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venerdì 23 ottobre 2020

Egitto - Pena di morte. Human Rights Watch denuncia 49 esecuzioni di prigionieri politici nel mese di ottobre

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un importante gruppo internazionale per i diritti umani giovedì ha denunciato l'esecuzione di 49 persone nel mese di ottobre.


Tra il 3 e il 13 ottobre in Egitto ha messo a morte un totale di 47 uomini e due donne, secondo la dichiarazione rilasciata da Human Rights Watch. 

Il gruppo afferma che 15 delle persone uccise erano state condannate per coinvolgimento nelle violente manifestazioni politiche a seguito del rovesciamento militare nel luglio 2013 del primo presidente democraticamente eletto in Egitto, Mohamed Morsi. 

"In Egitto le esecuzioni di massa di decine di persone nel giro di pochi giorni sono oltraggiose. L'assenza sistematica di processi equi in Egitto, soprattutto in casi nel campo politico rende ogni condanna a morte una violazione del diritto alla vita ". Ha affermato Joe Stork, direttore del Nord Africa per HRW. 

Il gruppo per i diritti umani con sede a New York ha detto che 13 delle esecuzioni di questo mese sono avvenute nella famigerata struttura carceraria del Cairo nota come "Scorpion", dove a seguito degli scontri nel mese scorso, all'interno del braccio della morte, ci sono state quattro vittime tra i poliziotti e quattro tra i detenuti.
Dimostrazione delle gravi condizioni del clima all'interno del le carceri speciali per detenuti politici.

ES

Fonte: AP - Rights group slams Egypt’s execution of 49 this month

venerdì 21 giugno 2019

Nicaragua. Nelle carceri ancora 89 detenuti politici.

agensir.it
Mons. Mata (Estelí), "si intensificano persecuzioni contro chiese e fedeli". In Nicaragua il cartello delle opposizioni Alianza Cívica ha chiesto la liberazione di 89 detenuti politici che sono ancora agli arresti. 


Si tratta di persone comprese nella lista della Croce Rossa internazionale, ma che non sono riconosciuti come tali dal Governo., che ha invece liberato nei giorni scorsi oltre un centinaio di detenuti. Ma non è questo l'unico segnale che la repressione è ancora in atto nel Paese centroamericano.

"Negli ultimi giorni il Governo, attraverso la Polizia e altri gruppi affini, ha intensificato la persecuzione verso i nostri fedeli, filmandoli, fotografandoli, intimorendoli con aggressioni verbali e fisiche e con l'assedio alle chiese durante le celebrazioni liturgiche. Per questo denunciamo gravi violazioni alla libertà di culto, garantita dall'articolo 29 della Costituzione". 

Queste le parole del segretario generale della Conferenza episcopale nicaraguense, mons. Abelardo Mata Guevara, vescovo di Estelí, al termine dell'incontro dei vescovi che si è svolto lunedì scorso, dopo che nel weekend di erano registrati attacchi alle cattedrali di León e di Managua. Mons. Mata ha spiegato di parlare a titolo personale, poiché i vescovi non sono riusciti, per il poco tempo a disposizione e perché c'erano altri temi all'ordine del giorno, a elaborare un documento comune sulla situazione.

Il vescovo ha proseguito dicendo che la Chiesa "avrà sempre le porte aperte per tutti coloro che si sentano perseguitati ed esclusi", spiegando che è "proprio di ciascun uomo e donna che si sentano deboli e impotenti di fronte alle armi e al potere dei sistemi ingiusti cercare rifugio in luoghi di pace e tranquillità, nei luoghi dove abita Dio". Mons. Mata ha detto che i vescovi si sono impegnati a discutere più a fondo della situazione del Paese e della libertà religiosa nel loro prossimo incontro.

mercoledì 27 aprile 2016

La CCDHRN stima a 93 i detenuti politici presenti a Cuba

EFE
L'Avana – La 'dissidente' Commissione cubana dei diritti umani e la riconciliazione nazionale (CCDHRN) questo lunedì ha stimato a 93 il numero dei detenuti politici presenti sull’isola e ha denunciato che 21 di questi si trovano in carceri di alta sicurezza da periodi compresi tra i 13 ai 24 anni.
Raúl Castro, in presenza di Obama, aveva
invitato la stampa a fornirgli una lista dei 'detenuti
politici' se ritenevano che fossero presenti
La commissione, capeggiata dall’oppositore Elizardo Sánchez, ha divulgato lunedì 25 aprile una lista aggiornata di questi prigionieri, a cui si aggiungono 22 nomi che nella precedente stima resa nota a giugno dell’anno scorso dalla stessa CCDHR non erano presenti, il che è da ritenersi un “ulteriore segnale del peggioramento” della situazione dei diritti civili e politici a Cuba.

La CCDHRN ripartisce questi prigionieri politici in quattro gruppi, in uno dei quali compaiono i nomi di 51 oppositori pacifici condannati o processati per il loro comportamento o per attività di contestazione.

In un’altra sezione compaiono 27 condannati in Tribunali di Sicurezza dello Stato che hanno utilizzato armi o qualche forma di forza o di violenza, dei quali, secondo questo gruppo dissidente, sette sono sbarcati armati in tre piccole spedizioni provenienti dal sud della Florida, negli Stati Uniti, con l’intenzione di intraprendere azioni finalizzate a rovesciare il governo castrista.

Nella lista compaiono inoltre quattro oppositori condannati per “altri crimini contro lo Stato”, tre dei quali vecchi ufficiali dell’intelligence straniera del governo, tra cui Miguel Álvarez, che al momento dell’incarcerazione, secondo quanto messo in evidenza dalla CCDHRN, era il braccio destro di Ricardo Alarcón, allora presidente del Parlamento Nazionale.

La lista diffusa da Elizardo Sánchez include anche gli 11 vecchi detenuti politici scarcerati con un permesso speciale, una norma giuridica che mantiene in vigore fino a 25 anni le loro condanne, inflitte nella Primavera Nera del 2003

Secondo la CCDHRN, almeno 26 prigionieri politici cubani hanno attualmente diritto ad avere la “libertà condizionale”, come stabilisce il vigente codice penale.

Il resoconto dichiara che è “molto difficile” elaborare una lista “esauriente” dei prigionieri politici dell’isola, in cui secondo i calcoli di questa commissione, la popolazione carceraria totale oscilla tra i 60.000 e i 70.000 detenuti.

Viene anche criticato il fatto che il governo cubano rifiuti la cooperazione della Croce Rossa Internazionale, di altre ONG di difesa dei Diritti Umani e di organismi e specialisti delle Nazioni Unite per sottoporre a ispezione e migliorare le condizioni del proprio sistema carcerario, composto da circa 200 prigioni, di cui una sessantina di alta sicurezza, campi di lavoro e centri di ricovero.

“Il governo insiste a dire che a Cuba non ci sono state né esistono detenzioni per motivi o condizionamenti politici, bensì detenuti controrivoluzionari e per normali crimini comuni: ora e allora, tale affermazione è semplicemente dubbia”, assicura la CCDHRN.

Il portavoce del gruppo ricorda che la questione sull’esistenza dei prigionieri politici a Cuba è emersa lo scorso marzo in occasione della visita del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, quando, durante la conferenza stampa tenuta insieme a Raúl Castro, un giornalista straniero ha sottoposto l’argomento all’attenzione del governatore cubano.

Raúl Castro aveva negato l’esistenza di questo tipo di prigionieri nel paese caraibico sfidando il giornalista a presentargli una lista di detenuti politici.

Il Governo cubano considera i dissidenti “mercenari” e “controrivoluzionari”.

martedì 16 giugno 2015

Israele: approvato disegno di legge per l'alimentazione forzata dei detenuti politici

polisblog.it
Il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge. Ora la parola passa alla Knesset. Quando si parla di alimentazione forzata in carcere, ritornano subito alla mente le tragiche vicende dei detenuti del gruppo armato Raf nel carcere di Stammheim o quelle dei prigionieri dell'Ira, che furono vittime di un abile escamotage giuridico della Thatcher. Ma infondo non bisogna nemmeno andare tanto indietro nel tempo, visto che gli Stati Uniti, dopo l'11 settembre, hanno imposto la nutrizione artificiale a Guantanámo ai presunti terroristi islamisti.

Ieri anche Israele ha fatto un passo importante per l'introduzione di questa pratica, che, come è noto, può provocare danni non indifferenti alla salute dei prigionieri. Il disegno di legge sull'alimentazione forzata in carcere, già proposto lo scorso anno, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora la parola passa alla Knesset (il parlamento), che potrà scegliere di ratificare la norma o rigettarla.

Tale dispositivo si sarebbe posto come una sorta di "atto dovuto" da parte del governo di Tel Aviv, dopo lo sciopero della fame di un vasto numero di prigionieri in stato di detenzione amministrativa. Ricordiamo che la detenzione amministrativa viene decisa, per ragioni di sicurezza, da una corte militare e rende possibile la reclusione di sospetti terroristi palestinesi, senza la previa formulazione di un'accusa e l'istruzione di un processo. Inoltre i vari rinnovi possono coprire un tempo totale di cinque anni.

Come riporta l'agenzia stampa Nenanews, il ministro della sicurezza israeliano, Gilad Erdan, ha mostrato grande entusiasmo verso l'efficacia della legge. A tale proposito, sulla sua pagina Facebook ha commentato: "Oltre ai tentativi di boicottaggio e delegittimazione di Israele, gli scioperi della fame dei terroristi nelle carceri sono diventati un mezzo per minacciare Israele".

A nostro avviso, però, le cose non stanno proprio così.

Innanzitutto ravvisiamo che se tale norma fosse riservata ad un conclamato "terrorista" (categoria da sempre aporetica e troppo spesso strumentalmente tesa a ricomprendere tutti i detenuti politici), sarebbe comunque lesiva dei diritti del prigioniero. In una democrazia, degna di questo nome, tutte le procedure mediche dovrebbero essere valutate da un team medico indipendente e in base ai diritti legali del paziente. Inoltre, quest'ultimo, se nel pieno delle sue facoltà, ha pieno diritto a rifiutare le cure.

In secondo luogo, ci pare che la preoccupazione del governo israeliano sia rivolta soprattutto ai detenuti amministrativi. Le autorità di Tel Aviv sanno perfettamente che potrebbero vedersi costrette a rimettere in libertà le persone in carcere che si servono dello sciopero della fame come strumento di opposizione. Questo è quanto è già accaduto nel 2012, quando centinaia di palestinesi in detenzione amministrativa (colpevoli di niente fino a prova contraria) sono tornate libere.

Ma c'è dell'altro. Il disegno di legge è anche una misura che cerca di placare le continue "intromissioni" della comunità internazionale. Segnaliamo che lo scorso anno il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, aveva espresso profonda preoccupazione per i detenuti palestinesi in protesta. E, inoltre, aveva aggiunto: "i prigionieri devono essere equamente processati o rilasciati immediatamente".

Insomma la "macchina securitaria" di Israele non può incepparsi a causa di chi fa resistenza passiva per ribadire i propri diritti inviolabili. Già gli 80 detenuti finiti in ospedale nel 2014, in condizioni di salute molto precarie per il lungo digiuno, hanno creato troppo scalpore. Meglio, per il governo, prelevare in segreto un detenuto da una cella contro la sua volontà, immobilizzarlo, legarlo, alimentarlo con un sondino naso-gatrico e aspettare che termini la digestione per evitare che si induca il vomito. Il Parlamento non ha ancora dato il via libera alla norma. Per parte nostra, ci auguriamo che parta una mobilitazione internazionale, fatta di liberi cittadini, associazioni, partiti, al fine di sollevare il caso e tentare di correggere le intenzioni dell'esecutivo Netanyahu.

di Mario Lucio Genghini

mercoledì 31 dicembre 2014

Siria: centinaia detenuti politici a Homs in sciopero della fame, denunciano anche abusi e torture

Ansa
Centinaia di detenuti politici siriani rinchiusi nel carcere di Homs, nel centro del Paese, sono da quattro giorni in sciopero della fame per denunciare la lunga detenzione, per lo più senza accuse né condanne formali, abusi e torture.

Lo riferisce oggi l'Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), secondo cui dal 2011 a oggi sono oltre 200mila i prigionieri di coscienza arrestati dal regime con l'inizio delle proteste pacifiche scoppiate circa quattro anni fa e le conseguenti violenze. 

Tra i detenuti politici, circa 12mila sono morti in carcere per le torture e le pessime condizioni sanitarie e alimentari. 

Il regime smentisce queste cifre e afferma che le persone arrestate dal 2011 a oggi sono "terroristi" o "collaborazionisti di Paesi stranieri che hanno complottato contro la Siria".



venerdì 12 settembre 2014

Myanmar: presidente Thein Sein aveva promesso la liberazione di tutti i detenuti politici ma sono in aumento

www.asianews.it
Il presidente Thein Sein aveva garantito la liberazione di tutti i detenuti per reati di coscienza entro la fine del 2013. In realtà, il numero è aumentato ed è destinato a salire anche in questi ultimi mesi dell'anno. Al momento vi sono 122 persone a processo per reati di natura "politica". Ad agosto 28 nuovi processi, cinque detenuti torturati in carcere.

A dispetto delle promesse del presidente Thein Sein, che aveva annunciato la liberazione di tutti i detenuti politici dalle carceri birmane entro la fine del 2013, il numero dei prigionieri per reati di pensiero, opinione o coscienza è "aumentato rispetto allo scorso anno". È quanto denunciano gli attivisti di Assistance Association for Political Prisoners (Aapp - Burma), fra i più importanti gruppi della dissidenza in Myanmar a operare in favore dei detenuti politici.

In un resoconto mensile inviato ad Asia News, i leader del movimento riferiscono che al momento vi sono almeno 84 detenuti politici sparsi nelle carceri del Paese; al contempo, vi sono altri 122 attivisti a processo con accuse di natura "politica". Il rapporto, che si basa su dati raccolti sino alla fine di agosto, prevede inoltre che "il numero dei prigionieri politici è destinato a crescere nell'ultimo periodo di questo 2014".

Fondatore e anima di Aapp è Tate Naing, attuale segretario, già leader della rivolta studentesca nel 1988 e condannato a tre anni di carcere nel '90 per attività politiche. Da ex detenuto politico, egli ha fondato l'associazione che ha base lungo il confine fra Tailandia e Myanmar e, in tutti questi anni, ha fornito un puntuale resoconto sulla situazione nelle carceri birmane.

Il rapporto intende richiamare l'attenzione delle Cancellerie occidentali, convinte a torto che il problema dei prigionieri politici, dei diritti umani e della democrazia in Myanmar sia già risolto. La "pressione internazionale" sul governo birmano affinché mantenga le promesse e onori i propri impegni, avvertono i leader del movimento, è "essenziale" per "promuovere le libertà civili" e continuare il cammino di riforme. Anche e soprattutto, in vista delle elezioni generali e presidenziali del 2015.

Secondo quanto riferiscono i leader di Aapp la crescita nel numero di arresti e condanne per reati di natura politica è in larga misura da attribuire all'uso della controversa Sezione 18, inserita nella Legge quadro sul diritto di assemblea e processione pacifica. Si tratta di una norma ad hoc per colpire l'attivismo politico e, a dispetto degli emendamenti approvati nel giugno scorso, essa "concede troppo margine di manovra alle autorità".

sabato 31 maggio 2014

Egitto: sciopero della fame di massa nelle carceri, partecipano 23 mila detenuti politici

Ansa
I Fratelli musulmani hanno annunciato che "piu' di 23 mila detenuti politici cominceranno oggi uno sciopero della fame e un sit-in all'interno delle celle in segno di protesta contro la propria detenzione". 

L'annuncio dello sciopero della fame di massa viene riportato da Ikhwan online, il sito ufficiale della Confraternita egiziana costretta alla clandestinità dal dicembre scorso dopo gli attentati seguiti alla defenestrazione del presidente Mohamed Morsi, espressione del loro movimento.

La protesta scatta due giorni dopo la conclusione delle elezioni presidenziali vinte da Abdel Fattah al Sisi. Il sito precisa che "nel quadro dell'escalation della loro protesta, i detenuti eviteranno di uscire durante l'ora d'aria, di ricevere visite o di comparire davanti ai tribunali". "L'Alleanza dei centri dei diritti dell'Uomo" ha sostenuto di aver ricevuto circa 5.000 messaggi di famiglie di detenuti che dichiarano la propria partecipazione alla protesta la quale durerà una settimana in 114 carceri sparsi in 24 dei 29 governatorati egiziani. 

L'Organizzazione, sul proprio sito internet, annuncia inoltre la formazione di squadre di medici che seguiranno lo stato di salute degli scioperanti e interverranno in caso di necessità. Le richieste della protesta sono la "cessazione immediata della tortura nelle prigioni", la scarcerazione anch'essa "immediata di tutti i detenuti politici e la formazione di commissioni giudiziarie per la revisione di tutti i processi aperti dal 3 luglio ad oggi". Il riferimento, implicito, è al giorno della deposizione di Morsi.