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sabato 9 novembre 2019

30 anni fa cadeva il Muro di Berlino e si è aperta una nuova epoca segnata dai muri. Nel 1989 i muri nel mondo erano 16 oggi sono 63

Corriere della Sera

Trent'anni fa la caduta di un Muro chiuse la Guerra Fredda. Trent'anni dopo l'America chiude i battenti, la più lunga serrata della storia, pur di costruire un Muro. 


Fino al 1989 l'Occidente voleva abbattere le barriere per liberare chi vi era rimasto dentro. Nel 2019 vuole innalzarle per tenere fuori chi vuole entrare. Non c'è niente di più simbolico di una semplice parete di cemento per capire come è cambiata la storia del mondo in soli tre decenni. 

Con il Muro di Berlino finì la grande illusione del comunismo; quella di un nuovo ordine liberale sta svanendo adesso.

Scambiammo la globalizzazione con il cosmopolitismo, e ne stiamo pagando il prezzo con la rivincita delle nazioni. La storia, che al professor Fukuyama sembrava finita, si è rimessa in moto, ma all'indietro. Quando i berlinesi si liberarono del loro, di muri nel mondo ce ne erano 16. Trent'anni dopo sono 63. Una recinzione per tener fuori i messicani si erge già per più di mille chilometri, con tanto di sensori elettronici e visori notturni, ma a Donald Trump non basta. Dal canto loro i messicani se ne sono fatta una per tenere fuori i guatemaltechi. L'Ungheria, il Paese che rese inutile il Muro di Berlino smantellando il filo spinato elettrificato che sbarrava la frontiera con l'Austria, e aprendo così un varco verso Occidente ai tedeschi in fuga dall'Est, si è ora rifatta la sua barriera di filo spinato, lunga 175 chilometri e alta tre metri e mezzo, sul confine con la Serbia, per fermare gli immigrati.

I popoli che erano rimasti imprigionati dietro la Cortina di Ferro oggi sono i più ansiosi di costruirsene una nuova. 

E dove c'è il mare, e non si possono costruire muri, si chiudono le frontiere, come con la Brexit, o i porti, come con Salvini. 

Da che mondo è mondo, le civiltà umane usano le opere in muratura come un codice politico, un programma culturale, costruendo o abbattendo. L'imperatore Quin Shi Huang unificò la Cina facendo la Grande Muraglia. I comuni italiani, al culmine del successo, elevarono cattedrali e torri. Osama bin Laden è passato alla storia per le sue doti di demolitore. Chi ha paura costruisce muri, chi ha fiducia costruisce ponti. Alla fine dell'Ottocento il Circo Barnum portò su quello di Brooklyn ventuno elefanti per convincere i newyorkesi che era stabile e solido. Genova deve ancora abbattere il ponte Morandi per poterne avere uno così.

Chi ha speranza costruisce strade. Sulle vie dell'impero romano ha viaggiato la civiltà, merci e idee, soldati e apostoli. Al suo apogeo la rete si dipanava per centomila chilometri di vie lastricate, che univano tra di loro 32 nazioni dei nostri giorni. Senza quelle strade il cristianesimo non ce l'avrebbe mai fatta a diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo a grande velocità, e la storia d'Europa sarebbe forse stata diversa. Più barbarica, per dir così. 

Ecco perché lo scontro politico sulla Tav e le infrastrutture è tutt'altro che banale, e anzi è forse la vera chiave della tenuta del governo. Si confrontano due culture, non solo due partiti. I leghisti vorrebbero chiudere l'Italia al Sud, al flusso che viene dall'Africa, ma aprirla verso il Nord, ai commerci con l'Europa. I Cinque Stelle si sentono aperti al Mediterraneo, ma preferiscono chiudersi all'Europa, pur di non scavare una galleria in una montagna. Sono ecologisti, ma hanno più tolleranza per il gasolio dei gilet gialli che per i binari di un treno. Non vogliono i tunnel ferroviari ma neanche le autostrade. Sognano un'Italia a chilometro zero. Alla moviola. Speriamo almeno che tra i due contendenti non finisca in pareggio, con l'Italia che si chiude al Sud e al Nord contemporaneamente. Costruire è il destino dell'uomo. L'autostrada del Sole fu fatta al ritmo di 94 chilometri all'anno, e lo chiamammo boom economico. Nell'Italia di oggi non si muove niente, e la chiamiamo stagnazione.

Antonio Polito

domenica 9 novembre 2014

A 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino ancora tanti muri nel mondo

Panorama
C'è il contestatissimo muro in Israele, ma anche quello tra Stati Uniti e Messico, oltre a molte altre barriere, spesso sconosciute. Eccole in una mappa:



Il più famoso è il muro di Berlino, ma il mondo è pieno di barricate che dividono Stati e territori. Se quello di cui si parla maggiormente, per le critiche internazionali, è quello israeliano, esistono però numerosissime altre "frontiere" erette quasi tutte dopo la creazione del muro tedesco, che fino al 9 novembre 1989 separava la zona est della Germania, sotto controllo sovietico, da quella ovest, di influenza occidentale. Si va infatti dal muro che separa Stati Uniti e Messico, costruito in funzione anti-immigrazione clandestina, a quello che protegge l'enclave spagnola di Ceuta nel territorio marocchino. Ecco poi il muro che divide Corea del Nord e Corea del Sud, o ancora l'Oman dagli Emirati Arabi.

La lista dei muri, che si sono aggiunti o hanno "sostituito" quello da 155 metri appunto a Berlino è lunghissima, a testimoniare come le barriere storiche non solo non sono cadute, ma sono persino aumentare dopo la Seconda Guerra mondiale. A censire tutte le costruzioni erette dall'uomo a protezione dei propri territori e Stati sovrani è stata l'associazione UQAM, Chaire Raoul Dandurand en études stratégiques et diplomatiques dell'Università del Quebec a Montreal , che ha realizzato una mappa.

Al tema, lo scorso anno, era stata dedicata una conferenza dal titolo significativo: "Le buone barriere rendono buoni i rapporti di vicinato?". Partendo dal primo muro eretto nella storia moderna, la muraglia cinese, a difesa del proprio territorio contro le invasioni dei mongoli, gli studiosi hanno passato al setaccio tutte le "separazioni" (costituite da filo spinato o mattoni e cemento) che si trovano sparse nel mondo. Il risultato è sorprendente, perché se oggi in molti si battono per salvaguardare l'unico tratto del muro di Berlino rimasto , a futura memoria delle divisioni che non dovrebbero più sorgere, ecco che invece si scopre che la maggior parte dei muri esistenti è stata realizzata proprio nel giro degli ultimi decenni.

E' il caso - forse il più noto - del muro costruito dagli israeliani lungo il confine con la Cisgiordania. La barriera, che nel progetto originale dell'allora ministro dell'Edilizia Sharon doveva essere di 790 chilometri, rappresenta uno dei muri più grandi, ma soprattutto contestati al mondo. 


A separare gli Stati Uniti dal Messico è invece un muro di 3.140 km, costruito a partire dal 1994 lungo la frontiera di confine

Tra Corea del Nord e Corea del Sud esiste poi un altro muro, che si aggiunge ad una zona di separazione, demilitarizzata, monitorata in modo costante anche grazie a sofisticatissimi apparecchi, come il Kinect: secondo il giornale coreano Hankooki, infatti, questo dispositivo è in grado di distinguere persone, animali e oggetti, grazie alla rilevazione di battiti cardiaci e fonti di calore.

Sempre in Asia c'è un'altra "barricata" poco nota, che separa Thailandia da Malaysia (ex Malesia), edificata dalla prima per impedire ai terroristi islamici di raggiungere il proprio territorio. 


Tra Zimbawe e Botswana, in Africa, c'è invece una barriera elettrificata che corre lungo la frontiera tra i due paesi. In questo caso, il motivo ufficiale è quello di impedire che gli animali selvatici passino da un Paese all'altro, ma in realtà fa comodo al Botswana per arginare l'immigrazione di profughi in arrivo dallo Zimbawe.

Tra India e Pakistan è stato costruito un muro lungo 3.300 km, lungo la frontiera contesa tra i due Stati, mentre poco lontano c'è anche un muro che separa il Pakistan dall'Afghanistan, lungo 2.400 km


Quello al confine tra Uzbekistan e Tagikistan è dotato di sensori e videosorveglianza e serve a impedire il passaggio di migranti, così come quello tra Yemen e Arabia Saudita, che se ne è dotata contro l'immigrazione clandestina, nonostante sia tra i principali oppositori al muro israeliano. Anche tra Oman ed Emirati Arabi Uniti esiste una "frontiera cementificata", così come tra Kuwait e Iraq (215 km, rinforzati dopo la guerra del Golfo) e tra la Turchia e Cipro, per delimitare i territori rivendicati da Ankara.

Nel bacino del Mediterraneo esistono, poi, la barriera elettrificata costruita dalla Spagna (e costantemente vigilata) che marca il confine tra l'enclave spagnola di Ceuta e il Marocco, e la "cintura di sicurezza" di 2.700 km nel Sahara, voluta dal Marocco per proteggersi dalle incursioni dei terroristi del Fronte Polisario. Le cose non cambiano, poi, se ci si sposta nel nord Europa e precisamente nell'Irlanda del Nord: sono molti qui i muri che separano cattolici da protestanti, non solo nella "calda" Belfast.