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martedì 5 novembre 2019

Turchia. Torna libero l'intellettuale Ahmet Altan, dopo 3 anni di carcere per il tentato golpe.

La Repubblica
Lo scrittore Ahmet Altan, 69 anni, uno degli intellettuali più celebri in Turchia, ex direttore di giornale e autore di libri noti in Italia, torna in libertà dopo più di 3 anni di carcere. Il tribunale d'appello di Istanbul ne ha disposto ieri sera la scarcerazione.

Grande la felicità, ma anche la cautela nella famiglia: lo scorso anno era stato già rilasciato, ma una corte ne aveva disposto il nuovo arresto nemmeno 24 ore dopo. Ieri mattina, difatti, il pubblico ministero aveva chiesto per lui e per la giornalista tv ed ex deputata Nazli Ilicak, 75 anni, una condanna a 10 anni di carcere.
 

Ma la richiesta, formulata in un nuovo processo dopo che era stata emessa per entrambi la pena dell'ergastolo, era stata rovesciata dalla Suprema Corte d'appello a luglio, benché non ratificata.

Nella serata di ieri nuovo colpo di scena, con l'annuncio dell'imminente scarcerazione. Tutti e due i giornalisti erano stati accusati di avere favorito il golpe, poi fallito, del 15 luglio 2016 contro il presidente Recep Tayyip Erdogan per averne parlato in tv due giorni prima che avvenisse. Erano stati fermati nelle ore successive al mancato colpo di Stato. 

Assieme a loro era stato imprigionato anche il fratello di Ahmet, Mehmet Altan, noto economista di tendenze marxiste, rilasciato solo nei mesi scorsi. Per Altan e Ilicak è stata ora disposta la libertà vigilata. Ahmet Altan in Turchia è considerato un campione degli intellettuali liberal.

Fondatore del quotidiano Taraf durissimo con la casta militare, era stato poi accusato di ricevere fondi dal predicatore Fethullah Gulen considerato da Ankara come la mente del golpe, e il quotidiano era stato così chiuso pur costituendo una vera novità nel panorama editoriale turco. Altan è autore di romanzi e saggi, tra cui una surreale descrizione del proprio processo nel diario "Non rivedrò più il mondo".
Marco Ansaldo

giovedì 4 ottobre 2018

Turchia. Confermato l'ergastolo per sei giornalisti e scrittori tra cui Ahmet Altan e Nazli Ilicak

Corriere della Sera
Confermata in secondo grado la condanna per sei tra giornalisti e scrittori, accusati di "attentato all'ordine costituzionale", per il fallito golpe del 2016.



"Una sentenza che allontana la Turchia dall'Europa", così il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani aveva commentato lo scorso 16 febbraio la condanna all'ergastolo senza condizionale per sei scrittori e giornalisti molto noti tra cui Ahmet Altan, 67 anni, suo fratello Mehmet, 65 anni, la veterana del giornalismo turco Nazli Ilicak, 74 anni, e altri tre colleghi. In molti all'estero avevano sperato nell'appello e in questi mesi erano state numerose le campagne per la loro liberazione. 


Ora, però, la doccia fredda: i giudici della corte d'Appello di Istanbul hanno confermato la pena di primo grado per "attentato all'ordine costituzionale" durante il tentato golpe del 15 luglio 2016.

Gli imputati hanno proclamato ancora una volta con forza la loro innocenza. "Il pubblico ministero non ha presentato nemmeno una prova sostanziale del perché avrei dovuto sostenere Fethullah Gülen (il predicatore islamico in esilio negli Usa accusato di essere il mandante del golpe fallito, ndr)" ha gridato Ilicak. "Questo processo farsa è iniziato con i messaggi subliminali e ha raggiunto il suo culmine con l'incredibile definizione di minaccia intangibile. È questa la verità che dobbiamo affrontare" ha detto amaro Ahmet Altan che, a settembre, nel libro Ritratto dell'atto di accusa come pornografia giudiziaria aveva scritto: "A parte qualche mio articolo e un'unica apparizione in tv, l'imputazione di golpismo nei nostri riguardi si basa sulla seguente asserzione: si ritiene che noi conoscessimo gli uomini accusati di conoscere gli uomini accusati di essere a capo del colpo di Stato".

Due le dichiarazioni sospette. "Qualsiasi siano stati i motivi che hanno portato in passato ai colpi di Stato militari in Turchia, prendendo le stesse decisioni Erdogan sta seguendo la stessa strada" aveva detto Ahmet in tv il 14 luglio 2016 mentre Mehmet aveva parlato di "un'altra struttura" all'interno del governo pronta ad agire. Parole che i pm e i giudici hanno considerato messaggi in codice per chiamare all'azione i seguaci di Gülen.

In attesa di un probabile ricorso in Cassazione, i giudici hanno stabilito che gli imputati rimangano in cella, tranne Mehmet Altan che era stato rilasciato a giugno dopo un clamoroso braccio di ferro. La sentenza prevede un regime di totale isolamento con una sola ora d'aria al giorno, senza possibilità di fare esercizio fisico e con visite limitate dei familiari. Non vedrò mai più il cielo, il libro appena uscito di Ahmet Altan, appare oggi ancora più vero.

Monica Ricci Sargentini