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sabato 13 settembre 2014

Iran i detenuti dervisci in sciopero della fame chiedono giustizia, sottoposti a umiliazioni e torture

www.ncr-iran.org
Con un comunicato intitolato "Il Testamento", i dervisci Gonabadi detenuti in Iran, che continuano il loro sciopero della fame iniziato il 31 Agosto, chiedono alla gente amante della libertà di assicurare alla giustizia le autorità del regime iraniano responsabili delle torture ai prigionieri. 


Alcuni membri di questo gruppo di nove dervisci Gonabadi in sciopero della fame, detenuti nella prigione di Evin a Tehran e in una prigione della città di Shiraz, nelle ultime settimane si sono rifiutati di prendere le medicine.

Nel loro "Testamento" hanno detto: "I nemici della religione e della legge ci stanno torturando a morte con la scusa della religione e dell'applicazione della legge. Noi non moriremo a causa di questo sciopero della fame, ma piuttosto ne verremo uccisi. È nostra volontà che tutta la gente amante della libertà del mondo, in particolare i nostri fratelli Nematollahi Gonabadi, facciano sì che i responsabili di questa tortura affrontino pienamente la giustizia".

I detenuti dervisci hanno subito gravissime pressioni da parte degli aguzzini del regime iraniano negli ultimi anni. Oltre alla tortura fisica, molte volte sono stati trasferiti in isolamento o in prigioni nelle quali sono detenuti soggetti pericolosi. I loro aguzzini gli hanno anche rasato i baffi con la forza per punirli ed umiliarli. I prigionieri in sciopero della fame Hamidreza Moradi Sarvestani, Afshin Karampour, Farshid Yadollahi, Reza Entesari, Amir Eslami, Omid Behrouzi, Mostafa Daneshjou, Mostafa Abdi e Kasra Nouri chiedono il rilascio di tutti i membri della comunità derviscia e che le autorità del regime vengano perseguite per aver violato i loro diritti per anni.

La Resistenza Iraniana chiede a tutti gli organismi internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani di adottare misure efficaci per salvare le vite dei dervisci in sciopero della fame e per rispondere alle loro richieste.

lunedì 17 marzo 2014

Iran: Appello per sostenere i dervisci in sciopero della fame nelle prigioni e in tutto il paese

CNRI
La Resistenza Iraniana chiede alla comunità internazionale di condannare i crimini del fascismo religioso al potere in Iran contro i dervisci Gonabadi nelle prigioni del regime che sono in sciopero della fame dal 2 Marzo.


Chiede inoltre che tutte le autorità internazionali competenti, come l'Alto Commissario dell'ONU per i Diritti Umani, l'Inviato Speciale sulla Libertà di Credo e Religione e l'Inviato Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani in Iran, appoggino le loro richieste in particolare quella di fornire cure mediche ai dervisci malati.

Circa 2000 dervisci Gonabadi in varie città della nazione, hanno iniziato uno sciopero della fame in solidarietà con i dieci prigionieri dervisci in sciopero della fame nelle prigioni di Evin, Gohardasht, Shiraz e Bandar-Abbas.

Lo sciopero è iniziato quando le guardie della prigione hanno riportato in cella, senza che avessero ricevuto nessuna cura medica, Hamid Reza Moradi e Mostafa Daneshjou, i due dervisci portati in ospedale per essere curati e operati per i loro disturbi al cuore. Afshin Karam Pour, un altro derviscio in prigione che soffre di gravi problemi ai reni, viene privato di tutte le cure mediche dagli agenti dell'intelligence dei mullah.

Inoltre, tre detenuti dervisci di nome Saeed Madani, Reza Entesari e Farshid Yadollahi sono stati improvvisamente esiliati nella prigione di Gohardasht il 2 Marzo. Attualmente i tre dervisci malati sono in sciopero della fame e le loro condizioni di salute sono preoccupanti.

Nei giorni scorsi ai dervisci in sciopero della fame nella prigione di Gohardasht e in quella di Nezam a Shiraz, così come ai dervisci nella sezione 350 della prigione di Evin, è stato rifiutato l'incontro con le loro famiglie.

Con il l regime del Leader Supremo (Velayat-e-Faqih) al governo, i dervisci hanno subito oppressione e repressione. Tra le misure repressive contro i dervisci vi sono: gli attacchi durante le cerimonie religiose, le percosse e l'arresto, la tortura e le accuse di “disturbo alla sicurezza nazionale”, l'esilio, il divieto alle visite e di ricevere cure mediche.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana