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martedì 14 luglio 2015

Vietnam - Cambogia - Esodo e persecuzione dei montagnards ignorati dalle diplomazie

MISNA
Prosegue l'impegno per sensibilizzare l'opinione pubblica del Sud-Est asiatico continentale e quella internazionale sui diritti e la sicurezza negati ai Montagnards. Queste popolazioni degli altipiani del Vietnam centrale sono fortemente controllate dalle autorità e sovente sottoposti a forme di persecuzione.
Una situazione che costringe molti – sebbene in misura minore degli esodi del 2001 e del 2004 provocati da ondate repressive - a cercare rifugio in paesi circostanti. Anche qui, tuttavia, alla dura condizione di fuggiaschi e per i più fortunati di profughi, si associa la costante minaccia di rimpatrio forzato su richiesta di Hanoi o in base alle opportunità dei rapporti bilaterali.
Il 1° maggio scorso, un comunicato di Human Rights Watch (Hrw) e due altri organizzazioni umanitarie aveva condannato duramente il comportamento delle autorità cambogiane riguardo i Montagnards. “Il comportamento del potere cambogiano che rifiuta a individui provenienti dal Vietnam la registrazione come richiedenti asilo e di accedere allo stato di rifugiato, mostra che il governo non rispetta la legge internazionale in questo campo”, vi si leggeva.
A conferma di una tendenza repressiva verso le minoranze degli altipiani e dell'atteggiamento opportunista dei governi vicini e alleati del Vietnam, la conferenza predisposta il 26 giugno a Bangkok da Human Rights Watch è stata cancellata all'ultimo momento dalle autorità thailandesi su pressione del governo vietnamita.
Sebbene l'azione di Hrw e di altri soggetti coinvolga molti paesi, è però principalmente rivolta verso il governo cambogiano, in quanto la Cambogia è il paese più accessibile dai gruppi originari del Vietnam, perseguitati per vicende belliche, cristianizzazione, diversità culturale. Ma è anche quello dove la politica di arresto, detenzione e respingimento è maggiormente praticata, con conseguenze sovente pesanti, come l'impossibilità per i Montagnards di ricongiungersi con le famiglie d'origine.
[CO]

mercoledì 25 marzo 2015

Cambogia rifugiati Montagnard, governi e UNHCR in cerca di soluzione

MISNA
Questa settimana, l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha avuto colloqui con i rappresentanti del governo cambogiano e vietnamita per cercare soluzioni sul recente flusso di Montagnard che dal Vietnam cercano di entrare in Cambogia per chiedere asilo politico a causa della persecuzione etnica-religiosa.
Vivian Tan, portavoce regionale per l’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i rifugiati (Unhcr), ha detto al quotidiano The Phnom Penh Post che l’incontro aveva lo scopo di trovare una soluzione in linea con gli standard internazionali e gradita a tutte le parti.

Finora a 13 Montagnard è stato concesso lo stato di stato di rifugiati, altri 10 stanno discutendo le loro richieste di asilo a Phnom Penh, mentre 13 rimangono nascosti sulla zona di confine, nelle foreste della provincia di Ratanakkiri e, in diretta violazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, decine di altri sono stati respinti in Vietnam senza un giusto processo. Secondo le dichiarazioni dei Montagnard respinti, le deportazioni sono il risultato di azioni coordinate da parte delle autorità vietnamite e cambogiane.

Nel 2002, la Cambogia, il Vietnam e l’Unhcr hanno raggiunto un accordo trilaterale per il rimpatrio volontario e tre anni più tardi, nel 2005, un protocollo di intesa tripartito è stato firmato per rimpatriare i profughi in condizioni controllate. Un rapporto del 2006 di Human Rights Watch (Hrw) ha evidenziato il problema dei rimpatriati che sarebbero nuovamente perseguitati per aver lasciato il paese e mette in seria discussione la credibilità del monitoraggio dei rimpatriati da parte dell’Unhcr.

“E’ da nove anni che tutto questo sta succedendo e ancora oggi i rifugiati e i richiedenti asilo parlano della stessa persecuzione religiosa” ha detto Suor Denise Coghlan del Jesuit Refugee Service in Cambogia, spiegando che fino a quando non finirà la persecuzione, è improbabile che i rifugiati accettino di tornare. Nel frattempo, per chi è ancora in clandestinità, una soluzione non è ancora stata trovata.

[PL]

mercoledì 4 febbraio 2015

In fuga dalle persecuzioni in Vietnam, "montagnard" cristiani arrestati dalla polizia della Cambogia

AsiaNews
Una famiglia di cinque persone, fra cui due bambini e un lattante, aveva abbandonato il territorio di origine per sfuggire alle persecuzioni. Ammanettati, essi sono stati condotti in una località sconosciuta. Attivisti pro diritti umani denunciano una “gravissima violazione”. Per Phnom Penh si tratta di accuse con “finalità politiche” e minaccia ritorsioni.
 

Phnom Penh- Attivisti pro diritti umani in Cambogia denunciano l'arresto di una famiglia cristiana montagnards (nella foto), che aveva abbandonato il villaggio di origine in Vietnam e superato il confine per sfuggire alle persecuzioni delle autorità comuniste di Hanoi. 

Il gruppo è formato da cinque persone, fra cui due bambini e un lattante; il fermo da parte delle forze di polizia e militari è avvenuto lo scorso primo febbraio nelle foreste della provincia nord-orientale di Ratanakiri, dove essi si trovavano da oltre due settimane in cerca di riparo. Gli agenti li hanno ammanettati, condotti in una località segreta e rischiano di essere rimpatriati; altri quattro montagnards sono invece riusciti a sfuggire al fermo.

Chhay Thi, attivista Adhoc (Cambodian Human Rights and Development Association), conferma l'arresto e aggiunge che, finora, non si hanno notizie sulla sorte della famiglia, né sul luogo in cui sono detenuti. "La loro detenzione - aggiunge - è una gravissima violazione ai diritti umani e alla Convenzione del 1951 sui rifugiati". Egli ha aggiunto che altri 27 montagnards restano nascosti nella giungla, per sfuggire a un possibile fermo.

Già la scorsa settimana i vertici di Adhoc avevano denunciato la polizia di Phnom Penh, perché arresta e deporta i richiedenti asilo politico senza nemmeno ascoltare la loro storia. Di contro, le forze dell'ordine affermano che non si tratta di montagnards in fuga da persecuzioni, ma di semplici contadini emigrati "in modo illegale" nel Paese. Il portavoce del ministero cambogiano degli Interni, Khieu Sopheak, minaccia inoltre di denunciare il gruppo Adhoc perché agirebbe "con finalità politiche".

Nel 2001 e nel 2004 almeno 2mila montagnards - originari delle zone montuose del centro del Vietnam - sono emigrati in Cambogia per sfuggire alle violenze delle autorità di Hanoi; il regime comunista li perseguita e confisca i loro terreni per la fede cristiana, per il sostegno fornito alle truppe statunitensi ai tempi della guerra, e soprattutto per impossessarsi dei loro terreni. La maggior parte di loro ha ottenuto asilo politico, con Washington in prima fila nella concessione di visti.

Negli ultimi anni è ripreso l'esodo e sempre più famiglie tentano di attraversare la frontiera, in cerca di riparo nella vicina Cambogia. Con l'aiuto dell'Onu, alcuni hanno fatto richiesta di asilo politico, anche se molti esitano a contattare le autorità di Phnom Penh, nel timore di essere rimpatriati. Nelle ultime settimane sono almeno 45 i montagnards (fra cui tre bambini) che hanno cercato riparo nelle foreste della Cambogia, costretti a lottare contro malaria e mancanza di cibo per poter sopravvivere.