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sabato 12 dicembre 2020

Tanzania - Il presidente John Magufuli festeggia il giorno dell'Indipendenza con la commutazione di 256 condanne a morte

Blog Diritti umani - Human Rights
Nel giorno dell'Indipendenza del paese, il presidente Magufuli afferma che le condanne a morte sono cambiate in ergastolo. 
In presidente della Tanzania - John Magufuli
Il presidente della Tanzania mercoledì ha commutato le condanne di 256 detenuti nel braccio della morte, segnando la prima volta per un paese che non ha giustiziato nessuno da 26 anni.

La decisione del presidente John Magufuli, annunciata nel Giorno dell'Indipendenza della Tanzania, dà nuovo impulso agli attivisti per i diritti umani che hanno chiesto l'abolizione della pena di morte nel paese. 

“Oggi è il nostro Giorno dell'Indipendenza, avrei dovuto autorizzare la morte di 256 detenuti. Non ne ho eseguito uno solo. Commuto le loro condanne all'ergastolo ", ha detto Magufuli durante una cerimonia di giuramento per i nuovi membri del governo. 
“La legge dice che devo impiccarli tutti e 256. Chi sarà più peccaminoso - quelli condannati per aver ucciso una, due o tre persone, o me, che ne ucciderei 256? " 
I gruppi per i diritti umani hanno salutato questa scelta come un significativo passo avanti nella tutela dei diritti umani nel Paese.
Passi ulteriori vano fatti nel miglioramento delle condizioni di detenzioni nei luoghi di pena della Tanzania.  
Nelle carceri si vive in condizioni indicibili. I funzionari delle prigioni affermano che le carceri soffrono di grave sovraffollamento. 

L'ultima esecuzione nel paese dell'Africa orientale è stata approvata dall'ex presidente Ali Hassan Mwinyi nel 1994.

ES

mercoledì 2 ottobre 2019

Migranti - Burundi -Tanzania: rimpatrio dei rifugiati burundesi che riguarderà più di 200 mila persone

Agenzia Nova
Il governo del Burundi inizierà giovedì 3 ottobre a rimpatriare i rifugiati dalla vicina Tanzania. 

È quanto riferito da fonti di governo citate dall’emittente britannica “Bbc”, secondo cui un primo gruppo di circa mille persone rifugiati sarà rimpatriato su base volontaria, nell’ambito di un processo di rimpatrio che dovà riguardare più di 200 mila rifugiati dal Burundi. 

Alla fine di agosto le autorità della Tanzania avevano fissato ad oggi, 1 ottobre, il termine ultimo per il rimpatrio dei profughi burundesi, minacciando in caso contrario di procedere con la loro espulsione. “Ora c'è pace in Burundi, quindi i rifugiati hanno tempo fino al 1 ottobre per rimpatriare. Dopodiché li rimanderemo indietro, che lo vogliano o no”, aveva dichiarato alla “Bbc” il ministro dell’Interno della Tanzania, Kangi Lugola, accusando l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) di non aver rispettato l’accordo raggiunto lo scorso anno tra Tanzania e Burundi per il rimpatrio di duemila rifugiati ogni settimana. 

La Tanzania è firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati che proibisce il ritorno forzato nei paesi da cui la gente è fuggita. I rifugiati burundesi, che si sono stabiliti nei campi tanzaniani di Nyarugusu, Nduta e Mtendeli, nella provincia sud-occidentale di Kigoma, sono fuggiti dai disordini politici scoppiati nel 2015 dopo la candidatura ad un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza, successivamente rieletto. 

Secondo le stime della Corte penale internazionale (Cpi), che ha aperto un'inchiesta sul caso, almeno 1.200 sono morte e 400 mila si sono allontanate dal paese fra aprile 2015 e maggio 2017.

giovedì 15 febbraio 2018

Tanzania - Politico dell'opposizione Daniel John è stato assassinato.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un leader locale del principale partito di opposizione tanzaniano è stato percosso a morte, lo riferisce il presidente del partito Freeman Mbowe.


Il leader della Chadema Freeman Mbowe
mostra la foto di Daniel John
Daniel John è stato responsabile del partito Chadema nel distretto di Hananasif, a Dar es Salaam, dove è in corso una campagna elettorale molto animata.

"Daniel John è stato rapito lunedì in strada da uomini a bordo di una macchina", ha detto Freeman Mbowe all'AFP, leader dell'opposizione in parlamento.

Un amico di John, vittima dello stesso rapimento è sopravvissuto all'attacco dopo essersi finto morto, ha potuto descrivere cosa sia successo.

"Sono stati picchiati e torturati, e i torturatori stavano chiedendo perché stavano conducendo una campagna per il candidato di Chadema", ha detto Mbowe.

Il corpo di John è stato poi consegnato in ospedale, con ferite di machete alla testa, ha detto Mbowe, che ha accusato i sostenitori del partito di Chama Cha Mapinduzi (CCM) al potere di essere dietro l'attacco.

"Il partito al potere vuole ottenere tutto con la forza", ha detto Mbowe.

Il presidente della Tanzania, John Magufuli, che è arrivato al potere nel 2015 come un "uomo del popolo" che lotta contro la corruzione, è stato sempre più criticato per il sua leadership autoritaria, mettendo in atto una dura una repressione contro oppositori, giornalisti e artisti.

ES

Fonte: AFP

domenica 20 agosto 2017

Tanzania: stregoneria e barbarie. Nel 2017 avvenute 155 uccisioni

In Terris
Linciate da una folla inferocita e poi date alle fiamme. È quanto accaduto a cinque donne accusate di essere streghe in Tanzania, nel villaggio di Undomo, nella regione centro-settentrionale di Tabora.



Centinaia di donne al rogo
Il fenomeno è in aumento: organizzazioni internazionali rilevano che in Tanzania negli ultimi anni la “caccia alle streghe” è costata la vita a centinaia di persone. In particolare la locale Legal and Human Rights Centre (Lhrc) spiega che nei primi sette mesi del 2017 sono state 155 le vittime di uccisioni collegate alla stregoneria. Proprio la regione di Tabora ha il primato con 23 donne massacrate perché considerate delle streghe.

L’accusa nei loro confronti in genere è di avere gli occhi troppo chiari o di cagionare disgrazie in quanto portatrici di sfortuna. A pagarla cara sovente sono anche i familiari di queste donne: figli piccoli e intere famiglie sono state sterminate. Di recente tre componenti di una stessa famiglia sono stati massacrati a colpi di machete nel villaggio di Mfinga perché sospettati di praticare la magia.
L’elenco degli orrori
Lhrc ha prodotto un dossier con un lungo elenco di orrori causati dalla superstizione e dalla mancanza di legalità. La stregoneria è uno spauracchio spesso agitato pretestualmente per compiere linciaggi, ma quello delle credenze a culti tribali è un problema concreto in Tanzania.

Qualche esempio? Nel giugno scorso a Magu, un distretto a sud del lago Vittoria, un uomo è stato arrestato dalla polizia per aver assassinato il figlio di sei anni in un rituale di stregoneria. Ed ancora: in aprile, durante un rito per ottenere ricchezza, una madre, con la complicità di un santone, ha sacrificato il figlio di soli otto mesi. Poi ci sono i casi come quello avvenuto a Maswa, nel nord del Paese, dove un uomo è stato aggredito a colpi di machete da tre persone perché ritenuto colpevole di aver stregato i loro figli.
Le vere ragioni della mattanza
L’agenzia Reuters riporta il parere di Athanasio Kweyunga, coordinatore di Maperece, un’Ong che aiuta gli anziani della regione di Mwanza. Secondo lui la vera ragione degli attacchi sarebbe da ricercare nell’avidità umana. “Le accusano di essere delle streghe, ma in realtà i motivi sono altri”, spiega.

Dietro gli omicidi si nascondono infatti mere questioni di brama sui terreni. In Tanzania le vedove non possono ereditare la terra dei loro mariti, hanno il diritto di viverci fino alla loro morte quando la proprietà passerà ai parenti maschi. E questo – afferma Kweyunga – può generare tensioni. “Ecco perché alcune donne anziane sono uccise dai loro stessi figli”, ha rimarcato Helen Kijo-Bisimba, la direttrice di il Legal and Human Rights Centre.
Giustizia fai-da-te

C’è poi un altro movente a far da sfondo a questa rediviva “caccia alle streghe” nel Paese africano: il desiderio di farsi giustizia da soli. La latitanza delle autorità fa sì che in Tanzania nel 2017 siano state 655 le vittime di linciaggi ed esecuzioni sommarie, un dato triplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Politica e credenze superstiziose
Ad avviso della direttrice di Lhrc l’aumento del fenomeno è da ricercare anche nelle restrizioni alle libertà seguite all’ordine del presidente John Magufuli di vietare le attività politiche fino al 2020

Secondo il dossier, la maggior parte degli omicidi è avvenuta a Dar es Salaam, il principale polo economico e il primo porto del Paese, e nella regione di Mbeya, negli altopiani meridionali, dove sono più radicate le credenze superstiziose.
Caccia agli albini
Chi paga un alto tributo alla superstizione in Tanzania sono gli albini, persone colpite da un’anomalia congenita che genera la totale o parziale deficienza di pigmentazione melaninica tale da rendere la pelle chiarissima. Secondo alcune credenze, le ossa e gli arti degli albini sono adatti a realizzare macabri rituali magici o per preparare filtri e pozioni che, si ritiene, portino fortuna e salute. Così il mercato nero pullula di parti del corpo di queste persone: tra il 2000 e il 2015 nel Paese africano sono state assassinate 75 persone a causa della superstizione legata ai poteri magici del loro corpo. Queste le cifre ufficiali, ma si teme che possano essere anche di più.
Impunità
I gruppi per i diritti umani che operano in Tanzania denunciano l’impunità nei confronti di chi compie questi efferati omicidi. “Questi fatti devono essere condannati con fermezza” ha rimarcato Bisimba. “Abbiamo bisogno di educare chi, basandosi su credenze fuori dal tempo, pensa che le donne siano delle streghe”, ha concluso.

Quello della stregoneria e delle violenze annesse è un fenomeno molto diffuso in tutta l’Africa sub-sahariana. La Tanzania non è un caso isolato. Di questo Paese si conoscono alcuni dati grazie all’impegno di locali organizzazioni. Altrove la situazione è altrettanto drammatica, ma spesso non è possibile accedere ad altrettanto dettagliate informazioni.

Giacomo De Sena

sabato 4 marzo 2017

In Tanzania è rischio crisi sanitaria per i rifugiati del Burundi

Roma Sette
Medici senza frontiere: serve «un aumento urgente degli aiuti», per rispondere ai bisogni di 290mila sfollati. E il flusso degli arrivi non accenna a ridursi


Gli operatori di Medici senza frontiere parlano dal campo di Nduta, in Tanzania, dove negli ultimi giorni sono quadruplicate le consultazioni mediche, e denunciano il «concreto rischio di una crisi sanitaria se le condizioni di sovraffollamento peggiorano». 

Quello di Nduta è uno dei campi del Paese, insieme a Nyarugusu e Mtendeli, dove sono accalcati circa 290mila rifugiati, più di tre quarti dei quali arrivati dal Burundi. Per rispondere ai loro bisogni, continuano i medici dell’associazione, serve «un aumento urgente degli aiuti».

Circa 19mila le persone che nel mese di gennaio hanno attraversato il confine con la Tanzania: il numero più alto dal maggio 2015. Il campo di Nduta – «già completo a novembre scorso» – è gremito, con 117mila rifugiati: più del doppio della capacità prevista. Se continueranno ad arrivare tra le 600 e le mille persone al giorno, raggiungerà le 150mila unità entro metà aprile. «I tre campi sono ormai alla loro massima capienza e il flusso di rifugiati non accenna a ridursi – denuncia il capo missione di Msf David Nash -. 

È davvero urgente identificare un luogo per l’apertura di un quarto campo e renderlo immediatamente operativo». Un appello ripetuto, quello di Nash, che finora però non ha ricevuto risposta. «Anche se l’assistenza è stata incrementata – spiega -, la risposta umanitaria non è ancora adeguata al ritmo dei nuovi arrivi. I ripari non bastano e le persone sono costrette a passare più tempo negli affollati spazi comuni, dove il rischio di contrarre malattie è più alto».

Dal punto di vista sanitario, la prima preoccupazione è la malaria: solo a gennaio sono state trattate circa 17mila persone. Diarrea, infezioni all’apparato respiratorio e problemi cutanei sono molto comuni tra i rifugiati. Solo a gennaio sono nati più di 400 bambini. 

Gli sforzi per rispondere ai bisogni oltretutto dovranno tener conto della recente decisione del governo della Tanzania di revocare lo status di rifugiato “prima facie” ai burundesi che arrivano nel Paese. Da aprile 2015 a tutti i burundesi arrivati in Tanzania era stato riconosciuto automaticamente lo status di rifugiato. Ora si procederà con valutazioni individuali e ciò potrebbe produrre un impatto anche sull’assistenza umanitaria.

giovedì 2 febbraio 2017

Tanzania - Ukerewe, l'isola degli albini, rifugio contro pregiudizi e persecuzioni

Redattore Sociale 
L’isola di Ukerewe, sul Lago Vittoria in Tanzania, vanta la più alta concentrazione al mondo di persone colpite da questa anomalia genetica. Nel resto del Paese sono perseguitati e uccisi per superstizione. Qui vivono in pace ma la loro serenità è minacciata

Roma - L’isola di Ukerewe, sul Lago Vittoria in Tanzania, vanta la più alta concentrazione di albini al mondo. E’ un rifugio sicuro, un luogo protetto dalle acque dove possono sfuggire ai pregiudizi e alle persecuzioni che mettono in serio pericolo la loro vita. Per anni le persone affette da questa malattia genetica hanno vissuto tranquille su questa isola. Ma ora la paura è arrivata anche lì con il tentativo di rapimento di una bambina di quattro anni da parte di alcuni sconosciuti arrivati su un imbarcazione. Lo riporta un articolo di Irene Fornasiero pubblicato dal mensile Africa.

Persecuzioni e omicidi. In Tanzania, le persone che manifestano questo disturbo congenito dovuto alla mancanza di melanina subiscono fin da bambine angherie e maltrattamenti e da adulte sono relegate ai margini della società. Le donne rischiano di essere violentate e contagiate dal virus dell’Hiv, in quanto si crede che il sesso con una persona albina possa curare l’Aids. La superstizione condanna a volte gli albini ad una morte atroce: è infatti opinione diffusa che le parti del loro corpo siano utili a realizzare potenti talismani.

L’isola “felice”. E’ proprio per sfuggire a questa caccia all’uomo che una decina di anni fa alcuni albini tanzaniani si rifugiarono a Ukerewe, la più grande isola del più grande lago d’Africa: ai loro occhi un luogo sufficientemente sicuro. “La nostra comunità è composta da un’ottantina di persone di ogni età – racconta un abitante dell’isola nell’articolo. – Viviamo in armonia con il resto della popolazione locale. Non siamo ghettizzati come accade nel resto della Tanzania. […] Siamo tutti pescatori, poveri ma dignitosi. Tra noi c’è solidarietà, rispetto e mutuo soccorso”.

L’unione fa la forza. Gli albini di Ukerewe si sono dotati di una clinica specializzata nella cura delle malattie della pelle. Il cancro della cute infatti è la principale causa di morte per le presone affette da questa anomalia genetica. Non solo: sull’isola c’è un ufficio legale che difende i diritti civili della minoranza “bianca”. Ma le minacce arrivano soprattutto dall’esterno. Il mercato degli organi degli albini fa gola a molti trafficanti senza scrupoli. Un arto può essere venduto a 600 dollari mentre un corpo intero anche a 75 mila. Negli ultimi 15 anni in Tanzania sono stati uccisi almeno 80 albini ma il problema riguarda anche altri Paesi africani, dall’Uganda al Burundi fino al Malawi.

In soccorso dei tanti albini che vivono nel terrore arriva l’appello della Ukerewe albino society: "Chiunque si trovi in pericolo o si senta minacciato è benvenuto sulla nostra isola. Qui possiamo imparare a difenderci e tornare a vivere in pace.”

giovedì 12 gennaio 2017

Da Italia contributo di emergenza per rifugiati burundesi in Tanzania

OnuItalia
Roma – L’Italia con la Cooperazione allo Sviluppo accoglie l’appello umanitario per i rifugiati burundesi in Tanzania. Il sottosegretario agli Esteri Mario Giro ha annunciato un contributo di emergenza di 200.000 Euro. 


“Il nostro intervento sarà focalizzato sulle attività di assistenza alimentare a favore dei civili ospitati nei campi del Nord-ovest del paese”, ha detto Giro sulla sua pagina Facebook spiegando che “la perdurante situazione di instabilità e di violenza in Burundi continua ad alimentare il flusso di civili che cercano rifugio nella vicina Tanzania”.

Come segnalato dall’Ambasciata italiana a Dar Es Salaam, il Programma Alimentare Mondiale (WFP) è in prima linea nell’assicurare assistenza ai circa 250.000 cittadini burundesi attualmente ospitati nel paese. “Grazie al nostro finanziamento verranno anche garantite razioni supplementari alle donne in stato di gravidanza o che allattano”, ha indicato il sottosegretario. Nella realizzazione dell’intervento il WFP dovrà ricorrere, ove possibile, alla collaborazione delle ONG italiane presenti in loco, purché le condizioni di sicurezza lo permettano.

lunedì 9 maggio 2016

Malawi, Burundi, Mozambico,Tanzania: dilagano le violenze contro gli albini

East On Line
L’albinismo è una condizione patologica di carattere ereditario, dovuta ad una mutazione genetica che impedisce di sintetizzare i pigmenti melaninici necessari alla normale colorazione cutanea. Sebbene a livello mondiale si stima che ne sia affetta una persona su 17mila, nell’Africa orientale, soprattutto in Burundi, Mozambico e Tanzania, l’incidenza è molto più elevata arrivando a circa un albino ogni 1.500 abitanti. 



La vita per molti giovani africani nati con questa anomalia metabolica ereditaria è davvero difficile, perché povertà e ignoranza inducono le popolazioni rurali a rifugiarsi nella superstizione, che ritiene gli albini portatori di malocchio o al contrario dotati di poteri magici.

A causa di questa credenza, in alcune zone nell’est del continente gli albini vengono considerati come una punizione divina, mentre in altre aree le parti del corpo sono usate come talismani o ingredienti per creare “miracolose” pozioni in grado di guarire da malattie e far prosperare gli affari.
Tutto ciò comporta che gli albini siano vittime di attacchi, omicidi e mutilazioni. Per esempio, la convinzione che avere un rapporto sessuale con un albino possa curare l’Aids, sfocia spesso in stupri anche nei confronti di bambini.
Nell’ultimo decennio, le aggressioni sono aumentate diffondendosi anche nelle zone urbane e secondo i dati forniti da Under the Same Sun, organizzazione non-profit canadese impegnata nella difesa dei diritti degli albini, almeno 166 persone sono state uccise e 273 aggredite in 25 diverse nazioni africane.

Numerosi episodi di violenza si sono registrati anche in un altro Paese dell’Africa orientale: il Malawi, dove la polizia dall’inizio del 2016 ha registrato 55 attacchi nei confronti di albini. Mentre lo scorso anno nell’ex protettorato britannico sono stati denunciati numerosi rapimenti di persone affette da albinismo, che hanno provocato la morte di almeno undici di loro.

Una crisi inquietante nelle sue proporzioni
Per monitorare la situazione, una squadra di osservatori del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite dal 18 al 29 aprile scorso si è recata nel Paese africano. Le conclusioni tratte al termine della missione dalla nigeriana Ikponwosa Ero, esperta indipendente dell’organismo delle Nazioni unite per i problemi legati all’albinismo, sono a dir poco drammatiche.

Secondo la Ero, la situazione attuale costituisce una crisi inquietante nelle sue proporzioni. Lo dimostrano i circa 10mila albini malawiani che rischiano l’estinzione a causa del costante aumento degli omicidi. Omicidi rituali perpetrati per vendere le loro parti del corpo al mercato nero e poi usarle in riti di stregoneria, per le loro presunte qualità magiche.
La signora Ero, lei stessa affetta da albinismo, ha poi aggiunto che anche nella morte gli albini non possono riposare in pace, perché i loro resti vengono razziati dai cimiteri.
L’esperta dell’ONU non ha mancato di sottolineare che alla base delle violenze sugli albini ci sono motivazioni economiche. Lo confermerebbe anche quanto avviene in Malawi, uno dei paesi più poveri del mondo, dove la vendita delle parti del corpo delle persone affette da albinismo è un business spesso considerato molto redditizio.
Negli stessi giorni in cui gli osservatori delle Nazioni Unite si trovavano in Malawi, la polizia ha scoperto nei dintorni della capitale Lilongwe un cadavere di una ragazza di 21 anni, uccisa perché albina. Dal corpo, trovato chiuso in un sacco e seppellito in una fossa, mancavano alcune ossa, probabilmente asportate poiché ritenute utili per compiere riti di magia nera.
Gli agenti hanno arrestato dieci persone accusandole del crudele delitto. Il principale sospettato è lo zio della vittima, un uomo di 38 anni, che insieme ai suoi complici avrebbe trascinato la giovane in una fattoria per poi ucciderla.
Secondo il portavoce della polizia locale, Kondwani Kandiado, probabilmente gli assassini avrebbero agito perché hanno saputo che le ossa degli albini possono procurare molto denaro.

La drammatica realtà della Tanzania
Ma il Paese africano nel quale in assoluto le persone affette da albinismo vivono la situazione più drammatica è la Tanzania, dove sempre Under the Same Sun, ha rilevato che lo scorso anno si sono verificati un totale di 160 atti di violenza contro di loro, tra cui 76 omicidi.
Il Paese insieme al Burundi, Kenya, Repubblica democratica del Congo, Mozambico, Sudafrica e Swaziland fa parte del circuito “commerciale” dove vengono vendute le parti del corpo mutilate agli albini.
Inoltre, la Tanzania registra una percentuale molto elevata di persone con questa condizione rispetto ai Paesi più sviluppati. La causa principale di questa larga diffusione della patologia sarebbe riconducibile alla consanguineità. Infatti, tutti gli albini dovendo vivere isolati a causa delle persecuzioni, si sposano tra loro e hanno figli.
Anche il cinema ha dedicato attenzione alla tragica situazione di violenza nei confronti degli albini nei Paesi africani. Film come “White Shadow” di Noaz Deshe, vincitore nel 2013 del Premio Opera Prima al Festival di Venezia, o “In the shadow of the sun” di Harry Freeland, miglior documentario al One World Media Awards 2013, hanno sconvolto le giurie e hanno fatto conoscere al grande pubblico questa crudele realtà.

Marco Cochi

martedì 13 ottobre 2015

Tanzania, Unhcr avvia trasferimento di 50 mila rifugiati burundesi nel nord-ovest del paese

Agenzia Nova
Ginevra - L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha avviato questa settimana il trasferimento di circa 50 mila rifugiati burundesi in due campi profughi allestiti nel nord-ovest della Tanzania allo scopo di alleviare le sofferenze di decine di migliaia di profughi ospitati nel campo di Nyarugusu, ormai sovraffollato. 

Nyarugusu Refugee Camp in Tanzania
A seguito di lunghe trattative, tra cui un incontro avvenuto la scorsa estate tra l’Alto Commissario Antonio Guterres e il presidente tanzaniano Jakaya Kikwete, l'Unhcr ha avuto il permesso da parte del governo di Dodoma di utilizzare tre campi profughi dismessi - Nduta, Mtendeli e Karago - per contribuire a decongestionare il sito di Nyarugusu, che attualmente ospita più di 160 mila rifugiati burundesi e congolesi.

domenica 27 settembre 2015

Democracy in Africa: Challenges ahead as elections draw near - Tanzania, RD Congo, Congo Brazzaville, Rwanda,

GLOBAL RISK INSIGHTS
In the next months, a number of African nations will be going to the polls as current leaders reach their term limits.
Over the last two decades, Africa has seen major advances in democracy. Tanzania, Ghana, South Africa, and Nigeria are some countries that have proven the continent has come of age and can transit peacefully from one administration to another.
Sadly, attempts by sitting presidents to extend their stay in power via amending the constitution are still a common occurrence in African democracy. Worse still are democracies without term limits. The following are some of the countries where elections will be held in coming months.



Tanzania
Although it is one of the poorest countries in the world with few exportable minerals, Tanzania has managed to avoid the ‘typical’ political violence of most Africa countries. Tanzania has not only been peaceful; it continues to maintain its status as one of African’s strongest democracies. With more than 100 tribes, tribalism is almost non-existent during elections.

The upcoming presidential and parliamentary elections – expected to be the closest contested since independence – are due to be held on October 25th. Although the ruling Chama Cha Mapinduzi (CCM) party has won all four elections since the end of the one-party system in 1995, opposition has made remarkable improvements.

No doubt CCM has a strong advantage, but it has lost seats to opposition in the two previous national elections and may lose more in next month’s elections. However, it is rather too soon to conclude which party will win in October. Despite current economic setbacks, political stability will help maintain investor confidence in Tanzania’s economy.

Democratic Republic of Congo
In Democratic Republic of Congo, no less than 40 people were killed in January protests, which were sparked by plans to revise electoral laws. Opposition parties had called for mass protests against the new electoral bill being debated in parliament, a draft law that would allow President Joseph Kabila to extend his stay in power beyond 2016.

Fortunately, the parliament actually amended the controversial census bill following the four-day nationwide protests, and now election officials have announced that the next presidential election will be held in November 2016.

President Kabila is yet to state whether or not he will leave office when his term ends in 2016, though his spokesperson has stated that Kabila does not intend to flout the constitution. After many years of war, democratic progress will only be consolidated by free and fair elections in November 2016. Failure to respect civil liberty and honour the constitution of Africa’s fourth most-populous country threatens investment and economic growth.

Congo – Brazzaville
Although Congo-Brazzaville is one of the major oil-producing states on the continent, much of its population continues to live in extreme poverty following decades of instability. In 2009, an investigation by France alleged President Denis Sassou-Nguesso and his family of acquiring assets in France using public funds, including 112 bank accounts and an automobile worth $224,492.

Under the 2002 constitution of Congo-Brazzaville, the president can be re-elected only once and must be under the age of 70 years. Sassou-Nguesso’s second term in office ends in 2016, when he will turn 72 years old.

On March 27th, Sassou-Nguesso announced his government’s plan to hold a referendum to change sections of the constitution so he can stand for a third consecutive term in office. In July, he announced a national forum to discuss series of constitutional reforms, including scrapping the two-term limit and removing the maximum age limit for presidential candidates.

To make matters worse, Sassou Nguesso replaced two of his cabinet ministers in August after they participated in an opposition-led consultation against the government’s attempts to review the constitution. He is also soon expected to announce a commission that will propose a new draft constitution ahead of the proposed referendum.

In a country that currently enjoys fragile peace, such moves may cause agitation, political crisis, and investor flight in Congo-Brazzaville.

Rwanda
Rwanda is a small non-coastal state in the process of recovering from a major ethnic strife and civil war in the mid-1990s. Although poverty remains widespread, Rwanda appears stable and efforts to rebuild the economy under the leadership of President Kagame have yielded remarkable development and reduced poverty and inequality.

Similar to the constitution of Congo-Brazzaville, article 101 of the 2003 Rwandan constitution limits the number of presidential terms to two seven-year terms. President Kagame ends his second term in 2017, and is therefore banned by the constitution from standing for re-election.

Although Kagame has not yet declared an intention to remain in power beyond 2017, possible attempts at abolishing term limits would serve to overshadow benefits from previous economic gains.

African challenges and successes
These upcoming elections are tainted by proposed constitutional amendments that not only undermine democracy, but may also result in political and economic tensions that create a risky scenario for investors. Unfortunately, things could be much worse.

Ongoing events in Burkina Faso – as well as human rights violations, arbitrary arrests, and alleged murder of activists in Burundi – make a mockery of democracy on the continent and have tragic outcomes. Leaders must understand there is no one ‘saviour’ in any nation.

On the bright side, some African nations have gotten things right. Nigeria’s robust and decisive response to Ebola (which attracted commendations from the international community) and the peaceful transition from a civilian administration to another following the 2015 elections are evidence that there are African states that have what it takes to uphold the value of democracy.

martedì 30 giugno 2015

Burundi: Unhcr, 6 mila rifugiati fuggiti in Tanzania negli ultimi 3 giorni

Agenzia Nova
Bujumbura - Più di 6 mila rifugiati burundesi sono fuggiti in Tanzania negli ultimi tre giorni, portando così ad oltre 66 mila il numero totale di persone fuggite nel paese dall’inizio di maggio. 

Lo rende noto oggi l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), secondo cui nella sola giornata di ieri sono stati registrati più di 3 mila rifugiati, di cui circa un migliaio al valico di frontiera di Manyovu. 

La prima ondata di rifugiati burundesi è arrivata a Kagunga, un piccolo villaggio di pescatori sul versante tanzaniano del lago Tanganica, all'inizio di maggio, e da allora l'afflusso di oltre 40 mila persone, in gran parte donne e bambini, ha causato una grave epidemia di colera. 

martedì 9 giugno 2015

Burundi: migliaia di bambini soli fuggiti per le violenze verso Ruanda, Tanzania, RDC e Uganda

Save the Children
Sono ormai più di 2.300 i bambini fuggiti nelle ultime settimane dal Burundi a causa dell’escalation di violenza nel loro Paese. Hanno viaggiato per giorni da soli, per lo più a piedi, in mezzo ai pericoli, per cercare di raggiungere i campi profughi temporanei in Ruanda, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda.

Ci si aspetta che molti altri lasceranno il Burundi quando il rischio di violenze si intensificherà nel periodo che precede le elezioni presidenziali, originariamente previste per la fine di giugno, ma rinviate questa settimana a causa di continue proteste civili e per l’apprensione circa la sicurezza nazionale.

"Spesso sono spinti a partire per primi dai loro genitori disperati, che restano indietro a proteggere case e proprietà dai saccheggi. Il numero di bambini vulnerabili arrivati da soli o separati dalle loro famiglie, è senza precedenti" avverte Edwin Kuria, Regional Humanitarian Manager di Save the Children in Africa Orientale. "Siamo estremamente preoccupati per la sicurezza di chi è costretto ad affrontare un viaggio così rischioso, soprattutto i bambini, che arrivano nei campi senza scarpe e con i soli vestiti che indossano".

Anche se i bambini riescono a raggiungere i campi profughi, già sovraffollati, senza incidenti, la loro sicurezza non è garantita, molti profughi hanno infatti segnalato atti di violenza, molestie ed intimidazioni, da parte delle milizie locali.

"Senza scuole o spazi sicuri per loro dove poter stare, alcuni bambini si ritrovano a lavorare, raccogliendo legna da ardere o scavando latrine, che sono entrambi i lavori pericolosi e faticosi per dei bambini" spiega Kuria.

Nel Campo di Mahama in Ruanda c’è anche molta preoccupazione legata alla distribuzione dell’acqua, con lunghe file e attese fino a sei ore al giorno per ricevere la poca acqua potabile disponibile. Allo stesso modo, in Tanzania le strutture sanitarie nel Campo di Nyarugusu sono al collasso a causa del flusso di nuovi arrivi e alla chiusura di due reparti a seguito di un’epidemia di colera. Il numero di visite mediche quotidiane è più che raddoppiato dopo l'arrivo di migliaia di rifugiati burundesi e la richiesta di visite prenatali è aumentato di sei volte.

Fino ad oggi, sono stati 91.459 i profughi burundesi che hanno chiesto asilo agli stati vicini. In Tanzania ne sono arrivati 47.929, in Ruanda 27.732, di questi, 23.532 sono nel Campo profughi di Mahama, in RDC 9.798 e in Uganda 6.000.

Save the Children sta intensificando i suoi interventi in Tanzania, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, dove è presente nei campi profughi con la distribuzione di cibo e generi di prima necessità per i rifugiati più vulnerabili, compresi i bambini soli e i minori-capofamiglia, e fornendo aiuto per l'accesso ai servizi essenziali.

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giovedì 28 maggio 2015

Burundi: 70 mila rifugiati in Tanzania - Allarme Oxfam, servono più aiuti per gestire l'accoglienza

ANSA
Roma - L'esodo di 70.000 rifugiati dal Burundi alla Tanzania sta mettendo a dura prova le capacità del governo e delle associazioni umanitarie di rispondere all'emergenza. 


"I profughi sono distrutti dalla sete e dalla fatica e molti di loro sono malati. Si contano già migliaia di casi di colera - spiega in una nota la responsabile Africa di Oxfam Italia, Silvia Testi - Hanno bisogno di acqua potabile, cibo e un riparo. Oxfam è pronta a incrementare la sua risposta, ma servono maggiori aiuti".

martedì 26 maggio 2015

Tanzania, 46 mila rifugiati dal Burundi. Le donne partoriscono durante la fuga

Blog Diritti Umani - Human Rights
Kigoma -  Gli operatori umanitari che cercano di offrire un aiuto alla crisi del Burundi affermano che le donne stanno dando alla luce i loro figli sui traghetti, in rifugi temporanei e in viaggio verso campo profughi Nyarugusu della Tanzania. 

La crisi burundese ha fatto fuggire decine di migliaia di persone attraverso le frontiere del paese. 
C'è urgente bisogno di personale sanitario e farmaci salvavita. E' necessario mettere in atto interventi di protezione per le donne e le ragazze.

I numeri hanno oscillato,  l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) stima a oltre 46.000 rifugiati che hanno cercato riparo in Tanzania, a seguito di violenze e disordini nella capitale del Burundi, Bujumbura.

Le stime fatte il  18 maggio hanno indicato più di 26.000 rifugiati fuggiti in Ruanda, e più di 9.000 rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo.

Fonte: UNFRA

martedì 19 maggio 2015

Tanzania: la vita dei rifugiati burundesi

L'Indro
L'UNHCR ha organizzato campi sia a Kagoma sia a Nyanrungusu, oltre che un centro di accoglienza a Kigoma

In Tanzania il campo di fortuna per rifugiati a Kaguma raccoglie la popolazione dopo che era fuggita dai violenti scontri nel vicino Burundi a seguito di un tentativo di colpo di Stato. Circa 100.000 persone, la maggior parte dei quali sono donne e bambini, sono fuggiti in Paesi vicini (tra i quali la Tanzania, il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo, ossia in RDC) con il numero di rifugiati che è previsto aumenti fin quando la situazione in Burundi rimane invariata. 

Kaguma è un piccolo villaggio al confine tra Burundi e Tanzania, essendo circondato da una ripida catena montuosa sul lato della Tanzania, è più facilmente raggiungibile in barca. Il 3 maggio, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha noleggiato il vecchio traghetto MV Liemba e ha iniziato il trasferimento dei rifugiati da Kaguma a Kigoma. 

Il traghetto può trasportare solo 600 persone per volta e l’intero processo di trasferimento richiede fino a 10 ore. Poiché l’imbarcazione è troppo grande per poter attraccare a Kaguma, i rifugiati vengono trasbordati al traghetto con delle barche da pesca più piccole e ci vogliono fino a due ore per farli salire tutti a bordo. Il percorso in barca richiede 3 ore per raggiungere Kigoma, dove, come in partenza, è necessario utilizzare barche più piccole per far sbarcare le persone. 

Attualmente, l’UNCHR ha identificato una seconda nave che può trasportare fino a 300 persone, ma che non sarà in grado di operare di notte. L’Agenzia sta inoltre valutando un sentiero di montagna che potrebbe essere percorso dai rifugiati che vogliono lasciare Kaguma. Questo comporterebbe 4 ore di cammino per arrivare a Kalinzi, dove l’UNHCR allestirà un centro di transito per permettere ai rifugiati di trascorrere la notte. Il giorno seguente, verranno portati in autobus al campo rifugiati di Nyanrugusu.

A Kaguma è in crescita il numero di persone in arrivo e le condizioni di vita sono diventate estremamente difficili. Molte persone sono riuscite a portare con sé un po’ di cibo ed è possibile pescare nel lago, ma la mancanza di acqua potabile, latrine e alloggi rende la vita molto difficile. I servizi sanitari del villaggio sono fortemente sotto pressione. Attualmente l’UNCHR sta allestendo un centro di accoglienza per far fronte alle necessità più urgenti. L’Agenzia sta anche avviando una procedura accelerata per il trasferimento a Kigoma di donne incinte, bambini, rifugiati anziani e malati.

A Kigoma, le autorità hanno attrezzato lo Stadio del lago Tanganica per accogliere le persone prima che partano per il campo rifugiati di Nyarugusu. Con l’aiuto di partner locali, l’UNHCR ha rapidamente trasformato lo stadio in un grande centro di transito. I rifugiati rimarranno alcuni giorni presso i centri di transito, per sottoporsi a controlli medici, vaccinazioni – se necessarie – e per registrarsi, prima di essere trasferiti nel campo rifugiati. Diciassette camion con migliaia di tende, teli di plastica, zanzariere, coperte, set da cucina, taniche per l’acqua, lampade solari e altri oggetti di prima necessità, sono stati prelevati dai magazzini regionali dell’UNHCR e il loro arrivo è previsto per domenica, mentre l’UNHCR e i suoi partner si stanno organizzando per affrontare un’emergenza su larga scala. Ad oggi più di 18.000 persone sono state trasferite nel campo rifugiati.

Il tentativo di colpo di stato in Burundi è stato sventato, ma la situazione nella capitale Bujumbura rimane tesa, con sporadici episodi di violenza, come quello segnalato ieri mattina. Oltre 105.000 persone sono già fuggite dal Paese per raggiungere la vicina Tanzania (70.187), il Rwanda (26.300) e la provincia del Sud Kivu (9.183) nella Repubblica Democratica del Congo. In Tanzania, il numero dei nuovi arrivi è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi giorni. Le autorità locali responsabili dell’immigrazione riferiscono che oltre 50.000 burundesi (forse anche di più) vivono all’addiaccio a Kaguma sulla riva del lago Tanganica. Ci sono anche notizie di almeno 10.000 persone in attesa di attraversare il confine con la Tanzania.

I rifugiati burundesi continuano anche ad arrivare in Rwanda, nonostante il tasso di arrivo sia diminuito nel corso delle ultime due settimane. I rifugiati riferiscono che le autorità del Burundi hanno reso difficile la fuga dal paese. Secondo coloro che sono riusciti a raggiungere il Rwanda negli ultimi giorni, ci sono blocchi stradali e checkpoint dove la polizia o le milizie impediscono alle persone in fuga di continuare il loro viaggio verso il Rwanda. Attualmente il Rwanda ospita oltre 26.300 rifugiati burundesi, la maggior parte dei quali vive nel campo rifugiati di Mahama. Inoltre, un numero imprecisato di burundesi si è stabilito in aree urbane. L’UNHCR inizierà la loro registrazione la prossima settimana.

domenica 8 marzo 2015

Tanzania, arrestati 32 medici tradizionalisti per aver ucciso bambini albini per compiere dei rituali

Reuters
La polizia in Tanzania ha arrestato 32 medici tradizionali accusati di aver ucciso degli albini per compiere dei rituali.

Secondo le organizzazioni umanitarie dal 2000 nel paese sono stati uccisi almeno 75 albini, i cui organi sono usati in riti propiziatori per avere “successo in amore, nella vita e negli affari”. 

A gennaio il presidente Jakaya Kikwete ha lanciato una campagna per fermare questa pratica rendendo illegale la stregoneria. Quattro persone sono state condannate a morte per l’omicidio di una donna albina nel 2008, anche se la Tanzania non applica la pena capitale da vent’anni.

mercoledì 14 gennaio 2015

La pratica della stregoneria è diventata illegale in Tanzania per fermare gli attacchi contro gli albini

AFP
Il governo della Tanzania ha vietato la pratica della stregoneria per fermare gli attacchi contro gli albini, vittime di credenze che attribuiscono poteri magici ai loro organi.

La decisione arriva dopo il rapimento di una bambina albina di quattro anni avvenuto il 27 dicembre nella provincia di Mwanza, nel nord del paese.

Nelle prossime settimane partirà una campagna di sensibilizzazione della popolazione nelle regioni più colpite da questa pratica. Il governo spera di fermare i rapimenti e gli omicidi degli albini a “scopo curativo” e di ottenere informazioni sui precedenti casi di sparizioni registrati nel paese.

mercoledì 29 ottobre 2014

Tanzania, il dramma delle spose bambine: senza futuro e vittime di abusi

La Repubblica
Nello stato dell’africa occidentale la legge sul matrimonio fissa l’età minima per le ragazze a 15 anni o 14 con il consenso dei genitori. Una lacuna che mina la salute sia fisica che mentale delle giovani ragazze e le consegna a una vita fatta, nella maggior parte dei casi, di ignoranza e privazioni. A dare l’allarme è Human rights watch


Roma - I matrimoni precoci limitano gravemente l’accesso delle giovani spose all’istruzione esponendole a costanti abusi e violenze come lo stupro coniugale e la mutilazione genitale femminile. A dirlo il rapporto “Senza via d’uscita: spose bambine e violazioni dei diritti umani in Tanzania” di Human rights watch che ha intervistato 135 ragazze in dodici distretti dello stato, analizzando la legislazione e le sue lacune nella protezione dei bambini e delle vittime dei matrimoni precoci.

Infanzia negata. Nonostante il numero delle spose bambine sia diminuito negli ultimi anni, in Tanzania ancora quattro donne su dieci si è sposata prima dei 18 anni. Una tradizione centenaria difficile da modificare e non ostacolata dalla legge che non prevede ancora un limite d’età per il matrimonio. Il Marriage act del 1971 prevedeva un minimo di 18 anni per i ragazzi e 15 per le ragazze (14 con il benestare di un tribunale). Ma nella nuova proposta di Costituzione presentata nell’ottobre 2014 questa soglia è stata rimossa, lasciando un vuoto molto pericoloso. “Il progetto costituzionale non prevede, purtroppo, un’età minima - afferma Brenda Akia ricercatrice sui diritti delle donne di Hrw e autrice del rapporto- Il governo dovrebbe dar prova di leadership e fissare a 18 anni l'età minima nel Marriage Act fornendo una protezione più forte per i giovani sposi”.

Sei sposata? Non studi. Mancanza di sostegno e impossibilità di ottenere risarcimenti, sono solo alcune delle difficoltà incontrate dalle spose bambine. Politiche educative discriminatorie e vaghe incrementano i matrimoni precoci, minando l’istruzione delle giovani. Molte scuole della Tanzania, prima dell’iscrizione, obbligano le studentesse a sottoporsi a test di gravidanza. Il governo inoltre permette agli istituti di espellere o escludere gli studenti sposati o coloro che commettono reati "contro la morale" come appunto una gravidanza o il sesso prematrimoniale. A incoraggiare i matrimoni precoci ci sono anche gli esami che d’accesso alla scuola secondaria. Molte bambine, una volta bocciate, sono costrette dalle famiglie a sposarsi. Come Salia J., 19 anni, costretta dalla famiglia a sposarsi quando ne aveva 15 dopo non aver passato l’esame di maturità. “Mio padre – racconta - ha deciso di farmi sposare perché mi vedeva in casa senza far niente”.

Una via d’uscita. Mancanza di soldi, la volontà di fuggire da situazioni di pericolo o la necessità di coprire una gravidanza indesiderata, sono le maggiori cause che spingono le famiglie a dare in sposa le giovani figlie. Anita è stata costretta a sposarsi dal padre, quando aveva appena 15 anni. “Mio padre mi ha detto di non aver abbastanza soldi per mantenermi a scuola. Poi ho scoperto che aveva già ricevuto venti mucche per la mia dote”. Diversa la storia di Judith, che a 14 anni, per sfuggire alle avances del datore di lavoro per cui lavorava come collaboratrice domestica, ha accettato la proposta di un suo collega. “Ho visto il matrimonio – afferma - come la mia unica possibilità di fuggire ai maltrattamenti dal mio capo”.

Matrimonio e violenza. Sono poche le ragazze che riescono a sfuggire ai matrimoni in tenera età sopportando abusi e ritorsioni da parte delle famiglie. Nella maggior parte dei casi le giovani spose vengono abusate dai mariti che oltre alle violenze, anche sessuali, vietano alle mogli di prendere decisioni sulle loro vite. Molte delle intervistate hanno raccontato di esser state abbandonate con figli a carico senza alcuna fonte di sostentamento. In alcuni casi le vittime hanno subito violenze anche da parte dei suoceri e le ragazze di etnia Maasai e Gogo sono state costrette a subire, come preparazione al matrimonio, la mutilazione genitale.

Il governo dov’è? “Il matrimonio precoce – conclude Akia – ha una serie di impatti negativi sulla vita delle donne. Il governo della Tanzania dovrebbe prendere misure immediate e a lungo termine per porre fine a questa pratica e dare un sostegno sia economico che psicologico alle vittime di abusi e violenze”.

di Chiara Nardinocchi

lunedì 1 settembre 2014

Tanzania, tra magia e malocchio: il tragico destino degli albini africani. ONU denuncia segregazione dei bambini

La Repubblica
Uccisi e mutilati. È questa la sorte di molti giovani dell'Africa orientale nati con carenza di melanina. La tradizione li ritiene portatori di malocchio o al contrario esseri semimagici. Per questo motivo braccia, sangue, genitali e capelli sono ricercati per preparare pozioni. Nell'ultimo anno gli attacchi sono aumentati e si sono diffusi anche nelle zone urbane. L'Onu inoltre denuncia la segregazione di bambini

ROMA - Mutilati per fare pozioni, stuprati perché ritenuti in grado di curare l'Aids. Pelle, occhi e capelli chiarissimi, così differenti dagli altri da essere considerati magici. In poco più di dieci giorni in Tanzania cinque albini sono stati attaccati e in tre casi uccisi. Una persecuzione che va avanti da decenni e che per molto tempo è rimasta pressoché sconosciuta all'opinione pubblica. È difficile stimare in quanti siano morti, ma secondo l'associazione Under the Same Sun dal 2006 sono 151 le vittime nella sola Tanzania.

I fantasmi bianchi. L'albinismo è una malattia genetica che comporta la mancanza o una forte carenza di melanina su pelle, capelli, occhi e peli. Sebbene a livello mondiale si stima che ne sia affetta una persona su ventimila, nell'Africa orientale e soprattutto in Tanzania l'incidenza è molto più elevata: una ogni 1.400. Povertà e ignoranza inducono le popolazioni rurali dell'Africa orientale a rifugiarsi nella superstizione che ritiene gli albini esseri semimagici. Se in alcune zone vengono visti come una punizione degli dei o portatori di malocchio, in altre le parti del corpo sono usate come talismani o ingredienti per creare pozioni che si ritiene guariscano da malattie e portino fortuna negli affari. A causa di queste credenze gli albini sono vittime di attacchi, omicidi e mutilazioni. Secondo alcuni inoltre avere un rapporto sessuale con un albino può curare l'Aids, una credenza che sfocia spesso in stupri anche nei confronti di bambini.

Violenze in aumento. Gli attacchi degli ultimi tempi contro gli albini hanno rivelato l'inconsistenza dell'azione governativa nel combattere le violenze che non solo stanno aumentando, ma dalle zone rurali si stanno avvicinando anche alle città. "Gli albini in Tanzania - afferma Peter Ash fondatore di Under the Same Sun - stanno affrontando una crisi senza precedenti. Ormai nessun posto è sicuro. La settimana scorsa è stato ritrovato il corpo mutilato di un ragazzo a pochi chilometri dal più grande centro commerciale del paese". Il dito è puntato contro la magistratura e le autorità che insieme non hanno saputo far fronte al costante aumento delle violenze. "Fino a oggi - continua Ash - solo il 5% dei 151 casi di violenza è arrivato in tribunale. Inoltre il governo non ha detto una sola parola su quest'ultima ondata di attacchi brutali nonostante la vita stessa di bambini innocenti, donne e uomini sia in pericolo".

Bambini segregati. Nel 2006, dopo alcuni casi di violenza, il problema degli albini africani ebbe un'eco a livello mondiale. Il lavoro delle organizzazioni locali e l'attenzione mediatica spinsero il governo di Dodoma a prendere provvedimenti. Uno di questi era l'istituzione di centri d'accoglienza per bambini albini gestiti dal ministero dell'Educazione, dove i minori vittime di violenza avrebbero potuto rifugiarsi. Proprio questo sistema è stato aspramente criticato da Alicia Londono, funzionario Onu per i diritti umani. "Quella che all'inizio è stata accolta come una misura temporanea d'emergenza, è diventata una soluzione a lungo termine. Le condizioni in questi centri sono terribili". Le indagini dell'Onu interessano 23 strutture sospettate di non proteggere adeguatamente i più piccoli da discriminazioni e abusi. "Le condizioni igieniche - continua Londono - sono pessime, inoltre la maggior parte di questi bambini ha perso il contatto con le famiglie. C'è urgente bisogno di verificare molto attentamente le procedure usate per prelevare i bambini dalle loro famiglie e per mantenere i legami familiari. Nella maggior parte dei casi i bambini vengono abbandonati e i centri sono diventati delle "discariche" per minori indesiderati. In alcuni è in atto una vera e propria segregazione tanto che le autorità hanno confermato anche casi di violenza sessuale, tortura e punizioni corporali".

di CHIARA NARDINOCCHI

venerdì 4 aprile 2014

Tanzania - Death Row Inmates Keep Increasing - The inmates on death row live in agony and despair

Daily News
Lack of proper procedures to handle inmates on death row in the country is weighing heavily on the Prisons Department budget and adding to the problem of congestion.
The inmates who are waiting to be executed live in agony and despair of not knowing when the hangman will arrive, as a result if their demands are not met, they go on riot, placing the lives of those guarding them and other prisoners in danger.
He said the inmates who go into riots do not care about the implication of their actions since they have nothing to lose.

In his presentation on Overview of Tanzania Prison Services, positive development, challenges and prospects in management of prisoners under death sentence, Prison Officer Mr Dominic Mshana said the delays in execution of the inmates have resulted in unnecessary congestion in the prison cells since they cannot be mixed with the other prisoners.

He explained that the last execution took place in 1994, adding that those waiting to be executed live in agony, resulting in agitations and inmates making demands that if not met, riots would erupt in prisons.

Mr Mshana said the increasing number of inmates on death row is also weighing heavily on the prisons finances since they are not allocated any budget for their upkeep.

The Prison Officer was making his presentation in a two-day training workshop for Tanzania Prison Service that ends today, with the theme 'managing prisoners on death row: International Human Rights Standard.'

In his key note address the Executive Director of Inmates Rehabilitation and Welfare Services Tanzania (IRaWS-T), Deputy Commissioner (retired) John Nyoka said currently death row prison cells hold three inmates instead of the required one.

He said the whole concept of rehabilitation of prisoners is being compromised by the death penalty, stressing that inmates on death row cannot be rehabilitated as they await their execution.

He added that the constitution should be specific on what life sentence imprisonment is, stressing that this should substitute the death penalty or those condemned to death.

On overcrowding the retired deputy commissioner said despite initiatives efforts by justices organs aimed to address the problem, congestion still exists.

Among measures taken to address congestion in prisons include presidential pardons, community services, parole system, extra mural labour, case flow management committee and fines as an alternative for sentence to prisoners.

The Legal and Human Rights Centre (LHRC) Executive Director, Dr Hellen Kijo- Bisimba, said after the workshop feedback reports will be forwarded to policy makers and the constituent assembly which is currently reviewing the second draft constitution in Dodoma.

Dr Kijo-Bisimba said the issue of death penality was not included in the first draft of the new constitution and neither is it in the second draft currently under discussion in the CA assembly.

According to an LHRC report of 2011 prisoners on death row are 295 men and 11 women by December 2010, with the method of execution noted as hanging.

The country still retains the death penalty as one of the punishments under the Penal Code and the National Defense Act.

There are three offences punishable by the death sentence which are murder, treason and misconduct of commanders or any military service man in the presence of an enemy.
By Rose Athumani