola di Lampedusa una presenza di 1200 profughi, mentre il Centro di accoglienza dell'isola può ospitare un massimo di 400 persone. Una capienza ampliata, quindi, fino al triplo, che sta creando non pochi problemi. Tra i rifugiati anche 200 bambini e 100 donne. In molti casi hanno raccontato di essere stati costretti dai trafficanti ad imbarcarsi con le armi puntate addosso per una traversata pericolosa e su imbarcazioni inadeguate (Ansa 18 febbraio).

Papa Francesco ha ricordato il suo viaggio a Lampedusa – il primo che volle compiere fuori dal Vaticano nel 2013 - e ha lodato la solidarietà dei lampedusani con i rifugiati anche a costo di danni per il turismo sull’isola. Ha ricordato di aver inviato a Lampedusa il suo elemosiniere, Mons. Krajewski, a partecipare alle operazioni di recupero delle salme dopo il terribile naufragio dello scorso anno.

Il pontefice ha quindi ringraziato la delegazione della Guardia costiera per "il servizio svolto con coraggio e dedizione a favore dei più poveri".