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mercoledì 21 settembre 2022

Rifugiati - Dal 2015 richieste di asilo in Europa in calo: dimezzate in Italia

Truenumbers
Gli ultimi dati sulle richieste d’asilo mostrano come dal 2014 le domande per la concessione dello status di rifugiato siano in calo in tutta Europa. Per la precisione, rispetto al 2016, l’Italia ha visto dimezzarsi le domande per la richieste d’asilo che sono calate di 50,7 punti percentuali. 
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Lo mostra bene in grafico in apertura attraverso il quale si può seguire l’andamento delle richieste d’asilo in Europa. Il calo, che non riguarda tutti i Paesi, ci fornisce una mappa dello stato della migrazione nel Vecchio Continente. Per quanto riguarda la comunità europea il tasso di richiesta d’asilo è pari a 1,7 domande ogni 1000 abitanti, in Italia si registra invece un flusso pari a 0,9 domande d’asilo ogni 1000 abitanti
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Il Paese che riceve più richieste di asilo in Europa è la Germania
La Germania è il Paese europeo che gestisce più richieste d’asilo. Per la precisione nel corso del 2021 le persone che hanno chiesto lo status di rifugiato a Berlino sono state 190.545, di queste 148.175 lo hanno fatto per la prima volta. In Italia, a titolo di confronto, nel 2021 sono state 45.200 le richieste (a fronte di 67.040 sbarchi). Questo vuol dire che la Germania, rispetto al nostro Paese, gestisce circa il triplo di richieste d’asilo. Per il Paese guidato dal Cancelliere Olaf Scholz, il più popoloso d’Europa (80 milioni di abitanti contro i 60 dell’Italia), il flusso di immigrazione rappresenta un pilastro dell’economia: l’unica soluzione per fare fronte alla carenza di manodopera specializzata; la Germania si prepara infatti a dover gestire un “buco” di circa 240mila lavoratori specializzati che potrebbe rappresentare un reale pericolo per l’economia tedesca.
Il piano tedesco per aumentare il flusso di lavoratori extracomunitari

Per questo Berlino è già corsa ai ripari promuovendo, per la prima volta in Europa, la possibilità per i cittadini extracomunitari di ottenere la doppia cittadinanza. [...]

Dopo la Germania, nella classifica dei Paesi Ue per richieste d’asilo, troviamo Francia, Spagna e Italia. La Francia è l’unico Paese Ue dove le richieste superano le 100mila, come è possibile vedere nel grafico qui in alto che mostra come Italia e Spagna ricevano circa lo stesso numero di richieste di asilo, una quota ampiamente sotto i numeri di Germania e Francia. Dopo l’Italia il dato delle richieste diminuisce progressivamente, con l’Austria che gestisce (rispetto al nostro Paese) il 34,36% di richieste di protezione internazionale in meno e il Belgio con più del 100% di domande per lo status di rifugiato in meno. Scendendo nella classifica dei paesi Ue per richieste d’asilo arriviamo infine all’Ungheria; qui le richieste scendono verticalmente: nel 2021 il Paese guidato da Viktor Orban ha gestito in tutto solo 40 richieste d’asilo. D’altronde l’Ungheria è il Paese europeo dove è presente il più lungo muro anti migranti.
[...]
In Europa i richiedenti asilo provengono in totale da 138 Paesi differenti, non mancano gli apolidi, ovvero quello persone che non possiedono la cittadinanza di nessuno stato. Il primo Paese di provenienza dei richiedenti asilo nel 2021 in Ue è la Siria, seguito dall’Afghanistan e dall’Iraq come mostra il grafico qui in alto. Naturalmente oggi nel 2022 il Paese da cui provengono la maggior parte dei richiedenti asilo in Ue è l’Ucraina come spieghiamo qui sotto nel focus Ucraina.

Accoglienza migranti, focus Ucraina: in Italia accolti 159mila sfollati
I dati fin qui delineati e relativi al 2021 non tengono conto della crisi Ucraina la quale cambia radicalmente il volto dell’immigrazione e delle richieste d’asilo in Europa. Secondo l’Unhcr l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha provocato il più grave flusso migratorio in Europa dalla Seconda guerra mondiale. Dal 24 febbraio, data d’inizio del conflitto, sono più di 5 milioni le donne, i bambini e gli uomini ucraini in fuga dalla guerra. Gli stati confinanti con l’Ucraina sono quelli che hanno accolto più profughi: la Polonia è il Paese dell’Ue che ha concesso il maggior numero di protezioni temporanee agli ucraini fuggiti dopo il 24 febbraio, le prime cifre parlano di 675.085 richiedenti asilo, di questi il 54% sono minori di 18 anni il 66% donne. In Italia gli ultimi aggiornamenti parlano di 159mila persone provenienti dall’Ucraina che hanno chiesto al nostro Paese lo status di rifugiati per essere accolte principalmente a Roma, Milano, Napoli e Bologna.

I dati si riferiscono al: 2021-2022 - Fonte: Commissione europea

venerdì 21 giugno 2019

Venezuela - Unhcr: record di richiedenti asilo. Nel 2018 sono stati quasi 350mila. Più che siriani e afgani.

La Repubblica
"È il maggior esodo della storia recente in America Latina e una delle maggiori smobilitazioni del pianeta". Sono i dannati della Terra. Gli ultimi ma i più numerosi. Nel 2018 hanno battuto il record: spiccano in vetta alla classifica dei rifugiati nel mondo. 

Parliamo dei venezuelani che in base a Tendenze globali, ultimo rapporto che oggi pubblica Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, hanno superato come numero la somma di quelli siriani e afgani. L'anno scorso 341.800 hanno chiesto asilo in diversi paesi del mondo, dando vita a quello che viene definito "il maggior esodo della storia recente in America Latina e una delle maggiori smobilitazioni del pianeta".

Il dossier offre una dettagliata panoramica su questo enorme popolo costretto alla fuga, a spogliarsi di ogni piccolo e grande avere, a sradicarsi dal suo paese e a vagare all'estero per tentare di ricostruirsi una vita. Nel 2018 sono state 70,8 milioni le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie terre. È la cifra più alta registrata dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ci sono 25,9 milioni di rifugiati, 3,5 richiedenti asilo e 41,3 milioni di sfollati all'interno del loro paese.

In America Latina sono i venezuelani quelli più colpiti dalla diaspora. Ogni giorno, secondo gli estensori del rapporto Ancur, fuggono in 5 mila. Se la tendenza non cambierà si stima che saranno 5 milioni quelli andati all'estero entro la fine di quest'anno. "Non esiste al mondo un gruppo tanto grande di persone che sia stato costretto a lascare il proprio paese senza la presenza di una guerra o di una catastrofe", commenta con il Pais William Spindler, portavoce di Ancur per l'America Latina.

La maggioranza si è trasferita in Colombia (1,1 milioni) e in Perù (428.200), senza considerare gli irregolari che restano dei fantasmi. La Colombia confina con il Venezuela e questo dimostra che la maggioranza dei rifugiati spera di tornare presto a casa, anche se le scelte dipendono spesso da fattori economici: molti non hanno nemmeno i soldi per pagarsi il biglietto di un bus e proseguire il viaggio.

I paesi ospitanti hanno sopportato il peso più forte di questo esodo. L'anno scorso hanno concesso oltre un milione di permessi di residenza o di permanenza legale, documenti che consentono ai rifugiati e migranti di accedere ai servizi di base, sanitari, scolastici e di assistenza. Il Perù ha tuttavia deciso di stringere le maglie dell'accoglienza: per entrare adesso occorrono un visto e un passaporto.

Una condizione quasi impossibile peri venezuelani. Il regime di Maduro non rilascia facilmente passaporti. Cerca di frenare la diaspora. Per non parlare delle ambasciate, travolte dalle richieste. "L'America Latina non era pronta a questo esodo massiccio", osserva Spindler. "Solo 21 mila venezuelani hanno ottenuto lo status di rifugiato nella regione e sui tre milioni che stavano all'estero nel 2018 solo in 460 mila hanno chiesto asilo". Per affrontare questa emergenza l'agenzia Onu può contare sul 28 per cento dei fondi necessari. Il resto è affidato a ong e volontari.
Daniele Mastrogiacomo

sabato 4 maggio 2019

Il tribunale civile smentisce il Decreto Sicurezza: obbliga il Comune di Bologna l'iscrizione anagrafica di due richiedenti asilo.

La Stampa
Il tribunale civile ha obbligato il Comune di Bologna a iscrivere all’anagrafe due richiedenti asilo. Un precedente identico era avvenuto in Toscana.


È scontro aperto tra il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e i tribunali. Dopo la decisione di Firenze che ha obbligato il Comune di Scandicci a registrare come residente un richiedente asilo somalo, anche il giudice civile di Bologna è arrivato a una conclusione analoga nel caso di altri due richiedenti asilo. Sentenze che sconfessano il decreto sicurezza che però, a parere dei giudici, sarebbero contrarie a norme di livello superiore.


«Una sentenza vergognosa, ovviamente presenteremo ricorso. Se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati, lasci il tribunale e si candidi con la sinistra» ha dichiarato Salvini. Parole contro cui si è scagliato il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che per primo aveva postato la decisione del tribunale bolognese. «La norma è illegittima e la magistratura è indipendente. Un ministro fa ricorso ma non minaccia i giudici di essere di parte. Io rispetterò la legge e applicherò la sentenza. Salvini faccia bene i suoi provvedimenti invece di fare propaganda».

Ma cosa prevede il decreto Salvini? Secondo il provvedimento il permesso di soggiorno per richiesta di asilo, pur valendo quale documento di riconoscimento, non può essere utilizzato come documento valido per richiedere l’iscrizione anagrafica. Questa potrà essere ottenuta solo presentando un altro documento che dimostri la regolarità del soggiorno in Italia. Se i giudici di Bologna hanno seguito i colleghi di Firenze, però, questa norma presenterebbe qualche problema. «Ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale deve intendersi comunque regolarmente soggiornante - avevano scritto i magistrati toscani - in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo». In caso contrario il diniego di iscrizione all’anagrafe risulterebbe discriminatorio.

In una nota, la Giunta Esecutiva Centrale dell’Anm, dopo i commenti del ministro dell’Interno sulla sentenza di Bologna sui richiedenti asilo, replica così a Salvini: «I magistrati assumono le loro decisioni applicando le leggi» ed «è legittimo commentare e anche criticare le decisioni giudiziarie», ma le dichiarazioni del ministro «delegittimano la magistratura in quanto, in maniera del tutto infondata, alludono al fatto che le sentenze possano essere influenzate da valutazioni politiche».

mercoledì 6 marzo 2019

Libia. La denuncia dell'UNHCR: Protesta dei richiedenti asilo detenuti sedata con la violenza, 50 feriti gravi

Globalist
Una protesta nel centro di Sikka ha visto circa 50 migranti feriti gravemente dalla polizia. La settimana scorsa nel Centro di detenzione di Sikka, in Libia, si è fatto uso della forza contro alcuni richiedenti asilo intenti a protestare per le condizioni disumane in cui erano tenuti da mesi senza alcuna prospettiva di trovare una soluzione alla loro situazione.

Le persone ferite, riferisce L'Unhcr (l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) sono circa 50. In seguito alle proteste, circa 120 persone sono state poi trasferite dal centro di Sikka a auelli di Ain Zara e Sabhaa. Si stima che al momento dell'incidente vi fossero oltre 400 richiedenti asilo detenuti nel Centro di Sikka. Tutti erano registrati dall'Unhcr, eccetto 20 persone arrivate da poco. Il gruppo include 200 eritrei, 100 somali, 53 etiopi e 20 sudanesi.

L'Unhcr ha espresso le proprie preoccupazioni alle autorità in relazione a tale incidente. Ad oggi, l'Agenzia non ha potuto incontrare le persone coinvolte ma membri dello staff sono potuti entrare nel Centro di detenzione di Sikka domenica, esclusivamente per permettere il trasferimento di alcuni detenuti al Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) per poter essere evacuati. 

Attualmente, vi sono 5.700 rifugiati e migranti in stato di detenzione, 4.100 dei quali è stato valutato che ricadano sotto il mandato dell'Unhcr e potrebbero avere bisogno di protezione internazionale.

L'Unhcr rinnova l'appello a porre fine alla detenzione in Libia dichiarandosi pronta ad assicurare supporto alle autorità libiche per trovare misure alternative. Nel dicembre scorso l'Unhcr ha aperto un Centro di raccolta e partenza a Tripoli, in cooperazione con il Ministero dell'Interno, per velocizzare la ricerca di soluzioni e offrire un'alternativa alla detenzione. 

Tuttavia, con la riduzione di posti disponibili per il reinsediamento, molti rifugiati potrebbero dover restare in stato di detenzione a tempo indefinito.

martedì 5 dicembre 2017

Germania - Resistenza civile dei piloti che bloccano i voli delle deportazioni dei migranti richiedenti asilo.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Molti piloti in Germania si rifiutano di partecipare alle deportazioni.
I piloti di tutto il Paese stanno fermando le deportazioni programmate dei richiedenti asilo respinti. Allo stesso tempo, numeri record di appelli vinti dei rifugiati oggetto dei provvedimenti di espulsione.

A seguito di una richiesta di informazioni da parte della sinistra, il governo ha affermato che 222 voli programmati sono stati fermati da piloti che non volevano partecipare al controverso ritorno dei rifugiati in Afghanistan, che in alcuni casi è stato considerato un "paese d'origine sicuro", nonostante continui violenza e repressione in alcune parti del paese.

Circa 85 dei rifiuti tra gennaio e settembre 2017 provenivano dalla principale compagnia aerea tedesca Lufthansa e dalla sua controllata Eurowings. Circa 40 hanno avuto luogo all'aeroporto di Dusseldorf, dove le deportazioni controverse sono abitualmente accompagnate da manifestanti sulla pista. La maggior parte dei voli cancellati, circa 140, si svolgevano all'aeroporto di Francoforte, il più grande e più importante hub della Germania.

Nonostante un aumento delle deportazioni, la Germania rimane la principale destinazione di rifugiati e migranti verso l'Unione europea, tanto che nel 2017 la Germania ha trattato più domande di asilo rispetto a tutti gli altri 27 paesi dell'UE messi insieme.

Il quotidiano Die Welt, citando l'agenzia europea di statistiche Eurostat, ha dichiarato che l'Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati (BAMF) ha deciso 388.201 casi di asilo nei primi sei mesi del 2017.

Mentre la Germania intensifica le espulsioni, il numero di richiedenti asilo che fanno appello alle loro decisioni è aumentato in modo significativo.

Questo è quasi il doppio del numero di ricorsi fatti durante lo stesso periodo nel 2016, i tribunali si schierano con circa uno su quattro richiedenti asilo che fanno appello al loro status. Secondo l'emittente pubblica NDR, queste cause sono costate a Berlino circa 19 milioni di euro (22,5 milioni di dollari) da gennaio a novembre 2017, con un aumento di 7,8 milioni di euro rispetto all'anno precedente.

Al fine di ridurre il numero di ricorsi e accelerare le espulsioni, il governo ha proposto un programma che da febbraio 2018 proporrebbe ai richiedenti asilo respinti la somma di 3.000 euro come incentivo ad accettare l'espulsione.

Ezio Savasta

Fonte: Deutsche Welle

giovedì 15 giugno 2017

Australia. Migranti: risarcimento record per richiedenti asilo detenuti in isola del Pacifico, per mettere a tacere gravi violazioni dei diritti umani.

Ansa
Un'azione collettiva di risarcimento danni per oltre 1.900 profughi e richiedenti asilo destinati all'Australia detenuti nell'isola di Manus in Papua Nuova Guinea nel Pacifico, si è conclusa con un accordo extragiudiziale per oltre 70 milioni di dollari australiani (49 milioni di euro), più costi legali per 20 milioni di dollari, il risarcimento più oneroso in materia di diritti umani nella storia australiana. 

Migranti detenuti nel campo Manus in Papua Nuova Guinea
I loro legali sostengono che l'Australia ha violato gli obblighi di assistenza (duty of care), tenendo i detenuti in condizioni che hanno causato danni fisici e psicologici. L'azione collettiva era stata avviata per conto di persone detenute nel centro fra il 2012 e il 2014. 

Il governo conservatore di Canberra ha concordato il risarcimento piuttosto che procedere con un processo di almeno sei mesi davanti alla Corte Suprema di Melbourne, che avrebbe richiesto deposizioni di 200 testimoni riguardo ad abusi sessuali e fisici sistematici, fra cui un omicidio per mano di guardie del centro durante disordini, oltre a trattamenti medici inadeguati che hanno portato a lesioni e decessi.

Il centro di detenzione stabilito a Manus dall'Australia, che si affianca a quello nel piccolo stato-isola di Nauru, un anno fa era stato definito incostituzionale della Corte Suprema di Papua Nuova Guinea, che ha dichiarato illegale la detenzione. 

La sua chiusura è programmata per il prossimo ottobre e rimane operativo ospitando quasi 900 uomini, il cui futuro rimane del tutto incerto, dato che l'Australia ha finora escluso di accoglierli. Il ministro dell'Immigrazione Peter Dutton ha affermato che l'accordo non costituisce ammissione di responsabilità e che il governo "respinge decisamente le rivendicazioni avanzate in questi procedimenti", spiegando che il governo è tenuto a "evitare, prevenire e limitare la portata di costosi procedimenti legali".
Le organizzazioni per i diritti umani accusano invece Canberra di aver accettato l'accordo come prezzo del silenzio per evitare che emergessero in udienze pubbliche evidenze di violazioni nei centri che sono coperti da totale segretezza. Il direttore del Centro legale per i diritti umani, Daniel Webb, ha detto che il caso è "una concessione importante e attesa a lungo che notoriamente ha causato danni profondi a persone innocenti verso cui l'Australia aveva obblighi di assistenza". E ha aggiunto che i profughi detenuti a Manus e a Nauru dovrebbero essere accolti al più presto in Australia.

giovedì 25 agosto 2016

Sisma - Nella gara di solidarietà anche decine di richiedenti asilo. "Ricambiamo la solidarietà"

ONUItalia
Ascoli Piceno – Venti richiedenti asilo, quasi tutti nordafricani, ospiti di una struttura gestita dal GUS (Gruppo di Umana Solidarietà) a Monteprandone (Ascoli Piceno), sono partiti volontari alla volta di Amandola, uno dei centri marchigiani colpiti dal terremoto, in supporto alla Protezione civile comunale, per prestare soccorso alla popolazione.

“Sono stati loro – ha detto Paolo Bernabucci del Gus – a chiedere di poter dare una mano in questo momento tragico per la regione che li ospita”, riporta oggi l’ANSA. Il GUS è una Ong, che nasce come associazione di volontariato nel 1993, nel nome di Guido Puletti, giornalista morto in Bosnia. La storia dei venti di Monteprandone e’ una di quelle di “solidarietà’, bellissime e commoventi” di cui ha parlato oggi il premier Matteo Renzi. Storie non solo italiane, come quella di altri 75 richiedenti asilo ospiti dello Sprar (Servizio di protezione richiedenti asilo e rifugiati) a Gioiosa Ionica.

“Stiamo cercando di capire come aiutare i richiedenti asilo a fare il versamento e a chi ma vorremmo sottolineare questo piccolo ma rilevante gesto di aiuto tra popoli, da parte di chi si è sentito accolto in Italia e vuole in qualche modo ricambiare la solidarietà”, ha annunciato Giovanni Majolo, coordinatore dello Sprar nella cittadina calabrese. I 75 sono ospiti delle strutture di accoglienza nella cittadina calabrese gestite dalla Rete dei comuni solidali, Recosol: “Rinunciamo al pocket money di oggi, per darlo ai terremotati”; hanno deciso i profughi. Tradotto, 2,50 euro a testa, il 14% delle loro entrate settimanali, per un totale di 187,5 euro.

Il terremoto d’altra parte non ha risparmiato le strutture di accoglienza a migranti e rifugiati. Ad Amatrice sono crollate tutte le cinque strutture presenti sul territorio comunale. Tra i migranti ospitati nella cittadina distrutta, quattro erano rimasti feriti, mentre un altro e’ tuttora disperso. Sono intanto già stati attivati i trasferimenti in altre strutture per i 24 beneficiari di protezione rimasti senza strutture di accoglienza: per 16 di loro è già stato disposto il trasferimento. 

martedì 18 agosto 2015

Sud Africa: richiedenti asilo oggetto di continue estorsioni negli uffici per rifugiati. La corruzione dilaga.

News from Africa
Un’inchiesta del centro africano per le migrazioni svela un sistema consolidato di estorsioni ai richiedenti asilo in ogni fase dell’accoglienza. Chi non paga viene cacciato. Il paese ha avuto in un anno 86 mila richieste, più del Regno Unito
Nairobi – Una nuova inchiesta accusa le autorità sudafricane di corruzione nella concessione di documenti ai richiedenti asilo. L’inchiesta, intitolata “Queue here for corruption: measuring Irregularities in South Africa’s Asylum System” (“Fare la fila qui per la corruzione. Misurare le irregolarità del sistema di asilo in Sud Africa”), riporta atti di corruzione dagli attraversamenti di confine alle file fuori dagli uffici accoglienza per i rifugiati, ed anche cosa succede all’interno degli uffici.

Secondo l’inchiesta, prodotta dall’African Centre for Migration and Society (ACMS), la corruzione è ovunque: “Ti chiedono i soldi, tu glieli dai, ma poi loro non ti aiutano”. Il Sudafrica è una delle destinazioni principali per i migranti e i richiedenti asilo da tutto il continente: secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), nel 2014 ha ricevuto oltre 86 mila richieste d’asilo, più del doppio di quelle ricevute dal Regno Unito. Ma soltanto una ogni dieci richieste è stata accettata – la più bassa percentuale di accettazione al mondo.

A detta di un rifugiato, che si è espresso in anonimato: “Nessuno ottiene un permesso senza pagare”. Nell’inchiesta si legge che la corruzione ha inizio al confine – il 13 per cento degli intervistati dice che gli ufficiali di dogana hanno chiesto loro soldi –, ma è più insistente durante le richieste d’asilo e di rinnovamento, processi che di solito richiedono di recarsi più volte all’Ufficio accoglienza rifugiati.

L’inchiesta denuncia inoltre che ai rifugiati vengono chiesti soldi mentre aspettano fuori dall’ufficio, di solito da addetti alla sicurezza o intermediari che assicurano di avere contatti con il personale all’interno. A Marabastad, vicino a Pretoria, più della metà degli intervistati si è trovata davanti ad atti di corruzione mentre era in fila, mentre al 31 per cento è stata offerta assistenza una volta dentro l’ufficio in cambio di soldi.

Coloro che non possono pagare le somme richieste spesso sono mandati via.Tuttavia i richiedenti asilo che non riescono a rinnovare i propri permessi prima che scadano possono essere multati, sistema che apre le porte a un’ulteriore corruzione. Le multe vengono pagate direttamente al personale dell’Ufficio Rifugiati. “I moltissimi modi in cui può essere applicata la corruzione aumentano il rischio per i richiedenti asilo di restare senza documenti e quindi di venire arrestati e detenuti, cosa che a sua volta spiana la strada alla corruzione”, viene aggiunto. L’inchiesta sostiene che la corruzione è aumentata così gravemente all’interno del sistema d’asilo in Sudafrica anche come conseguenza della decisione del governo di chiudere parecchi uffici accoglienza per rifugiati negli ultimi anni, nonostante l’incessante richiesta del servizio.