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mercoledì 1 agosto 2018

La tratta dei bambini: Africa e Sudamerica principali rotte dello schiavismo moderno, 60% sono minori

GlobalistL'Unicef e l'Icat rivelano numeri inquietanti: più del 60% degli esseri umani schiavizzati in questi paesi sono minori.


L'Unicef insieme all'Icat (Gruppo di coordinamento interagenzia contro la Tratta di esseri umani) ha diffuso dei dati inquietanti sulle vittime di tratta di esseri umani, contro una piaga che cresce ogni giorno di più.

Il 28% delle vittime identificate a livello mondiale sono bambini. Nell'Africa subsahariana e nell'America Centrale fino ai Caraibi la percentuale sale rispettivamente al 64% e al 62%. Ma le due agenzie avvertono che questi numeri sono probabilmente di gran lunga inferiori rispetto alle cifre reali: 

"La realtà - osservano - è che i bambini sono raramente identificati come vittime di tratta. Pochi si fanno avanti per paura dei trafficanti, mancanza di informazioni sulle opzioni disponibili, diffidenza nei confronti della autorità, paura di stigmatizzazione o per la possibilità di essere rimpatriati senza nessuna tutela e un supporto materiale limitato".

"I bambini rifugiati, migranti o sfollati" continua il rapporto, "sono categorie particolarmente vulnerabili alla tratta. Sia che stiano scappando da guerre o violenze o che siano alla ricerca di migliori opportunità di formazione o sostentamento, un numero esiguo di bambini trova strade per spostarsi regolarmente e in sicurezza con le loro famiglie. Questo aumenta le probabilità che i bambini e i membri delle loro famiglie utilizzino percorsi irregolari e più pericolosi o che i bambini si spostino da soli, fattore che li rende più vulnerabili a violenze, abusi e sfruttamento da parte di trafficanti".

mercoledì 13 agosto 2014

Sud America - Accordo per fermare la "Bestia" - Treno dove migliaia di immigrati si aggrappano per viaggiare verso gli USA

Vatican Insider
Più controlli per scoraggiare i migranti che raggiungono il confine aggrappati al treno della morte
Da oggi sarà più difficile per le decine di migliaia di centroamericani che ogni anno si avventurano verso la frontiera messicana con gli Stati Uniti afferrarsi alla “bestia” e percorrere i 2300 chilometri che li separa dall’ambito destino. Molto di più per i bambini che si mescolano tra di loro per raggiungere gli adulti all’altro lato del confine.

Stati Uniti, Messico e Guatemala hanno raggiunto un accordo per limitare il loro numero controllando all’origine, per così dire, che non salgano sul famigerato “treno della morte”. Il governo guatemalteco ha reso noto che l’accordo prevede l’istituzione di posti di controllo lungo le linee ferroviarie e incursioni più frequenti e mirate della polizia migratoria.

Il lungo e pericoloso percorso, che espone i migranti alla criminalità e agli incidenti, parte dalla città di Arriaga, nello stato messicano del Chiapas, fino alla città di frontiera di Reynosa e la città gemella di McAllen, in Texas

I migranti lo percorrono sul tetto dei vagoni o letteralmente aggrappati alle carrozze del treno. Il flusso è diventato così intenso che gli abitanti di Arriaga hanno allestito delle bancarelle per vendere acqua e materassini ai coloro che salgono sui treni.

Ma sarà difficile scoraggiare le partenze senza incidere seriamente sulle motivazioni che le determinano.
Alver Metalli