Pagine

Visualizzazione post con etichetta ecologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ecologia. Mostra tutti i post

martedì 10 settembre 2019

Leah, 15 anni, ugandese: anche lei lotta per difendere la terra dai suoi avvelenatori

Globalist
Leah Namugerwa, 15 anni, giovane attivista impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica del suo paese. Mentre Greta Thunberg manifesta davanti al Palazzo di Vetro dell'Onu, a New York.

La battaglia è di tutto il pianeta: la giovane attivista Greta Thunberg è tornata a manifestare davanti al Palazzo di Vetro dell'Onu, a New York.
L'appuntamento arriva a due settimane dalla protesta globale programmata per il 20 settembre, alla vigilia del Youth Climate Summit e del Climate Summit alle Nazioni Unite.
Nel frattempo il Palazzo di Vetro dell'Onu è sempre più verde. Sul tetto del quartier generale delle Nazioni Unite di New York sono stati installati pannelli solari per promuovere l'azione per il clima e la promozione dell'uso di fonti di energia pulite e rinnovabili.
I pannelli solari sono alimentati per raggiungere un massimo di 50 Kw di potenza.
Si tratta di un dono dell'India, che l'anno scorso ha impegnato un milione di dollari per il progetto. All'epoca della donazione, l'ambasciatore indiano Syed Akbaruddin ha sottolineato che lo sfruttamento dell'energia solare è un aspetto importante dell'uso delle rinnovabili.
"La mia speranza è che l'installazione dei pannelli solari presso la sede delle Nazioni Unite possa mettere in moto una maggiore cooperazione in materia di energia solare a livello internazionale", ha spiegato.

E nel frattempo piccole Greta crescono. In Uganda c’è Leah Namugerwa, 15 anni, giovane attivista impegnata a sensibilizzare l’opinione pubblica del suo paese

mercoledì 30 marzo 2016

Marea nera su isole Kerkennah, a sud di Lampedusa da una piattaforma offshore. Nessuno ne parla

Greenreport.it
Il 14 marzo una marea nera si è riversata sulle coste delle isole Kerkennah, in Tunisia, ma nonostante sia numerose pagine Facebook (come Kerkennah Islands) sia qualche giornale on-line abbiano pubblicato le foto del disastro (che in parte ri-pubblichiamo) la grande stampa tunisina ha praticamente ignorato l’evento, e altrettanto ha fatto quella italiana.

Eppure l’arcipelago delle Kerkenah è a soli 120 km a sud di Lampedusa, ed è noto a molti italiani sia per le sue magnifiche spiagge sia per la sua economia basata in gran parte ancora sulla pesca. Mentre scriviamo, come dice su Kerkennah Islands un cittadino tunisino, è stato fatto molto poco per «un problema ecologico molto grave che bisogna risolvere il più rapidamente possiibile».

Umberto Segnini di IsolaMondo, che conosce molto bene le Kerkennah, spiega che «lo sversamento viene da una piattaforma a 7 km dalla costa. Gli organi di informazione ufficiale e le compagnie petrolifere minimizzano, ma il problema è serio e la gente dell’isola è arrabbiata e preoccupata». 

Sotto accusa è soprattutto la Petrofac, una compagnia britannica specializzata nella fornitura di servizi all’industria petrolifera, ma Segnini evidenzia che «la pesca è l’attività principale dell’arcipelago, da quando hanno iniziato a trivellare nel Golfo di Gabes sono iniziati i problemi perché l’inquinamento collegato alle attività estrattive ha fatto diminuire drasticamente il numero delle spugne e anche il pescato ha subito un calo. I kerkenni sono isolani pacifici e accoglienti e tengono tantissimo al loro mare e alla qualità dell’ambiente; già in passato sono state fatte battaglie contro le compagnie petrolifere e si sono opposti con successo alla costruzione di un aeroporto che avrebbe cambiato il loro stile di vita, senza farsi convincere da promesse di lavoro e ricchezza»

[...]

di
Umberto Mazzantini

giovedì 1 ottobre 2015

Nelle Filippine, i grandi inquinatori denunciati per violazione dei diritti umani

Ecologiae
I grandi inquinatori possono essere denunciati per violazione dei diritti umani? L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo afferma che “ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia” il che vuol dire che se qualcuno mina la salute e il benessere delle persone sta violando i loro diritti umani.
Così i sopravvissuti dei tifoni, ogni volta più violenti, che nel corso degli anni hanno devastato le Filippine, hanno pensato di bene di presentare una denuncia alla Commissione per i diritti umani di Manila contro i grandi inquinatori. L’accusa è di provocare cambiamenti climatici catastrofici. Ai sopravvissuti si sono uniti diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia.

Si tratta della prima denuncia al mondo di questo genere e il suo intento è quella di far aprire tutta una serie di indagini e approfondimenti volti a determinare l’eventuale responsabilità delle maggiori aziende che emettono gas serra che sono poi quelle sotto accusa per l’impatto delle loro attività sul clima globale.

Tra le cinquanta aziende ritenute responsabili figurano multinazionali come Chevron, ExxonMobil, BP e Shell come anche le italiane ENI e Italcementi. In caso di riconoscimento della loro colpevolezza ci si troverebbe dinanzi a un precedente giuridico e morale di enorme importanza: i grandi inquinatori, infatti, potrebbero essere consideravi colpevoli di violazione dei diritti umani sfruttando presente e futuro dei combustibili fossili.

Secondo Zelda Soriano, consigliere giuridico e politico di Greenpeace South East Asia: “Dai Paesi Bassi agli Stati Uniti, i cittadini iniziano a ricorrere ai tribunali per spingere i governi a prendere misure in difesa del clima. Ci auguriamo che la Commissione dei Diritti Umani delle Filippine compia un passo coraggioso, riconoscendo che le grandi aziende inquinanti sono in gran parte responsabili della crisi climatica”.