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lunedì 29 ottobre 2018

No Brexit: un milione di firme per chiedere un nuovo referendum

Globalist
Grande successo della campagna dell'Independent: Solo la settimana scorsa circa 700mila persone sono scese in piazza alla Marcia per il Futuro.


Facile dire: via dall'Europa e giocare sullo sfascismo imperante. Poi - soprattutto i giovani e quelli più informati - uno ci riflette un attimo e vede che il Regno Unito fuori dall'Unione Europea rappresenta un impoverimento e non una ricchezza. Essere isolati invece di far parte di una comunità.

Così la campagna dell'Independent per un referendum bis sulla Brexit ha raggiunto la soglia del milione di firme solo tre mesi dopo l'avvio dell'iniziativa: lo riporta oggi lo stesso quotidiano britannico.

Il giornale aveva lanciato la campagna il 25 luglio scorso spiegando in un editoriale che il referendum del 2016 «ha dato la sovranità al popolo britannico, ora il popolo ha diritto di avere l'ultima parola», anche sull'esito del negoziato con Bruxelles sul divorzio dall'Ue.
L'idea di un secondo referendum viene ancora esclusa dal governo ma le probabilità che la May raggiunga un accordo con Bruxelles che possa essere approvato dal Parlamento sono sempre più basse e nel Paese cresce la protesta.

Solo la settimana scorsa circa 700mila persone sono scese in piazza a Londra per chiedere il cosiddetto 'Voto del Popolo' e aderire alla 'Marcia per il Futuro' organizzata dall'Independent.

giovedì 16 febbraio 2017

Gran Bretagna. Dopo il referendum sulla Brexit impennata di reati a sfondo razziale

La Stampa
Nei mesi successivi al referendum sulla Brexit si è registrata un'impennata di reati a sfondo d'odio razziale: in una delle aree esaminate, l'incremento è stato addirittura del 100%. Secondo i dati delle forze di polizia d'Inghilterra e Galles, tra luglio e settembre 2016 ci sono stati 14.300 episodi, tra intimidazioni, abusi e in qualche caso violenza fisica. Secondo alcuni non è finita.


"È ragionevole prepararsi ad ulteriori impennate" durante i negoziati con Bruxelles, ha detto David Isaac, capo della Commissione per l'Eguaglianza e i Diritti Umani. L'agenzia Press Association ha elaborato dati di quarantaquattro forze di polizia, riscontrando un aumento in quasi tutte le aree esaminate, del 50% in una decina di casi, del 100% nel Dorset. Londra ha registrato il numero d'incidenti più alto, oltre 3.300, seguita da Manchester.
La maggior parte delle aree esaminate ha votato Leave, ma si è registrato un aumento anche in aree, come la capitale, contrarie alla Brexit. I dati confermano gli episodi raccolti dalla stampa inglese dopo il referendum del 23 giugno, un voto che ha spaccato il Paese ed è arrivato al termine di una campagna elettorale cattiva, a tratti xenofoba.
In un caso emblematico, il centro culturale polacco a Londra è stato imbrattato di graffiti ("Andatevene a casa") subito dopo il voto. "I dati mettono a nudo la discriminazione, l'ostilità e talvolta la violenza che migliaia di persone subiscono in maniera spesso invisibile", ha detto Fizza Qureshi, del Network per i Diritti dei Migranti, che incoraggia le vittime a farsi avanti.

sabato 24 settembre 2016

Brexit: impatto sull'assistenza sociale degli anziani inglesi. Non avranno 1milione di badanti a disposizione

Vita
Un'associazione inglese ha calcolato l'impatto sull'assistenza sociale di uno scenario a "Immigrazione zero" nei prossimi vent'anni. Risultato: anziani e disabili rimarrebbero senza i migliaia di lavoratori di cura che attualmente provengono da paesi europei, soprattutto dell'Est


Si parla ancora tanto di Brexit e del futuro che attende la Gran Bretagna e l’Europa. Ma un’associazione non profit inglese si è fatta un’altra domanda: quale sarà il futuro degli immigrati Ue impiegati nel settore assistenziale, che oggi si prendono cura soprattutto degli anziani? Saranno i vecchietti britannici a pagare il risultato del referendum, dovendo dire addio alle badanti dell’Est europa? Il rischio è reale, e l’associazione Independent Age ha pubblicato un report sul tema, facendo due conti.

Ecco cosa ha scoperto: negli ultimi dieci anni, si è registrato un aumento significativo della percentuale di migranti europei impiegati nel lavoro di cura. Nella prima parte del 2016, oltre l'80% di tutti i lavoratori immigrati entrati in UK per lavorare in questo settore, proveniva da un paese europeo. 

L’entrata in vigore della Brexit avrebbe conseguenze importanti sul loro status, trasformandoli di colpo in “extracomunitari al contrario”, e portando probabilmente a una riduzione del numero complessivo di lavoratori nel settore dell'assistenza sociale. 

La ong si spinge a immaginare alcuni scenari possibili. Il primo: circa il 6% dei social workers attivi nel Regno Uniti provengono da paesi europei, e di questi il 90% non ha ancora ottenuto la cittadinanza britannica. Con gli attuali ritmi di invecchiamento della popolazione, e la promessa del governo di arrivare a una “Immigrazione zero” dopo l’uscita dalla Ue, calcola l’associazione, la mancanza di forza lavoro nl settore dell’assistenza sociale sarebbe pari a oltre 1,1 milione di persone entro il 2037; in uno scenario di bassa immigrazione, comunque, il gap oscillerebbe tra 750 e 350mila persone, con immaginabili ricadute sociali e relativi costi, a meno che tutti i britannici non si vogliano trasformare di colpo in badanti. Sicuri che Brexit sia stato un affare?

lunedì 27 giugno 2016

Poche ore dopo la Brexit numerosi episodi di razzismo nelle città inglesi

La Repubblica
A poche ore dal voto che ha determinato l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, i cittadini inglesi denunciano un aumento esponenziale di episodi di razzismo nelle città inglesi. 


Il volantino distribuito sia in polacco che in inglese nei pressi della scuola
St Peter di Huntingdon, cittadina con un'alta percentuale di cittadini polacchi


Il caso più eclatante si è registrato nella cittadina inglese di Huntingdon, contea del Cambridgeshire, dove nei pressi di una scuola sono stati appesi e distribuiti dei volantini con la scritta: "Lasciare l'Unione Europea. Basta parassiti polacchi!"

Un triste episodio razzista denunciato da Marek Magierowski, consigliere del presidente polacco nazionalconservatore Andrzej Duda. Magierowski ha infatti chiesto a Farage e Johnson di condannare quanto accaduto.

venerdì 24 giugno 2016

Brexit, immigrazione fattore decisivo. La paura dello straniero sconfigge l'economia

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il referendum inglese sulla Brexit sancisce l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, la popolazione inglese è divisa e i fantasmi evocati sull'immigrazione sono stati un fattore decisivo per l'affermazione del Brexit.



Le numerose realtà di immigrati presenti nel paese, in alcune regioni pienamente integrati ed in altre con delle difficoltà nel rapporto con la popolazione britannica, sono state oggetto di strumentalizzazioni e cavallo di battaglia della campagna per il Brexit.

La pressione percepita da Calais dei migranti che cercano di entrare in Gran Bretagna ha alimentato le opinioni di chi vuole difendere il paese dall'invasione (di poche migliaia di immigrati) che viene dal Sud.

In termini economici tutti gli osservatori hanno sempre messo in luce quanto l'uscita della Gran Bretagna dalla UE avesse provocato gravi e irreversibili conseguenze. 

Non a caso la City di Londra, cuore del mondo finanziario britannico, ha visto affermarsi il Remain al 75% delle preferenze contro il 25% del Leave.


Questo dimostra che è mancato, un contrasto ad una politica populista, che doveva coinvolgere tutte le regioni della Gran Bretagna, che sta costruendo la sua affermazione puntando sulle paure, di fatto inconsistenti di una invasione degli immigrati. 

L'immigrazione ben governata con processi di integrazione efficaci è sempre stata una risorsa per le economie europee invecchiate che invece aumentando il loro isolamento si avviano in questo modo ad un inevitabile declino.

Se c'è un fallimento e quello della promozione di una cultura dell'integrazione e dell'accoglienza che, mai come in questa occasione, dimostra quanto incida positivamente sull'economia  della UE e dei suoi singoli stati membri.

ES