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sabato 17 marzo 2018

Siria - Il bambino nella valigia, la foto simbolo dei civili in fuga da Hamouria nell'area di Ghouta

La Repubblica
Questo bambino assonnato, la cui testolina spunta dalla valigia dove i suoi genitori l’hanno infilato come una racchetta da tennis o un paio di scarpe, è l’ennesimo simbolo dell’atrocità della guerra siriana. 



Di lui si sa poco, se non che era uno dei 40mila disgraziati costretti a scappare ieri - 15 marzo - da una cittadina di Hamouria, nella Ghouta orientale, l’area a est di Damasco nelle mani della rivolta, per via di un violentissimo bombardamento delle forze lealiste. 


L’esodo verso la capitale, attraverso i corridoi umanitari controllati dal regime, è massicciamente ripreso stamattina. E soltanto oggi, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attendibile ong anti-Assad con sede a Londra, sono state uccise 64 persone dagli attacchi delle forze governative appoggiate dai caccia di Mosca, i quali hanno martellato la cittadina di Kafr Batna.

Dal 18 febbraio scorso, l’inizio dell’ultima, pesantissima offensiva dell’esercito del presidente Bashar al Assad per riprendere l’enclave ribelle, sono state massacrate 800 persone, la maggior parte delle quali civili. E ciò nonostante le ripetute richieste di cessate-il-fuoco lanciate dalla comunità internazionale. In sette anni di guerra, di cui due giorni fa era il triste anniversario del suo inizio, quasi 12 milioni di siriani sono stati costretti a lasciare la loro casa. Il piccolo di Hamouria è uno di questi.

venerdì 16 marzo 2018

Ghouta, il quarto Stato della disperazione

Globalist
Dalla guerra siriana immagini che ricordano il celebre quadro di Pelizza da Volpedo. Ma lì si rappresentava l'ascesa sociale del popolo. In questo caso la discesa nell'inferno.

Oggi ci sono i morti di Ghouta est. Ma prima ci sono stati gli assedi di Yarmouk, Homs, Aleppo, Madaya, Idlib, Kobane. 
Si parla di 500 mila morti, anche se non esiste alcun dato preciso. 5 milioni sono rifugiati all’estero, oltre 6 milioni di sfollati interni, almeno 11,5 milioni di persone senza accesso a cure mediche, 2 milioni di persone (di cui la metà bambini) costretti a vivere in aree assediate, il 43% delle scuole inutilizzabili, la speranza di vita ridotta di 15 anni per gli uomini e 10 anni per le donne.

Bombe, morti, esecuzioni, torture, vendette.


Pelizza da Volpedo, con il suo celebre quadro, rappresentò l’ascesa del movimento operaio. Persone umili, donne, tutti insieme per diventare protagonisti del cambiamento sociale.
Oggi le immagini di donne, bambini, disperati che scappano si ripetono non rappresentano l’ascesa, semmai il tracollo. Il quarto stato della disperazione.

martedì 6 marzo 2018

Siria, nuovi attacchi chimici nella Ghouta orientale: almeno 20 casi di soffocamento

TPI News
Secondo i caschi bianchi, l’attacco è avvenuto con il gas cloro per opera delle forze governative siriane.

A seguito di un attacco con armi chimiche avvenuto nella città di Hamorieh, nella Ghouta orientale, sono stati segnalati almeno 20 casi di soffocamento nell’enclave ribelle assediata alla periferia di Damasco, area da oltre un mese assediata da una pesante offensiva del regime siriano.

Secondo i caschi bianchi, gli uomini e le donne della Siryan Civil Defence, un’organizzazione fondata nel 2013 per aiutare le vittime del conflitto siriano, l’attacco è avvenuto per opera delle forze governative e ha causato almeno 30 casi di soffocamento, tra cui donne, bambini e volontari della difesa civile.
Si tratta dell’ottavo attacco chimico del 2018.
Il gas utilizzato è il gas cloro, il primo e il più semplice gas tossico sperimentato in un conflitto.
Il gas cloro aggredisce le prime vie respiratorie (non raggiunge gli alveoli polmonari), causando un’immediata irritazione, con sensazione di soffocamento.

La notizia è stata riportata anche dall’Osservatorio siriano per i diritti umani.
“Ad Hammouriya sono stati segnalati 18 casi di soffocamento e di difficoltà respiratorie a seguito del lancio di razzo da parte di un aereo militare in questa località”, ha detto Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio, che però non ha fornito dettagli su chi abbia lanciato questo razzo.

Nonostante la diminuzione dell’intensità degli attacchi aerei, gli scontri terrestri non accennano a fermarsi in Ghouta orientale.

I bombardamenti sono continuati anche la scorsa settimana, nonostante la tregua di 30 giorni imposta in Siria dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la “pausa umanitaria” di 5 ore al giorno, dalle 9 alle 14, decisa lunedì dal presidente russo Vladimir Putin.

Dopo quasi un mese di bombardamenti da parte del regime siriano,il 5 marzo 2018, nell’enclave ribelle della Ghouta orientale, è entrato il primo convoglio umanitario delle Nazioni Unite.

La notizia è stata confermata dal Comitato internazionale della Croce Rossa, dopo che il 4 marzo l’Onu aveva ricevuto il via libera dal governo di Damasco per l’ingresso degli aiuti nella regione assediata.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 760 civili, compresi 170 bambini, sono rimasti uccisi dal 18 febbraio in Ghouta orientale a seguito dei bombardamenti del regime.

Soltanto ieri sono stati uccisi almeno 84 civili.

domenica 4 marzo 2018

Tragedia senza fine - Siria, continuano raid aerei su Ghouta Est: 700 morti in 12 giorni tra loro 200 bambini

TGCom24
Nonostante lʼannuncio di un corridoio umanitario per lasciare lʼenclave, diversi residenti hanno detto di non volersi allontanare perchè non "si fidano" del regime e del suo alleato russo.


La guerra a Ghouta Est, in Siria, non si placa e continua a mietere vittime: sono circa 700 i civili morti, tra cui più di 200 bambini, in soli 12 giorni, ma il bilancio è destinato a crescere perché i raid aerei continuano anche durante i momenti di tregua prestabiliti per introdurre sul territorio gli aiuti destinati alla popolazione.

I "corridoi umanitari", istituiti dalle forze siriane per l'evacuazione della popolazione, si sono rivelati fallimentari: vengono bombardati dalle "organizzazioni terroristiche", come scrive la Sana (Syrian Arab News Agency), e diversi residenti hanno detto di non volersi allontanare dalla città dal momento che non "si fidano" del regime e del suo alleato russo e dicono di temere rappresaglie.

L'Alto commissario per i diritti umani dell'Onu, Zeid Ra'ad al Hussein, ha parlato di possibili crimini di guerra e contro l'umanità. "La Siria deve essere denunciata alla Corte criminale internazionale", ha affermato Zeid, aprendo a Ginevra una sessione urgente del Consiglio dei diritti umani chiesta dalla Gran Bretagna. Ma il voto su una risoluzione proposta da Londra è stato rinviato a lunedì.

L'Onu continua a chiedere il rispetto della risoluzione approvata sabato scorso dal Consiglio di Sicurezza che prevede una tregua di 30 giorni in tutto il Paese. Lo stesso hanno fatto il presidente americano Donald Trump, quello francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in una serie di contatti telefonici. Il presidente americano "ha sottolineato che gli Usa non tollereranno le atrocità del regime di Assad".

"Le violenze continuano in diversi luoghi nel Paese, in alcuni si sono intensificate, in altri divampate. Le violenze sono in corso ad Idlib, Afrin, Deir-ez-Zor, Damasco, in alcune parti di Aleppo e nel Ghouta orientale, con notizie di bambini uccisi e feriti. La guerra sui bambini all'interno della Siria non si è fermata, la Siria resta uno dei posti più pericolosi per un bambino", ha spiegato Geert Cappelaere, direttore regionale Unicef per il Nord Africa e il Medioriente, affermando che "gli operatori dell'agenzia restano sul campo in Siria e nei Paesi vicini lavorano incessantemente".

Intanto le forze governative sono avanzate in parte della Ghuta, conquistando il villaggio di Hawsh Zreika. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ha detto che l'operazione, che ha avuto l'appoggio dell'aviazione siriana e russa, si è resa necessaria a causa delle "provocazioni da parte delle formazioni armate illegali".

La guerra continua anche nella regione curda di Afrin, nel nord-ovest della Siria, dove tra giovedì e venerdì almeno 8 soldati turchi sono rimasti uccisi e 13 feriti in combattimenti. Salgono così ad almeno 40 i militari di Ankara uccisi dall'inizio dell'operazione "Ramoscello d'ulivo", che vede le forze turche impegnate a sostenere un'offensiva di ribelli loro alleati contro le milizie curde dell'Ypg. Da parte sua, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), l'esercito turco ha bombardato due postazioni delle milizie filo-Assad entrate la scorsa settimana nell'enclave uccidendo almeno 17 combattenti delle cosiddette "Forze popolari".