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venerdì 6 luglio 2018

Farnesina: rilasciata in Turchia l'italiana Cristina Cattafesta

Il Fatto Quotidiano
Cristina Cattafesta, l’attivista milanese di 62 anni bloccata in Turchia dallo scorso 24 giugno, è stata rilasciata ed è ripartita per l’Italia. A renderlo noto è stata la Farnesina, che “accoglie con grande soddisfazione la notizia”. La donna, che si era recata nel Kurdistan turco come osservatrice internazionale, era stata fermata per un controllo. Le autorità locali avevano disposto il suo trasferimento per alcuni approfondimenti legati alla sensibilità di Cattafesta per il popolo curdo.

“Il positivo esito della vicenda è stato possibile anche grazie al personale interessamento del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, al quale avevano fatto appello i familiari della connazionale, e all’incisiva azione di sensibilizzazione svolta a livello locale dalla nostra ambasciata ad Ankara, in stretto raccordo con la Farnesina” dicono dal Ministero.
Cattafesta è partita nella mattina di venerdì 6 luglio dall’aeroporto di Ataturk, a Istanbul, con un volo della Turkish Airlines diretto a Milano Malpensa. Il 26 giugno la presidente del Cisda(Coordinamento italiano sostegno donne afghane) era stata trasferita da Batman al centro di espulsione di Gaziantep. Inizialmente sembrava che il suo rimpatrio potesse essere imminente, ma il procedimento, come hanno spiegato dalla Farnesina, si è allungato a causa delle verifiche delle autorità turche, che in un primo momento ipotizzavano l’accusa di propaganda terroristica a favore del Pkk (Cattafesta aveva pubblicato una foto in cui è ritratta in un corteo pro-curdo con bandiere del Pkk e delle Ypg).

La famiglia ha esultato per la notizia del suo rilascio: “È stata finalmente liberata. Il Cisda e l’avvocata Alessandra Ballerini ringraziano la Farnesina, l’ambasciata italiana e i legali in Turchia per il prezioso impegno, la presidenza della Camera, i parlamentari europei e italiani e tutte le persone che si sono adoperate in stretta collaborazione con la famiglia e i legali per la liberazione di Cristina”.

giovedì 5 luglio 2018

Turchia. Cristina Cattafesta è ancora detenuta. Si richiede l'intervento delle autorità italiane

Corriere della Sera
Chiedono l'intervento del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio Giuseppe Conte i familiari Cristina Cattafesta, la presidente del Coordinamento italiano sostegno donne afghane (Cisda), fermata domenica 24 giugno dalle autorità turche a Batman, nel Sudest della Turchia a maggioranza curda, e rinchiusa dal 26 giugno in un centro di deportazione a Gaziantep in attesa di essere espulsa in Italia.
Cristina Cattafesta
In casi come questi i tempi possono dilatarsi di molto come accadde l'anno scorso al fotografo francese Mathias Depardon che fu detenuto per un mese nel centro di deportazione di Gaziantep. Per il rilascio dovette intervenire direttamente il presidente Emmanuel Macron. È molto probabile che sarà così anche per Cristina. Per questo la famiglia Cattafesta si rivolge alle autorità italiane e chiede, con una raccolta di firme, "una forte mobilitazione della società civile" affinché la donna possa al più presto tornare in Italia.

La presidente del Cisda, 62 anni, era arrivata il 21 giugno a Diyarbakir, insieme con il marito e altri quattro colleghi, per osservare lo svolgimento delle elezioni presidenziali e parlamentari che si sono tenute il 24 giugno in Turchia ma non aveva lo status per farlo. "In verità - ha spiegato l'avvocato Sirin Sen che è sempre stato pessimista su una liberazione veloce - i sei italiani sono entrati come semplici turisti su invito del partito filo-curdo Hdp di Batman".

Domenica, durante una visita a un sito archeologico, la delegazione era stata controllata dalla polizia. A far scattare il fermo di Cattafesta era stata una foto pubblicata su Facebook di una manifestazione in cui sventolavano bandiere del Pkk, il Partito del Lavoratori del Kurdistan che è considerato un'organizzazione terrorista anche dall'Ue e dagli Stati Uniti. Lunedì 25 giugno la procura di Batman aveva decretato l'espulsione dell'attivista e trasferito la decisione sulle modalità ad Ankara.

L'ultima volta che il Corriere ha parlato con Cristina era il 26 giugno: "Stanno per trasferirmi in un centro di deportazione a Gaziantep - ha detto al Corriere. Sono di nuovo molto preoccupata, mi hanno detto che potrei rimanere lì per un'ora o per sei mesi. E tutto questo nonostante il giudice abbia deciso di non rinviarmi a giudizio per propaganda terroristica". "Sono tre giorni che non mi lavo i denti, non mi cambio i vestiti e non ho accesso a nulla di mio. Non so cosa ne sarà di me", sono state le ultime parole di Cattafesta prima di chiudere il telefono che da allora non è raggiungibile.