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giovedì 4 aprile 2019

Torre Maura - 15enne contrasta Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete? Odiate solo le minoranze, nessuno deve essere lasciato indietro"

Globalist
Simone ha solo 15 anni ma ha avuto il coraggio di andare controcorrente e di attaccare Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete?".

Gli si crea subito una folla intorno, ma lui non si fa intimidire. Nella voce, che trema appena, c'è la consapevolezza di stare andando controcorrente, una corrente fascista e carica di odio che non lo attacca subito forse solo perché stupito della sua giovane età, e del suo coraggio.

Simone ha solo 15 anni e davanti a lui ci sono gli esponenti di Casapound. Siamo a Torre Maura, da ieri sera un campo di battaglia per l'arrivo di 70 famiglie rom ospitati dal centro di accoglienza di via dei Codirossoni. 

Casapound è arrivata quasi subito, cavalcando la protesta, alzando cori razzisti e aizzando le persone a dire bestialità come "bruciateli vivi". Bruciare vive quelle famiglie, quei bambini, chiamati 'scimmie' e prese a sassate e sputi. Scene da Medioevo.

Simone ha solo 15 anni, ma il cuore e il cervello maturi al punto da capire dove sta la verità: "questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro".
"È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene".
Casapound gli risponde, cerca di sminuirlo: "sei uno su cento, solo tu pensi queste cose".
"Almeno io penso" risponde Simone, "almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti". "E perché" lo aggredisce Casapound, "quelli della tua fazione politica non ci vengono qui?". 
"Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?" attacca Simone, che inizia a scaldarsi, prima che una donna lo tiri via, attaccando i giornalisti: "non potete riprenderlo, è minorenne".

No alla violenza di Torre Maura, risolviamo in altro modo i problemi delle periferie

HuffPost
Non si può giustificare l'assedio di Torre Maura contro 77 persone, di cui 33 bambini nati e cresciuti a Roma. Persone che non arrivavano certo dalla luna, ma da una struttura a soli 3 km da lì. Sono rom, vero. E allora? Prima di ogni altra cosa sono persone, uomini, donne, bambini (tanti).


"Ma i cittadini delle periferie sono esasperati". Vero (tralasciando il fatto che a Roma siamo un po' tutti esasperati). Ma sono davvero quelle 77 persone il problema delle periferie (e di Torre Maura)? I cittadini delle periferie hanno tanti problemi. Vero.


La mancanza di lavoro; la carenza di infrastrutture; la diffusione massiccia della droga; l'evasione scolastica che condanna le nuove generazioni all'irrilevanza; la poca sicurezza; la scarsa coesione sociale; il dramma della solitudine; la crescente marginalità.

Problemi seri, profondi, diffusi. Ma dinanzi a questi problemi (grandi) ritengo che sia necessario cambiare paradigma: se questo stato di cose produce voglia di mobilitazione, andiamo tutti con i cittadini di Torre Maura (e di qualunque periferia) a manifestare nelle sedi necessarie per chiedere e ottenere diritti per tutti.

Non sarà certo l'assedio a 77 persone, né tanto meno sdoganare metodi violenti e razzisti di gruppi neofascisti, conditi dal gesto vergognoso di calpestare il cibo, a migliorare la vita dei cittadini delle periferie. Renderà solo la nostra città più barbara e violenta.

Proviamo a immedesimarci con uno dei 77, proviamo a immaginare un vostro figlio asserragliato in un palazzo con intorno cassonetti e auto dati alle fiamme, senza poter mangiare. I rom non sono "altri" da noi. Come non lo sono gli anziani, i bambini e tutti gli altri abitanti della nostra città, anche se in condizione sociale, economica, di salute o cittadinanza diversa da noi.

A Roma ci sono 12mila famiglie in lista per le case popolari, circa 7/8 mila persone in occupazioni, 6mila nei campi rom, 3mila senzatetto, 3mila in emergenza abitativa; senza parlare di chi è in sofferenza abitativa: sotto sfratto, ospite, fuori sede. Una città nella città.

Ripartiamo dalla tutela dei diritti. Perché lo stato delle periferie dimostra che dire "a lui no, a me sì", non aggiunge niente a me e provoca solo il regresso dei diritti di tutti.

Paolo Ciani