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martedì 9 marzo 2021

Terrorismo, l’Africa diventa l’epicentro della minaccia jihadista. In Mozambico, Tanzania, Kenia, Somalia e altri paesi africani

Difesa & Sicurezza
La minaccia del terrorismo di matrice jihadista non si è attenuata col Covid-19. E’ solo rimasta sotto traccia, ma ha continuato a dilagare ugualmente soprattutto in Africa

L’emergenza COVID 19 ha distratto la nostra attenzione dalla minaccia del terrorismo, facendoci ritenere che la stessa fosse stata ridimensionata dalla globale diffusione della pandemia. 

Purtroppo questa idea si è rivelata una fallace speranza, come confermano gli ultimi eventi soprattutto in Africa. Vaste aree del continente sono sempre più instabili, come conferma l’uccisione in Repubblica Democratica del Congo (RDC) dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista locale. 

Anche se gli elementi finora acquisiti sulla dinamica dell’evento sembrano escludere che non ci siano gruppi jihadisti dietro al fallito rapimento, occorre tuttavia considerare anche che l’area è, però, contigua alla zona est dell’Africa equatoriale. Quadrante caratterizzato dalla presenza di consistenti cellule dello Stato Islamico in Mozambico, Tanzania e Kenya (ISCAP), oltre che dalla ben nota struttura di Al-Shabaab (Gioventù), che ormai dominano quasi tutta la Somalia.


L’obiettivo dello Stato Islamico, dopo la disfatta in Medio Oriente, è creare un Califfato nel continente, con Wilayat dalla regione subsahariana (ISGS) a quella centrale (ISCAP)

La situazione in Sahel avvantaggia IS

Ci sono anche altri elementi “esterni” all’Africa sui rischi di un’escalation del terrorismo jihadista

Agli eserciti Occidentali servirà tempo per “tararsi” sul nuovo scenario

L’Africa Centrale e il Sahel sono punti cruciali nella filiera dei migranti verso l’Italia, porta per tutta l’Europa

L’Africa diventa epicentro della minaccia di matrice jihadista

domenica 22 dicembre 2019

USA - I suprematisti bianchi hanno fatto il triplo delle vittime degli jihadisti, ma non sono contrastati con la stessa forza.

L'Espresso
Esistono molte similitudini con gli jihadisti. A partire dall'uso della violenza. E dovremmo trattarli allo stesso modo. 

Parla l'ex agente speciale Ali Soufan. Lo scorso 10 settembre, un giorno prima dell'anniversario dell'attentato contro le torri gemelle Ali Soufan, ex agente speciale che ha investigato casi di terrorismo internazionale altamente sensibili e complessi, tra cui i bombardamenti e l'attacco alla Uss Cole, oltre agli eventi legati proprio all'11 settembre, ha parlato alla House Committee on Homeland Security (Comitato della Camera sulla Sicurezza Interna). Il tema del suo intervento sulle minacce legate al terrorismo globale non era focalizzato solo sullo stato dei gruppi jihadisti, ma sull'evoluzione del suprematismo bianco.

Dice Soufan nel suo intervento: "Non è solo il terrorismo jihadista a minacciare gli Stati Uniti. [...] I suprematisti bianchi sono stati responsabili di tre volte più morti negli Stati Uniti rispetto agli islamisti. [...] Da Pittsburgh a Poway, da El Paso a Charlottesville, l'estremismo suprematista affligge regolarmente gli Stati Uniti, e questa minaccia non ha una natura solo locale ma sta manifestando le sue caratteristiche transnazionali".

Proprio in settembre, la sua organizzazione, il Soufan Center, che si occupa di fornire risorse, ricerche e analisi legate a problemi di sicurezza globale e minacce emergenti ha pubblicato un report dal titolo: "L'ascesa transnazionale del violento movimento suprematista bianco". Secondo lo studio, più di 17 mila persone provenienti da 50 Paesi, compresi gli Stati Uniti, hanno viaggiato in Ucraina negli ultimi anni per combattere sia per le forze pro-ucraine che per quelle russe.

Francesca Mammocchi

lunedì 16 giugno 2014

Iraq, l'Onu accusa i jihadisti: "Uccisi civili e soldati, che si erano arresi"

TGCOM24
La commissione Onu per i diritti umani ha confermato le esecuzioni sommarie di civili e soldati in Iraq da parte dei jihadisti. Tra gli episodi denunciati l'uccisione, in una strada di Mosul, di 17 persone che lavoravano per la polizia. A sud di Tikrit diversi soldati che si erano arresi ai ribelli dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante sono stati giustiziati. Intanto fonti dell'amministarzione Obama annunciano un possibile intervento militare.
Il portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Rupert Colville, ha dichiarato che, stando alle prime informazioni ricevute, "le persone uccise nei giorni scorsi In Iraq sarebbero centinaia e i feriti un migliaio". Il portavoce ha precisato che non esiste un bilancio esatto delle vittime.

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