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sabato 27 marzo 2021

L'appello degli intellettuali all'Azerbaigian: "Liberate i prigionieri armeni" - Centinaia di prigionieri di guerra e civili ancora nelle carceri

Corriere della Sera
La richiesta a Baku: rispettate la convenzione di Ginevra dopo il cessate il fuoco. Pubblichiamo l'appello al governo dell'Azerbaigian per il rilascio dei prigionieri di guerra nel 
Nagorno Karabakh cui hanno aderito tra gli altri Dacia Maraini, Antonia Arslan, Laura Efrikian, Carlo Verdone e Giovanni Donfrancesco. 

Un bombardamento sul Nagorno Karabakh il 6 ottobre 2020 - Ansa


È estremamente allarmante che, nonostante la Dichiarazione tripartita di cessate il fuoco firmata dai leader di Armenia, Azerbaigian e Russia il 9 novembre 2020, centinaia di prigionieri di guerra armeni e civili, tra cui anche donne, restino prigionieri e non siano ancora stati rilasciati dall'Azerbaigian. Molti di loro sono stati catturati dopo la fine delle ostilità.


Ci appelliamo all'Azerbaigian perché restituisca immediatamente e incondizionatamente tutti i prigionieri di guerra e tutte le altre persone catturate alle loro famiglie in conformità con le Convenzioni di Ginevra e con la Dichiarazione tripartita. Tutti gli ostacoli per il rilascio dei prigionieri di guerra armeni politicizzano il processo di ripresa umanitaria postbellica. La diffusione sui social media dei video che dimostrano il trattamento degradante e disumano nei confronti dei prigionieri di guerra armeni è profondamente preoccupante.

Inoltre, il trattamento disumano dei prigionieri di guerra e di altre persone catturate costituisce una flagrante violazione dei principi del Diritto Internazionale. Crediamo fermamente che il rilascio immediato di tutte le persone catturate sia una questione puramente umanitaria e non debba essere soggetto ad alcuna manipolazione e politicizzazione. 

Pertanto, sollecitiamo l'Azerbaigian ad astenersi dall'utilizzo di questa questione per scopi politici e a permettere a tutti i prigionieri di riabbracciare i loro cari al più presto possibile. Il rilascio immediato di tutte le persone catturate contribuirebbe a rafforzare la fiducia tra i due paesi, essenziale per la stabilità della regione e nell'auspicio di una pace duratura.

giovedì 13 luglio 2017

Armenia: Yerevan apre le porte ai rifugiati siriani

eastjournal.net
Stando alle dichiarazioni del Ministero degli Esteri armeno, a ottobre 2016 l’Armenia aveva già accolto più di 20.000 rifugiati dalla Siria. Il 4 ottobre dello scorso anno, infatti, il viceministro degli Esteri Ashot Hovakimian ha dichiarato davanti al Comitato esecutivo dell’UNHCR che la nazione è terza in Europa per numero di rifugiati siriani – molti dei quali di origine armena – in rapporto con la sua popolazione.

Quello che rimane della chiesa di Kivork, il simbolo per gli armeni cristiani di Midan a Damasco
Prima dello scoppio della guerra, nella sola Aleppo vivevano più di 60.000 armeno-siriani e complessivamente nel Paese ve ne erano all’incirca 110.000: a partire dal 2011, tuttavia, in 90.000 hanno lasciato la Siria.


Siria e Armenia: storie simili?
I flussi migratori e le connessioni tra i due paesi spiegano almeno in parte l’intervento attivo di Yerevan nella crisi siriana, ma il coinvolgimento armeno è anche legato al destino simile e alle comuni difficoltà che – benché in circostanze assai differenti e a un secolo di distanza – avvicinano i due popoli. David Miliband, presidente e CEO dell’IRC (International Rescue Committee), afferma che “il numero di persone coinvolto nelle crisi umanitarie in tutto il mondo cresce ogni giorno. […] Al pari di quei pochi che intervennero coraggiosamente in difesa degli armeni cento anni fa – prosegue – siamo orgogliosi di intervenire oggi nel loro stesso spirito, supportando le organizzazioni che affrontano le sfide umanitarie più urgenti”.
Un contributo “positivo, crescente e duraturo”

L’IRC sta sviluppando un progetto per trasferire denaro ai rifugiati siriani, in collaborazione con l’Aurora Humanitarian Initiative. Con un contributo di 100.000 dollari da parte di quest’ultima, infatti, l’IRC ha istituito una campagna mirata a sostenere concretamente i rifugiati e i richiedenti asilo, abbattendo le barriere che – a livello subnazionale – impediscono una circolazione efficace del credito. L’Aurora Humanitarian Initiative, fondata a nome dei sopravvissuti del genocidio armeno, mira a dare la possibilità ai volontari di condividere obiettivi e di intervenire nell’ambito di progetti umanitari. A Yerevan, l’Aurora Humanitarian Initiative è rappresentata dalla fondazione IDeA, il cui obiettivo è quello di garantire un contributo “positivo, crescente e duraturo” dell’Armenia a livello globale – rafforzando al tempo stesso l’identità degli armeni nel mondo.

Mentre la campagna di sostegno creditizio ai rifugiati compie i primi passi, il Governo armeno ha deciso – nel maggio scorso – di attingere ai propri fondi di riserva, destinandoli all’intervento umanitario nella crisi siriana. Già nei primi mesi del 2017 erano state inviate in Siria 18 tonnellate di beni, ma nel mese di maggio il ministro della Difesa Vigen Sargsian ha promesso una nuova spedizione, dichiarandosi fiducioso nella collaborazione della Russia a tale scopo.


Difficoltà di integrazione e cooperazione internazionale
Nel giugno 2017, il Trust Fund dell’UE – istituito in risposta alla crisi siriana – ha deciso di varare nuovi programmi, per un totale di 275 milioni di euro. Con l’adozione di questa nuova strategia, il fondo ha superato il miliardo di dollari – una meta definita nel 2015 dal presidente della Commissione Europea Juncker. Tra le finalità del progetto spicca l’implementazione di servizi assistenziali ed educativi, cui si aggiungono obiettivi legati alla sanità, alla sicurezza e all’occupazione.

Il programma copre i Balcani occidentali, il Libano, la Giordania, la Turchia e l’Iraq. Infine, 3 milioni di dollari verranno destinati in modo specifico all’Armenia, con l’obiettivo principale di garantire un migliore accesso dei rifugiati ai servizi psicosociali e all’istruzione. Nonostante molti abbiano origini armene, infatti, spesso l’integrazione non è facile, soprattutto dal punto di vista lavorativo. 

L’alto tasso di disoccupazione a livello nazionale contribuisce spesso a scoraggiare i nuovi arrivati, che si trovano a dover fronteggiare elevati costi della vita e bassi salari. Le difficoltà nel trovare casa, unite al senso di dipendenza dagli aiuti governativi e alla nostalgia della patria, rendono lungo e complesso il processo di integrazione. 

Tuttavia Yerevan non perde le speranze e continua ad accogliere: facendo leva sui nuovi programmi varati dalla comunità internazionale, il Governo incoraggia l’inserimento degli armeno-siriani puntando in primis sull’integrazione nella comunità locale di bambini e studenti.