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domenica 10 febbraio 2019

Rifugiati - Sindaci del Mediterraneo contro il sovranismo: «Salviamo l'Europa che naufraga quando nega i diritti umani».

Avvenire
I primi cittadini di Madrid, Barcellona, Valencia e Saragozza con quelli di Palermo, Milano, Bologna, Napoli, Siracusa, Latina: «Salviamo l'Europa che naufraga quando nega i diritti umani».

Sindaci del mediterraneo contro le politiche securitarie che mettono a rischio la vita dei migranti e rendono più insicure le città. 

Il rischio più grave, avvertono, «il naufragio dell'Europa che viola i diritti umani e rinnega i suoi valori fondanti». Dopo essere state ricevute da Papa Francesco, i primi cittadini di Barcellona (Ada Colau), Madrid (Manuela Carmena) e Saragozza (Pedro Santisteve), lanciano un manifesto - politico ma presto anche operativo - delle città solidali coi colleghi italiani di Napoli (Luigi De Magistris), Palermo (Leoluca Orlando), Bologna (Virginio Merola), Latina (Damiano Coletta), Siracusa (Francesco Italia), l'assessore alle politiche sociali di Milano (Piefrancesco Majorino), in collaborazione con l'ong spagnola di soccorso in mare Open Arms e l'associazione A Buon Diritto presieduta da Luigi Manconi.

Nella serata di ieri il fondatore di Open Arms, Oscar Camps, insieme alle prime cittadine di Madrid e Barcellona, erano state ricevute privatamente da Papa Francesco. Al centro dell'incontro la questione migranti. A renderlo noto è direttore "ad interim" della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. «Il Santo Padre - ha spiegato in una nota - ha incontrato ieri sera in Vaticano, in forma privata, la sindaca di Madrid, Manuela Carmena, e la sindaca di Barcellona, Ada Colau, con il fondatore di Open Arms, Oscar Camps. Durante il cordiale colloquio si è parlato in particolare del tema dell'accoglienza dei migranti».

Le sindache spagnole coi colleghi italiani chiedono dunque il sostegno alle Ong impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo, ma soprattutto vogliono un patto per fermare «l'involuzione dei principi fondativi dell'Europa che sta rischiando di naufragare». 

Un manifesto lanciato a tre mesi dalle elezioni europee che sfida la politica sovranista del blocco dei porti. All'incontro dei sindaci spagnoli e italiani in un albero romano hanno partecipato anche i rappresentanti di Sea Watch, Proactiva Open Arms e Mediterranea - le tre Ong che hanno dato vita al progetto "United4Med". 

Il Mediterraneo, ricordano i sindaci in una "chiamata" rivolta ai primi cittadini delle altre città, è la «casa comune di civiltà millenarie» ma sta diventando la «fossa comune di migliaia di giovani». 

La chiusura dei porti di Italia e Malta e il blocco delle navi delle Ong «sono esempi pratici di come» non solo migliaia di vite ma anche la stessa «Europa stia naufragando». E «di fronte a questo orrore» la risposta non può essere «la negazione dei diritti umani». Salvare vite, aggiungono i sindaci nell'appello ai loro colleghi, «non è un atto negoziabile e negare la partenza alle navi o rifiutarne l'entrata in porto è un crimine».

Non è un problema che riguarda una singola città, ragiona Ada Colau in un italiano perfetto: «Non siamo soli, siamo milioni di persone e siamo pronti a fare tutto il possibile, attraverso azioni istituzionali e giudiziarie, denunciando un blocco che sta violentando i diritti umani». 

I discorsi basati «sulla paura e sull'odio sono quelli che creano e hanno creato i maggiori problemi, come ci insegna la storia d'Europa»: dunque «di sicurezza con la paura non fa altro che creare caos». Ecco perché, dice il sindaco di Barcellona, «è il momento chi oggi parla di impegnarsi e difendere la vita e sono sicura che siamo la maggioranza in Europa».

Un discorso che trova l'appoggio dei primi cittadini italiani, tutti concordi nel definire la legge Salvini un provvedimento che, nei fatti, «genera insicurezza». «Eversivo - sottolinea il sindaco di Palermo Leoluca Orlando - è chi viola le dichiarazioni universali dei diritti umani». 

«Dobbiamo creare una rete parallela e integrata di solidarietà - aggiunge Virginio Merola, primo cittadino di Bologna - e l'allarme sicurezza è infondato, sono loro che alimentano la paura e dunque dobbiamo fare atti di "disobbedienza costituzionale" verso un decreto che è incostituzionale».

Per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris «salvare vite è un dovere, lasciare persone in mare è un crimine». «Vogliono distruggere modelli d'integrazione - dice - e noi lavoriamo per integrare, il decreto sicurezza aumenta l'insicurezza». 

Le somme dell'incontro le tira Luigi Manconi. L'Alleanza, spiega, «è un primo passo di un percorso che non nasce dal nulla», è un patto tra «Ong e Comuni che hanno svolto un ruolo attivo nella rete d'accoglienza» e al quale, sperano i promotori, aderiscano più città possibile. Per sfidare il vento sovranista.

Luca Liverani

mercoledì 2 gennaio 2019

I sindaci contro il decreto sicurezza: Orlando, De Magistris, Nardella, Pizzarotti, Falcomatà, Pascucci, Alessandrini. Disobbedienza umanitaria dei sindaci.

La Repubblica
L'annuncio del primo cittadino di Palermo - che sospende il provvedimento bandiera del vicepremier leghista - scuote la politica. E apre una riflessione anche tra i primi cittadini. Nardella: "Non ci pieghiamo al ricatto del dl Salvini". Pizzarotti: "Con le nuove norme difficoltà nell'avere documenti". Falcomatà: "Chiediamo un incontro al Viminale". Il ministro dell'Interno: "Legge firmata da Mattarella"



Ha aperto una breccia, il sindaco di Palermo. Leoluca Orlando ha annunciato la sospensione, nella sua città, degli effetti del decreto sicurezza. In particolare - ma non solo - per quanto riguarda l'impossibilità di iscriversi all'anagrafe alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi umanitari (con l'esclusione quindi da una serie di servizi sociali). "È disumano e criminogeno", dice Orlando. E poi rincara la dose: "Puzza di razziale". Orlando ha toccato un tasto dolente. Innescando reazioni politiche. E il consenso di altri sindaci. Per questo Salvini gli risponde in modo durissimo.

De Magistris: "Noi obbediamo alla Costituzione"Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, rivendica di aver fatto subito la scelta di sospendere il decreto. Fin dall'approvazione del provvedimento: "Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti - dice a Repubblica - noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza civile. L'iscrizione all'anagrafe è fondamentale, consente alle persone di avere diritti. Sono in ballo interessi primari della persona: l'assistenza, l'asilo. Ci muoviamo in questa direzione anche per il sistema Sprar che è un'esperienza da tutelare mentre questo governo punta a riaprire centri affollati, depositi di persone che rischiano di trasformarsi in vere e proprie bombe umane".

L'Anci: "Servono correttivi"Il primo cittadino di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, è amareggiato: "Come sindaci avevamo rilevato queste problematiche fin da ottobre - dice a Repubblica - e non c'è stata alcuna concertazione e condivisione. Nella nostra città mai applicheremo norme che vanno contro i principi costituzionali e di accoglienza. A questo punto auspichiamo che il Viminale voglia incontrare l'Anci".

In realtà sono molti gli aspetti del decreto contestati: "Ci dicono di sgomberare gli irregolari e non ci dicono dove collocarli", spiega Falcomatà. Ma i problemi non riguardano solo la gestione dei migranti: "Un aspetto che mi inquieta molto è anche la possibilità di vendere beni sequestrati alla mafia senza alcuna selezione. In questo modo il mafioso rischia, attraverso un prestanome, di rientrare in possesso del bene confiscato".

Federico Pizzarotti, primo cittadino di Parma, è preoccupato: "Da subito abbiamo segnalato che questo decreto, per come è scritto, crea solo problemi, difficoltà nell'avere documenti e quindi nell'inserirsi in un percorso regolare, anche per ottenere un lavoro. Queste persone ovviamente non scompaiono con il decreto sicurezza, ma restano sul territorio, con difficoltà dal punto di vista del riconoscimento. Cercheremo di capire come si muovono gli altri Comuni, di coordinarci. Certo non basta una lettera di un sindaco per modificare il funzionamento dell'anagrafe e sospendere una legge dello Stato".

Si schiera anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella: "Firenze non si piegherà al ricatto contenuto nel decreto sicurezza che espelle migranti richiedenti asilo e senza rimpatriarli li getta in mezzo alle strade. Ci rimboccheremo le maniche perché Firenze è città della legalità e dell'accoglienza, e quindi in modo legale troveremo una soluzione per questi migranti, fino a quando non sarà lo Stato in via definitiva a trovare quella più appropriata".

Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, è anche coordinatore nazionale di Italia in Comune e denuncia: "Ai Comuni ora toccherà sobbarcarsi 280 milioni di euro di costi per la gestione del decreto, in termini di servizi sociali e sanitari rivolti ai soggetti vulnerabili. Chiediamo lo stralcio della parte relativa allo Sprar. E serve un tavolo di concertazione con l'Anci". E il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, sindaco di Bari: "A questo punto è necessario un tavolo a livello ministeriale per introdurre i correttivi. La norma così com'è non tutela i diritti della persona".

E il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini: "Quella di Palermo è una scelta da studiare, su cui rifletterò. Ma questa è una situazione in cui noi sindaci ci troviamo a causa delle scelte criminogene, sul piano dei diritti, fatte da Matteo Salvini. Per me valgono le parole di Mattarella. La questione della sicurezza - e della convivenza - si declina attraverso diritti e doveri. E ricordo che a Pescara, come in molte altre città d'Italia, il primo nato dell'anno è figlio di una famiglia di migranti".

Pd: "I sindaci reagiscono per tutelare le città"Il Pd si schiera con la mobilitazione dei sindaci. "Gli effetti del decreto Salvini purtroppo sono evidenti - dice a Repubblica Maurizio Martina - più insicurezza per tutti e meno gestione delle situazioni più delicate. Capisco i sindaci che per difendere i loro cittadini reagiscono a tutela delle città". Più tardi aggiunge: "Bisogna lavorare alla raccolta firme per un referendum abrogativo".

Nicola Zingaretti, altro candidato in corsa per la segreteria dem: "Mi sento vicino al sindaco Orlando al suo impegno contro l'odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l'ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti. Tutto sulle spalle dei territori e degli amminisitratori locali. Dall'odio non è mai nata la sicurezza e il benessere per le persone, ma solo macerie per i furbi e i piu forti".

Tiziana Testa