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lunedì 15 febbraio 2021

Biden punta a chiudere Guatanamo (macchia nel rispetto dei diritti umani in USA) entro la fine del suo mandato

Blog Diritti Umani - Human Rights
Biden avvia la revisione del carcere di Guantanamo, punta a chiuderlo prima della fine del suo mandato.


Istituita per ospitare sospetti stranieri in seguito agli attacchi dell'11 settembre 2001 a New York e Washington, la prigione è diventata il simbolo degli eccessi della "guerra al terrore" statunitense a causa dei duri metodi di interrogatorio che, secondo i critici, equivalgono a torture

Gli assistenti del presidente Joe Biden hanno avviato una revisione formale della prigione militare statunitense a Guantanamo Bay a Cuba, rilanciando l'obiettivo dell'era Obama di chiudere la controversa struttura con l'obiettivo di farlo prima che lasci l'incarico, ha detto la Casa Bianca venerdì (12 febbraio). Segnalando un nuovo sforzo per rimuovere quella che i sostenitori dei diritti umani hanno definito una macchia sull'immagine globale dell'America. 

Alla domanda se Biden chiuderà la prigione di massima sicurezza situata presso la stazione navale di Guantanamo entro la fine della sua presidenza, la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha detto ai giornalisti: "Questo è certamente il nostro obiettivo e la nostra intenzione". 

Ma è improbabile che un'iniziativa del genere faccia cadere presto il sipario sulla struttura offshore, in gran parte a causa dei seri ostacoli politici e legali che hanno anche frustrato gli sforzi del suo ex capo, l'ex presidente Barack Obama, per chiuderla. 

"Stiamo intraprendendo un processo NSC per valutare lo stato di avanzamento dei lavori che l'amministrazione Biden ha ereditato dalla precedente amministrazione, in linea con il nostro obiettivo più ampio di chiudere Guantanamo", ha detto a Reuters la portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Emily Horne, che è stata la prima a segnalare che la revisione era in corso.

Attualmente sono presenti a Guantanamo  40 prigionieri, la maggior parte detenuti da quasi due decenni senza essere accusati o processati. 

ES

Fonte: CNA - Biden launches review of Guantanamo prison, aims to close it before leaving office

venerdì 15 gennaio 2021

Guantánamo entra nel ventesimo anno e le violazioni dei diritti umani sono ancora in corso. Biden ha espresso la volontà di chiuderlo

La Repubblica
In occasione dell’ingresso nel ventesimo anno di operatività e mentre un nuovo presidente sta per insediarsi alla Casa Bianca, Amnesty International ha diffuso un nuovo rapporto sulle violazioni dei diritti umani ancora in corso nel centro di detenzione di Guantánamo Bay. 

“Il nostro rapporto - dice Daphne Eviatar, direttrice del programma sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa - non riguarda solo le 40 persone ancora detenute, ma anche i crimini di diritto internazionale commessi a Guantánamo negli ultimi 19 anni e la continua mancanza di accertamento delle responsabilità. Riguarda allo stesso tempo il futuro - ha aggiunto - dato che nel 2021 saranno trascorsi 20 anni dagli attacchi dell’11 settembre e dall’inizio della ricerca di una giustizia autentica”.

Sono lì a tempo indeterminato, senza processo.Il rapporto descrive tutta una serie di violazioni dei diritti umani commesse ai danni dei detenuti di Guantánamo, dove ancora oggi vittime di tortura sono trattenute a tempo indeterminato, senza cure mediche adeguate e in assenza di un processo equo. I trasferimenti si sono fermati e anche i detenuti per i quali è stato deciso il rilascio anni fa restano lì. Il centro di detenzione di Guantánamo è stato aperto nel contesto della “guerra globale al terrore”, la risposta statunitense agli attacchi dell’11 settembre, con l’obiettivo di ottenere informazioni d’intelligence a spese delle tutele sui diritti umani.

Violazioni del diritto internazionale. Nei confronti di persone sottratte alla supervisione giudiziaria e trattenute a Guantánamo o in centri segreti di detenzione diretti dalla Central intelligence agency (Cia), sono stati commessi crimini di diritto internazionale come torture e sparizioni forzate. Il rapporto di Amnesty International chiede un genuino e urgente impegno in favore della verità, dell’accertamento delle responsabilità e dei rimedi giudiziari insieme al riconoscimento che la detenzione a tempo indeterminate a Guantánamo non può proseguire oltre. “Le persone ancora detenute - ha commentato Eviatar - sono inesorabilmente intrappolate a causa di multiple condotte illegali dei governi Usa: trasferimenti segreti, interrogatori in regime d’isolamento, alimentazione forzata durante gli scioperi della fame, torture, sparizioni forzate e il totale diniego del diritto a un giusto processo”.

Le promesse di Biden. Nel 2009, in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’allora vicepresidente e ora presidente eletto Joe Biden dichiarò: “Rispetteremo i diritti delle persone che vogliamo portare a processo e chiuderemo il centro di detenzione di Guantánamo Bay (…) I trattati e gli organismi internazionali che edifichiamo devono essere credibili ed efficaci”. Dodici anni dopo, mentre si appresta a diventare presidente degli Usa, Biden ha l’occasione per dare seguito alle sue parole. Non deve perderla.

mercoledì 1 maggio 2019

USA. Il dirigente del carcere di Guantánamo ne denuncia il degrado. Trump lo rimuove.

Il Mattino
Nei due anni e quattro mesi della presidenza Trump abbiamo visto numerosi licenziamenti improvvisi. Ma nella quasi totalità, i licenziamenti erano previsti. Quello avvenuto ieri a Guantánamo ha colto tutti di sorpresa, e subito si è cominciato a sospettare che dietro ci sia qualche "giallo". A essere rimosso è stato il contrammiraglio John Ring, che da un anno dirigeva la base e la prigione di Guantánamo, nota come "Gitmo".


Ring doveva lasciare l'incarico 1'11 giugno, invece è stato sollevato dall'incarico improvvisamente, con una giustificazione umiliante, e cioé che il Southern Command "ha perso fiducia nella sua abilità di comandare". Il South Comm è la branca del Pentagono che si occupa dei Caribi, del sud e centro America. Il contrammiraglio Ring aveva solo pochi giorni fa lamentato con dei giornalisti il fatto che non aveva ricevuto direttive su come gestire il problema dei detenuti che invecchiano e cominciano a manifestare malattie tipiche dell'età. Guantánamo è infatti un carcere militare, in cui sono rinchiusi i cosiddetti "unlawful combatants", secondo una definizione dei terroristi combattenti coniata dall'Amministrazione Bush nel 2002.

Invece che definirli "prigionieri di guerra" e dover obbedire alla Convenzione di Ginevra sul trattamento umano dei prigionieri, l'allora ministro della Difesa Donald Rumsfeld ideò questa definizione, e trasferì i combattenti catturati nella prigione militare nell'isola di Cuba. In un sol colpo, i catturati venivano sottratti non solo alla Convenzione di Ginevra ma anche ai diritti di cui avrebbero goduto se portati su terreno Usa.

Nel momento di massima affollamento, la prigione rinchiudeva 740 detenuti. Oggi ne sono rimasti 40, di cui 17 sono ex prigionieri dei cosiddetti "buchi neri" creati dalla Cia in Paesi compiacenti, dove i detenuti potevano essere torturati. Fra questi c'è anche Khalid Sheik Mohammed, ritenuto l'ideatore degli attentati del 9 settembre 2001.

La giustizia si muove a velocità infinitamente lenta per questi detenuti, e Ring cominciava a temere che presto il carcere sarebbe diventato "un ospizio per anziani".

Il Pentagono dal canto suo nega che la ragione del suo licenziamento siano state le parole di sfogo con i giornalisti. Contestare la capacità di comando di un contrammiraglio tuttavia è un'accusa grave, soprattutto se si tiene conto della lunga e coraggiosa carriera militare di Ring, un pilota da combattimento che è stato il comandante delle "Black Eagles", lo squadrone degli aerei da ricognizione durante la guerra contro l'Iraq, poi ha avuto il comando della nave da sbarco Uss Comstock e infine della portaerei Nimitz. Per di più Ring ha avuto una medaglia speciale per la sua "capacità di leadership".

mercoledì 17 ottobre 2018

Il lager di Guantanamo resterà aperto per altri 25 anni: Trump cancella la decisione di Obama che voleva chiuderlo

Globalist
L'ex presidente democratico nel 2009 aveva ordinato di chiudere "appena possibile" il campo di prigionia. L'Onu avverte: "le torture nel carcere Usa a Cuba continuano".


Resterà aperta "almeno per altri 25 anni" la controversa prigione Usa di Guantanamo, a Cuba, che il presidente Barack Obama nel 2009 aveva promesso di chiudere. Lo ha annunciato l'ammiraglio John Ring, responsabile del carcere dove vengono detenuti terroristi e dove si trovavo gli accusati per l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001.

Lo scorso gennaio, il presidente Donald Trump, con un ordine esecutivo ha annullato la promessa di Obama e ha deciso di mantenere Guantanamo aperta, in totale controtendenza con quanto aveva cercato di fare il suo predecessore alla Casa Bianca.
Ring, durante la visita periodica organizzata per i giornalisti dall'esercito Usa ha detto di aver ricevuto l'ordine del Pentagono di tenere aperta la prigione. "Ci hanno detto - ha annunciato Ring - che saremo qui per 25 anni o più: Il Pentagono ci ha inviato un promemoria che dice che il programma è aperto". 

Lo scorso dicembre un esperto dell'Onu, Nils Melzer, ha detto che le torture a Guantanamo sono continuate, almeno nei confronti di un detenuto, Ammar al-Baluchi, sospettato per gli attentati dell'11 settembre.

domenica 18 febbraio 2018

USA. Younes Chekkouri, 14 anni di torture a Guantánamo da innocente

Il Dubbio
Il marocchino Younes Chekkouri è stato definitivamente assolto: "Finisce un lungo incubo". Dopo 14 lunghissimi anni passati nel carcere di Guantánamo senza neanche un processo, il marocchino Younes Chekkouri è stato finalmente assolto. "L'errore è stato riconosciuto - ha annunciato il suo avvocato Khalil Idrissi - le accuse per le quali è stato perseguito erano contraddittorie e non avevano alcuna logica".


"È la fine di un incubo", ha detto Chekkouri, arrestato nel dicembre 2001 in Afghanistan per presunti legami con al-Qaeda. Ma lui non aveva mai smesso di rivendicare la propria innocenza, sostenendo che il suo viaggio in Afghanistan non aveva nulla a che fare col terrorismo ma era umanitario.

Al suo ritorno da Guantánamo, nel 2015, la giustizia marocchina, molto mobilitata sui fascicoli di presunti terroristi, aveva avviato un altro procedimento contro di lui per "costituzione di banda criminale e attacco alla sicurezza interna dello Stato". In primo grado l'uomo era stato condannato a 5 anni di carcere da passare in Marocco, ma l'appello lo ha finalmente assolto: "È stata una sentenza ingiusta, sapevo che alla fine la mia innocenza sarebbe stata provata", ha detto venerdì l'ex detenuto ."È solo oggi che sento di aver voltato pagina di Guantánamo", ha aggiunto, riferendosi a una "prigione crudele", con "interrogatori quotidiani, torture fisiche e psicologiche".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso a gennaio di mantenere aperto il sito di Guantánamo e di accogliere i nuovi detenuti, con un decreto che cancella quello del suo predecessore Barack Obama che aveva pianificato di chiudere la prigione denunciata dai difensori dei diritti umani. 

Situata su una base navale di proprietà degli Stati Uniti all'estremità orientale dell'isola di Cuba, il centro di detenzione e interrogatorio di Guantánamo è stata al centro di numerose protesto da parte di molte associazioni impegnate sul fronte dei diritti umani. Aperto dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, il carcere ha contato fino a 780 detenuti arrestati per presunti legami con Al Qaeda e i talebani. Oggi ne rimangono 41.

lunedì 5 febbraio 2018

Guantanamo, dove la lotta al terrorismo alimenta il terrorismo non chiuderà

Globalist
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per "mantenere aperta la prigione di Guantanamo e rivedere le nostre politiche di detenzione militare". 



E' stato lo stesso presidente ad annunciarlo nel discorso sullo stato dell'Unione, in un passaggio in cui ha lasciato intendere che nel campo di prigionia istituito nella base militare di Cuba da George Bush nel 2002, e che Barack Obama aveva deciso di chiudere senza in effetti riuscirci per tutti i suoi due mandati, potranno essere inviati nuovi prigionieri, terroristi dello Stato Islamico, "dovunque essi vengano catturati".

"Chiedo al Congresso di garantire che nella lotta allo Stato Islamico ed ad al Qaeda noi continuiamo ad avere tutti i necessari poteri di imprigionare terroristi in qualsiasi momento e dovunque li catturiamo. E per molti casi ora sarà a Guantanamo", ha detto Trump dopo aver annunciato di aver firmato l'ordine con cui dà indicazioni al capo del Pentagono, James Mattis.
Nell'ordine infatti si afferma che "gli Stati Uniti potranno trasferire nuovi detenuti nella stazione navale di Guantanamo Bay quando sarà necessario e legale per proteggere la nazione". Nell'ordine inoltre si dichiara che le strutture detentive di Guantanamo - contro le quali per anni hanno puntato il dito le associazioni internazionali per la tutela dei diritti umani - sono "legali, sicure, umane e gestite nel rispetto delle leggi Usa ed internazionali".

domenica 22 ottobre 2017

Ricordiamoci di Guantanamo: prigionieri lasciati morire dalla politica di Trump

Il faro sul mondo
Ritorna l’immagine divenuta tossica del carcere di Guantanamo, dove cinque uomini in sciopero della fame “sono lasciati alla porta della morte” dalla nuova politica dell’amministrazione Trump nei confronti dei detenuti che protestano. Alcune celebrità stanno digiunando a sostegno dei detenuti.


Era il 2002 quando l’amministrazione di George W. Bush, in “piena guerra al terrore” aprì la super-prigione di Guantanamo nell’isola di Cuba, che ha ospitato fino a 780 detenuti, molti “spazzati” dai campi di battaglia dell’Iraq, la maggior parte non è mai stata formalmente accusata da un tribunale. Dal 2002 sono morti nove prigionieri e di questi si ritiene che sette si siano suicidati. Molti sono stati sottoposti a tortura durante l’interrogatorio; inoltre nel carcere sarebbero stati rinchiusi anche una quindicina di minori.
Ci sono attualmente 41 prigionieri detenuti, ciascuno dei quali costa ai contribuenti americani 10 milioni di dollari all’anno, a differenza dei 78mila dollari necessari per un detenuto in una prigione federale di massima sicurezza negli Stati Uniti, secondo il gruppo Human Rights First. Solo uno è stato inviato negli Stati Uniti per il processo nei tribunali statunitensi. Dei 41 prigionieri, 15 sono considerati di “alto valore”, tra cui Khalid Sheikh Mohammed, il presunto cospiratore degli attacchi dell’11 settembre.

Barack Obama promise di chiudere il carcere al termine della campagna elettorale nel 2008, promessa sempre ventilata negli anni della presidenza, fino alla presentazione al Congresso di una proposta nel febbraio del 2016, che non è stata rispettata alla fine del suo mandato. 


Di tutt’altro avviso è il presidente Donald Trump, che ha più volte detto di non avere alcuna intenzione di chiudere la struttura, si è anzi impegnato a mantenerla aperta e “caricarla con alcuni dannati cattivi”. “Non ci dovrebbero essere altre scarcerazioni – ha twittato Trump di recente – sono persone estremamente pericolose e non dovrebbe essere consentito loro di tornare sul campo di battaglia”.

Durante l’amministrazione Obama, le guardie carcerarie praticavano sui detenuti in sciopero della fame l’alimentazione forzata prima che il loro peso diminuisse drasticamente. Nel nuovo approccio dell’amministrazione Trump i detenuti in sciopero della fame sono lasciati al deterioramento fisico fino alla “porta della morte” o al rischio di deterioramento degli organi.

Gli avvocati dei detenuti in sciopero della fame hanno parlato ai quotidiani americani (Indipendent, The Guardian) delle condizioni dei detenuti di Guantanamo e in particolare dei cinque detenuti in sciopero della fame. Reprieve, un gruppo umanitario di Londra che rappresenta diversi detenuti, aveva chiesto alle persone di iniziare scioperi della fame a sostegno dei prigionieri che protestano, tra cui Khalid Qassim e Ahmed Rabbani, che rifiutano il cibo dal 20 settembre.

Tra coloro che hanno raccolto la sfida ci sono Roger Waters, co-fondatore dei Pink Floyd, Sara Pascoe, l’attore David Morrissey, il regista e attore Mark Rylance, il politico del lavoro Tom Watson e l’attrice francese Caroline Lagerfelt.

Khalid Qassim e Ahmed Rabbani, che non assumono cibo dal 20 settembre, si trovano a Guantanamo da 15 anni, per una detenzione indefinita senza addebito o prova, e dal 2013 ricorrono allo sciopero della fame come unica arma per protestare la loro innocenza ed affermare la loro umanità.

Gli avvocati sono preoccupati sempre di più per lo stato di salute dei loro clienti. David Remes, avvocato di Washington, che rappresenta Abdul al-Salam al-Hilal, uno dei cinque prigionieri dello sciopero della fame, ha riferito che Hilal, detenuto da oltre 15 anni senza accuse, ha lanciato la sua protesta quando gli è stata rifiutata l’autorizzazione ad una seconda telefonata al mese alla sua famiglia in Yemen. Il peso di Hilal è sceso da 165 a 110 libbre. Rabbani è arrivato a soli 95 libbre e da tempo soffre come Hilal di sanguinamenti interni.

Clive Stafford Smith, il fondatore di Reprieve che sta digiunando anche lui a sostegno dei detenuti, ha riferito le parole di Rabbani: “Non voglio morire, ma dopo quattro anni di protesta pacifica non posso fermarmi perché me lo dicono loro. Mi fermerò definitivamente quando il presidente Trump libererà i prigionieri liberi da accuse e permetterà a tutti gli altri un processo equo”.

di Cristina Amoroso

domenica 25 dicembre 2016

USA. Obama trasferirà 18 detenuti di Guantànamo, uno accolto in Italia

Il Fogliettone L'amministrazione Obama ha intenzione di trasferire 17 o 18 dei 59 detenuti ancora presenti nel carcere di Guantànamo. Secondo il New York Times, l'Italia ne accoglierà uno, come promesso dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al presidente Barack Obama, durante l'ultima cena di Stato alla Casa Bianca, lo scorso ottobre.


Prima che l'accordo fosse stipulato, racconta il New York Times, Renzi si è dimesso. Così, il giorno dopo la formazione del governo Gentiloni, il segretario di Stato, John Kerry, ha telefonato all'ex ministro degli Esteri per congratularsi, ma anche per chiedergli di rispettare l'impegno di Renzi. 

Gentiloni, secondo il quotidiano, ha ribadito l'impegno; l'Italia ha già accolto, la scorsa estate, un cittadino yemenita detenuto a Guantànamo.
L'urgenza con cui gli Stati Uniti si sono rivolti all'Italia dimostra la volontà dell'attuale amministrazione di fare il possibile per trasferire il più alto numero di detenuti, visto che in 22 hanno ottenuto il via libera per il trasferimento. Dato che il Pentagono deve notificare un trasferimento al Congresso con 30 giorni di anticipo, il termine ultimo per l'attuale amministrazione era ieri. 

Per questo, è stata presentata una richiesta per il trasferimento di 17 o 18 detenuti; se tutto andrà come previsto, a Guantànamo resteranno 41 o 42 detenuti. Il presidente eletto, Donald Trump, ha più volte detto di voler tenere aperto il centro di detenzione e di volerlo "riempire di cattive persone".

mercoledì 6 aprile 2016

Senegal: concesso asilo politico a due cittadini libici detenuti a Guantánamo

Nova
Il governo del Senegal ha accettato di concedere asilo politico per "motivi umanitari" e in linea con la politica di "ospitalità senegalese" e di "solidarietà islamica" a due cittadini libici detenuti a Guantánamo. 

È quanto si legge in un comunicato del ministero degli Esteri di Dakar. I due libici, come riferisce l'emittente britannica "Bbc", sono detenuti da 14 anni senza alcuna accusa. La decisione del governo senegalese segue la decisione storica da parte del governo degli Stati Uniti di chiudere il centro di detenzione. 

Decine di paesi, fra cui l'Uganda, il Ghana e Capo Verde, hanno accolto negli ultimi anni ex detenuti di Guantánamo, seguendo gli appelli da parte del governo degli Stati Uniti.

sabato 2 aprile 2016

USA: Guantánamo si sta svuotando, in via di trasferimento altri 10 detenuti

ilgiornaleditalia.org
Obama vorrebbe chiudere il supercarcere entro la fine del suo mandato ma i repubblicani sono contrari.

Il Washington Post lo aveva anticipato ed ora sembra sia arrivata anche la notifica da parte del Pentagono al Congresso degli Stati Uniti: nei prossimi giorni dieci detenuti attualmente rinchiusi nel supercarcere di Guantánamo verranno trasferiti in due Paesi (non ci sono dettagli sulla destinazione). 

Degli 800 detenuti che nel 2002 erano rinchiusi nel famigerato Camp X Ray, base statunitense situata nella baia cubana di Guantanamo, ne sono rimasti 91. 

In proposito il portavoce del Pentagono Gay Ross non ha rilasciato commenti, limitandosi a sottolineare che "l'amministrazione è impegnata a ridurre il numero dei detenuti e a chiudere il carcere in modo responsabile". 

Dal canto suo il presidente Obama appare molto determinato a perseguire l'obiettivo di chiudere il carcere di massima sicurezza entro la fine del suo mandato, nel 2017.

mercoledì 24 febbraio 2016

Guantanamo chiuderà, l’annuncio di Obama: “Identificate 13 strutture alternative”

Fanpage
Il Presidente Usa annuncia il piano di chiusura del carcere: "È giunta l'ora di chiudere questo capitolo della nostra storia"

Dopo anni di proteste, dibattiti e anche scontri politici, gli Stati Uniti presto diranno addio al supercarcere di Guantanamo, la struttura nell'enclave cubana voluta dal presidente George W. Bush dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e dove per anni sono stati rinchiusi i terroristi islamici e presunti tali spesso con detenzioni extra giudiziarie e brutali metodi di interrogatorio. 

Ad annunciarlo dalla Casa Bianca è stato lo stesso presidente Usa Barack Obama dopo aver presentato il piano di dismissione al Congresso di Washington. "Se qualcosa non funziona, dobbiamo cambiare corso. Da tempo è evidente che Guantanamo mina i valori americani e non aiuta la nostra sicurezza nazionale. È controproducente nella lotta al terrorismo. Non è un parere mio ma degli esperti" ha dichiarato infatti Obama, sottolineando che l'obiettivo è di chiudere la prigione entro la fine dell'anno.

"Non voglio passare il problema di Guantanamo a un altro presidente" ha aggiunto infatti Obama che, conscio dei rischi in un periodo delicato con le primarie Usa in corso, ha voluto chiarire che "questo piano merita un esame imparziale anche in un anno elettorale" come questo. "Tenere aperto Guantanamo è contrario ai nostri valori, è vista come una macchia. Quando parlo con gli altri leader, sottolineano che è un problema non risolto", quindi "è giunta l'ora di chiudere questo capitolo della nostra storia", ha insistito il Presidente Usa, evidenziando che Guantanamo è costosa sia in termini economici che di immagine perché "gli estremisti la usano come strumento di propaganda".

In base al piano preparato dalla Casa Bianca, infatti, la chiusura di Guantanamo dovrebbe portare a risparmi tra i 65 e gli 85 milioni di dollari all'anno. Per i 91 detenuti che vi sono ancora rinchiusi, il progetto conta di trasferirne una parte all'estero, con 35 che andrebbero nei rispettivi paesi o in quelli disposti ad accoglierli, mentre i restanti dovrebbero essere distribuiti in carceri presenti sul territorio Usa. In particolare il Pentagono ha preso in esame 13 siti alternativi, tutti carcere di massima sicurezza.
"Lavoreremo con il Congresso per trovare un posto sicuro negli Stati Uniti per i detenuti rimanenti che pongono una specifica minaccia agli Stati Uniti" ha assicurato Obama. Dagli esponenti repubblicani, però, è già arrivato un coro di critiche al piano giudicato vago e poco credibile. “Ci sarà una grossa opposizione alla chiusura. Fosse stato facile, sarebbe avvenuta anni fa. Però anche in un anno elettorale, dovremmo essere in grado di avere un dialogo aperto e onesto per assicurare la nostra sicurezza nazionale. Facciamo ciò che è giusto per l'America. Andiamo avanti e chiudiamo questo capitolo", ha concluso Obama.

Antonio Palma

martedì 12 gennaio 2016

USA - A 14 anni dall'apertura Amnesty International "chiudere carcere Guantánamo, simbolo d'ingiustizia"

Redattore Sociale
In occasione del 14esimo anniversario dell'apertura, Amnesty International afferma: "È diventato il simbolo della tortura". In occasione del 14esimo anniversario dell'apertura di Guantánamo, Amnesty International ha dichiarato che gli ostacoli posti dal Congresso americano alla chiusura del centro di detenzione rischiano di porre gli Usa tra i paesi che continuano stabilmente a violare gli standard internazionali condivisi in materia di giustizia e diritti umani.


"Guantánamo rimane aperto perché la politica intende sfruttare la paura genuina di attacchi terroristici da parte dell'opinione pubblica. Invece di individuare misure efficaci e legali per prevenire quegli attacchi, i membri del Congresso passano il tempo a giocare con le vite di decine di uomini che potrebbero morire dietro le sbarre senza neanche essere stati processati", ha dichiarato Naureen Shah, direttrice del programma Sicurezza e diritti umani di Amnesty International Usa. Che ha aggiunto: "Guantánamo è diventato il simbolo internazionale della tortura, delle rendition e della detenzione a tempo indeterminato senza accusa né processo. Chiudere il centro non significa semplicemente spostare i prigionieri altrove, bensì porre fine a tutte quelle pratiche e assumere le responsabilità per le violazioni dei diritti umani che vi hanno avuto luogo".

A Guantánamo si trovano attualmente 104 detenuti, 45 dei quali rimangono reclusi anche se ne è stato già autorizzato il rilascio. Quando s'insediò alla presidenza, nel gennaio 2009, il presidente Barack Obama firmò un ordine esecutivo che prevedeva la chiusura del famigerato centro di detenzione entro un anno. Sette anni dopo, Guantánamo è ancora aperto. Il presidente Obama ha parlato del progetto di chiudere Guantánamo, trasferendo in carceri in territorio statunitense alcuni prigionieri per continuare a sottoporli a detenzione a tempo indeterminato.

"Così facendo, cambierebbe solo il codice di avviamento postale di Guantánamo e si darebbe alle prossime amministrazioni un precedente pericoloso. Il presidente Obama deve porre fine, e non spostarla altrove, alla detenzione a tempo indeterminato senza processo - ha sottolineato Shah.

La popolazione carceraria di Guantánamo potrebbe essere sensibilmente ridotta trasferendo le decine di detenuti di cui è stata già approvato il rilascio. Il Pentagono dovrebbe ricevere dal presidente chiare direttive per il loro trasferimento verso paesi considerati sicuri". "I detenuti che non possono essere trasferiti dovrebbero essere processati nei tribunali federali oppure rilasciati e dovrebbero essere aperte indagini sulle torture e sulle altre violazioni dei diritti umani commesse a Guantánamo - ha concluso Shah. Il presidente Obama ha appena un altro anno per tradurre in realtà il suo impegno a chiudere Guantánamo. Sono in gioco il suo lascito in tema di diritti umani, così come quello degli Usa. Non sarà facile, ma il presidente Obama può e deve riuscirci".

domenica 20 dicembre 2015

USA: Obama "Guantánamo è una calamita per arruolare jihadisti, va chiusa"

Il Manifesto
[...]
E il presidente ha ribadito l'intenzione di porre rimedio all'eccessiva severità delle pene - e alle disparità razziali - alla base nell'ipertrofico sistema carcerario americano. Quest'anno Obama ha firmato la commutazione della pena di 88 detenuti federali - più dei precedenti quattro presidenti assieme. "Rimane molto ancora da fare" ha infine detto il presidente che nel suo ultimo anno in carica tenterà ancora una volta di limitare l'accesso alle armi della cittadinanza più armata al mondo e di promulgare una improbabile riforma dell'immigrazione bloccata dall'ostruzionismo repubblicano. 

Un altro scontro assicurato è quello su Guantanámo.
Obama ha ribadito di voler chiudere la prigione - in quanto calamita dell'arruolamento jihadista - e tener fede alla promessa elettorale fatta già nel 2008. Finora ogni tentativo si è però infranto sull'opposizione compatta del congresso. Obama ha preannunciato un ultimo tentativo in parlamento ma non ha escluso in extremis di agire per decreto. "Vi ricordo", ha concluso Obama, "che all'inizio di quest'anno vi avevo detto che nell'ultimo biennio possono accadere un sacco di cose interessanti. E siamo solo a metà strada".


di Luca Celada

martedì 22 settembre 2015

USA: rimpatriato marocchino detenuto da 13 anni a Guantánamo senza processo

Nova
L'amministrazione del presidente statunitense Barack Obama ha annunciato ieri il rimpatrio di un cittadino marocchino detenuto senza processo da 13 anni presso Guantánamo Bay (Cuba). L'annuncio - scrive il "New York Times" - segna un minuscolo passo verso la chiusura del malfamato penitenziario speciale, noto per i maltrattamenti e le torture dei detenuti sospettati di terrorismo e che Obama si era impegnato a chiudere sin dall'inizio del suo primo mandato.
Col rimpatrio del cittadino marocchino, il numero dei detenuti in custodia a Guantánamo scende a 115, e potrebbe presto calare di un'ulteriore unità, dal momento che una commissione composta da sei agenzie governative Usa ha approvato proprio ieri il rimpatri odi un secondo detenuto, un kuwaitiano che in precedenza era stato giudicato troppo pericoloso per consentirne il rilascio. Ad oggi 53 detenuti di Guantánamo, quasi la metà, sono stati individuati come potenzialmente idonei per il trasferimento a patto vengano soddisfatte le necessarie condizioni di sicurezza.

lunedì 17 agosto 2015

Guantánamo: Usa, no a scarcerazione detenuto per ragioni salute. Pesa 33 Kg per sciopero della fame

AGI
Washington - Il Dipartimento di Giustizia americano si e' opposto alla richiesta di scarcerazione per ragioni di salute di un detenuto di Guantanamo che da otto anni conduce uno sciopero della fame. 

Tariq Ba Odah
Tariq Ba Odah, yemenita, 36 anni, pesa ormai solo 33 kg e il suo caso e' diventato uno dei banchi di prova della promesse di Barack Obama, che s'impegno' per il trasferimento di tutti i detenuti e per lo smantellamento della struttura prima di lasciare la presidenza.

giovedì 19 febbraio 2015

USA: ex detenuto di Guantánamo David Hicks vince l'appello contro la condanna per terrorismo

Ansa
Un ex detenuto australiano di Guantánamo, David Hicks, ha vinto l'appello per annullare la sua condanna per terrorismo negli Stati Uniti. Un tribunale militare statunitense ha rovesciato la sentenza del marzo 2007, che riconosceva Hicks colpevole di aver fornito sostegno materiale al terrorismo. 


David Hicks
Il nuovo verdetto ha stabilito che l'accusa non avrebbe dovuto essere trattata da un tribunale militare poiché non aveva a che fare con crimini di guerra.

Hicks, 39 anni, era stato catturato nel 2001 in Afghanistan, dove stava frequentando un campo di addestramento di Al Qaeda e dove aveva incontrato Osama bin Laden. È stato detenuto nel carcere di Guantánamo da gennaio del 2002 a maggio del 2007. Hicks ha detto di non essere interessato alle scuse ufficiali degli Stati Uniti, ma ha chiesto di essere risarcito per le cure necessarie per superare i traumi causati dalle torture subite durante la detenzione

mercoledì 21 gennaio 2015

USA: da Guantánamo parla Fahd Ghazy "ho 31 anni... e da 13 sto in questo inferno"

Il Manifesto
"Avevo 17 anni quando sono arrivato a Guantánamo ed ora ne ho 31. Sono cresciuto in questo regime che incute soltanto paura. Qui a Guantánamo nessuno vuole ascoltarmi. In questi 13 anni di detenzione senza alcuna imputazione, né diritto ad un processo non ho mai avuto la facoltà di dire chi realmente sono. Per il governo americano sono soltanto il numero Isn026. Il mio nome è Fahd Abdullah Ahmed Ghazi. Sono un essere umano, un uomo. Vorrei avere l'abilità di descrivere questi 13 anni a Guantánamo. Ma la mia mente si chiude quando provo a pensarci. E non riesco ad avere parole adeguate che possano veramente farvi comprendere questa realtà".
È questa l'apertura dell'appello di Fahd Ghazi, uno degli 86 detenuti yemeniti , prosciolti da ogni accusa dal Pentagono, dal presidente Obama, dal Review Board militare di Guantánamo ben cinque anni fa, in attesa di essere liberati o trasferiti da questo inferno vivente verso Paesi disposti ad accoglierli.
Il video "Waiting for Fahd" del "Center for Constitutional Rights" su youtube annovera oltre 20mila persone e presentazione a New York, Washington e Chicago durante le dimostrazioni per la "chiusura di Guantánamo" indette dalle organizzazioni in difesa dei diritti civili "The world can't wait", Amnesty International, "Center for Constitutional Rights".

Nel giro di vite della lotta al terrorismo a livello mondiale che si preannuncia dopo l'attacco a Parigi, che richiama l'attacco dell'11 settembre negli Usa, parliamo della speranza di chiudere la prigione di tortura di Guantánamo con il legale Omar Farah del "Center for constitutional Rights", che assiste il detenuto Fahd Ghazi e molti altri dei 137 condannati a "detenzione perpetua", anche se prosciolti da ogni impunità e in attesa dal 2006 di essere liberati appena rientrati da Guantánamo.

Quali cambiamenti nel regime di Guantánamo ha potuto accertare, malgrado il trasferimento recente di alcuni detenuti in Uruguay, Slovakia, Kazakhstan e Usbekistan?
Molti dei miei clienti detenuti continuano a subire la violenza delle celle di isolamento totale, la imposizione della nutrizione forzata già denunciata dal Comitato speciale contro la tortura delle Nazioni unite, la tortura psicologica della disperazione di non sapere se e quando tutto questo avrà un fine se non uscire in una bara da Guantánamo.

Quanti detenuti continuano lo sciopero della fame, dopo la partecipazione collettiva della quasi totalità, spezzata con la punizione di trasferimento a celle di isolamento totale?
Dal dicembre del 2013, il governo Americano, ha imposto il blackout a noi legali sul numero di detenuti che continuano a rifiutare il cibo e su quanti ancora subiscono la nutrizione forzata. Ritengo siano più o meno 24 coloro che resistono, malgrado il sistema vendicativo del regime.

Durante le visite ai suoi assistiti a Guantánamo esistono controlli sulle note di scambio fra lei e quanto rivelato dai suoi clienti?
Posso liberamente parlare con loro, ma quanto mi vien detto viene considerato materiale "classified", cioè segreto. Per conseguenza tutto deve passare attraverso il controllo di revisione del governo statunitense.

E questo come avviene?
Quando esco dal colloquio con il detenuto tutto quello che ho annotato viene consegnato e poi vidimato da un gruppo militare speciale, quindi viene inviato a Washington per controllo, revisione e censura da apporre su quanto detto dal detenuto.

Le vostre note legali vengono inviate alla Cia?
A un dipartimento speciale per la sicurezza nazionale nelle vicinanze di Washington.

Quanto tempo, dopo il colloquio deve attendere?
Dipende. Generalmente, un corriere da Guantánamo, due volte a settimana, viene inviato a Washington. Se sono fortunato ricevo le annotazioni dopo due settimane.

Il suo cliente assistito Fahd e altri detenuti già prosciolti da ogni accusa sono in attesa di essere liberati o trasferiti. Recentemente alcuni detenuti sono stati trasferiti in paesi che li hanno accolti, ma perché Obama non esercita il diritto di "executive order" per la chiusura di Guantánamo, promessa dal 2009 e sua prerogativa, approvata nel dicembre 2013 dal Defence security act, senza attendere l'approvazione del Congresso Americano?
Senza alcun dubbio, Obama potrebbe esercitare la prerogativa dell'executive order e chiudere Guantánamo. Non è così complesso come si vuol far credere.

Allora qual è la vera motivazione di Obama per non chiudere il regime di Guantánamo, come promesso dal 2009?
Da tempo Obama ondeggia nella valutazione da fare per questa decisione, non trovando il coraggio politico di chiudere Guantánamo. Così il contesto politico odierno indica "Guantánamo forever".


di Patricia Lombroso

domenica 21 dicembre 2014

USA: per il presidente Obama la chiusura di Guantánamo è una priorità nazionale

Ansa
"La prigione di Guantánamo mina la nostra sicurezza nazionale, riducendo le nostre risorse, deteriorando i rapporti con i nostri alleati e incoraggiando gli estremisti violenti. Chiudere il carcere è una priorità nazionale". Lo afferma il presidente americano Barack Obama, il quale ha firmato la legge annuale sulla Difesa, riferisce una nota della Casa Bianca.
Il provvedimento di più di 500 miliardi di dollari, estende le restrizioni alla chiusura del super carcere di Guantánamo. Il divieto di trasferire detenuti negli Usa, in vigore dal 2011, è stato rinnovato, nonostante le ripetute opposizioni del presidente.

"Invito i membri di entrambe le parti a lavorare con noi per porre fine a questo capitolo della storia americana", ha insistito Obama. Con questa legge, il Congresso ha vietato al Pentagono di trasferire detenuti sul territorio Usa, per essere giudicati, curati o imprigionati; i repubblicani sostengono che rischierebbero di essere rilasciati da un giudice e quindi costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale. Al momento, nel super carcere di Guantánamo, aperto 13 anni fa, dopo gli attentati dell'11 settembre, rimangono rinchiusi 136 detenuti.

lunedì 15 dicembre 2014

Gli Usa chiedono il sostegno al Vaticano per chiudere Guantanamo

Vatican Insider
Il segretario di Stato John Kerry un’ora dal cardinale Parolin esprime il desiderio di una «favorevole attenzione della Santa Sede alla ricerca delle soluzioni umanitarie adeguate per gli attuali detenuti»

Il segretario di Stato John Kerry ha espresso il desiderio che «la Santa Sede favorisca soluzioni umanitarie adeguate» per la chiusura del campo di prigionia di Guantamano, nel corso dell'incontro di un’ora avvenuto stamane in Vaticano con il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin.

Fin dal 2008 Barack Obama ha manifestato l’intenzione di chiudere il carcere di massima sicurezza aperto nel 2002 dal suo predecessore, Gorge W. Bush, nella base navale sull’isola di Cuba per la detenzione – in condizioni umanitarie controverse – dei prigionieri catturati in Afghanistan e in altri paesi con l’accusa di terrorismo. Intenzione mai realizzata anche per l’opposizione del Senato Usa.

[...]

Nel corso dell’incontro, durato un’ora, dalle 9.30 alle 10.30, «i temi principali – ha riferito il direttore della Sala Stampa vaticana - sono stati la situazione in Medio Oriente, e l’impegno degli Stati Uniti per evitare l’aggravarsi delle tensioni e l’esplosione della violenza; inoltre l’impegno per favorire una ripresa dei negoziati fra Israele e i Palestinesi. È stato anche illustrato l’impegno degli Stati Uniti per la chiusura del carcere di Guantanamo e il desiderio di una favorevole attenzione della Santa Sede alla ricerca delle soluzioni umanitarie adeguate per gli attuali detenuti».

Esclusa, ovviamente, l’ipotesi che essi vengono accolti nel piccolo Stato pontificio, non sono stati comunicati i dettagli della proposta che, verisimilmente, si concretizza nella speranza di Washington che la Santa Sede, con la sua ampia rete diplomatica, possa sensibilizzare altri paesi ad assumere la responsabilità di accogliere i presunti terroristi nelle proprie strutture detentive. La chiusura del carcere, si è limitato ad aggiungere padre Lombardi, "guarda con favore" alla prospettiva che il supercarcere di Guantanamo venga chiuso.

“La brevità del tempo a disposizione – ha concluso il portavoce vaticano – ha impedito di approfondire altri temi, che sono stati quindi solo toccati, in particolare la situazione in Ucraina e le sue prospettive e l’emergenza per la epidemia di Ebola”.

E’ la seconda volta che il capo della diplomazia statunitense viene ricevuto dal principale collaboratore del Papa nel corso dei suoi passaggi da Roma. La prima volta, a gennaio scorso, Kerry e Parolin parlarono di Medio oriente, e Siria in particolare, Africa, e nello specifico il ruolo della Chiesa in Sud Sudan, ma anche di Cuba e del ruolo dei cattolici negli Stati Uniti.
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lunedì 8 dicembre 2014

USA, 6 detenuti di Guantanamo trasferiti in Uruguay

LaPresse/AP
Miami (USA), - Il governo degli Stati Uniti fa sapere che sei detenuti che erano rinchiusi da oltre 12 anni nel carcere di Guantanamo sono stati trasferiti in Uruguay, perché siano registrati come rifugiati. 

Si tratta dei primi prigionieri della base americana a essere mandati in Sudamerica. Sono tutti sospetti militanti con legami ad al-Qaeda, ma nessuno è mai stato incriminato. 

Una dichiarazione del Pentagono li identifica come quattro siriani, un tunisino e un palestinese. Il presidente uruguayano José Mujica aveva accettato di accoglierli come rifugiati, ma il trasferimento è stato ritardato sino a dopo le recenti elezioni presidenziali. 

Il rilascio porta a 136 il numero delle persone attualmente detenute a Guantanamo, il numero più basso dal primo mese di apertura del gennaio 2002.